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Gli amici mi chiamavano White, ma non ne ho mai capito il motivo. Infatti, la mia pelle non era bianca e cadaverica ma dorata e liscia. I miei occhi erano scuri e i miei capelli castani e di media lunghezza, con una falda a mezza fronte. La mia età? All'incirca 14 anni. Ero una ragazza abbastanza allegra e socievole, vivevo tranquillamente in una delle case del quartiere con i miei genitori e mia sorella e fratello maggiori. O almeno...fino a quel giorno...

Era un sabato soleggiato e avevo programmato un'intera giornata da passare con gli amici. Mi stavo stiracchiando nel letto, quando vidi che ero in ritardo. Balzai letteralmente dal letto e mi preparai in fretta e furia, indossando i primi abiti che mi capitavano sotto mano. Dopo poco uscii di casa con scarpe e calze lunghe nere, pantaloncini corti e una canottiera grigia.

Corsi fino a raggiungere l'incrocio delle strade vicino casa mia, dove incontrai quelli che erano i miei migliori amici: Emily e, come lo chiamavo io (a suo malgrado), Jackie. La prima era una ragazza timida, ma anche simpatica e intelligente, con corti capelli neri, mentre l'altro era un ragazzo malinconico, tuttavia andavamo d'accordo. Oh, e inoltre aveva due occhi magnifici, di colore blu e profondi. Quel giorno era vestito di scuro.

"Scusate il ritardo!" ansimai, raggiungendoli. "Pensavo non saresti più arrivata" ammise sarcastico Jackie. "Forza, andiamo, sono impaziente di iniziare la nostra giornata insieme!" esortò Emily, così cominciammo a camminare.

Passammo la mattinata chiacchierando e andando al cinema. Durante il pranzo, passeggiando, Emily esclamò improvvisamente:"Mi è venuta un'idea! Recentemente è stato aperto un nuovo museo delle torture, con tutti i macchinari e il resto, mi piacerebbe andarci!".

Rimasi di stucco, non mi aspettavo un'affermazione del genere da parte sua, così le domandai ridendo:"Che c'è, Jack ti ha influenzato con queste cose macabre?". "Oh, smettila" sbuffò lei di rimando "seguitemi!" ci ordinò.

Alla fine cedetti e lasciai che ci portasse in quel luogo inquietante, ma anche eccitante.

Appena entrati nell'ingresso dell'edificio, un'enorme ghigliottina invase il nostro campo visivo. Notai subito un leggero sorriso maligno sul volto del mio amico, ma non ci feci molto caso.

Proseguimmo il percorso indicato dalle frecce del museo, osservando macchinari in grado di provocare lenti morti agonizzanti o macchinari fautori di morti immediate ed efficaci. Jackie incominciava ad agitarsi di fronte a ciò e questo non mi piaceva.

Ad un certo punto un altoparlante emise la voce di una donna che annunciava la chiusura del museo e che si pregava di uscire entro dieci minuti. Esortai i miei amici a sbrigarsi, ma uno era troppo assorto nel contemplare quei terribili strumenti, mentre l'altra stava prendendo appunti tecnici. Mi dissero di avviarmi e che mi avrebbero raggiunto in poco tempo.

Ormai mancavano quattro minuti alla chiusura, il cielo si era già fatto scuro. Il museo era enorme, io ero nervosa e mentre stavo cercando qualcuno del personale mi perso per le varie e immense sale, come se fosse stato un labirinto. Provai a chiamare i miei amici ma non ottenni nessuna risposta. Assoluto silenzio.

Improvvisamente le luci del museo si spensero ed io rimasi al buio, ascoltando il rumore delle mandate dei portoni che si stavano serrando. Il mio cuore iniziò a pulsare velocemente e fortunatamente possedevo e possiedo una buona vista notturna che mi permise di non sbattere contro alcune vetrine.

Nel frattempo udii dei passi irregolari:alzai lo sguardo e vidi l'ombra di una figura che sembrava deformata passare davanti alla finestra. Rimasi immobile per un po', fino a quando non sentii un urlo. Quella voce...

"Emily!!!" esclamai a gran voce, correndo verso la direzione dalla quale proveniva. Arrivai in una stanzetta la cui unica fonte di luce filtrava a malapena da una finestrella.

Per primo riuscii ad individuare il mio ex amico, con un coltello in mano estratto non so da dove. Era difficile capire la sua esatta posizione, perché con i suoi vestiti scuri si mimetizzava bene nell'oscurità.

Indietreggiai piano piano. Successivamente girai il capo e ciò che vidi fu ben più orribile...il corpo di Emily, completamente lesionato e grondante sangue, giaceva su un macchinario da tortura. Inoltre notai che nella gabbia toracica vi era in buco in corrispondenza del cuore, che era scomparso. Caddi a terra dall'impressione. Jackie le aveva estratto e spolpato quell'organo vitale.

Incrociai con lo sguardo il volto di quel bastardo, contratto in un ghigno inquietante e poco dopo mi saltò addosso con il coltello, sussurrandomi:"Ora dimmi, mia cara, chi sarebbe il macabro?". La sua presa era salda, ma poco a poco la mia paura divenne odio e rabbia, il mio cuore cominciò a pulsare irregolarmente e per la prima volta mi sentivo stranamente, il mio corpo fu invaso da energia negativa...

Con una nuova forza lo respinsi e con un colpo fulmineo gli rubai l'arma, assaltandolo e fissandolo in quegli occhi magnifici...che dovevano essere miei. Con rapidi gesti gli cavai gli occhi, facendolo urlare come un demone. Poi lo accoltellai ad un arto, ma lui con un pugno mi fece scivolare l'arma di mano.

Ormai era inutile rimanere lì, così ruppi una finestra e caddi fuori dal museo, senza procurarmi troppi danni. Notai nuovamente la strana figura di prima avvicinarsi al museo. Corsi velocemente verso casa, ma quando arrivai e suonai il campanello non vi era nessuno all'interno. Allora ruppi un'altra finestra per entrare. La casa era buia. E vuota. Chiamai i miei genitori, che non uscivano mai dopo cena, ma niente, anche questa volta non ottenni nessuna risposta.

Da quel momento ero pronta a tutto. Non ero spaventata, anzi, ero invasa da pura adrenalina e da una carica interminabile.

Mi recai in cucina perché ero affamata, ma quando aprii il frigo trovai un cuore e tanto, tanto sangue, imbrattava ogni cosa. Riconobbi subito a che apparteneva quell'organo: si trattava del cuore della mia cara amica. La mia rabbia e determinazione aumentarono sempre più, anche se alla vista di tutto quel sangue mi venne il vomito.

Chiusi di botto l'anta del frigorifero e un bigliettino si staccò da esso e cadde ai miei piedi. Lo raccolsi e cominciai a leggere...

"Cara White, grazie per la splendida giornata...ora ti sentirai sola, non è vero? Tranquilla, non lo rimarrai ancora per molto... Firmato, il tuo carissimo amico Jackie".

Il foglio mi tremava tra le mani, come aveva fatto a portarlo lì se era stato per tutto il tempo con me?

Appena voltai lo sguardo notai che la finestra si era "magicamente" aperta e che una brutta e grossa mano si era aggrappata saldamente dall'esterno al davanzale. Presi un grosso coltello e la tagliai. Sentii un urlo di dolore.

Indietreggiai, ma andai a sbattere contro qualcosa, o meglio, qualcuno. Si trattava di Lui. Rivoleva i suoi occhi, ma io non avevo intenzione di restituirglieli. Glieli posi davanti al volto, sussurrando:"Li vuoi, eh?". Questo gesto lo provocò, così iniziammo a lottare anche con i coltelli.

Improvvisamente mi bloccò con forza contro un muro, e cominciò a incidermi la faccia...mi disegnò un sorriso tagliato e mi incise il profilo degli occhi, allungandolo.

Il dolore era atroce e le lacrime si mescolavano al sangue. Con una gomitata me lo levai di dosso e corsi verso il piano superiore, urlando. Chiusi la porta della stanza con mobili e aste, mentre quello che era diventato ormai il mio nemico cercava di aprire la porta in tutti i modi.

Per quel poco tempo che ebbi a disposizione mi specchiai per vedere come ero ridotta dopo tutte quelle lotte. I miei vestiti erano sciupati e macchiati di sangue, perfino alcune ciocche di capelli si erano "tinte" di quella sostanza; inoltre la mia pelle era schiarita e il viso era rigato da lacrime amaranto. Le iridi non erano più scure come prima, ma dopo che gli occhi si erano iniettati di sangue, avevano assunto una colorazione rossiccia...impressionabile. Altro aspetto molto differente era lo sguardo: facevo inquietudine, sul serio. Le pupille si erano rimpicciolite e ormai ero condannata a rimanere con quel falso sorriso di sangue...non potevo più indugiare.

Misi il coltello alla cintura e decisi di fare qualcosa che mi avrebbe conferito una maggiore letalità, che mi avrebbe fatto riconoscere. Presi delle lime per le unghie di mia sorella e cominciai a sfregare con foga sopra le superfici dei denti, facendoli diventare tutti appuntiti.

Aprii la porta del bagno e, saltandogli addosso, presi a morsi il torace di Jack, ma lui, utilizzando il coltello, mi fece scendere nuovamente al piano inferiore, così continuammo la nostra battaglia in cucina, fino a quando non apparve finalmente quella figura misteriosa e possente, rivelando la sua vera natura: si trattava di un uomo strano e robusto, dallo sguardo minaccioso e austero. Cosa voleva da noi? Estrasse dalla tasca dei pantaloni un apparecchio metallico e, puntandolo verso di noi, ci fece svenire.


Mi risvegliai in una landa deserta...un luogo tetro, dove non vi erano piante rigogliose e animali...solo il lieve turbinio provocato dal vento. Quell'uomo ci aveva rapito. Non eravamo gli unici, però, vi erano altri ragazzi e ciascuno di noi possedeva una maschera o altro che li contraddistinguesse. Io avevo una maschera che mi copriva la bocca, non so se volutamente a causa dei denti.

Quando andai un po' più avanti con il tempo, capii come funzionavano le cose lì: lavora e verrai risparmiato. Perciò ci riducemmo a diventare degli schiavi di quella persona, svolgendo varie e faticose mansioni e uccidendo per lui, fino al giorno in cui mi stufai e decisi di scappare, la mattina prestissimo, mentre tutti dormivano. Corsi lontano, e per un po' non venni scoperta, anche se ora sono ricercata da quei ragazzacci per punirmi del cattivo comportamento, ma credo che pure il mio nemico sia già scappato. So che ora mi sta cercando, per vendicarsi della vista perduta, ma d'altro canto è stata anche una mossa di difesa...rubargli gli occhi...che ora porto come pendenti alle orecchie... Io ora sono famosa con il nome di "White The Killer" e continuo a fare omicidi...per vendicarmi...per vendicare Emily...per vendicare la mia famiglia...la mia vita...e per pazzia...ma questa non è la fine...

...E RICORDA: TI TROVERÒ PRIMA CHE TU POSSA TROVARMI...

Ytrf



Racconto appartenente a Creepypasta Italia Wiki

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