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Era buio pesto. Non vedeva niente ma non le importava: ormai conosceva a memoria le caratteristiche di quella stanza.
Si appoggiò alla porta e piano si lasciò scivolare sedendosi a terra.
Da quanto tempo era rinchiusa in quella specie di castello?
Giorni? Mesi? Anni?
Non lo sapeva.
L’unica cosa che sapeva era che se non avesse litigato con Mark, il suo fidanzato, e se non fosse scappata via così e invece avesse risolto la questione con lui non avrebbe mai incontrato quel mostro e... e... e quella ragazza.
Quella ragazza la spaventava. Sembrava avere almeno diciassette anni. Aveva capelli bianchi candidi tenuti in una coda da un fiocco azzurro cielo, i suoi occhi erano come il colore del ghiaccio. Indossava una felpa bianca con su scritto ‘SMILE’  e dei jeans blu scuro e, infine, degli stivali lunghi neri.
Eseguiva ogni ordine del mostro come se fosse un suo burattino.
Distintamente, aveva sentito molte volte chiamarla dalla voce, suadente e tentatrice, “Becky” o “Principessa dell’inferno”.
Pian piano si alzò dalla porta andandosi a sedere sotto la finestra dove entravano alcuni raggi di luna.
All’improvviso l’enorme porta in legno si aprì con un cigolio ed entrò nella stanza una donna dai lunghi  capelli corvini e gli occhi di un marroncino chiaro, tenuta saldamente per il braccio dalla “Principessa dell’inferno”.
La nuova arrivata sembrava avere almeno vent’anni.
Venne sbattuta malamente sull’unico letto presente in quella stanza.
La corvina -del quale ignorava il nome- scese dal letto a gattoni e si mise in ginocchio davanti l’albina prendendole una mano.
“Ti prego, ti prego! Abbi pietà! Lasciami andare via! Giuro che non dirò niente di tutto questo a nessuno”
Sul volto della diciassettenne si formò piano un ghigno.
“Mi dispiace, ma forse non sai che c’è solo un modo per andarsene via di qui... se vuoi te lo mostro”
La castana spalancò gli occhi: ‘Brutta mossa’ pensò.
“E poi... Perché vorresti andartene? Non vorresti rimanere qui a giocare con me e Smexy?”
Melinda sussultò a quel nome.
Era il soprannome del mostro.
Sexual Offenderman.
Il mostro che l’aveva rinchiusa in questo schifoso castello.
Certo, alcune ragazze riuscivano a scappare da quel posto.
Ma poi erano tanto stupide da ritornare! E in compagnia anche!
È per questo che lui non si preoccupava se qualcuna scappava! Perché sapeva benissimo che sarebbe ritornata indietro.
“S-smexy?” Chiese impaurita la corvina.
Melinda, riscuotendosi, prese subito la situazione in mano, parandosi di fronte a Becky.
“Certo, Becky, sai che è molto divertente giocare con te!”
“Eh? È strano! Io e te non abbiamo ancore giocato insieme.” “È per questo che non vedo l’ora.”
L’albina sorrise, o per meglio dire, ghignò. “Oh, anch’io non vedo l’ora di giocare con te! Ma purtroppo, Smexy mi ha vietato anche solo di toccarti.”
Melinda sussultò, questo era un bruttissimo segno.




Alcune ore più tardi, Maria -come si era presentata la corvina- stava sdraiata sul letto a guardare le prime ore dell’alba quando Melinda si alzò in piedi avvicinandosi in silenzio alla porta.
“Che stai facendo?” Chiese spaventata Maria.
“Vado a prendere da mangiare, non possiamo vivere senza cibo, ricordi?”
“S-si, giusto...  Ma è sicuro?”
“Credimi: Qualsiasi posto è più sicuro di questo” Disse Melinda aprendo la porta e chiudendosela alle spalle.
Salì velocemente le lunghe scale a chiocciola, trovandosi di fronte una porta di legno di quercia nera.
Conosceva quella porta. Subito un brivido le salì lungo la schiena. Ma non poteva finire la dentro, giusto? Dopotutto Offenderman aveva vietato a Becky di toccarla.
Scacciò via tutti i pensieri concentrandosi sulla ragione per il quale stava correndo questo rischio.
Dopo aver girato un paio di corridoi si ritrovò davanti la stanza che tanto stava bramando: La cucina.
Corse subito verso un mobile e lo aprì prendendo più cose possibili, prima che qualcuno la scoprisse. Specialmente Becky.
Appena preso tutto si girò pronta ad andarsene.
Non avrebbe mai dovuto farlo.
Si ritrovò di fronte La principessa dell’inferno, ghignante.
“Allora è vero che volevi giocare con me.” Disse, sempre ghignando, l’albina, guardandola come se fosse una bambola che una madre aveva appena regalato per Natale ad una bambina.
“Beh, Smexy mi ha detto di non toccarti finché facevi la brava, ma, visto che ora ti sei comportata come una cattiva bimba... penso che possiamo finalmente giocare insieme.” Disse, quasi come una ragazzina di dieci anni.
Melinda non ci pensò due volte ed incominciò a correre per tutta la magione.
La principessa infernale iniziò a ridere quasi istericamente.
“Si, si! Corri! Così ci divertiremo di più!” Scoppiò definitivamente in una risata malvagia, Becky.
Cacciò dallo stivale sinistro due parti di un bastone, e, all’estremità di uno dei due pezzi c’era una lama molto tagliente. L’albina unì i due bastoni insieme formandone uno intero.
Subito si precipitò verso le scale dove la castana stava scendendo e, quando arrivata al manico, saltò aggrappandosi al pesante lampadario ,che sembrava essere fatto di acciaio, per poi atterrare agilmente a qualche metro di distanza da Melinda.
I tentativi di Melinda di scappare furono vani dato che la principessa dell’inferno si precipitò subito verso di lei colpendola alle tempie con la parte non affilata del bastone, facendola svenire.




Si affrettò a percorrere i lunghi corridoi che portavano alla stanza di Colui che le aveva dato un senso a questa esistenza.
Non  ricordava molto prima di averlo incontrato.
Solo che aveva passato tanto, troppo, tempo in quella torre.
E gli era grata per averla salvata da quell’oblio.
L’unica cosa che ricordava del suo passato -oltre al suo nome- era  un nome maschile: John. Eppure non riusciva proprio a collegarlo ad un volto.
Tutte le notti, da quando si era svegliata abbandonata su quella torre, aveva sempre lo stesso incubo: Un ragazzo dai capelli neri di cui non riusciva a vedere il volto le puntava una pistola contro, che sotto di lei c’era un lago di sangue non suo e che subito dopo lei e il ragazzo si scambiavano un paio di battute e lui le sparava facendola cadere da quell’altissima torre.
Senza nemmeno essersene resa conta si era ritrovata davanti al grande portone in legno rosso della Sua stanza.
Bussò tre volte e, senza nemmeno aspettare una risposta irruppe nella stanza, ritrovandolo seduto ad una scrivania a fare chissà che.
L’unica cosa che doveva fare era avvertirlo e poi sarebbe potuta andare a giocare quanto voleva lei.
Offenderman, appena sentita la porta aprirsi, alzò subito lo sguardo e, riconoscendo la sua Proxy si aprì in un grande ghigno: “Becky! Allora, a cosa devo la tua visita? È forse successo qualcosa?” Chiese con la sua voce attraente e sensuale che, purtroppo, sull’albina non faceva né caldo né freddo.
“Melinda, la castana, stava riuscendo a scappare” Immediatamente il ghigno scomparì dalla faccia del mostro.
“Cosa?”
“Sono venuta a chiederti il permesso per giocarci” Disse La principessa dell’inferno, mentre un ghigno strafottente si apriva pian piano sul suo volto.
“No” Rispose solamente lui, facendo sparire quel ghigno dalla faccia della ragazza.
“Cos- Perchè?” Chiese lei agitandosi. Infuriata, questo sarebbe potuto essere l’aggettivo giusto per descriverla in questo momento.
Perché non poteva giocare con quella fottuta ragazzina?!
Stava tentando di rubargli i suoi Nachos! Non poteva passarla liscia.
“Ho detto no! O vuoi ripetere la stessa cosa successa con Jane?”
Becky gelò. Jane... Jane non era nessuno! Quello era stato solo un incidente.
“L-lei non vuol dire niente! È passato tantissimo, troppo, tempo! Ora sono cambiata! E sono più forte! Nessuno può battermi!” Disse dicendo l’ultima frase in modo truce.
“Quando imparerai che prima di farti uccidere devi chiedere il mio, di permesso?” Disse lui.
Becky sussulto. Abbassò subito la testa verso il pavimento quasi come una bambina mortificata.
“Non riaccadrà mai più una cosa del genere, oramai sono forte. E di certo non succederà con una ragazzina.” Sussurrò lei.
Offenderman sospirò. Becky ricordava ancora benissimo cos’era successo quella sera di qualche anno fa.
Aveva appena ucciso qualcuno per la prima volta
Non riusciva a crederci... per la prima volta si era sentita così... Libera, si! Questa era la parola giusta.
Vide di sfuggita una ragazza ferma per strada.
Si nascose subito dietro ad un muretto. Sogghignò: la sua prossima vittima.
Subito scattò verso di lei, ma, proprio mentre stava per colpirla quella si girò parando con un coltello il suo bastone-coltello.
Becky rimase sorpresa. Non se lo aspettava.
Subito si fece seria vedendo la maschera della ragazza di fronte a lei.
“Chi diavolo sei?” Chiese sospettosa.
“Tu chi diavolo sei?” Disse la voce coperta dalla maschera della ragazza dai capelli neri.
Becky ghignò diabolicamente: “La tua assassina, puttana!” Disse prima di saltarle addosso cercando di ferirla. Tentativo, però, vano, dato che la corvina la parò sempre con quel dannato coltello.
“Non pensare che sia tanto facile uccidermi! Io non posso morire! Non fintanto che quel mostro è ancora a piede libero!” L’albina non sapeva di chi parlasse, ma non le importava minimamente.
“Ti farò fuori!” Urlò cercando di colpirla, bloccandosi, però, quando sentì un forte dolore allo stomaco.
Difatti, la corvina era riuscita a ferirla ed adesso dalla ferita gorgogliava molto sangue.
Cadde in ginocchio a terra, sentendo le forze svanire.
“Tu, puttana, me la pagherai!” disse prima di cadere nell’incoscienza.
Si svegliò qualche giorno dopo in un letto della magione di Offenderman.
E solo dopo, molto dopo, riuscì a convincere Smexy a rivelargli la vera identità di quella ragazza: Jane The Killer.
E fin da quel giorno non ci fu un minuto in cui non la odiasse.
Ma ora ritorniamo al presente.
Alzò lo sguardo diretto deciso verso quello dello Slender.
Questi sospirò.
“E va bene, giocaci, ma dopo me ne vai a catturare un'altra!”
L’albina non credeva alle proprie orecchie.
“Davver- No, cioè, si! Grazie” Disse, scoppiettante di gioia, prima di scomparire dietro il grande portone.
Offenderman, rimasto ormai solo, ghignò, se possibile, ancora di più girandosi a guardare una rosa bianca in un vaso, pensando a che guaio avesse fatto raccogliendo quell’unica rosa bianca, prima di ritornare a fare quello che stava facendo prima, sperando segretamente, che non succedesse niente all’albina.




Sentiva freddo.
Era legata ad una sedia.
Era sveglia ma non aveva il coraggio di aprire gli occhi.
Sapeva benissimo dov’era.
Nella stanza con la porta di legno di quercia nera.
Non ci era mai entrata.
Ma non ci voleva un genio a capirlo.
“Ehehehehehehehe” Sentì una risatina alla sua sinistra.
Cercò di non mostrare alcuna emozione per non farsi scoprire.
“Cosa fai? Finta di dormire? Eheheheheh, sappi che è inutile... Nessuno può ingannarmi”
La castana spalancò subito gli occhi cercando di abituarli al buio di quella stanza.
Ormai era inutile fingere.
All’improvviso un coltello le affondò nello stomaco talmente forte da farle sputare sangue.
Era un dolore lacinante.
“eheheheheheheh... AHAHAHAAHAAHA” rise maniacalmente l’albina.
“Non è così bello? Il sangue, intendo, è la cosa più bella che esista.”
“T-tu sei pazza.”disse debolmente Melinda.
“E allora? Non è bello essere pazzi? Ti rende così libera!”
Disse prima di affondare il coltello più e più volte nella carne della castana.
“Oh, andiamo, mi abbandoni di già? Il divertimento è appena iniziato!” Disse quando la castana si ritrovò a fin di vita.
“Beh, non penserai davvero che io ti faccia morire da sola! Se proprio devi morire... Sarò io ad ucciderti!” sussurrò sghignazzando Becky nell’orecchio di Melinda
“Ma prima di ucciderti devi sapere una cosa... ricorda: L’inferno non sbaglia mai!” Disse prima di tagliare la gola e bagnarsi del sangue della castana ancora più di prima.
“AHAHAHAHAHAHAHA! L’inferno non sbaglia mai! Mai!”







“Mai...!”




Link al racconto: EFP

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