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-Sei solo uno sporco traditore! Queste parole mi rimbombavano nella mente, anche se la persona che le aveva pronunciate non c'era più. Brian, questo era il suo nome, prima che morisse. Adesso c'è solamente Hoody, nel corpo del mio migliore amico, non riuscivo a sopportarlo, e a volte vorrei essere solamente Masky, vorrei lasciarmi andare e impazzire, per non sentire più la sua voce.

Ann dice che la persona dietro quel passamontagna sia ancora Brian, ma non è così, non ridiamo più insieme, non ci consoliamo più a vicenda per il nostro destino. Anche la voce non è più la sua, è meccanica, quasi robotica, senza più nulla di umano. Non spero più di scappare di qui, Slender mi troverebbe e mi punirebbe, l'unica cosa che voglio è avere Brian al mio fianco, come è sempre stato, fin da quando eravamo piccoli. Ma questo incubo mi ha tolto anche questo, e io non lo sopporto, continuo a combattere solo perché so che lui vorrebbe così.

Non mi perdonerebbe mai se mi arrendessi, e io voglio tenere vivo il suo ricordo, nell'unico modo a me possibile. Mentre ero immerso in quei pensieri non mi ero accorto che nella stanza era entrato qualcun altro. -Slender... La mia voce era roca e, anche se non volevo ammetterlo, era la paura che mi bloccava la gola. -Che c'è, ti arrendi già preventivamente?

Mi sarei voluto arrendere, ma non lo feci. “Lo faccio per te Brian”

Pensai, mentre scuotevo la testa in segno di dinnego.

Sentii la porta chiudersi alle mie spalle, ora non potevo più scappare. Non che prima potessi, ma ora ero letteralmente in trappola.

Lo sentii avvicinarsi a me, il solo contatto sarebbe bastato a far riaffiorare la Slenderman sickness.

Cominciai a tremare, e le gambe si fecero deboli.

Era più vicino, lo sentivo dai suoi passi, che si arrestavano solo quando fu a circa un metro da me.

Sapevo di doverlo fare, ma ogni volta era sempre più dura. Anche se avrebbe velocizzato tutto avevo sempre paura di farlo.

Dopo una decina di secondi mi decisi e, voltandomi lo guardai nel viso privo di tratti facciali.

Le gambe cedettero definitivamente, e caddi in ginocchio.

La mia mente era in totale confusione, metre lui continuava ad avvicinarsi.

Sentii qualcosa passarmi accanto e aprii nuovamente gli occhi, che avevo tenuto serrati.

Un tentacolo, nero come il cielo in una notte senza luna, si stava per avvolgere intorno a me.

Aspettai che la presa mi si stringesse attorno come ogni volta, ma non successe.

-Hai paura vero?

Disse, ora così vicino che solo girando la testa avrei pootuto vederlo di nuovo.

Avrei voluto alzarmi in piedi e dirgli che no, non avrei mai avuto paura di lui.

L'avrei fatto... se fosse stato vero.

Rimasi immobile, fissando l'orlo dei suoi pantaloni senza vederlo.

-Non lo sai?- chiese, con un tono dolce, quasi paterno – allora lascia che ti aiuti a scoprirlo.

E da quel momento cominciò l'incubo.

Il tentacolo si strinse intorno a me e nell'attimo in cui mitoccò gemetti, sentendo una fitta propagarsi per tutta la spina dorsale.

In quel preciso istante 4 altri tentacoli mi afferrarono per i polsi e le caviglie, facendomi gridare per il dolore che quel contatto provocò in me.

Sentivo le mie stesse grida risuonarmi nella mente, mentre continuavo a scivolare lentamente nell'oblio.

Mi risvegliai solamente quando sentii una porta chiudersi.

Slender mi stava ancora tenendo, e sentivo delle scariche elettriche attraversrmi le braccia, le gambe e la schiena fino ad arrivare al cervello.

Avevo gli occhi ancora serrati, e non trovavo alcun motivo per il quale avrei dovuto vedere le mie mani tremare e soprattutto di vedere lui.

Il sangue cominciò a risalire lungo la gola, per poi riaffiorarmi in bocca con quel sapore ferroso che avevo imparato ad odiare.

Ad un certo punto non riuscii più a trattenerlo e cominciai a tossire, sporcando il pavimento grigio fumo di un rosso scarlatto.

Continuò così per un tempo che a me parve infinito, fino a quando non mi lasciò andare, facendomi cadere come un burattino al quale erano stati tagliati i fili.

Tremavo, mentre sentivo dei passi, ma non appartenevano solo ad una persona, c'era qualcun altro oltre al mostro senza volto.

Alzai lo sguardo a fatica, e quello che vidi mi ruppe qualcosa dentro, qualcosa che era sempre rimasto solido fin da quando ero piccolo.

- B-Brian...

La voce mi uscì roca e strozzata, mentre sputavo altro sangue.

No, tutto ma non questo.

Non potevo sopportare che in un momento come questo lui non mi aiutasse, anche se solo poche settimane prima non avrebbe esitato a sacrificarsi per me, e la cosa era reciproca.

Lui si avvicinò e, per un attimo, credetti che mi avrebbe aiutato.

Ma non lo fece, mi guardò dall'alto in basso e disse una parola che mi ferì più di quanto chiunque (anche Slender) avrebbe mai potuto fare.

-Traditore.

Serrai gli occhi, e sentii una lama affondarmi nella mano.

Sapevo cosa stava succedendo, ma non volevo guardare. Non per la pozza di sangue che ormai si stava formando sotto la mia mano, ma per la persona che impugnava il coltello.

-Brian... per favore, dimmi che ti ricordi ancora di quando eravamo piccoli e avevamo giurato che ci saremmo spalleggiati per sempre. Fallo per me.

Aprii finalmente gli occhi, e vidi Hoody, iginocchiato accanto a me, con un pugnale sporco di sngue in mano.

Con la mano libera lo vidi provare a sfilarsi il cappuccio, ma Slender lo bloccò con un tentacolo.

Lo sentii gemere, e lo vidi calarsi ancora di più la felpa sul passamontagna.

Però avevo ormai intaccato lo scudo che Slender continuava ad ergere tra di noi, e a quell'incisione ci avremmo lavorato insieme, proprio come prima.


Link al racconto: EFP

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