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Vivevo con mamma e papà in una villa prima di arrivare qui.

Vivevamo una vita felice, i miei genitori erano affettuosi con me e io ricambiavo il loro amore.Andavo molto bene a scuola, ero una bambina semplice e femminile con tanti amici e che desiderava un futuro roseo. Sono passati tre anni da quando tutto cambió. 

Era una giornata di pioggia, la mamma era con papà al piano di sotto. Io ero al piano di sopra, in camera mia, a studiare per il test di letteratura che si sarebbe tenuto l'indomani.

D'un tratto scatta l'allarme di sicurezza, facendo un chiasso assordante. Uscii dalla mia camera e vidi mia madre correre verso di me -:Tesoro, torna in camera, chiudi la porta dall'interno e non uscire fin quando non le lo dico io.!:- disse spingendomi dentro. -:Mamma, che succede.!?:-  Dissi preoccupata mentre mia madre mi spingeva in camera. -:Non lo sappiamo ancora, fai come ti dico.!!:- Disse chiudendo la porta. La assecondai e così chiusi la porta dall'interno e tolsi la chiave dalla serratura. 

Mi sedetti a terra aspettando notizie dai miei genitori.

Seduta vicino la porta con le ginocchia al petto, non ci volle molto prima che iniziai a sentire le urla dei miei genitori. Il mio corpo era come congelato, il mio cuore batteva all'impazzata. Ero terrorizzata da qualunque cosa fosse entrata in casa. 

Sentii dei passi nel corridoio, mi nascosi di fretta nell'armadio e aspettai lì dentro, totalmente al buio. Le lacrime scendevano rigandomi le pallide guance, passai una mano tremante sulla guancia, iniziai ad affidarmi al solo udito.

Prima sentii la maniglia della porta che si muoveva freneticamente, poi i tonfi della porta che veniva colpita con violenza, ancora e ancora. Uno sparo, la porta che si apre, i passi pesanti che si muovono nella mia stanza. 

Il mio silenzioso pianto stava per crollare, "Calmati, Sam." mi dissi mentalmente. I passi si avvicinarono al luogo dove mi trovavo. Cercai di stare ferma, magari trattenere il respiro mi avrebbe aiutata, o almeno così pensai.  

Le ante vennero brutalmente aperte, i vestiti furono buttati a terra. 

Chiusi gli occhi più forte che potevo, ma ero già nelle sue grinfie. Mi prese per il braccio e mi scaraventó a terra, mi diede un calcio al fianco, mi colpi con la pistola alla tempia e mi violentó. 

Una volta che ebbe finito di torturare il mio corpo prese un cuscino e tentó di soffocarmi.

Io, stremata e inerme, non mi opposi e poi... Il buio. 

Fui ritrovata priva di sensi qualche minuto dopo. Mi svegliai in una camera d'ospedale, un dolore lancinante al fianco.

-:Samantha, finalmente ti sei svegliata... sei una bambina forte.:- disse un uomo con i capelli grigi e un camice bianco. Dopo qualche settimana dovetti abortire e il mio ematoma scomparve poco dopo.

Non parlai per mesi e dopo quella notte ebbi molti problemi. La mia schizofrenia diventava sempre più presente, i miei pensieri privi di logica si trasformavano in piccole frasi scomposte, vedevo e sentivo cose che gli altri non vedevano e non sentivano, mi autolesionavo, tentavo il suicidio e spesso avevo dei tic. 

Fui trasferita al reparto psichiatrico, imbottita di medicinali e ritenuta "Mentalmente instabile". 

Con il passare degli anni le cose non migliorarono. Continuavo a vedere un uomo alto e senza volto dalla finestra della mia stanza. I dottori continuavano a dirmi che era frutto della mia schizofrenia, non mi credevano. 

Lui mi "parlava". nonostante l'unica cosa che sentissi era un fastidioso fruscio alle orecchie riuscivo a capire quel che voleva dirmi. 

Le sue parole mi invitavano ad evadere e seguirlo, iniziare una nuova vita al suo servizio. Ma continuai ad ignorare la sua richiesta... Lo ignorai per tre lunghi anni. In questi anni fui sottoposta a vari test, i miei zii paterni mi facevano visita, cercavano di avere conversazioni con me, senza successo. Ma il loro era falso buonismo, loro parlavano male di me, loro si parlavano alle orecchie fissandomi. Iniziai ad odiare le loro visite.

Sono stanca di tutto questo. Tra esami, psicologhi, schede mediche, ho tentato di evadere in passato, ma i miei piani venivano sempre stravolti. Stavolta lo seguiró. 

É notte e tutti gli  infermieri del turno notturno sono in sala staff.

Sento la pioggia battere contro il vetro della finestra della mia stanza, sono 3 anni che mi tengono qui dentro per "aiutarmi a guarire" ma io sono stanca, stanca dei loro controlli, dei medicinali, stanca di dover sottostare alle loro regole. Voglio scappare, stavolta per davvero.

Lui, l'uomo alto, mi ha fatto visita anche oggi, ho messo in atto un piano imperfetto, non ho nulla da perdere, a parte la vita, ovviamente. 

Tolsi la camicia da notte, e misi un leggins nero e una felpa con cappuccio del medesimo colore. Infilai goffamente i lacci nelle scarpe e sgattaiolai fuori dalla mia stanza, mi infiltrai nella sala farmaceutica e aprii la teca trasparente piena di medicinali e utensili. Presi un paio di bisturi e li misi nella grande tasca frontale della felpa. 

Mi prese un tic alla guancia che mi spingeva a fare un mezzo sorriso maniacale, noncurante di ció lasciai la stanza ed ecco il mio primo ostacolo... L'infermiera mi vide e cercó di avvicinarsi a me con cautela. -: Miss. Blair, cosa ci fa sveglia a quest'ora.?:- Chiese cercando di star tranquilla. Uno spasmo mi fece scattare la spalla e piegare la testa verso quest'ultima.

la fissai con i miei occhi neri, privi d'espressione e cerchiati dalle occhiaie. 

Alzai il cappuccio che spinse i miei capelli neri a contornarmi il pallido volto, infossandone gli zigomi. Non risposi, mi avviai alla porta principale a passo svelto. Lei dietro di me cercava di farmi ragionare. Sfilai il bisturi dalla tasca e glielo puntai contro -:Non avvicinarti..! :- ringhiai a denti stretti, continuando ad avere quel tic maniacale. -:Oh,cielo.! Samantha, chi ti ha dato un oggetto simile.!?:- chiese lei con volto preoccupato.

-:l'uomo... Io lo raggiungeró.:- 


Indietreggiai nell'atrio continuando a fissarla con i miei occhi neri e apatici.

-:É stato lui a darti il bisturi.?:- mi chiese.

Ovvio che no, lui non fa queste cose, lui mi osserva costantemente, mi "parla"... sempre. 

Tutt'ora mi fissa, riesco a vederlo mentre si manifesta impetuoso dietro la figura dell'infermiera. Ero quasi arrivata alla porta quando lui la prese per il collo con le sue lunghe mani ossute, ma lei riuscì a chiamare i rinforzi lanciando una semplice richiesta d'aiuto. "Merda.!" imprecai mentalmente correndo verso la porta.

-:pazza, mi credete così... Lo sono.!! :-

dissi ridendo, aprii la porta e corsi sotto la pioggia nel boschetto, infilai la mano nella tasca della felpa,impugnai tremante il secondo bisturi.

gli infermieri mi inseguivano, ma ero esile e agile, cambiavo continuamente strada, ma quando lo vidi mi fermai.

Alto, senza volto. L'uomo che per anni mi voleva con se, ora puó avermi. 

Ma nulla fu più sbagliato, i due infermieri mi raggiunsero e mi bloccarono, agitai il bisturi e riuscii a ferire lievemente uno dei due che si allentó la presa, poi lo colpii allo stomaco con il gomito e sfregiai l'altro con un bisturi. L'uomo alto mi sibiló di ucciderli. 

Attaccai. 

Con il secondo bisturi, tagliai la giugulare dell'uomo sfregiato, poi fissai l'altro, che spaventato mi fissava dal basso. -:ti mostreró la pazzia. :-  Dissi saltandogli addosso e cercando di sfregiarlo il più possibile, riuscii a tagliargli a fatica i polsi. Mentre lui moriva dissanguato io fissai entrambi morienti tra le foglie. Presa dal panico crollai sulle ginocchia urlando,

"Cosa hai combinato.!?" "Che ti salta in mente.!?" il mio subconscio mi rimproverava. Tremante tolsi il cappuccio passando le mani sporche di terra e sangue sulla testa,  lasciai che la pioggia bagnasse il mio volto. Con i bisturi ancora tra le mani iniziai a premere la lama contro le mie braccia, le mie gambe, il mio volto.

Mi voltai e l'uomo alto si piegó verso di me, con le sue mani dalle dita simili alle zampe di un ragno mi prese il braccio destro. Dei tentacoli uscirono dalla sua schiena, li guardai ipnotizzata e lasciai che loro mi avvolgessero il braccio.

un dolore bruciante mi pervase la zona e quando i tentacoli si allontanarono caddi a terra stremata...

Lui mi ha marchiata, ora dovrei avere all'incirca 18 anni, vivo nella fitta boscaia insieme all'uomo alto e i suoi altri servitor. Da quella notte sono sua servitrice, mai lo tradiró e mai disubbidiente saró. Ho un nuovo scopo: obbedire alle volontà di Slenderman, mio padrone.

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