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La testa mi pulsava. Le mie mani tremavano. La vista era appannata. Sentii un respiro su di me. Quasi disumano. Il respiro si attenuò. Passarono diverse ore prima che mi potessi alzare. Mi bastò dare una rapida occhiata intorno per capire in quale orribile posto mi trovavo: una foresta. Una lugubre foresta immersa nelle tenebre in piena notte. Essa mi si presentò nel suo aspetto più tetro. Ciò che vidi a prima vista era solo il buio che la inghiottiva, né un albero, né un fiore... forse proprio per questo non volevo restarvi. Fino alla sera prima ero una semplice ragazzina che guardava la TV sul divano di casa. Trasmettevano un orribile programma su MTV ma lo guardavo lo stesso. I miei genitori mi avevano preparato del filetto per cena e poi sono filata dritta a letto. Durante la notte mi sono sentita stringere la gola, ma immaginai fosse stata un'impressione. Come uno di quei sogni che la mattina dopo dimentichi. Quanto mi sbagliavo. Mi avevano rapita. Ero in un bosco, da sola, senza la minima idea di dove mi trovassi o come uscire da lì. Una torcia giaceva ai miei piedi. Attaccata ad essa c'era un foglio. Le scritte sopra riportate erano in inglese, ma feci del mio meglio per tradurle: 




“Sono solo. Non ho nessuno. Non voglio nessuno. Non voglio far del male a nessuno. Ma sono costretto. Mi serve energia. Non posso morire. Posso solo star male. Non voglio star male, ma non voglio uccidere. Ti propongo un gioco. Nella foresta ci sono 8 pagine. Se le trovi tutte io morirò e sarai salva. Se io ti trovo, andrai incontro al tuo destino. Se raccogli un foglio mi indebolirò e mi farò più famelico. Più vai avanti, più arduo sarà il gioco. Non puoi rifiutare. Ti sto già cercando. 




-Slender-man 




Una sola parola: paura. Terrore. Come non ne avevo mai avuta. Presi la torcia e cominciai a correre. Mosso qualche passo il paesaggio macabro mi si aprì come un libro mosso dal vento. Gli alberi cupi si chiudevano su di me, con i loro rami arsi e secchi, le foglie scure, prive di sfumature allegre. Ad ogni mio passo le foglie morte scricchiolavano come se urlassero per il dolore mentre i cespugli ai lati si muovevano mossi da quel poco vento che entrava. Gli uccelli notturni cantavano una canzone lugubre come se fosse un avvertimento per le mie orecchie, "Non entrare" dicevano quei canti, ma io non li ascoltai. Non potevo ascoltarli. La foresta era uguale in tutti i lati. Non c'era modo di orientarsi. Prima a destra e poi a sinistra. Non c'era via d'uscita. Dovevo per forza “giocare”. Passati 10 minuti ero davanti ad una roccia. Grande e senza imperfezioni. Quasi innaturale. Il foglio era attaccato ad essa. Lo raccolsi e lessi la scritta: 




“DON'T LOOK! OR IT TAKES YOU!” 




La scritta mi inquietava. Dovevo trovarne altre 7. Qualunque cosa mi stesse inseguendo, si era sicuramente accorta del mio ritrovato. Dovevo andarmene da lì e alla svelta. Ripresi il cammino. L'ansia saliva. Grondavo sudore. Mi avevano sempre viziata, ed ora stavo giocando con la morte. La mia vita era appesa ad un filo. Mi ritrovai di fronte a degli enormi serbatoi. La pagina era appesa lì. La scritta riportata era: 




“LEAVE ME ALONE” 




Avrei tanto voluto seguire quegli indizi. Ma dovevo sbrigarmi. Dietro ai serbatoi vi era una casa. Una villetta. L'entrata era sbarrata da delle assi di legno. Le sfondai tagliandomi le mani. Era una sorta di enorme bagno pubblico abbandonato. Seguii il corridoio fino a trovare una sedia. Svoltai a destra ed entrai in una stanza con delle docce. Attaccata ad una di essa vi sostava un'altra pagina: 




“IT FOLLOWS YOU!” 

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Tornai indietro e con orrore trovai la sedia per terra rotta in due. Corsi subito fuori. Mi mancava il fiato. Non potevo fermarmi. Era vicino. Corsi. Corsi fino a trovare un muro in mezzo al nulla. Stavolta la pagina ad essa attaccata non riportava scritte ma un disegno. Esso raffigurava l'immagine di un uomo. Un uomo alto e stilizzato si trovava dietro a degli alberi. Non capii il senso del disegno. La testa cominciò a vibrarmi. Vomitai. Gli occhi mi si fecero vitrei. Voltai la testa e vidi il fantomatico Slender-man. Era alto più di 2 metri. Era in smoking. Le braccia toccavano quasi terra nonostante l'altezza. Non aveva alcun tipo di faccia. Era completamente bianca con la sagoma vagamente umana. Non ragionai più. Cominciai a scappare. La sua sola presenza mi rendeva così. Se si fosse avvicinato sarei morta. Andai a sbattere contro un albero. Era più grande degli altri. Un foglio era lì attaccato. La scritta fatta con il sangue diceva questo:




“ALWAYS WATCHES! NO EYES!” 




In preda alla disperazione continuai a correre. Andai sempre dritta. Continuai e continuai. Senza mai voltarmi. Arrivai ad una ringhiera. Anche li si trovava un foglio. Leggendo compresi l'amara verità: 




“YOU CAN'T RUN! IT CAN HEAR YOU!”




Correndo potevo segnalare la mia posizione. Non sarei dovuta scappare, ma andare piano e di nascosto. La testa iniziò nuovamente a pulsarmi pesantemente. Sentii la schiena sfregiarsi. Dallo stomaco mi uscì un orrido tentacolo nero. Uno sbocco di sangue partì dalla mia bocca. Il tentacolo mi sollevò da terra e mi girò. 

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Lo Slender-man si trovava di fronte a me. La sua faccia priva di occhi, naso e bocca mi fissava. Dalla sua schiena vari tentacoli uscivano. Un altro di essi mi bucò la spalla. Stavo per morire. Erano i miei ultimi attimi di vita. Poco prima che tutto finisse sentii una vocina sussurrare: 




“I'm sorry...”



Racconto appartenente a Creepypasta Italia Wiki

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