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Il sole era calato. Gli otto ragazzi si erano riuniti vicino alla vecchia casa abbandonata; stavano per compiere un’impresa che nessun altro, loro coetaneo o adulto, avrebbe mai tentato. Avrebbero passato una notte nella vecchia casa stregata. << Siete tutti pronti? Avete portato i sacchi a pelo? >> Fece Alex dandosi arie da capo. Non c’era certo un capo, ma a lui piaceva quel ruolo, e visto che nessuno si opponeva, lui si era preso l’incarico. Sulla spalla aveva il suo sacco a pelo arrotolato. Teneva appesa alla cintura una torcia elettrica, mentre dall’altro lato aveva una videocamera; l’aveva presa di nascosto a suo padre. Gli piaceva dimostrare il suo valore, e si univa spesso a iniziative del genere, ma spesso contro il volere dei genitori… << Non c’è bisogno che ci fai da balia per tutta la notte! >> Lo rimbeccò Katherine. Era bionda con gli occhi chiari; era venuta più per le insistenze del suo fidanzato, William, che l’aveva convinta a partecipare a quella prova di coraggio con la scusa di poter stare finalmente un po’ da soli… << Andiamo, Katherine. >> Disse lui. << Lo sai com’è fatto Alex, lascialo fare… >> Teneva un braccio attorno alle spalle della ragazza, e con l’altro faceva diversi gesti. Katherine si voltò scontrosa. << Ti ho detto mille volte di non chiamarmi a quel modo! >> Lo rimproverò. << Io sono Kate! >> William allargò il suo sorriso. << E per questo io ti chiamo sempre Katherine; quando ti arrabbi sei ancora più carina! >> Disse ammiccando mentre le accarezzava una guancia. Kate sbuffò soffiando via un ciuffo di capelli davanti agli occhi, ma William le fece tornare il sorriso baciandole la guancia. << Avete finito di ciarlare? >> Si intromise Joseph. Joseph era un ragazzo dai capelli neri e gli occhi grigi che evitava il più della gente. Era un tipo silenzioso e solitario; prendeva la parola poche volte, ma quando lo faceva diceva cose molto profonde anche in grado di ferire; capitava poche volte che gli altri riuscissero a competere con la sua abilità oratoria. Nonostante la sua natura introversa, Joseph prendeva spesso parte a diverse iniziative, proprio come quella prova di coraggio. Nonostante sembrasse completamente disinteressato agli altri, sembrava vedere in quei sette ragazzi che erano assieme a lui qualcosa di speciale, come degli amici che cercava da tempo… I suoi modi scontrosi, come avevano capito tutti, erano solo una maschera. Tuttavia Kate si mostrò offesa alla domanda del ragazzo, ma William la trattenne. << Hai intenzione di portare quella chitarra là dentro? >> Chiese Luke. Luke era il tipo spavaldo della situazione; sicuramente sarebbe stato in competizione con Alex per fare il capo, ma era un tipo troppo pigro per preoccuparsi sempre di tutto. Joseph girò lo sguardo per vedere con la coda dell’occhio il manico della propria chitarra spiccare verso l’alto. Piegò il labbro e rispose:<< Sì. >> Con molta serenità. << Servirà ad allietare la nostra serata… >> Disse Larry. Era una ragazzo che mostrava più della sua età. I capelli rossi ricci e gli occhi verdi lo facevano sembrare uno scozzese, ma era nato e cresciuto da quelle parti. Tutti lo chiamavano “il Gigante Buono”, per la sua natura buona e gentile. Non sarebbe stato capace di fare male a una mosca. Luke sorrise all’affermazione di Larry, e si voltò a controllare dietro di sé. C’erano Andrej e Felix, che erano rimasti indietro. Il primo ragazzo era un giovane dai capelli e gli occhi neri. Il suo nome era Russo, ma non significava che lui fosse Russo. Era un ragazzo silenzioso, parlava poco di natura; aveva spesso in viso un’espressione annoiata, forse triste o delusa, ma lui giurava sempre di stare benissimo. L’altro ragazzo era Felix. E basta. Lui era Felix e basta… Era biondo, bassino, aveva occhi azzurri molto chiari, ed era Svedese. Non era molto coraggioso, aveva accettato di fare quella cosa perché voleva stare assieme ai suoi amici; temeva che lo mettessero da parte, e non voleva di restare da solo. A dire il vero, Alex e gli altri glielo avevano detto, se non aveva voglia non importava, ma il fatto era che di solito, quegli otto ragazzi, facevano sempre le cose assieme, da un po’ di tempo. Erano un gruppo di amici un po’ strano, ma loro non ci facevano caso. << Voi due ci siete, vero? Non vorrei perdervi per strada… >> Scherzò Luke alludendo al loro silenzio; il primo lo faceva per scelta, il secondo per non urlare. Alex varcò la soglia del cancelletto che portava nel giardino dell’enorme villa. Nel giardino c’erano alberi secchi e il terreno era pieno di buche e foglie secche. Il tutto rendeva la situazione veramente spettrale. Entrarono poi Luke, William e Kate, Joseph, che aspettò con calma il suo turno, Larry, calmo e rilassato, si fermò a tenere aperto il cancelletto. Entrarono quindi Andrej, che sembrava indifferente alla situazione, e per ultimo Felix, che esitò un momento, osservando la grande casa che si ergeva di fronte a loro, il cui tetto svettava sopra le loro teste. Era una grande villa antica, dovevano esserci sicuramente molte stanze, e i balconi inquietavano non poco il ragazzo. Alcune pareti mostravano segni di cedimento, ma la cosa più inquietante, per Felix, era la torre che osservava dall’alto gli otto ragazzi e l’intera città. Sarebbe stata una buona idea dormire in quella vecchia villa? Alex cominciò a filmare con la videocamera, e a ogni passo commentava la situazione. << Siamo qui, alla vecchia villa abbandonata pronti a passare dentro di essa una notte intera… >> Disse inquadrando il portone della villa e vari punti della facciata. Si voltò. << Siamo noi otto: Alex Hughes, Larry Taylor, Luke Scott, William Walker, Katherine Parker, Joseph Price, Andrej Evans e Felix Arvid Ulf Kjellberg. >> A ogni nome inquadrava uno di loro. Kate si mostrò irritata quando Alex la chiamò con il suo intero nome, ma lui non ci fece caso. Alex alzò il polso con l’orologio. << Ore: diciannove e ventitré. Il sole è tramontato e noi ci apprestiamo ad entrare. >> Si voltò e poggiò una mano sul portone. Era di legno, ma era grosso; molto pesante. Di sopra c’era una vetrata ad arco che dava un senso molto scenico. Fece un po’ fatica ad aprire, considerando che il portone era molto vecchio e inutilizzato da anni ormai… << Questo posto è stato immacolato per anni… >> Commentò spingendo il pesante portone. Di fronte ai loro occhi si aprì una enorme sala con due rampe di scale ai lati che portavano al piano superiore. In mezzo alle due rampe c’era un mobile con un vaso rotto di sopra, e appeso al muro sopra di esso c’era uno specchio rotto. Ai lati dell’entrata c’erano due grosse librerie vuote. C’erano ragnatele ovunque e la polvere ricopriva ogni cosa in uno spesso strato. L’ultimo ad entrare fu Felix, e Larry chiuse la porta. << Questa sala è immensa! >> Commentò esterrefatto Larry. << Scommetto che le altre stanze sono ancora più grandiose! >> Disse Alex sognante facendo alcuni passi più avanti. In effetti, le stanze erano incredibilmente ampie e lussuose, nonostante il disordine c’erano parecchie cose interessanti da vedere. Alex continuava a filmare tutto, mentre gli altri illuminavano la via con delle torce elettriche. Il gruppo si fermò poi in una stanza da letto al secondo piano. Al centro della stanza c’era un grande letto con baldacchino e coperto da lenzuola lussuose e decorate, un armadio vuoto con un’anta rotta e una grande cassapanca all’angolo chiusa. Sotto una finestra c’era una scrivania spoglia. I ragazzi posarono i sacchi ai piedi del letto e si sedettero a terra in cerchio. Alex inquadrò i suo compagni ad uno ad uno, chiedendogli le loro impressioni sulla villa. << Un luogo spettrale; un tempo doveva essere sicuramente maestosa! >> Commentò Joseph spostando i capelli davanti agli occhi con una mano. << E pensare che hanno abbandonato una simile dimora… >> Commentò Kate. << Già! >> Disse Luke. << Perché non ci racconti il motivo del suo abbandono, Alex? >> In realtà lo sapevano. Lo sapevano perché era una storia conosciuta in città, ma per documentare quell’avventura serviva spiegare tutto quanto. Alex fece una voce cupa e opprimente. << Si dice che in questa casa vivesse una ricca famiglia della città: due genitori e un bambino. I genitori erano persone d’affari, viaggiavano spesso, e affidavano il loro bambino alle cure di una governante ben pagata. Durante uno dei viaggi dei due genitori, però, successe un fatto inspiegabile. >> Alex inquadrò bene le espressioni di tutti i suoi amici, e incupì di più la voce. << La governante doveva uscire per fare la spesa, lo faceva sempre, e il bambino restava sempre a casa da solo per pochi minuti, senza creare problemi, perché calmo e ben educato. Ma quel giorno… >> Fece una pausa. << Quel giorno, al ritorno della badante, il bambino non c’era. C’erano sparsi per tutta la casa disegni fatti con una matita nera, disegni che sembravano fatti in fretta e furia; il soggetto era sempre lo stesso. >> Si illuminò il viso con la torcia, rendendo la sua faccia spettrale e inquietante. << Slender Man. >> Sentenziò nel silenzio. Le espressioni della maggior parte dei ragazzi erano annoiate o interessate; conoscevano bene la storia. Ma sembrava che l’atmosfera spettrale stesse facendo effetto su qualcuno, ovvero Kate e Felix. << Cos’è Slender Man? >> Chiese Joseph per far andare avanti il racconto. Pizzicava leggermente le corde della sua chitarra e la accordava mentre Alex raccontava. Alex illuminò la faccia di Joseph, che reagì coprendosi il viso con una mano e disse:<< Slender Man è un essere completamente disumano. Non ha viso, non parla e non sembra che si muova nemmeno. >> << Ma sa teletrasportarsi. >> Disse in tono annoiato Luke. Alex sbuffò. << Vuoi continuare tu? >> Chiese seccato. << Ma no, figurati! >> Rispose con un sorrisetto l’altro. Alex riprese a raccontare, anche se ormai l’atmosfera era rovinata… << E’ alto molto più di un uomo, tre metri forse, e ha le braccia talmente lunghe da arrivare fino a terra. Il suo scopo è quello di inseguire, terrorizzare e uccidere i bambini. >> I ragazzi non erano facilmente impressionabili, ma forse a causa dell’atmosfera inquietante, alcuni cominciavano a guardarsi intorno. Alex sorrise vedendo le loro reazioni. << E’ vestito con un abito elegante e una cravatta rossa come il sangue; la sua pelle bianca fa pensare a un morto. Si dice che possa controllare le menti delle sue vittime, inducendoli a fare ciò che vuole. Sembra che la sua presenza interferisca con gli apparecchi elettronici, mandandoli in tilt. Dalla sua schiena escono dei tentacoli con cui si dice uccida le sue vittime. >> Fece una pausa e il suo tono si incupì. << In quale modo, nessuno lo sa… >> << Smettila di divagare e finisci la storia! >> Lo rimproverò Andrej. Alex fece roteare gli occhi. << In ogni caso, le ricerche, per quanto accurate, furono inutili. Del bambino non c’era traccia, e nessuno seppe più niente di lui. Dopo quella vicenda, i genitori del bambino litigarono, divorziarono, distrutti dal dolore per aver perso il loro unico figlio, e lasciarono la città, andando verso direzioni diverse. La villa fu chiusa, e le forze di polizia e persino l’esercito impedirono a chiunque l’accesso. >> Fece un’altra pausa. << Ma col tempo la tensione calò, e la villa rimase abbandonata e cadente. E oggi, nel cinquantesimo anniversario dell’accaduto, noi passeremo una notte qui! >> Concluse inquadrando la sua faccia. << Finiremo sepolti sotto un mucchio di macerie! >> Disse ironico William, sdrammatizzando e facendo ridere i presenti. Alex inquadrò il suo viso e disse:<< Ne deduco che non credi alla leggenda? >> William sorrise. << Se fosse stato vero, nessuno di noi sarebbe venuto qui. Nessuno è tanto idiota da andare incontro alla morte stessa! >> << A dire il vero… >> Disse Joseph riponendo la sua chitarra. << Io sarei venuto. >> Gli sguardi si posarono tutti su di lui. Il ragazzo sembrava non aver detto niente di strano, ma in realtà era una cosa molto seria. << Tu hai qualche problema! >> Lo insultò Kate acida. Joseph rise di gusto alla frase della ragazza. << Non sarei certo venuto per morire! >> Disse mettendo una mano in tasca ed estraendo un pacchetto di sigarette. Se ne mise una in bocca e la accese con un accendino che teneva nell’altra tasca. << Sarei venuto per mostrare a quel bastardo che nessuno può condizionarmi! >> Soffiò del fumo in mezzo al cerchio formato dai ragazzi. Larry si spostò quando l’odore del fumo arrivò a lui, come anche Felix e Kate, che storse il naso. Joseph notò le reazioni dei suoi amici; guardò la sigaretta che teneva tra le dita e la buttò a terra calpestandola con una scarpa. << Che cazzata… >> Commentò lasciando confusi gli amici e riprendendosi la chitarra. Alex continuava a filmare. Sorrideva per ogni cosa interessante che riuscisse a filmare. Si stava divertendo come un bambino. Qualcuno tossicchiò. Luke si alzò. << C’è puzza di chiuso. >> Si diresse verso la finestra e cercò di aprirla. Ma quella non voleva saperne di aprirsi. Era un vecchio tipo di finestra a ghigliottina, pesante e pericolante. Dopo cinquant’anni la finestra era bloccata, e Luke non era abbastanza forte per aprirla. << Non ci riuscirai mai! >> Disse Alex. Luke continuava a sforzarsi senza risultato. Larry si alzò e gli chiese se avesse bisogno di una mano. Luke sbuffò guardando con odio la finestra. << Sì, grazie. Pensaci tu, Gigante. >> Larry si avvicinò facendo scrocchiare le nocche. Posò le mani alla finestra, trovando un buon appiglio. Quando fu pronto cominciò a tirare verso l’alto, e dopo alcuni istanti la finestra si aprì con un forte rumore di qualcosa che si spezzava. Il gesto di Larry fu accolto dai ragazzi con un’esultanza generale. Larry tornò a sedersi ricevendo pacche sulla schiena e complimenti, ancora una volta per la sua forza. Gli era capitato spesso di aiutare in lavori manuali, e non si era mai rifiutato di farlo, dato il suo animo gentile; aveva sempre ricevuto lodi per il suo aiuto. Cadde il silenzio nella stanza, interrotto solo dalle corde della chitarra di Joseph. << Che facciamo? >> Chiese William. << Io esplorerei la villa! >> Propose Kate. << No! >> Sobbalzò Felix. Tutti si voltarono verso di lui. << Voglio dire… Dopo. Non ora. Adesso restiamo qua a raccontarci qualcosa… >> Per fortuna Alex intervenne, salvandolo. << Che cosa avete detto ai vostri genitori, per venire qui? >> I presenti si guardarono tra di loro. << Bé… >> Cominciò Luke. << Ho detto a mio padre che la scuola aveva organizzato una riunione dei rappresentanti di classe di tutto l’istituto. Mi ha chiesto: “e che cosa c’era di tanto importante da dire a quest’ora?!” >> Luke fece una voce gracchiante che suscitò ilarità. << Gli ho detto che l’annuncio era stato tramandato poche ore prima, e che diceva solamente di incontrarsi a scuola, i dettagli sarebbero stati spiegati sul posto. >> Si mise a ridere godendo della sua furbizia. Qualcuno sorrise. Joseph rimase serio. << Io non ho fatto niente di tutto questo. >> Disse smettendo di suonare. << Ho detto ai miei  che sarei uscito, gli ho raccomandato di non aspettarmi alzati e loro mi hanno lasciato andare. Mi conoscono: esco spesso la sera tardi, vago per la città, suono da solo… >> << Hai una vita decisamente strana, tu. >> Commentò Kate con un sopracciglio inarcato. << Non ti hanno mai chiesto dove vai, cosa fai, con chi ti incontri? >> Chiese Alex con tono indagatorio e puntandogli la videocamera vicino alla faccia, per comicizzare la situazione. << Io dico che c’è sotto qualcosa… O qualcuno! >> Girò la videocamera e inquadrò William e Luke. << Voi che ne pensate, ragazzi? >> << Per me ci nasconde qualcosa… >> Disse William strofinandosi il mento con le dita e strizzando le palpebre come ad esaminare Joseph, mentre Luke annuiva sorridendo. << Già, cosa ci nascondi, Joseph. Una ragazza, forse? >> Rise quello. Il ragazzo tenne lo sguardo basso e con un sorriso leggero disse:<< A dire il vero, le uniche persone con cui esco siete voi, ragazzi. >> Li guardò a uno a uno da sotto il suo ciuffo e li vide tutti sbigottiti e con le bocche mezze aperte. Felix tentò di rimediare alla situazione imbarazzante che si era creata. << Ehm… Io ho detto che sarei uscito con degli amici! >> Disse con tono raggiante. Andrej sorrise. << Se è per questo, io ho detto che sarei dovuto andare ad aiutare il fornaio a preparare il pane per domani mattina! >> Gli altri sorrisero. << In fondo tu sei un esperto in questo genere di cose! >> Commentò Alex inquadrandolo. Andrej voleva diventare pasticciere, un giorno. William prese la parola, e con un sorrisetto da saccente disse:<< Io non ho mentito: ho detto che sarei uscito con la mia splendida ragazza. >> Si avvicinò a Kate per darle un bacio, ma lei lo respinse raccontando la sua scusa. << Ho convinto i miei a lasciarmi uscire per questa notte; gli ho detto che avremmo fatto un falò nel parco, in riva al lago, e che se non mi avessero lasciato uscire avrei perso l’occasione per stringere buone amicizie. >> << Ci conosciamo da un sacco di tempo e dici di aver bisogno ancora di stringere amicizia? >> Chiese scettico Larry. Kate ridacchiò annuendo, lasciando la parola al ragazzo. << Io gli ho detto che sarei uscito con i miei amici… Mi hanno praticamente cacciato di casa quando lo hanno saputo, e mi hanno riempito di ogni tipo di avvertimento! >> Cominciò ad elencare. << “Non raccogliere oggetti da terra”, “attento quando torni a casa”, “guarda sempre a sinistra e a destra prima di attraversare”! >> I ragazzi si misero a ridere di fronte a un Larry stupito. Un misto di risate, basse o acute, leggere o marcate, si diffusero nelle stanze adiacenti. << Vi sembra normale? Non sono mica un bambino! >> Chiese tra le risate. Alex smise di ridere e disse:<< Io in realtà non gliel’ho detto. Dopo cena ho detto di non sentirmi molto bene; mi sono chiuso in camera mia dicendo ai miei genitori che sarei andato subito a dormire, quindi di non disturbarmi. Nel pomeriggio avevo preso di nascosto la videocamera e l’avevo messa in camera; così, quando mi sono accertato di essere rimasto solo, ho aperto la finestra e sono uscito da lì portandomi dietro videocamera e torcia! >> Disse mostrando i due apparecchi. Luke sbuffò. << Se dovessero scoprirti chiamerebbero la polizia e saresti una specie di ricercato! >> << La città non dormirebbe questa notte. >> Aggiunse Larry. << E conoscendoti… >> Fece Joseph. << Il primo posto dove ti cercherebbero sarebbe questo. >> << Che cosa?! >> Si lamentò Alex. << Stai dicendo che sono un tipo prevedibile? >> Joseph mantenne la calma. << Un po’ semplice e sempre in cerca di nuove sfide… >> Spiegò lui. Alex si abbatté. << Ora ho paura di aver fatto una cazzata… >> Borbottò sconsolato. Gli altri cercarono di tirarlo su di morale. << Ma no! Vedrai che andrà tutto per il meglio. >> Disse William rassicurante. La sera passò lentamente, ma senza nessun evento significativo. I ragazzi erano quasi pronti per andare a dormire, ma sentivano tutti l’urgenza di andare al bagno, quindi decisero di mettersi alla sua ricerca. << Non riuscite proprio a trattenerla? >> Chiese Joseph seccato mentre attraversavano un corridoio. Ai lati del corridoio c’erano diverse finestre da cui entrava la luce della Luna. Il ragazzo aveva la chitarra dietro la schiena e camminava a passi lenti e pesanti. Quelli dietro di lui lo vedevano illuminarsi e poi sparire a ogni passo. << Stai zitto! >> Gli intimò Kate. << Che ne sai delle esigenze di una ragazza! >> Questa frase lasciò piuttosto confuso William, mentre fece ridere Joseph. << Mi dispiace, ma io sono abituato ad andare al bagno prima di dormire… >> Disse Felix insicuro. << Era una battuta, Felix! >> Lo avvisò Joseph alzando gli occhi al cielo. Alex continuava a riprendere tutto quanto. La batteria sarebbe durata per tutta la nottata, ma gli sarebbe bastata fino a quando non si sarebbero addormentati. Aveva in programma di riprendere la loro uscita dalla villa, la mattina dopo, riprendendoli come degli eroi e chiedendo a tutti quali fossero state le loro impressioni. << Credo che il bagno sia questo… >> Disse Andrej aprendo una porta e dando un’occhiata dentro. Rispose affermativamente quando ebbe guardato dentro. << Chi va per primo? >> Kate si fece avanti. << Siate gentiluomini! >> Disse. Così aspettarono che uscisse la ragazza. Durante l’attesa, alcuni conversavano, Joseph accordava la sua chitarra, William aspettava Kate con pazienza e Alex filmava un po’ in giro. A un certo punto, al ragazzo sembrò di vedere qualcosa muoversi in fondo al corridoio, vicino a una finestra. Così, spinto dalla curiosità, cominciò a muoversi in quella direzione, senza dire niente a nessuno. Quando ebbe raggiunto la finestra, vide che era stata la tenda a muoversi, forse mossa da una leggera corrente d’aria. Nel muro ci saranno stati migliaia di fori da cui entrava l’aria, in fondo. << Mi era sembrato di vedere qualcosa… >> Disse con tono cupo tra sé e sé. Era un’ottima circostanza. Poi a casa avrebbe montato il filmato per rendere l’idea che nella casa ci fossero davvero strane presenze. Quella era una frase ad effetto, senza dubbio… Alzò la videocamera e gli sembrò di vedere nello schermo una distorsione dell’immagine, come un’interferenza. Strano… Pensò. Si voltò sentendo la porta del bagno aprirsi. Vide Kate uscire dal bagno e tutti quanti voltarsi verso di lei, ma lui notò anche qualcos’altro. Qualcosa di grosso e scuro, come un ombra, vicino a Joseph, che stava seduto a terra con la schiena poggiata al muro, nascosto agli occhi di tutti. Come inquadrò il gruppo di amici l’immagine nella telecamera si distorse con più forza. Il ragazzo abbassò lo sguardo attirato dal suono della telecamera, e subito vide l’immagine riaggiustarsi. Alzò lo sguardo e l’ombra era sparita. Ti stai lasciando condizionare, Alex. Disse tra sé e sé sospirando. Era un sospiro di sollievo, che lo lasciò confuso. Alex tornò dai suoi amici chiedendo:<< Chi è entrato? >> Larry rispose:<< Felix. >> Alex annuì e andò a sedersi accanto a Joseph. Non pizzicava più le corde. Guardava il corridoio. << Ho visto qualcosa muoversi, laggiù. >> E indicò con un dito la finestra dove era andato Alex. Il ragazzo annuì. << L’ho visto anch’io. Era una tenda. >> Joseph sorrise. << Ci stiamo lasciando condizionare dall’atmosfera, sembra… >> << Parla per te! >> Rispose scherzando Alex. I due si misero a ridere. Dopo un po’ di tempo tutti furono andati al bagno, e il gruppo di amici si preparò a tornare nella stanza da letto. << Sapete… Stavo pensando… >> Fece Kate. Tutti piegarono la testa verso di lei senza smettere di camminare. Kate sorrise. << Dovremmo fare più spesso cose del genere… Voglio dire… Non per forza legate a leggende e prove di coraggio… Ma uscire e fare cose speciali, da veri amici! >> Joseph si voltò spostando il ciuffo di capelli dagli occhi. << Perché no? >> Chiese calmo. Gli altri pensarono che era un’ottima idea. << Allora sentite qua. >> Disse Alex. Il gruppo si fermò. Alex stava ancora filmando. << Facciamo un patto, una promessa da mantenere. >> Gli altri stavano a sentire. << La scuola sta finendo, e questo sarà il nostro ultimo anno insieme. Organizziamoci questa estate e adiamo a mare, facciamo delle escursioni e stiamo assieme! Non perdiamoci di vista… >> Allungò una mano sorridente. << Ci state? >> Luke sorrise. << Io ci sto. >> Disse mettendo la sua mano su quella di Alex. Larry si unì subito dopo, seguito da Felix e Andrej. << Va bene, ma per favore, niente più ville abbandonate! >> Supplicò Felix facendo ridere tutti quelli che avevano messo le mani. Kate fece ondeggiare i capelli lunghi e aspettò che fu William a mettere la sua mano per primo. << Puoi contarci! >> Disse quello. Subito dopo la sua ragazza poggiò la mano con leggerezza sorridendo furbamente. In fondo era stata lei a dargli l’idea. L’ultimo era Joseph. Guardava le mani unite degli amici con diffidenza, quasi come se si stesse chiedendo se quella fosse una trappola. Sorrise e si spostò ancora una volta il ciuffo. << In fondo che mi costa? >> Chiese stringendo le spalle e unendo la sua mano a quelle degli altri. I ragazzi lo accolsero con sorrisi e complimenti. Una volta sciolte le mani Alex alzò la telecamera verso il corridoio e quella tornò ad avere delle interferenze, deboli ma continue. << Stupida macchina… >> Si lamentò dandogli dei colpetti con l’altra mano. Gli altri erano girati, lo guardarono lottare con la videocamera e si avvicinarono a lui. La distorsione si faceva più forte. Notarono che spostando la videocamera, quella diminuiva. << Forse c’è qualche apparecchio elettronico di là…? >> Ipotizzò con poco fondamento Luke. Alzarono tutti quanti lo sguardo, senza sapere il motivo, e all’improvviso, veloce come un fulmine, comparve e scomparve una sagoma, e alla sua comparsa, la distorsione della telecamera divenne fortissima, distorcendo anche il suono. Alcuni di loro urlarono alla vista dell’enorme sagoma; Felix per primo, poi Kate, William che cercò di trattenere la sua reazione e Luke. Larry indietreggiò rapido mentre Joseph non si mosse guardando confuso il corridoio buio. Andrej spalancò gli occhi esterrefatto e Alex avrebbe perso la videocamera, se non ce l’avesse avuta legata alla mano. << Che cazzo è stato? >> Esclamò Luke guardando prima gli amici e poi il corridoio. Un silenzio innaturale seguì la domanda di Luke. Tutti cominciarono a guardarsi intorno. Sentivano uno strano battito nell’aria, come se qualcuno stesse percuotendo un grosso tamburo in un’altra stanza… << Ragazzi… >> Sussurrò Felix. << Forse dovremmo andare via… >> << Neanche per sogno! >> Esclamò Alex. << Siamo venuti qui per fare questa prova, non ce ne andremo per qualche suono strano. Gireremo per la casa e scopriremo cos’era quel rumore! >> Nella sua voce si sentiva un tono risoluto, deciso, ma era veramente così? << E quella cosa che abbiamo visto prima? >> Chiese William con tono preoccupato. Alex esitò alcuni istanti. << Ci saremo lasciati trasportare dall’atmosfera inquietante. >> Disse dando poco peso alla cosa. << La mia telecamera ha fatto un vero e proprio casino! La nostra immaginazione ha fatto il resto… >> La spiegazione di Alex non convinceva molto i ragazzi, ma quando lui si fu messo a camminare in direzione del luogo dell’apparizione, allora anche gli altri si misero a seguirlo. Le stanze erano silenziose, il battito era cessato, ma gli animi dei ragazzi non si erano calmati del tutto. Temevano di veder comparire qualcosa da un momento all’altro. Kate si guardava intorno preoccupata, chiedendo con i gesti, protezione da William, che non esitava a tenerla più vicino possibile, anche se lui fosse della sua stessa incertezza. Joseph girava lo sguardo da una parte all’altra, aveva riposto la chitarra dietro la schiena e si era alzato il cappuccio, tenendo poi le mani in tasca. Alex non si mostrava scoraggiato, e continuava a filmare tutto, senza tralasciare i particolari più insignificanti. Larry camminava accanto a lui e girava la testa a ogni passo, mentre Felix stava dietro a lui guardandosi intorno preoccupato. Andrej era silenzioso, ma la sua espressione era diversa, non sembrava più annoiato o triste, bensì preoccupato. Luke mostrava la tensione nei movimenti o nelle espressioni, nonostante cercasse di controllarsi. I ragazzi raggiunsero un salone con un caminetto e delle poltrone vecchie e impolverate. Le tende alle finestre erano strappate e c’erano diversi quadri ai muri. C’erano punti in cui l’umidità aveva portato via la vernice dal muro e le assi di legno del pavimento sembravano fragili. << Questa stanza è grande… >> Fu l’unica cosa che riuscì a dire Alex. In quel momento tutti loro non riuscivano a pensare a nient’altro a parte l’enorme sagoma di prima. A un certo punto, la videocamera di Alex tornò a fare rumore, distorcendo le immagini. Alex avrebbe istintivamente girato i tacchi e sarebbe uscito da lì, ma invece puntò la telecamera nel punto in cui sembrava dare più problemi. Tutti quanti dietro di lui erano in attesa e fissavano lo schermo della videocamera. Alex trattenne il respiro e alzò lo sguardo. Un essere alto dalle fattezze umane e la pelle bianca. La faccia era priva di tratti somatici. Indossava un vestito elegante nero con una cravatta rossa al collo. Le braccia lunghe arrivavano fino a terra. Nessuno di loro lo vide bene, però tutti avrebbero usato questa descrizione, perché inconsciamente, sapevano di aver visto lo Slender Man. Questa volta l’urlo fu da parte di tutti. Alex si voltò e spinse indietro i suoi amici dicendo loro di andare via; dopo essere usciti tutti dalla stanza, Larry chiuse la porta, e con fatica spinse un mobile davanti a essa per chiudere dentro l’essere. << Presto! >> Esclamò Alex. << Raggiungiamo l’uscita e andiamocene da qui! >> << Ora non vuoi più rimanere? >> Chiese ironico Luke cominciando a correre. Luke era in testa, seguito da Felix, Kate e William. Joseph e Andrej li seguivano, e per ultimo c’era Alex, che nonostante la situazione continuava a riprendere prima avanti, verso i suoi amici in fuga, e poi indietro, per controllare anche se il mostro li stesse inseguendo. Raggiunta l’entrata, però, i ragazzi trovarono di fronte a loro un ostacolo imprevisto. La porta era sbarrata. C’era un grosso mobile, forse una libreria, che ostruiva il passaggio. << Questa non era qui! >> Urlò Kate in preda al panico. << Non è possibile! >> Esclamò Alex inquadrando la libreria. Girò lo sguardo e vide che una delle due librerie ai lati dell’entrata mancava. Si era spostata? Larry si fece avanti tirandosi su le maniche. << Se era qui o no, non importa! >> Fece con ira nella voce e sguardo risoluto. << La dobbiamo spostare! >> Cominciò a tirare la libreria. Joseph e Luke cercarono di aiutarlo tirando dai lati, ma sembrava che la libreria non si potesse spostare. << Forza Gigante! >> Lo incitò Luke tirando. << Non mollare proprio ora! >> << Mollerò quando saremo fuori di qui! >> Rispose lui.  William si unì ai tre, cominciando a spingere lateralmente. Sembrava che la libreria si stesse muovendo a poco a poco. << Mi è venuta un idea! >> Esclamò Joseph smettendo di tirare. << Spingiamo da un lato e dall’altro, cerchiamo di tirarla fuori! >> Così Larry e Luke si misero da un lato, mentre Joseph e William dall’altro. Davano spallate alla libreria, tiravano infilando pure le unghie nelle fessure per avere più appoggio. << Coordinatevi! >> Esclamò Kate. I quattro ragazzi annuirono insieme e si misero a spingere a tempo. << Al tre! >> Esclamò Joseph. << Uno, due, TRE! >> Diedero una spallata all’unisono. << Di nuovo! >> Urlò Joseph ricominciando a contare. Anche questa volta i quattro colpirono la libreria. Sembrava si stesse spostando. Cominciarono a tirare dai lati, e Joseph vide uno spazio in cui potersi infilare per spingere. << Okay! >> Disse. << Restate così, vedo se riesco a… >> Fermò la frase a metà mettendosi tra la libreria e il muro, cominciando a spingere con la schiena. Dopo molta fatica, Joseph riuscì a raggiungere la porta, scoprendo però di non poter uscire da lì. << Merda! >> Imprecò non appena ebbe finito di spingere. << Che succede? >> Chiese Alex avvicinandosi alla libreria. Joseph non parlò. Quando Alex fu arrivato vide la porta sbarrata da grosse travi di legno e anche da tubi di metallo. Non c’era modo di uscire da lì. << Questi… Questi non c’erano… >> Sussurrò con orrore Alex. Non c’erano quando erano entrati come non c’era la libreria. Che stava succedendo? << Non possiamo uscire? >> Chiese Andrej avvicinandosi. Kate cominciava ad ansimare in preda al panico. << E ora? >> Chiese la ragazza. << Siamo bloccati qui, non possiamo fare niente, non possiamo chiamare aiuto e non possiamo andarcene! >> William cercò di tranquillizzarla, ma neanche lui era calmo. Nessuno sapeva cosa fare. Larry era demoralizzato. Questa volta non era riuscito ad aiutare; dopo l’enorme sforzo che avevano fatto avevano scoperto di avere un altro ostacolo di fronte a loro. << Dannazione! >> Esclamò Luke dando un pugno al muro. Il gruppo era lì, davanti alla grande libreria che copriva l’entrata, indeciso sul da farsi. << Che facciamo? >> Chiese una voce che si scoprì essere Felix. << Che facciamo? C’è poco da fare, siamo bloccati qui dentro, con un mostro alto tre metri che si aggira per le stanze di questa villa con l’intenzione di ucciderci, o peggio. >> La risposta di Joseph non riuscì a tranquillizzare nessuno, ma rese tutti più tesi e preoccupati. << Dobbiamo resistere. Almeno fino a domani mattina. >> Disse lui. << Non vedendoci tornare, i nostri genitori si preoccuperanno e verranno a cercarci. >> Alex annuì poco convinto. << Giusto. Possiamo dimenticare tutto se ci sdraiamo e dormiamo, non credete? >> Gli altri non erano della sua stessa opinione. << In ogni caso… >> Disse Luke voltandosi verso le scale. << Direi di tornare nella stanza da letto e di restarci. Gli altri avrebbero seguito il suo consiglio, se non fosse successo qualcosa subito dopo. Larry dava le spalle alla libreria. A un certo punto si sentì un forte schiocco, come se il legno di questa si fosse spezzato, e infatti cominciò a cadere. Larry si voltò dicendo agli altri di stare indietro e afferrò la libreria dai lati. Cercò di spingerla in avanti, ma era grossa e pesante, lui era solo e non riusciva ad afferrare bene gli appigli. Sudato e affaticato, il ragazzo rimase pochi secondi in quella posizione; quando poi ci fu un altro sonoro schiocco, la libreria sembrò venire giù di colpo, portando con sé Larry Taylor. Gli occhi dei ragazzi erano spalancati, le loro bocche aperte e immobili. Nessuno volle dire quello che pensava. Il primo a rompere il silenzio fu Luke. << LARRY!!! >> Urlò il ragazzo avvicinandosi alla libreria. C’era l’enorme mobile che sovrastava il corpo di Larry, immobile, con le braccia ai lati. Un particolare terrorizzò tutti i presenti: del sangue scendeva da dove doveva esserci la testa di Larry, e lentamente formava una pozza rossa e agghiacciante. << No… >> Mormorò incredulo qualcuno. << LARRY!!! >> Urlò di nuovo Luke tentando di tirare su la libreria. << Andiamo Gigante, non farmi scherzi! >> Gridò con voce stridula e rotta dal pianto. Non riusciva neanche a sollevare la libreria. << Forza, combatti, puoi riuscire ad alzarla se ci provi! Larry!!! >> Nessuno si muoveva. Erano tutti paralizzati dall’orrore della verità. Joseph si unì a Luke e insieme riuscirono a sollevare il mobile, spingendolo via lateralmente, quando furono a una buona altezza. Quello si ruppe ulteriormente quando cadde a terra. Erano lì, di fronte al corpo immobile di Larry, e potevano vedere le ferite che aveva ricevuto; alle costole, alla fronte, il bacino… La pozza di sangue si allargava lentamente, la sua faccia sporca di sangue aveva un’espressione terrorizzata. << No… Larry… >> Luke si inginocchiò coprendosi la bocca, gli occhi lucidi. Era sul punto di scoppiare a piangere. Qualcosa cadde lentamente dal soffitto e si posò sul petto di Larry. Era un foglio di carta. C’era disegnato con una matita nera una villa, quella villa, e dietro al foglio c’era una scritta. 

VOGLIO FARE UN GIOCO

Nessuno si mosse. In quell’istante nella stanza passarono occhiate preoccupate e incerte, e molti cercarono di prendere la parola, ma nessuno ci riuscì. Luke era ancora inginocchiato sul corpo di Larry, gli occhi gonfi e rossi sul punto di piangere, guardava in alto, verso gli altri, che stavano alle sue spalle. Alex aveva il foglio in mano, e tutti quanti erano attorno a lui a fissare il foglio con occhi esterrefatti. L’unico che non cercava di leggere era Joseph, che aveva già visto il foglio prima di passarlo ad Alex, e se ne stava poco distante con sguardo basso. Fu difficile trovare le parole, ma alla fine Alex disse:<< Ragazzi… Qui c’è davvero qualcosa. >> Era quello che nessuno dei presenti voleva sentire. Nessuno. << Che facciamo? >> Balbettò Felix. Tutti si guardarono intorno, gli sguardi girarono e finirono per posarsi su Alex. Il ragazzo stava ancora riprendendo con la videocamera. << Dobbiamo andare avanti. >> Disse con poca convinzione. Alla fine fu deciso. Con tristezza lasciarono il corpo di Larry lì di fronte all’uscita e tornarono nella stanza da letto. Erano seduti a terra, in cerchio. Joseph aveva la chitarra sulle gambe, ma non toccava le corde. Erano tutti silenziosi. << Forse domani scoprirò che è solo un brutto sogno… >> Disse Luke. << E ve lo racconterò a scuola. >> << Se questo fosse un sogno non mi sentirei così male. >> Disse Andrej. << Ragazzi, vi rendete conto di cosa è successo? >> Chiese Kate. Gli altri non risposero. << Larry è morto! Schiacciato da una libreria del cazzo! E poi un foglio di carta è caduto dal soffitto e una scritta ha detto: “voglio fare un gioco”!? >> << Siamo sconvolti tutti quanti, Kate. >> Disse Joseph atono. << Ma io non riesco a farmene una ragione! >> Sbottò alzandosi da terra. In realtà aveva spesso trattato Joseph male per il suo vivere solitario, sempre pronto a mettersi in disparte; lo credeva un vigliacco. << So che sei abituato a non farti carico delle azioni altrui, ma questa volta dovrai fare qualcosa! Non puoi aspettare che arrivi qualcuno a toglierci dai guai, sempre con quella tua stupida chitarra sulle gambe e… Con quei capelli davanti agli occhi! >> Joseph non fece notare se le parole di Kate lo ferirono o no. In ogni caso, William cercò di calmare Kate. << E’ difficile per tutti noi! >> Disse Alex cercando di aggiustare la situazione. << Non pensavamo che sarebbe accaduto qualcosa di simile e… E’ colpa mia. >> Kate si mise a urlare contro Alex questa volta, spingendo via William. << Cazzo, sì se è colpa tua! Tu e le tue manie di protagonismo! >> Era tremendamente sotto stress, era chiaro; Alex non rispose anche per questo motivo. Kate era lì, ansimante e infuriata, con William accanto che cercava di calmarla. Le girava la testa. Si appoggiò al fidanzato e disse con voce esausta. << Devo… Devo andare in bagno… Di nuovo… >> << Non sarebbe una buona idea dividerci… >> Disse Felix timoroso di un’altra reazione della ragazza. William rispose in tono rassicurante. << Non vi preoccupate: vado io con lei. >> Le rivolse un sorriso rassicurante. << D’accordo, Katherine? >> Kate le rivolse uno sguardo per metà sofferente e per metà arrabbiato, ma si abbandonò a lui, abbracciandolo. Così i due fidanzati lasciarono la stanza diretti al bagno. Alex li inquadrò mentre uscivano e poi girò la videocamera verso Joseph. Aveva lo sguardo basso, il mento poggiato sulla chitarra. << Ehi… >> Lo chiamò Alex. Quello alzò lo sguardo piano. << E’ sotto stress… >> Disse cercando di giustificare la sfuriata della ragazza. << No, ha ragione. >> Disse Joseph con tono debole. << Mi sono sempre tirato indietro di fronte alle scelte, nelle dispute… Lei lo ha notato, e io lo sapevo. Sapevo che mi considerava un vigliacco… >> << Ma oggi sei stato tu a spostare la libreria per aprire la strada. Ti sei unito a Larry di tua spontanea volontà. Hai saputo coordinare l’operazione come un vero leader! >> Disse Felix cercando di tirare su il morale all’amico. Joseph reagì scontroso. << Sì, e cosa abbiamo ottenuto? Un nostro caro amico è morto schiacciato da una libreria! >> Felix si zittì all’istante mantenendo lo sguardo basso. Joseph non voleva essere maleducato, ma non era riuscito a regolare il suo tono di voce nel modo giusto. Quella situazione li stava mettendo tutti quanti a dura prova. Andrej non sembrava spaventato, ma al momento dentro di lui stava avvenendo qualcosa di complicato, come in tutti loro… E Luke era sconvolto per la morte di Larry. Non aveva mai pensato che quel ragazzo così grande e buono potesse fare una fine simile… << Almeno questa cosa non sembra dare più problemi… >> Disse Alex dando qualche colpetto alla videocamera. << E’ il nostro campanello di allarme. >> Disse Joseph. Alex lo guardò interrogativo. << Non ricordi cos’hai detto? Slender Man manda in cortocircuito gli apparecchi elettronici. >> E indicò la telecamera che teneva in mano. Alex la esaminò. << Ma era una leggenda… Un racconto dell’orrore. >> Rispose il ragazzo poco convinto. << Ma si è dimostrata vera! >> Concluse l’altro. Forse aveva ragione, forse no… In ogni caso, non gli restava che provare, anche se Alex avrebbe preferito rimanere nel dubbio. All’improvviso un urlo acuto e raccapricciante risuonò in tutta la villa. Era Kate. Joseph si alzò di scatto e prese Luke da una mano, costringendolo ad alzarsi. Alex si alzò da solo, e dopo di lui Andrej e Felix. << Muoviamoci! >> Esclamò Joseph. I cinque corsero per i corridoi fino al bagno dove Kate e William erano andati. Lì, accanto alla porta, c’era Kate inginocchiata e piangente. La faccia nascosta dalle mani, il suo corpo era scosso da fremiti, e non sembrava riuscire a formulare frasi di senso compiuto. Inutilmente i ragazzi cercarono di chiederle cosa era successo. L’unica risposta che ottennero fu un indice alzato debolmente verso la porta del bagno. I ragazzi si guardarono e con dei semplici sguardi capirono la domanda sospesa nell’aria: “chi entra?” Joseph si fece avanti con sguardo deciso spingendo gli altri e fermandosi di fronte alla porta. Mise la mano sulla maniglia e una scossa gli attraversò la schiena. In preda alla paura, il ragazzo abbassò la maniglia e spinse gentilmente la porta. Quando la ebbe aperta tutta entrò in bagno, dove scoprì con orrore il corpo di William impalato al muro sopra al gabinetto. Un tubo dell’acqua era stato sradicato dal suo percorso iniziale ed era uscito dal muro, che sembrava essere stato sfondato da dentro, ed era stato piantato nella schiena del ragazzo. Aveva poi trapassato i suoi polmoni ed era uscito dal petto, sfondando la cassa toracica. Joseph si mise una mano alla bocca per fermare un conato di vomito. Il sangue scendeva copioso dal petto del suo amico; la sua testa era reclinata lateralmente e le braccia cadevano verso terra. Il ragazzo fece qualche passo più avanti, mettendo così il piede su un foglio di carta bagnato dalla pozza del sangue del suo amico mischiato all’acqua che usciva dal tubo. Joseph sentì un tremito, gli sembrò che il suo cuore si fosse fermato per un istante, ma dopo si piegò per raccogliere il foglio. C’era un disegno di sette ragazzi – o almeno persone, dalla semplicità del disegno non si poteva capire bene – di cui sei erano in gruppo, e il settimo era da solo. Dietro al foglio c’era una scritta. 

NON BISOGNA MAI ALLONTANARSI DAL GRUPPO

<< Bastardo… >> Sussurrò Joseph stringendo il foglio nella mano. Sentì l’odio verso quella creatura disumana e demoniaca crescere sempre di più, ma la mano di Alex sulla sua spalla lo fece destare da quella situazione e si voltò di scatto. Alex stava ancora fissando il corpo di William impalato al muro all’altezza di due metri circa. << Dio… >> Sussurrò esterrefatto. Non riusciva a spostare lo sguardo, per quanto ci provasse. Dovette aiutarlo Joseph, mostrandogli la pagina. << Credo che quelli del disegno siamo noi, e quello da solo sia… >> Joseph lasciò la frase in sospeso e rivolse lo sguardo verso William. << Andiamocene da qui… >> Disse Alex. << Ti prego… >> Joseph annuì e lo spinse con una mano; sembrava che Alex non riuscisse a lasciare quella stanza senza l’aiuto di qualcuno. << Ero andata in bagno prima io, dopo che William aveva controllato la stanza. Lo aveva fatto per gentilezza, per rendermi più sicura, e ci era riuscito. Poi però ha detto che sarebbe andato dentro un attimo… Ma non è più uscito… E quando ho aperto la porta per controllare… >> Kate stava raccontando a Felix, Andrej e Luke come era andata la vicenda. Affondò il viso nelle mani di nuovo, cercando di soffocare le lacrime, ma senza nessun successo. << Andiamocene. >> Intimò Joseph uscendo dal bagno. Gli altri gli rivolsero sguardi interrogativi. Kate lo guardò furiosa. << E’ TUTTA COLPA TUA! >> Urlò saltandogli addosso cercando di dargli un pugno. Joseph non si sottrasse al pugno, ma non lo sentì nemmeno, e continuò a rivolgere a Kate uno sguardo deciso. << Andiamo. >> Ripeté meno severo. Andrej cercò di aiutare Kate a rialzarsi e la ragazza lo respinse quando si fu rimessa in piedi. Si asciugò le lacrime e cominciò a camminare a passi veloci, lasciando gli altri indietro. << Stiamo rischiando la pelle qui… >> Sussurrò Alex. Joseph annuì serio. << Ormai non è più un gioco. >> Disse. << Spero solo che riusciamo ad uscire tutti e sei di qui… >> Dal suo tono, Joseph non sembrava molto ottimista, ma era comprensibile. Avevano a che fare con qualcosa che nessuno pensava potesse esistere veramente; quella che era cominciata come una serata tra amici un po’ diversa tra le altre si era trasformata in un incubo. Felix non riusciva a credere che pochi minuti prima stavano scherzando e conversando spensierati. Non poteva pensare che Larry e William fossero morti in un modo così orribile. Non riusciva a credere che Slender Man esistesse davvero e che gli stesse dando la caccia per quelle stanze… << Come facciamo a non farci… Prendere…? >> Chiese Felix incerto. Nessuno seppe cosa rispondere. Andrej, che non parlava mai molto, trovò la risposta. << Non guardandolo. >> Disse. In realtà a nessuno sembrò una buona risposta, ma lui si spiegò. << Dobbiamo evitare di guardarlo; se in qualche modo riesce ad interferire con gli apparecchi elettronici, allora forse la sua vista causa danni anche al nostro cervello. Dovremmo evitare di guardarlo e… >> Si fermò un istante, incerto su come continuare. << Scappare, forse? >> Si intromise Luke senza voltarsi a guardare gli altri dietro di sé. Sembrava quasi che si fosse estraniato dal gruppo; da quando Larry era morto sembrava aver perso qualcosa… Andrej non rispose, ma era quello che pensavano tutti. << E dove dovremmo scappare? >> Chiese questa volta Kate. Lei era davanti a tutti e continuava a camminare minacciando di lasciare indietro gli altri. Anche questa volta nessuno seppe trovare una risposta adeguata. << In un’altra stanza, nell’attesa di incontrarlo di nuovo, è così? >> Alex rivolse uno sguardo amareggiato verso Joseph e lo inquadrò con la videocamera. Il viso del ragazzo restò però duro e deciso. << Io so una cosa. >> Disse sorprendentemente il ragazzo. Kate si voltò squadrandolo con occhi minacciosi. << Farò di tutto per evitare che quel mostro vi uccida! >> Alex riprese ogni secondo. Lo sguardo deciso di Joseph, gli occhi furiosi di Kate e le espressioni mortificate di Felix e Andrej, nonché Luke girato di spalle che sembrava non dare ascolto a niente, se non alle sue parole. Erano di nuovo nella stanza da letto. Felix adocchiò la finestra aperta precedentemente da Larry. << E se ci calassimo dalla finestra? >> Chiese speranzoso. Una scintilla di speranza si accese in Alex, Joseph e Andrej, che si guardarono tra di loro. Kate e Luke sembrarono rifiutare quell’idea. << Siamo al secondo piano della villa. Da questa altezza non c’è possibilità di saltare giù. >> Disse rassegnato Luke. << Ma potremmo usare le lenzuola dei letti e fare una corda… >> Suggerì Felix poggiando le mani sul letto con baldacchino. Fece pressione sul materasso e cercò di tirare via la coperta. Joseph si avvicinò alla finestra. << Prima vediamo com’è la situazione là sotto… >> Controllò con attenzione la finestra alzata; voleva evitare di venire schiacciato da quella cosa… Dopo essersi assicurato della sua solidità si affacciò. Si sentiva parecchio a disagio in quella posizione… Erano a circa una quindicina di metri dal suolo. I soffitti della villa erano molto alti, quindi quella distanza era maggiore che in una casa normale. Fece una smorfia. Tirò indietro la testa e si girò. << Siamo molto in alto… >> Disse cupo. << Forse unendo tutte le coperte della casa… >> Propose Alex. Ormai non voleva più nient’altro; voleva solo andarsene a casa, come tutti loro, e provare quella strada era una via d’uscita come un’altra. Joseph si mise a pensare. << Non so se riusciremmo a raggiungere comunque il terreno… >> << Basterebbe scendere di una decina di metri. >> Disse Alex speranzoso. << Poi potremmo provare a saltare. >> Sembrava una buona idea, quasi tutti approvarono. Ma prima di metterla in pratica bisognava trovare i materiali… << Dobbiamo metterci alla ricerca di lenzuola vecchie di cinquant’anni? >> Protestò seccato Luke. << Non credo che ce ne saranno molte. La villa è stata svuotata dalla polizia e dall’esercito. Quello che vediamo è stato lasciato qui perché inutile e… >> Joseph si fermò. Fu Alex a continuare. << Era considerato in qualche modo… Macabro… Portare via le cose del bambino… >> Disse il ragazzo con voce costernata. Andrej spalancò gli occhi. << Vuoi dire che questa era la stanza del bambino? >> Chiese girando su sé stesso. Alex si guardò intorno. << Non lo so… Anche le cose dei genitori sono state lasciate al loro posto… Però può darsi che questa lo fosse… >> In quell’istante si resero conto della situazione. Era difficile da sopportare, il fatto che stessero lì, dove un tempo dormiva il bambino scomparso, dove giocava, dove forse era accaduto il fatto… Joseph cercò di risollevare gli animi. << Non ci sono cose che fanno pensare alla stanza di un bambino… I colori delle pareti… Se non sono state portate via le cose del bambino, allora dove sono? >> Alcuni si mostrarono più rilassati, ma la situazione era terribile in ogni caso. << Dobbiamo tornare là fuori… >> Sospirò Alex. Luke si avvicinò. Nei suoi occhi c’era uno strano riflesso, sembrava che le sue iridi fossero diventate opache… << Se c’è un modo per andarcene, allora andiamo. Voglio andare via di qui… >> Disse il ragazzo senza un tono particolare. Anche Kate si unì a loro. << Non voglio restare sola di nuovo. >> Disse. << D’ora in poi non dividiamoci più… >> Joseph annuì. Tutti quanti condividevano la sua idea. Avevano visto cosa succedeva a dividersi; avrebbero continuato assieme. Erano di nuovo in giro per i corridoi, questa volta in cerca di lenzuoli da usare per calarsi dalla finestra. Questa volta la paura era maggiore di prima. Anche se sembrasse non tornare, l’idea di incontrare di nuovo Slender Man rendeva nervosi i ragazzi. Temevano che un’altra apparizione si sarebbe portato via un altro di loro. Dopo aver rovistato in quella che doveva essere la cucina, Alex e gli altri si ritrovarono con due lenzuoli trovati in un’altra camera da letto e con delle tovaglie trovate proprio in quella cucina. << Troppo poco… >> Disse cupo Andrej mentre guardava il materiale che avevano trovato. << Basterebbero per alcuni metri, ma poi avremmo comunque parecchio distacco dal terreno… >> Disse Joseph disfattista. << Possiamo comunque provarci… >> Concluse alzando il mento deciso. << E se provassimo ad uscire da qui? >> Chiese Felix guardando le grosse finestre della cucina. La cucina era al piano terra, le finestre erano simili a quella che avevano aperto nella camera da letto, ma l’idea di aprire una di quelle finestre sembrava impossibile da mettere in atto. << E come? >> Chiese Alex. << Prima ci siamo riusciti a stento; Larry… >> Si fermò di colpo. Guardò preoccupato Luke; era quello che aveva sentito la morte di Larry più di tutti. Continuava a tenere lo sguardo basso e sembrava non ascoltare; in realtà loro sapevano che aveva sentito tutto. Non ebbero il tempo di dire niente. A un certo punto, senza preavviso, la videocamera di Alex si mise a emettere suoni e a distorcere le immagini. Era il loro campanello d’allarme; la risposta alle loro martellanti domande. Slender Man era vicino. Qualcuno cominciò a guardarsi intorno non appena sentì il suono, ma Joseph li fermò. << No! >> Disse allungando una mano. << Non guardatelo! Non cercatelo nemmeno! >> Li ammonì facendoli avvicinare a sé. << Con la telecamera di Alex possiamo intuire dove si trova e così capire dove non andare! >> Al cenno di Joseph, Alex annuì cominciando a “scandagliare” la stanza in cerca del punto in cui l’interferenza era più potente. Si fermò puntando la telecamera verso una porta. << Là. >> Disse tremante puntando un dito verso la porta che conduceva in uno sgabuzzino. << La porta… >> << E’ dentro allo sgabuzzino… >> Sussurrò Joseph. Indietreggiò lentamente portando gli altri con sé. Non seppe dire se era la tensione o la suggestione, oppure se fosse la presenza di Slender Man, ma sentiva un leggero malditesta. Disse agli altri di voltarsi e cominciarono a muoversi lentamente verso l’uscita. Alex manteneva la videocamera sulla porta per controllare Slender Man. A poco a poco raggiunsero la porta. Joseph la aprì con cautela e spinse Kate fuori; dopo di lei fu Felix ad uscire e poi Luke. Erano rimasti lui, Alex e Andrej. Il suono della videocamera sembrò diminuire sempre di più, quasi fino a sparire. << Se n’è andato? >> Chiese Andrej sottovoce. I tre ragazzi osarono girare la testa per guardare la porta che conduceva allo sgabuzzino. Non sapevano perché lo stessero facendo; forse si sentivano più sicuri, forse volevano accertarsi che non ci fosse più pericolo. Qualunque fosse il motivo, i ragazzi avevano guardato verso la porta. Ed era stata la scelta sbagliata. All’improvviso, facendo sobbalzare i ragazzi, la figura alta e inquietante di Slender Man comparve nel centro della stanza. La videocamera emise un suono potentissimo di distorsione, ma loro non lo sentirono neanche; urlarono all’unisono e Joseph spalancò la porta per far uscire gli altri. La richiuse dietro di sé dopo essere uscito per ultimo. << Correte! >> Disse atterrito. << CORRETE! >> Ripeté spingendosi con le braccia dalla porta. Tutti quanti si misero a correre nel corridoio. Dovevano risalire le scale e tornare nella stanza da letto; lì avrebbero tentato di scendere dalla finestra. Andrej e Alex erano avanti. Felix e Luke correvano dietro di loro e Kate faticava a stare al passo con i ragazzi, ma Joseph la aiutava ogni volta che sembrasse in difficoltà. La ragazza, in una situazione normale, avrebbe sicuramente rifiutato l’aiuto di Joseph, ma in quella situazione non si fece problemi. All’improvviso comparve l’imponente figura di fronte a loro. Andrej e Alex frenarono scivolando mentre Felix, Luke, Kate e Joseph inchiodarono all’istante. La paura li immobilizzò. I ragazzi si trovarono a fissare Slender Man terrorizzati. Fu Joseph a rompere il silenzio. << NON GUARDATELO!!! >> Urlò. Fu come il campanello di una sveglia. Si destarono tutti dai loro pensieri e si coprirono gli occhi. Tutti tranne Kate, che rimase a fissare terrorizzata Slender Man. Sentiva come una forza che la tirava, qualcosa che le diceva di andare avanti. Piano piano si mise a camminare verso Slender Man. Era come ipnotizzata, rapita dall’immagine di Slender Man. Gli altri sentivano l’impulso di alzare lo sguardo, di vedere cosa stesse succedendo, ma non lo fecero. Fu Joseph ad accorgersi di quello che Kate stava facendo. Senza pensarci si lanciò verso di lei e urlò il suo nome coprendole gli occhi con le mani. Le cadde addosso. Lei gridò nello stesso momento in cui lui le fu caduto addosso e si dimenò, ma Joseph si rifiutò di lasciarla andare. All’improvviso si accorsero che la videocamera di Alex stava emettendo un fastidiosissimo suono distorto, e tutto a un tratto si fermò. Rimase solo il silenzio. All’inizio nessuno volle osare ad aprire gli occhi, ma sentendo la pressione dell’ignoto aumentare, i ragazzi finirono per aprire prima uno, poi l’altro occhio, scoprendo di essere rimasti soli… << Siamo… Salvi? >> Chiese Luke guardandosi intorno. Joseph, lentamente, tolse le proprie mani dagli occhi di Kate. Quando la ragazza si accorse di essere sotto al ragazzo, si dimenò scalciando e spingendolo via. Lo guardò terrorizzata. << Che cosa è successo? >> Chiese. << Perché… Perché eri… >> Joseph cercò di calmarla. << Va tutto bene, Kate. Non ti ha preso. >> Le disse con una mano aperta e alzata per calmarla. Kate sembrò perdersi per un attimo. Si mise a piangere subito dopo aver capito di essere stata ipnotizzata da Slender Man. << Stavo per consegnarmi a lui di mia volontà… >> << Non dirlo neanche per sogno, Kate! >> La ammonì Joseph. << Era lui che ti stava obbligando… >> Cercò di consolarla. La ragazza non sembrò calmarsi. Joseph rivolse uno sguardo serio agli altri. << Dobbiamo continuare. >> Aiutò Kate a rialzarsi e furono di nuovo in marcia. Mentre camminavano Kate si avvicinò a Joseph timorosa e lo ringraziò per averla salvata. << Ho detto che avrei fatto di tutto per tenervi salvi. >> Rispose noncurante Joseph. << Non devi ringraziarmi. >> Aggiunse continuando a camminare. Kate rimase perplessa dalle sue parole. Tornati nella camera da letto, i ragazzi trovarono una sorpresa; qualcosa di inquietante. Era tutto in disordine. Il letto era stato sfondato, le coperte erano sparse per la stanza e l’armadio rotto era stato bucato da dentro, ed era rovesciato per terra. La cassapanca era aperta, mostrandocosì di contenere dei giocattoli. Ecco dove erano andate a finire le cose del bambino… L’unica cosa rimasta intatta era la scrivania sotto la finestra, ancora aperta, su cui era poggiato un foglio di carta. I ragazzi sentirono un brivido lungo la schiena non appena videro la pagina. Joseph, dopo un attimo di esitazione, la afferrò con decisione, scoprendo solo un foglio bianco… << E’ vuota… >> Disse mostrando la carta alla videocamera di Alex. << Ma per il resto? >> Chiese intimorito Felix. Joseph si guardò intorno. << Non m’interessa. Muoviamoci ad andarcene da qui! >> Rispose dirigendosi verso le coperte sparse per terra. Mentre annodavano i lenzuoli e le tovaglie che avevano trovato in giro per la casa, alcuni di loro si chiedevano se sarebbero riusciti ad andarsene a quel modo. << Se non basta, potremmo provare a buttare il materasso di sotto, usandolo per ammortizzare la caduta… >> Rimuginò Andrej. << Ma non riusciremmo a farlo passare attraverso la finestra… >> Rispose Felix guardando prima il materasso scoperto e poi la finestra aperta. << E’ troppo piccola. >> Concluse girandosi. << Un’alternativa sarebbe rompere una delle finestre al pianterreno… >> Consigliò Luke. << Ma quelle finestre sono troppo pesanti e robuste. Ci finirebbero addosso. >> Obiettò Alex, che intanto continuava a filmare. Joseph e Kate stavano intrecciando le lenzuola per ottenere una corda. Stavano cercando di stringerle il più saldamente possibile senza però prendere troppo spazio, lasciandole più lunghe possibile. << Finito! >> Esclamò Kate guardando soddisfatta l’ultimo nodo. << Ottimo lavoro. >> Si complimentò Alex. << Ora cosa facciamo? >> I ragazzi si guardarono per qualche istante. << La dobbiamo provare. Leghiamola a una gamba della scrivania sotto la finestra e uno di noi si calerà per primo. >> Disse Joseph in tono autoritario. Sembrava una buona idea, ma nessuno volle provare per primo. Se la corda si fosse spezzata o uno di loro avesse lasciato la presa si sarebbero schiantati al suolo, e quelli che erano ancora dentro non sarebbero potuti scendere. Nessuno però osò chiedere chi sarebbe andato. Alla fine, con sguardo paziente e sbuffando, Joseph disse:<< Ci vado io. >> Nessuna obiezione da parte dei suoi amici. Dopo aver legato la corda, Joseph salì sulla scrivania e controllò per l’ennesima volta la finestra. Non sarebbe stato per niente divertente, se quella cosa gli fosse caduta addosso; gli metteva ansia. Mise una gamba fuori e poi l’altra, fino a restare seduto sul bordo. Si aggrappò alla corda di lenzuola e cominciò a scendere. Aveva già visto dalla finestra quanto scendesse la corda, ma voleva accertarlo con i suoi occhi. Eseguì l’operazione con lentezza ma con agilità, nonostante la chitarra che si ostinava a portare dietro la schiena. Il ragazzo scese di circa cinque metri. Restavano quindi dieci metri circa. Maledizione!Pensò guardando giù. Alzò lo sguardo e vide i suoi amici osservarlo dall’alto. << Da qui non posso fare niente! >> Disse ad alta voce. << La nostra unica speranza è il materasso! >> Vide già dello sconforto negli occhi di alcuni di loro. Il materasso non sarebbe mai passato dalla finestra, ma dovevano provarci. Una volta tornato su, Joseph controllò di nuovo la finestra prima di passarci di sotto e rientrò nella stanza. Stava poggiando i piedi a terra e aveva appena ritirato la testa dentro la stanza, quando la finestra di colpo si abbassò, chiudendogli la mano sinistra ancora sul davanzale. Il ragazzo lanciò un urlo di dolore e terrore. Aveva visto la finestra chiudersi proprio di fronte ai suoi occhi, e sarebbe morto, se non si fosse mosso in fretta. Tentò di tirare in dentro la mano, ma capì che era bloccata. Alex e Andrej accorsero in suo aiuto tentando di tirare su la finestra, mentre Kate, Luke e Felix assistevano terrorizzati alla scena. C’era del sangue sulla vernice bianca della finestra, e la mano di Joseph bruciava come se accerchiata dalle fiamme. Cercò di trattenere le urla, ma non riuscì nel suo intento, lanciando un altro urlo e facendo preoccupare i ragazzi accanto a lui. << Merda…! Riproviamo! >> Urlò Alex afferrando la finestra. Andrej annuì e insieme cominciarono a mettere forza, cercando di alzare la finestra. Joseph aspettava il momento opportuno per tirare via la mano; sapeva che se avesse solo tirato avrebbe solo peggiorato le cose. Sentì la pressione della finestra diminuire e cercò di farlo sapere ai ragazzi. A un certo punto si unirono Luke e Felix, e cominciarono a forzare la finestra. Erano tutti lì ad urlare e a sbuffare come dei tori, ma la finestra non si sollevava. Felix abbandonò il gruppo per correre a prendere qualcosa con cui fare leva. C’era un’asse abbastanza grossa da poter resistere alla forza a terra. Doveva essere stata staccata dall’armadio. Con un urlo, il ragazzo infilò l’asse di legno nello spazio tra la finestra e il davanzale, facendo leva. Come Joseph sentì abbastanza spazio tra la mano e la finestra, tirò con tutte le forze senza timore. Il ragazzo cadde con la schiena ai piedi di Kate, sdraiandosi sulla sua chitarra, che produsse un forte suono che rimbombò, data la forza che aveva impiegato per tirare, molto superiore al necessario, e lei indietreggio spaventata quando lo vide cadere così. Se Felix non avesse guardato, i ragazzi avrebbero continuato a tirare, senza accorgersi che Joseph si era liberato. << Fermi, fermi! >> Urlò Felix cercando di sovrastare le voci dei suoi amici. << Ce l’ha fatta! >> Gridò Kate facendoli fermare di botto. Si abbassò su di lui. << Come ti sentì? >> Chiese preoccupata. Joseph continuava a tenersi la mano sinistra con l’altra mano continuando a lamentarsi. << Da schifo! >> Spiegò stringendo i denti il ragazzo. Kate cercò di spostargli la mano per vedere meglio la ferita, ma lui la ritrasse e cercò invece di nasconderla, girandosi a pancia in giù. C’era del sangue; molto sangue. Il panico si impadronì dei ragazzi, che non sapendo cosa fare, rimasero a guardare atterriti il corpo di Joseph che si contorceva. Alla fine il ragazzo si decise ad alzarsi, e continuando a tenersi la mano, si diresse verso la finestra. Strappò un lembo dei lenzuoli che avevano annodato e se lo legò attorno alla mano ferita. In pochi istanti quella stoffa si impregnò del suo sangue, ma almeno riuscì a fermare l’emorragia. Rimase a guardare la mano per alcuni secondi. Gli altri dietro di lui aspettavano che dicesse qualcosa. Sospirò. << Forse non potrò suonare la chitarra per un po’… >> Disse voltandosi senza dare peso alla cosa. In realtà si sentiva a pezzi. << Direi che la finestra non è una buona idea… >> Mormorò Alex. Joseph si voltò contrariato. << No! Possiamo ancora farcela! >> Andò verso il letto. << Abbiamo bisogno di questo materasso per poter atterrare sul morbido. >> << Joseph, non passerà mai di là… >> Mormorò Kate. << Ci dobbiamo provare! >> Ribatté quello cercando di prendere il materasso e di tirarlo via. Ritrasse la mano non appena sentì un dolore lancinante. Si strinse la mano ferita guardandola con rammarico. Pulsava e bruciava intensamente. Una mano gli si posò sulla spalla. Era Kate. << Lascia perdere… >> Disse. << Troveremo un altro modo. >> Joseph era contrario all’idea. << Non ne avremo il tempo… >> Disse. << Se arriverà quel mostro un’altra volta potrebbe essere la fine per noi. >> << Ehi! Perché sei così pessimista, adesso? >> Chiese in tono provocatorio Luke. << Non eri tu quello che diceva che avrebbe fatto di tutto per non far morire nessun altro? >> Joseph gli rivolse uno sguardo sofferente. << In ogni caso direi di provare a far passare il materasso per la finestra. A questo punto, vale qualunque cosa… >> Disse seccato il ragazzo. Nessuno lo interdisse. Così Alex, Andrej, Luke e Felix si misero a spingere il materasso verso la finestra, e quando lo sollevarono cercarono di farlo passare per la finestra, che improvvisamente sembrava molto più piccola. Non c’era modo di farlo passare per di là; avrebbero dovuto abbandonare l’idea di calarsi dalla finestra… << Ma è davvero così corta? >> Chiese Luke. << Forse possiamo provare a saltare. >> << Forse dovresti pensare a cosa dici, prima di sparare stronzate! >> Gli rispose infuriato Joseph. Non seppe spiegarsi esattamente il motivo della sua reazione, come nessun altro nella stanza. Aveva perso una mano – probabilmente – per controllare quella cosa, era ovvio che fosse infastidito. Cercò comunque di recuperare il suo tono. << Voglio solo dire che è inutile tentare: ci saranno dieci metri da lì a terra! >> << Posso tentare a fare un salto! >> Rispose Luke, che dopo la reazione di Joseph era diventato più determinato di prima. << Senti; ho già provato io, ed è finita che mi sono frantumato una mano… >> Disse Joseph alzando la mano sinistra legata con la stoffa sporca di sangue. << Non ci serve testare di nuovo la resistenza del fermo della finestra. >> Disse in tono seccato. Luke non ascoltava. Si diresse verso la finestra. << Sono io che decido se posso saltare o no. >> Disse aprendo la finestra con più facilità della prima volta. Adesso era più libera. Salì sulla scrivania e mise una gamba fuori. << Aspettatemi qui! >> Disse calandosi giù. << Idiota…! >> Disse tra i denti Joseph guardando da un’altra parte. All’improvviso si sentì strano e cominciò a sentire un ronzio nelle orecchie. Preso dal panico andò da Alex e gli prese la mano con la videocamera, puntandola verso la porta. Le immagini e i suoni cominciarono a distorcersi, e il panico si impadronì dei ragazzi. << E’ qui…! E’ dietro la porta! >> Boccheggiò Alex paralizzato. Andrej si affacciò alla finestra e gridò a Luke. << Muoviti Luke, dobbiamo andarcene da qui! >> Ma il ragazzo non capì, e rispose calmo. << Se non riusciste a scendere tutti, potrei andare a chiamare aiuto una volta a terra. >> Andrej cercò di fargli capire il problema, ma fu inutile. La situazione nella stanza si stava facendo complicata. Erano tutti paralizzati dalla paura, nel timore di sbagliare qualcosa. << E ora… Che facciamo? >> Chiese Felix. << Se non lo guardiamo si sposta, e se lo guardiamo impazziamo… >> Joseph gli intimò di fare silenzio soffiando tra i denti. Rimase immobile a fissare la porta. Alex era accanto a lui, e la videocamera era puntata verso la porta. Il suono distorto era continuo e sempre uguale, ma dopo alcuni minuti cominciò a scemare, facendo pensare ai ragazzi di essere in salvo. Qualcuno cercò di tirare un sospiro di sollievo, ma erano tutti troppo tesi. << Torna su, coglione! Il mostro sta tornando! >> Urlò Andrej esasperato, suscitando il panico in Luke. << Che cosa? >> Gridò quello. Andrej ringhiò stufo e si voltò, scoprendo che nella stanza non c’erano solo loro ragazzi, ma anche Slender Man, che se n’era stato dietro di lui, e ora lo guardava con la testa reclinata in basso. Non riuscì a dire niente. Per fortuna qualcuno si girò e vide l’enorme mostro alle spalle dei ragazzi. Kate urlò facendo girare tutti gli altri e svegliando Andrej dallo stato di confusione che gli aveva causato la paura. Il suono proveniente della videocamera di Alex chiarì ogni domanda dei presenti. Con uno scatto, il ragazzo girò intorno a Slender Man e si ritrovò assieme ai suoi amici, ma dall’altro lato c’era ancora Luke, fuori dalla finestra, e stava risalendo. << Che facciamo? >> Chiese Alex. << NON GUARDATE! >> Urlò Joseph, senza però riuscire a chiudere gli occhi. Nessuno ce la fece. In ogni caso, Slender Man era ancora girato verso la finestra. Non si era mosso da lì. All’improvviso spuntò Luke dal davanzale e vide di fronte a sé l’enorme sagoma del mostro. Lanciò un urlo terrorizzato; era in trappola. Solo in quel momento Joseph si ricordò di aver strappato della stoffa dalle lenzuola, rendendo così la corda meno resistente, e solo in quel momento vide che lo strappo che aveva fatto lui poco prima era diventato un grosso squarcio allargatosi con il peso di Luke  a tenderlo, e che i due pezzi del lenzuolo erano uniti da un piccolissimo pezzo di stoffa. << LUKE!!! >> Urlò Joseph. Voleva avvertirlo che la corda non avrebbe retto ancora per molto, ma non ebbe il tempo di dirglielo. Con un suono di strappo, l’ultimo lembo di stoffa si staccò dalla base, e Luke si sentì all’improvviso precipitare. Un lungo urlo fu l’ultimo suono che uscì dalla gola di Luke. Ma non era ancora finito. Il ragazzo si sentì sollevare prima di potersi schiantare e scoprì con orrore di essere stato afferrato da un tentacolo dello Slender Man. Urlò ancora più forte. I ragazzi alle spalle del mostro seguivano la scena con occhi spalancati. Dalla videocamera si sentì un suono di distorsione molto più forte di prima. Da lì riuscivano a vedere il viso di Luke. Aveva la bocca spalancata e urlava a squarciagola; gli occhi aperti fissi sul viso vuoto di Slender Man mostravano l’orrore che stava provando il ragazzo. Nessuno di loro seppe cosa avesse visto Luke, e nessuno di loro avrebbe mai voluto saperlo. Quando poi sembrò che l’anima di Luke fosse svanita, che il suo cervello non riuscisse più a sopportare tutto quello, Slender Man svanì, facendo smettere all’improvviso i suoni della videocamera, ma non le urla di Luke, che tornò a precipitare, fino a schiantarsi contro il suolo, provocando un rumore raccapricciante che fece digrignare i denti ai ragazzi. In quel momento Felix si accorse di non aver respirato da quando era apparso Slender Man. Tirò un grande sospiro abbattuto e guardò indeciso i suoi amici. Joseph corse alla finestra e guardò giù. Quando ritrasse la testa da fuori afferrò la finestra con le mani, ignorando il dolore a quella ferita, e la chiuse con furia facendola sbattere, cercando di scaricare in qualche modo la rabbia che aveva in corpo. << Merda…! >> Imprecò a bassa voce. Gli altri lo fissavano abbattuti. Non ce l’aveva fatta. Luke Scott era morto. Tenendo lo sguardo basso, Joseph notò il foglio che era rimasto sulla scrivania. Prima era bianco; adesso c’era un disegno e una scritta. C’era disegnata la fiancata della villa – intuì lui – con la finestra da cui scendeva una corda che finiva in uno strappo. 

E’ PERICOLOSO GIOCARE VICINO ALLE FINESTRE

Joseph gettò il foglio a terra in un moto di rabbia e quello raggiunse i piedi di Alex, che filmò l’immagine. Gli stati d’animo degli altri erano tutti uguali: terrore, spavento, timore… In qualunque modo si chiamassero le emozioni che ognuno di loro stava provando, erano tutte la stessa cosa. << Moriremo qui? >> Chiese Felix in tono cupo. Joseph teneva lo sguardo basso. Stava ancora fissando il foglio che aveva gettato a terra. Alzò lo sguardo deciso e rispose:<< No. >> Detto questo si mise in marcia diretto verso la porta. Il ragazzo chiuse la porta alle sue spalle. Per quanto fossero esausti, gli altri lo seguirono in fretta. Nessuno voleva restare indietro, e Joseph non sembrava in vena di aspettare nessuno. Quando Alex, Kate, Felix e Andrej furono usciti dalla stanza da letto, trovarono Joseph in mezzo al corridoio con in mano il cellulare. Lo sentirono imprecare e lo videro gettare a terra il telefono con rabbia, dopo avergli dato alcune botte con una mano. Quello si spaccò in molti pezzi quando si scontrò col pavimento. << Non c’è campo… >> Spiegò avvicinandosi a loro. Alla sua dichiarazione, sia Kate che Alex furono presi dal desiderio di controllare di persona, ed estrassero i loro telefoni. << E’ vero. >> Commentò Alex guardando il suo telefono con disappunto e inquadrando lo schermo con la telecamera. Joseph aspettò che ebbero messo i telefoni a posto. << Questo posto è immenso. >> Disse seccato. << La linea telefonica non riesce ad arrivare dentro le stanze della casa. >> << Forse possiamo provare a trovarla in un’altra stanza. >> Propose Andrej. Felix continuò la sua frase insicuro. << Magari la torre ha più segnale? >> I presenti si scambiarono diversi sguardi, tra l’indeciso, il preoccupato e l’indifferente. << Potremmo provare ad andare là sopra e chiamare i soccorsi. >> << Se ci sarà campo. >> Disse disfattista Joseph. << Non credo che i poteri di Slender Man si limitino a interferire con le videocamere… >> Disse indicando la videocamera di Alex. Gli altri si guardarono confusi. << Vuoi dire che i nostri telefoni non funzionano per colpa sua? >> Chiese Kate. << Non è da escludere. >> Fu la risposta calma di Joseph. Felix guardò in faccia tutti quanti. << Quindi… Che cosa facciamo? >> Chiese infine. Joseph si mise le mani in tasca e strinse le spalle. Aspettò un po’ prima di rispondere. <> Disse mettendosi a camminare. Erano rimasti in cinque: Alex, Joseph, Kate, Andrej e Felix. Larry, William e Luke erano morti. Quella non era più una serata tra amici, né una prova di coraggio. Come aveva detto la prima pagina, era un gioco. Un gioco che costava la vita. E dall’esito di quel gioco dipendeva il resto delle loro vite. Se fossero riusciti a uscire da lì avrebbero passato la vita a rimpiangere i loro amici morti, ma avrebbero apprezzato ancora di più le loro vite. Se fossero morti lì, nessuno avrebbe mai saputo cosa era realmente successo quella notte. Alcuni di loro avrebbero voluto credere che si trattasse di un sogno, altri avrebbero voluto che quella notte passasse subito, altri ancora avrebbero voluto porre la parola fine a quel “gioco”. << Dovremmo parlare di quelle pagine… >> Disse Felix. << Cosa c’è da dire? Sono fogli di carta con scritte fatte apposta per metterci paura e renderci più impulsivi e irragionevoli! >> Rispose scontroso Joseph. Felix mormorò qualcosa. << Non credo… Avete visto tutti cosa dicevano. Sembra che ci stia dando dei consigli. >> Rispose guardandosi intorno. << Se è vero che vuole fare un gioco, forse ci sta aiutando a vincere. >> << Che stupidaggine! >> Disse Joseph senza nemmeno voltarsi verso l’amico. << Ci prende in giro. Vuole riderci in faccia e guardarci soffrire prima di ucciderci brutalmente. >> Si sfogò Joseph alzando sempre di più la voce. << E’ un mostro. >> << Come può vedere tutto questo come un gioco? >> Chiese incredulo Andrej. << Forse ha una visione diversa dalla nostra… Magari per lui è normale cadere da quindici metri di altezza… >> Ipotizzò Ironico Alex. Joseph si voltò adirato. << Ma vi sentite? >> Chiese furioso. << State dicendo idiozie! State cercando di trovare una spiegazione logica a ciò che non lo è! >> Si avvicinò a loro. << Slender Man è una creatura priva della ragione che caratterizza noi umani; è un mostro senza cuore e senza anima che non dovrebbe esistere. Uccide e basta! >> Tutto quanto sembrava metterlo in uno strano stato d’animo. Era abituato a trovare una spiegazione in tutto, ma quello era semplicemente troppo… << Sei stressato, Joseph… Come tutti noi. >> Disse Kate a voce bassa. Joseph le rivolse uno sguardo infuriato. << Stressato? >> Balbettò isterico. << Non potrei essere più calmo! >> Esclamò. << Io non sono spaventato da quel mostro, non ho paura di affrontarlo! >> Si avvicinò a Kate. << Sono i vostri inutili discorsi che mi stressano! Non si può ragionare con quell’essere, nessuno può farlo! E dato che già tre nostri amici sono stati uccisi da quell’abominio, io eviterei di fare questi discorsi! >> Kate era rimasta male dalla reazione di Joseph; lo sapeva bene anche lei che i loro amici erano morti. Lei aveva scoperto il corpo senza vita di William nel bagno ed era stata scioccata da quella visione. Avrebbe voluto piangere, avrebbe voluto urlare in faccia a Joseph e dirgli che era lui il mostro, lì; così insensibile e codardo, ma si limitò a fissarlo con occhi delusi fino a che il ragazzo non ebbe distolto lo sguardo; ma lui non lo fece, e continuarono a guardarsi per alcuni minuti. Fu un suono lontano a distogliere i loro sguardi e le loro menti; un suono che avevano seguito prima: quello di un grosso tamburo che veniva percosso lontano da lì, lentamente e sempre con lo stesso ritmo. Si guardarono intorno. << Sta tornando… >> Mormorò Alex. << Merda…! >> Scandì Joseph sul posto di scoppiare. Felix si avvicinò ad Alex. << Da dove viene? >> Chiese cercando di guardare nella videocamera. Alex si mise a cercare in giro, ma non arrivò nessun suono dal corridoio né dai muri o dalle finestre. << Strano… >> Mormorò Alex. << Non sembra essere da nessuna parte. >> Kate fece qualche passo nel corridoio. << Meglio così… >> Disse la ragazza. Si voltò verso gli altri. << Posso sopportare un semplice tamburo del cazzo! >> Anche lei era sul punto di scoppiare; quella frase era un modo per liberarsi di qualcosa, e nella sua voce molti notarono uno strano tono spezzato. Alex stava inquadrando Kate in quel momento. Tutto ad un tratto la sua videocamera emise un fortissimo suono di distorsione e i ragazzi videro alle spalle di lei l’enorme sagoma di Slender Man. << KATE! >> Urlò Joseph. << Non ti voltare! >> Naturalmente, in una situazione come quella, una persona non poteva che fare una cosa. E così Kate si voltò, ritrovandosi davanti agli occhi il gigantesco Slender Man. Kate urlò terrorizzata. Non molto lontano da lei c’era Andrej, e poi c’erano Felix, Joseph e Alex, ma più distanti. << Andrej! >> Chiamò Joseph. << Portala via di lì! >> Il ragazzo dal nome Russo fece girare lo sguardo smarrito da Joseph a Kate. Era terrorizzato, più di quanto fosse Kate in quel momento. Ed ecco che fece un’azione che disgustò i suoi amici: scappò. Si mise a correre verso Slender Man e Kate, ma li evitò e continuò a correre via da loro. << ANDREJ! >> Urlò Joseph infuriato. << Bastardo…! >> Non aveva tempo per imprecare; decise di correre lui incontro a Slender Man per salvare Kate. Non l’avrebbe lasciata morire così! La afferrò per le spalle e la tirò a sé. La ragazza stava guardando Slender Man con occhi fissi e vuoti. Sembrava ipnotizzata e le sue gambe non volevano muoversi. Joseph lanciò un urlo di rabbia e la tirò via ignorando il dolore alla mano sinistra. Si mise Kate in spalla e raggiunse i suoi amici. Gli disse di scappare, e quelli non se lo fecero ripetere una seconda volta, e gli andarono dietro. Erano scappati un’altra volta allo Slender Man, ma questa volta erano stati divisi. Dopo aver girato un paio di angoli, i ragazzi si fermarono a riprendere fiato. << Andrej… >> Mormorò qualcuno. << Dov’è finito? >> << Chissenefrega! >> Esclamò irritato Joseph cercando di riprendere fiato. << Se lo rivedo gli spacco la faccia! Quel bastardo… >> << Hai controllato se sta bene? >> Chiese Felix riferendosi a Kate. Joseph aveva ancora Kate sulla spalla e seduto a terra con la schiena al muro non doveva essere la posizione più comoda per lei… << Non la sento respirare… >> Rispose incerto. Joseph la fece sdraiare a terra. Kate aveva gli occhi spalancati e la bocca aperta in un’espressione di sgomento. Sembrava avere ancora Slender Man davanti agli occhi. << Kate! >> La chiamò Joseph. << Kate! >> La schiaffeggiò sulle guance cercando di farla rinvenire. Spinse le mani sul suo petto, ignorante su come fare un massaggio cardiaco… Sembrava morta. Ad un tratto, la ragazza respirò a fondo e sbatté le palpebre. Joseph si concesse un mezzo sorriso di gratitudine mentre gli altri assistevano strabiliati alla ripresa inspiegata della ragazza. Kate si guardò intorno confusa e poi vide Joseph che la guardava sorridente. Lo esaminò da capo a piedi e poi disse:<< Mi sei di nuovo addosso! >> Lui non capì; quando Kate lo ebbe spinto con forza capì di averla irritata di nuovo, e trattenne un’altra sfuriata. << Dov’è Andrej? >> Chiese Kate allarmata. Joseph sbuffò. << Non mi va di parlarne. >> Disse guardando da un’altra parte. La ragazza rivolse uno sguardo interrogativo agli altri, ma quelli non risposero. << Forse dovremmo muoverci… >> Disse Felix. Erano rimasti in quattro. Larry e William erano morti; Luke era caduto dalla finestra e Andrej era scomparso. Mentre camminavano Kate si teneva vicina a Joseph; il ragazzo sembrava non farci caso, ma gli altri notarono i suoi movimenti. Forse Kate aveva visto in Joseph qualcosa di diverso dal solito; forse voleva solo stare vicina a quello più forte, più coraggioso, o forse si sentiva in debito… Joseph era in testa al gruppo. Si fermò quando sentì dei passi e dell’ansimare. << Fermi. >> Disse. Nessuno si mosse. Dietro a un angolo comparve Andrej; il viso pallido e lo sguardo terrorizzato. Respirava a fatica e continuava a correre. Aveva fatto il giro della villa ed era arrivato dove c’erano loro. Sembrò non vederli finché non gli fu davanti. Si fermò all’improvviso e spalancò gli occhi. Come vide Kate e Joseph sembrò vedere un fantasma. << Andrej. >> Disse Joseph pieno di rabbia ma con tono calmo. Kate girò lo sguardo da lui all’altro ragazzo. << Ciao… >> Disse perso Andrej. Joseph fece alcuni passi verso di lui. << Sei un vigliacco…! >> Cominciò a dire. Andrej indietreggiò urlando. << Non mi toccare! >> Lo supplicò facendo un salto indietro. << HAI LASCIATO KATE A MORIRE! >> Urlò Joseph. Kate non capì. Il ragazzo si avvicinò di più. << Eri il più vicino e avresti potuto salvarla, invece sei scappato, abbandonando lei e tutti noi, pezzo di merda! >> Andrej si mise in ginocchio e alzò le mani in segno di difesa. << Ti prego, non mi fare del male! >> Lo supplicò piagnucolante. << “Non mi fare del male?” “NON MI FARE DEL MALE?!” >> Gridò Joseph fuori di sé. << Kate stava per morire, e tu mi chiedi di non farti del male! >> Andrej trovò il coraggio di rispondere e si rialzò in piedi. << Ho avuto paura, Joseph! Non tutti siamo come te: insensibili e senza paura! Quando ho visto Slender Man così vicino ho sentito che sarei potuto morire, e sono scappato! >> Joseph spalancò gli occhi incredulo. << E poi vedo che l’avete salvata anche senza di me, quindi… >> Joseph lo afferrò per il colletto con la mano sana. Lo guardò con odio e scandì qualcosa che solo lui e Andrej poterono sentire. << Se non ti uccide Slender Man, ci penserò io a te! >> Lo lasciò andare e si avvicinò agli altri. Non ebbero il tempo di respirare, che la videocamera di Alex si mise ad emettere suoni. << Oh, no… >> Mormorò il proprietario della videocamera. Puntò la macchina verso il fondo del corridoio e lo vide in un angolo, nell’ombra. Slender Man arrivava. << E’ lì dietro l’angolo. >> Disse Andrej guardandolo con la coda dell’occhio. << Che facciamo? >> Chiese Felix perso. Joseph non rispose. << Joseph, ti prego, di’ qualcosa! >> Lo supplicò Kate. Joseph continuava a fissare la figura nel corridoio. << Guardiamolo. >> Disse alla fine. << So che fino ad ora non abbiamo fatto altro che girarci a non guardarlo, ma dovremmo provare a fissarlo intensamente. >> Spiegò. Nessuno capì la sua idea. << Sto dicendo che se lui si muove solo quando qualcuno non lo guarda, allora forse succederà qualcosa, continuando a guardarlo! >> Alcuni di loro si rivolsero sguardi speranzosi. Joseph sorrise e fissò intensamente la figura di Slender Man in fondo al corridoio. Kate era pochi passi dietro di lui e si sforzava di non distogliere lo sguardo. Alex teneva la videocamera vicino al viso, senza perdere di vista Slender Man sia con i suoi occhi che con la videocamera. Felix era accanto a lui. Oltre alla videocamera si sentiva solo il suono dei passi lenti ma secchi di Andrej, che per codardia, pensò Joseph, stava indietreggiando a poco a poco, fino ad arrivare in fondo al gruppo, dietro a Felix. Se Slender Man avrebbe fatto qualche mossa inaspettata, lui non sarebbe stato il primo a subirne le conseguenze. Aveva ancora intenzione di fuggire, pensò Joseph. Passarono dei lunghissimi minuti, prima che succedesse qualcosa. Durante quei lunghissimi minuti, gli occhi dei cinque ragazzi rimasero puntati sulla sagoma confusa di Slender Man. Alcuni di loro sentirono un ronzio sempre più insistente, e altri accusarono dei malditesta a causa della prolungata osservazione dell’essere, ma nessuno mollò, per non deludere nessuno. All’improvviso, quando la vista cominciava a offuscarsi e gli sguardi si distoglievano da soli, Slender Man scomparve. Joseph fu sorpreso che quell’idea avesse funzionato. Tirò un sospiro di sollievo, come sentì fare agli altri. << Sembra che abbia funzionato… >> Disse. << Forse era questo lo scopo del “gioco”. >> Disse girandosi. << Affrontarlo… >> Si bloccò. Spalancò gli occhi e rimase orripilato dalla visione che ebbe. In fondo al gruppo c’era Andrej; nessuno lo aveva visto, perché erano stati tutti concentrati a guardare in fondo al corridoio. Lo sguardo inquietante e vuoto e la bocca chiusa da cui scendevano alcuni rivoli di sangue. Scendeva del sangue anche dall’enorme ferita che aveva nello stomaco, dalla quale spuntava uno dei tentacoli di Slender Man. Dietro di lui lo stesso Slender Man: immobile, composto e letale. Si voltarono anche gli altri. Felix, che era il più vicino ad Andrej, saltò e lanciò un urlo per lo spavento, non appena vide l’enorme figura di Slender Man. Anche Alex e Kate, per quanto volessero mantenere il controllo, urlarono. << SCAPPATE! >> Gridò Joseph possentemente. Al suo ordine, i tre si misero a correre, e lui li seguì dopo che furono passati. Corsero a perdifiato lungo il corridoio senza nemmeno sapere se fossero inseguiti. Slender Man si era fermato, forse, ma loro continuavano a correre, perché non volevano morire. << Qui dentro! >> Urlò Alex trovando la porta per uno sgabuzzino. I quattro ragazzi superstiti vi entrarono senza esitare. Una volta dentro, Alex sbatté la porta dietro di loro. Un misto di sospiri di sollievo e ansimare si alzò nella stanzetta buia e i quattro rimasero nell’ombra per un po’. L’oscurita gli dava un senso di protezione… << Larry… William… Luke… E anche Andrej… >> Disse la voce tremante di Kate. Joseph tirò fuori l’accendino che aveva in tasca e lo accese. I visi atterriti di Kate, Alex e Felix si mostrarono ai suoi occhi. Lui non era messo meglio di loro. << Sono morti! >> Sussurrò tetro Joseph guardando Kate negli occhi. Kate rivolse a Joseph uno sguardo sofferente. Joseph si limitò ad annuire serio. In quella situazione Alex sembrò turbato più di prima. Si guardava intorno preoccupato, puntava la videocamera sui visi di tutti, cercava di decifrare le loro espressioni per capire se vi erano dei sentimenti diversi da quelli che si potevano vedere sulle loro facce. Joseph lo vide. << Stai ancora filmando? >> Chiese leggermente infastidito. Alex trasalì balbettando qualcosa e cercò di spiegare. << Pensavo che avremmo dovuto documentare tutto… >> Joseph sospirò. << Stiamo perdendo… >> Disse il ragazzo. << Stiamo perdendo il gioco. >> << Chi ti dice che è un cazzo di gioco? >> Sbottò Kate cercando di non far rumore. << Lo ha detto lui! >> Disse Joseph spingendo la testa in avanti. << E lui chi è? >> Quella domanda lasciò Joseph incerto sulla risposta. Abbassò lo sguardo sospirando. Felix si sentiva rinchiuso, dentro a quello sgabuzzino, ma non c’era altro posto dove andare; in fondo Slender Man non sarebbe riuscito ad entrare lì, o almeno era quello che speravano. Si appoggiò con la schiena al muro, e fu allora che sentì un rumore di carta stropicciata dietro di sé. Cercò di guardare dietro la sua schiena, ma non ci riuscì, e allora chiese:<< C’è qualcosa dietro di me? >> Alex controllò e vide un foglio di carta. Con timore di fare qualche cosa che non avrebbe dovuto fare, lo prese e lo avvicinò a sé. C’era un disegno di cinque ragazzi, di cui uno era lontano, e sembrava allontanarsi sempre di più dal resto del gruppo. 

NON SI LASCIANO SOLI GLI AMICI

Avrei dovuto immaginarlo… Pensò. Aveva filmato anche quello. Passò il foglio agli altri e loro lo guardarono con orrore. << Ragazzi… >> Cominciò Felix. << Che facciamo? >> << Restiamo in questo fottuto stanzino fino a domani mattina, e poi ce ne andiamo; ecco che cazzo facciamo! >> Esclamò Joseph puntando la mano sinistra verso terra, indicando che non avrebbe lasciato quell’angolo di solitudine. Kate annuì. Alex però non era della loro stessa idea. << Io penso che dovremmo tentare di andare avanti. >> Joseph lo guardò incredulo. << Avanti dove? >> Chiese isterico. << Ogni passo che facciamo ci avvicina di più alla morte! >> << Il piano che avevamo prima. >> Disse Alex. << Andiamo in cima alla torre e vediamo se c’è campo per telefonare ai soccorsi. >> << Tu sei pazzo! >> Gli ringhiò in faccia Joseph. << Ma dobbiamo provarci! >> Disse lui. << Se restiamo qui, Slender Man potrebbe aspettarci proprio fuori dalla porta, o peggio, teletrasportarsi qui! Cosa faremo se accadrà qualcosa del genere? >> Chiese Alex cercando di far ragionare l’amico. Joseph fissò il buio. << In pratica, ci giochiamo tutto… >> Disse pessimista il ragazzo. << Ma ci vuoi proprio far ammazzare, Alex? >> Chiese Kate. << Già quella di venire qui è stata una tua idea! >> Disse la ragazza aggressiva. << Ci vuoi anche far ammazzare, adesso? >> Alex la guardò triste. << Già… Hai ragione… >> Disse. Abbassò lo sguardo. Lo rialzò dopo un po’ e si diresse verso la porta. << Ci vado io, allora. >> Alex chiuse la porta dietro di sé. Sia Felix che Joseph girarono gli sguardi verso Kate. La ragazza li guardò interrogativa. << Cosa c’è? >> Chiese. Loro non dissero niente; rimasero semplicemente a fissarla. << Lo hai ferito, Kate… >> Sussurrò Joseph. << Non credere di essere l’unica ad averlo pensato… >> Kate spalancò gli occhi. Si sentì crollare il mondo addosso. << Io… Io… Mi dispiace, è che… A volte non penso proprio a quello che dico e… >> Kate si teneva la testa con una mano e la scuoteva lentamente. << E’ solo che penso che tutto questo… Dio…! Fino a poco tempo fa scherzavamo e ridevamo e adesso stiamo scappando da una creatura soprannaturale capace di ammazzarci tutti… >> Kate si abbassò poggiandosi al muro. Finì per sedersi. << E’ solo troppo. >> Joseph annuì leggermente. << Lo so. >> Disse. << E’ dura per tutti… Ma Alex si sentiva già in colpa per quello che è successo. Non serviva che glielo ricordassi. >> Kate abbassò lo sguardo e si nascose il viso tra le gambe. Joseph si rivolse a Felix. << Felix… >> Disse. Il ragazzo lo guardò impaurito. << Seguilo. Noi arriviamo tra un attimo… >> Felix annuì e uscì dallo stanzino, lasciando soli Kate e Joseph. Joseph si sedette accanto a Kate e aspettò che ritrovasse la forza per alzare lo sguardo. Quando alzò la testa aveva gli occhi rossi. << Lo so che a volte sono una vera rottura, ma non riesco proprio a fermarmi quando ho paura! Il mio cervello crea frasi offensive senza che io riesca a controllarlo. >> << E’ normale avere paura. >> Disse Joseph. << Per te è diverso… >> Disse lei. << Tu non hai mai paura… >> Joseph alzò la testa e guardò nel buio. << A dire il vero… Io ho sempre paura. >> Disse facendola smettere di singhiozzare. << Ho paura quando esco di casa, ho paura quando entro in classe, ho paura quando cammino per strada… Ho paura delle persone. Ho paura di ciò che potrebbe non piacermi, o meglio, di quelli a cui non potrei piacere. >> Si guardò la mano sinistra coperta dalla fascia sporca d sangue. Kate inspirò col naso tappato. << Non è giusto… >> Commentò in tono spezzato. << Non dovresti dar conto a ciò che si dice di te. >> Joseph non le diede molto peso, e continuò. << Ma sai di cosa ho più paura, Kate? >> Chiese continuando a guardare in alto. Kate scosse la testa. << Io ho paura di te. >> Disse avvicinandole la mano con l’accendino. << Perché mi piaci, e ho paura di non piacere a te. >> Kate non sembrò dare molto peso alla dichiarazione di Joseph. Joseph sospirò. << Voglio solo farti sapere che farò di tutto per proteggerti. Quindi non serve avere paura. >> Le spiegò. Kate sorrise asciugandosi una lacrima. Joseph le offrì aiuto per rialzarsi facendola appoggiare alla spalla e uscirono da lì. Trovarono Alex e Felix fuori dallo stanzino che aspettavano di ritrovare i due amici. Kate cercò di chiedere scusa ad Alex, ma lui le sorrise e disse che non doveva; era lui che voleva chiedere scusa a tutti loro. << E’ difficile andare avanti, soprattutto quando si sa cosa ci aspetta se sbagliamo. >> Disse Alex. << Ma dobbiamo fare un tentativo! >> << Non si vive se non si prova a morire. >> Disse cupo Joseph. Alex annuì incerto. Lui non avrebbe usato quell’espressione, ma fece capire il senso. << Allora dove si va? >> Chiese Felix in mezzo a loro due. Joseph e Alex si guardarono. << Verso la torre. >> Risposero assieme. << Dobbiamo provare a vedere se c’è campo lì in cima. >> Kate estrasse il suo telefono dalla tasca. << Possiamo provarci. >> Disse sorridendo. Erano ancora una volta nei corridoi della villa a cercare qualcosa di sconosciuto. Cercavano la salvezza, che avevano perso nello stesso momento in cui avevano lasciato le loro case. Tutto quello che volevano era andarsene da lì, non importava più che i loro amici fossero morti. Era un terribile prezzo da pagare, ma se fossero riusciti ad uscire di lì vivi, allora avrebbero accettato la morte del loro amici. Non potevano tornare indietro, ed era ovvio che non potevano perdersi nei sentimenti e nel rimorso. Joseph era duro e obiettivo; Alex aveva deciso di lasciare i dubbi a quando sarebbe passata quella notte; Felix aveva deciso di comportarsi in modo più coraggioso, nonostante il suo animo pauroso; Kate voleva svuotare la mente dai pensieri, dalle incertezze, e lasciare spazio all’aria che avrebbe dovuto svegliarla da quell’incubo. << Volevo ringraziarti… >> Disse Kate avvicinandosi a Joseph. << Per avermi salvata. >> Joseph le fece capire che non doveva preoccuparsene. << Non è niente. >> << Mi hai salvata quando sembrava che fossi ormai spacciata; io mi sono comportata male nei tuoi confronti, nonostante tu mi avessi appena salvato la vita. >> << Ho fatto quello che credevo ci avrebbe aiutato. >> Disse Joseph mantenendo un certo tono duro. Kate cominciava a pensare che Joseph fosse diverso da come si mostrava; che avesse un animo gentile e dolce, o comunque qualcosa che la avrebbe stupita. << Perché è così dannatamente morale… >> Si lamentò Felix. << Ogni pagina sembra voler dare qualche consiglio, di buona condotta, di aiuto… Ha detto di non lasciare il gruppo quando è morto William, che si era allontanato; ha detto di non abbandonare gli amici quando ha ucciso Andrej, che era scappato lasciandoci soli. E quando è morto Luke… Diceva di non giocare vicino alle finestre… >> Assunse un tono tetro e confuso allo stesso tempo. << E Luke stava facendo l’idiota con la finestra… >> Mormorò Joseph fermandosi. << Ma sei sicuro che abbiano un senso ben preciso? Qualcosa in comune? >> Felix si grattò la testa. << Non lo so… Non sono bravo nei rompicapo… >> << E Larry? >> Chiese Kate. << Larry non aveva fatto niente di male. >> Fece una pausa. << Voglio dire… Luke, Andrej e William avevano fatto delle cose stupide, forse, ma… Larry non aveva nessuna colpa. Se l’intento era quello di punire chi sbagliava… >> La sua espressione si intristì sempre di più. << Perché Larry? >> << E per primo. >> Aggiunse Alex. Joseph esitò un istante; qualcuno avrebbe dovuto dirlo. << Larry forse era… Troppo sicuro di essere indispensabile… >> Kate, Alex e Felix lo guardarono pietrificati. << Era un ragazzo buono, ma sapeva che senza di lui non avremmo aperto la finestra, come non avremmo spostato la libreria… >> Continuò. << Quella è una cosa orribile da dire, Joseph! >> Lo rimproverò Kate. Forse non era a quel modo, ma forse sì, e ora tutti loro lo pensavano. << Ma la sua pagina non dava consigli. >> Notò Joseph cercando di recuperare. Felix rigirò tra le mani le pagine che portava con sé. << Dava inizio al gioco… >> Mormorò. << Forse Larry stava esagerando con quel mobile… >> Mormorò Alex cominciando a prendere in considerazione le parole di Joseph. << Continuava a spingere… >> << Queste sono tutte stronzate! >> Esclamò Kate in tono aspro. << Non c’è un senso logico. Questi sono solo… Omicidi di uno psicopatico fatti solo per divertimento! Questo è quello che sta accadendo! >> Joseph, Alex e Felix rimasero a fissarla terrorizzati. Kate non capì perché, se non quando sentì il suono fastidioso della videocamera di Alex. Si girò e rimase faccia a faccia con Slender Man. << KATE! SCAPPA!!! >> Urlò Joseph. Questa volta Kate non si fece prendere dalle emozioni; non lasciò che Slender Man entrasse nella sua testa. Si voltò e con uno scatto felino si allontanò dall’essere, seguita dai suoi amici. << Correte! >> Gridava Alex, che durante la corsa continuava a girare la telecamera avanti e indietro, per controllare se il mostro li stesse ancora seguendo. Kate inciampò cadendo a terra e schiacciando la mano sul pavimento. Quando atterrò sentì un dolore lancinante alla spalla e all’anca. Gridò per il dolore e cercò di rialzarsi. << Kate! >> Joseph si girò e si fermò scivolando sul pavimento di legno. Anche Alex e Felix si fermarono e videro la situazione. Slender Man era vicino, anche se sembrava non spostarsi, e sarebbe arrivato presto. << Arrivo, Kate! >> Urlò Joseph. Fece un passo in avanti e sentì il piede sprofondare nel pavimento. Le assi di legno a terra erano vecchie e marce; con quel passo pesante e veloce Joseph sfondò il pavimento e cadde rimanendo bloccato. Imprecò e cercò di liberarsi, ma con una sola mano non era facile. Alex e Felix corsero ad aiutarlo, ma lui cercò di fermarli. << Non aiutate me! >> Urlò. << Andate da Kate! Posso liberarmi da solo, io! >> Fu troppo tardi. Quando i due ragazzi girarono gli sguardi, videro l’enorme figura di Slender Man dietro a Kate, che lottava per rialzarsi. La ragazza sentì qualcosa afferrarla alla caviglia. Si sentì svenire, ma invece di perdere coscienza, lanciò un grido straziante che entrò nelle orecchie a tutti e tre i ragazzi lì presenti, che rimasero leggermente storditi, senza però fare effetto sul mostro, che cominciò a tirarla dalla caviglia che aveva afferrato con un tentacolo. Kate scoppiò a piangere. << NO!!! >> Urlava piangendo. Implorava Slender Man di fermarsi e Joseph di aiutarla, ma il ragazzo non riuscì a fare niente. Era paralizzato dalla paura, nonché ancora bloccato nel pavimento. La ragazza sentiva il tentacolo del mostro che stringeva la sua caviglia, e nonostante sembrasse sottile come la carta, la stretta le fece perdere sensibilità alla zona. I ragazzi videro Kate sparire nell’ombra trascinata da Slender Man. Le urla erano costanti e opprimenti. A un certo punto si fermarono, e i ragazzi pensarono che fosse tutto finito, ma poi sentirono delle urla più forti di prima, unite questa volta a un potente suono proveniente dalla videocamera di Alex, che era rimasta puntata verso l’oscurità, e a un inquietante rumore proveniente sempre dal buio. Le urla e le distorsioni della videocamera di Alex si fermarono contemporaneamente, dopo aver raggiunto un’altezza preoccupante. Niente. Nessun altro suono provenne dal corridoio buio. Joseph, Alex e Felix erano pietrificati. Il ragazzo con la chitarra era ancora bloccato nel pavimento, e gli altri non sembravano decidersi ad aiutarlo per uscire di lì. Continuavano a fissare il buio, nel timore di vedere comparire qualcos’altro. Joseph si dimenò per uscire e riuscì a far risvegliare i due amici, che lo tirarono fuori da lì. << Kate! >> Urlò al buio lanciandosi nelle tenebre. Doveva trovarla. Non voleva credere che fosse stata uccisa. Alex e Felix cercarono di fermarlo, ma lui era troppo veloce, e non volle ascoltare le loro parole. Si fermò in mezzo al corridoio, quando capì che non l’avrebbe trovata. << Kate! >> Chiamò di nuovo a gran voce. Non ebbe nessuna risposta. Si sentì perdere d’animo. Stava per arrendersi, quando sentì cadere una goccia di qualcosa a terra, vicino a una sua scarpa. Era sangue. Alzò lo sguardo e vide il corpo di Kate attaccato al soffitto. La schiena era attraversata da tante schegge di metallo e legno che uscivano dal petto. Aveva la gola trafitta da una di esse. Gli occhi spalancati in un’espressione di orrore sembravano essere ancora vivi. Le braccia e le gambe erano attaccate al soffitto sempre dalle stesse schegge, e le uniche parti del corpo che pendevano verso il basso erano le dita e la testa, frenata però dalla scheggia nella gola. Joseph cadde in ginocchio. Sentì una goccia di sangue cadergli sulla fronte. Era morta. Stava lì, di fronte a lui, priva di vita. Katherine Parker era morta, brutalmente uccisa da un essere mostruoso e privo di ragione. Dal soffitto cadde un’altra pagina. Questa aveva disegnato sopra quattro ragazzi di cui uno aveva i capelli lunghi – quindi doveva trattarsi di Kate. Kate era girata di spalle verso gli altri ragazzi, che a loro volta le davano le spalle. Dietro al foglio c’era un’altra scritta. 

FIDARSI DEGLI AMICI E’ LA VIA GIUSTA

Volle piangere. Mentre abbassava la mano con il foglio lo raggiungevano Alex e Felix. Videro il corpo di Kate sul soffitto e le loro reazioni furono diverse, ma tutte e due silenziose. Felix si coprì la bocca con le mani e sussurrò qualcosa, mentre Alex rimase a fissare con sconforto il corpo martoriato di Kate. << E’ andata… >> Sussurrò con malinconia. Joseph alzò la mano e porse la pagina ai due amici. Loro lessero e rimasero allibiti. << La via giusta… Per cosa? >> Chiese Felix confuso. Alex non seppe che cosa rispondere. << Per vivere. >> Rispose Joseph. << Kate si fidava di noi, ma non l’abbiamo saputa aiutare. >> Si rialzò e si voltò verso di loro. << Perché non avete aiutato lei? Io potevo liberarmi da solo! Probabilmente si era anche fatta male, se non riusciva a rialzarsi più. >> Felix e Alex non seppero che rispondere. << Mi dispiace, Joseph. >> Disse Felix. << Ho avuto paura, e ho pensato che avremmo potuto farcela in tempo, ma… >> << “Ma” un cazzo! >> Lo rimproverò quello furioso. << Kate è morta, e voi avreste potuto salvarla! Ma dato che avevate troppa paura vi siete semplicemente rifiutati di provarci! >> Joseph era furioso. Avrebbe fatto a pezzi qualunque cosa gli fosse passata tra le mani, se avesse potuto. Felix si sentì pessimamente. << Mi dispiace… >> Mormorò, ma Alex lo fermò. << No. >> Disse. << Non è colpa tua, come non è mia o sua! >> Cercò di rincuorarlo, ma il suo intento era quello di centrare nel cuore di Joseph. Era stato troppo severo con Felix, voleva che gli chiedesse scusa. << Abbiamo fatto quello che pensavamo fosse giusto. Kate ha rischiato la vita già molte volte. Non volevamo che finisse così; nessuno lo voleva, e lo sai. >> Joseph gli intimò di stare zitto. Alex si rifiutò. << Hai sempre fatto il coglione, fingendo di essere chi non sei e nascondendoti dietro le decisioni degli altri. Non me ne frega se sei uno timido o se hai paura di chi ti giudica. Solo oggi hai deciso di fare qualcosa, e ora incolpi noi per non aver provato a salvare Kate, perché non ci saremmo riusciti ugualmente? >> Joseph gli urlò di stare zitto un’altra volta. << Vedi? Anche ora vuoi solo fingere che tutto non sia successo, dicendo però che ti dispiace. Che cosa farai ora? CRESCI UN PO’, IDIOTA! >> << STA’ ZITTO!!! >> L’urlo di Joseph rimbombò per il corridoio. Dopo di quello si sentì solo il respirare affannato di Joseph e Alex. Il primo fissava il buio con orrore, mentre l’altro fissava l’amico con sguardo feroce. Dopo un lungo minuto di esitazione, Joseph si girò e cominciò a camminare. << Io vado. >> Disse. << Cercate di non essermi troppo d’intralcio. >> Li aveva invitati a seguirlo, in un certo senso, ma aveva chiarito che non si sarebbe fermato ad aspettarli. Alex sbuffò e aspettò che Felix fosse sicuro di andare, per partire. << Grazie per avermi difeso… >> Mormorò Felix timido. << Non avrei saputo farlo… >> Confessò a bassa voce. << La colpa non è tua. Non è di nessuno, maledizione! >>Sbottò Alex senza distogliere lo sguardo da Joseph. << Deve capirlo. >> Il piano era sempre lo stesso. Raggiungere la torre della villa e cercare di chiamare aiuto da lì. Anche se ormai le speranze dei tre ragazzi erano poche, c’era sempre la voglia di tentare, di provare a vivere. Joseph era instabile. Sarebbe bastato poco per farlo scoppiare; era furioso con Alex e Felix perché non avevano salvato Kate, ma in un certo senso era furioso anche con sé stesso. Alex aveva deciso di cambiare atteggiamento: non sarebbe rimasto indietro ad aspettare che la situazione si aggiustasse da sola; voleva essere un leader, e lo sarebbe stato. Felix aveva paura. Aveva paura di poter essere il prossimo a morire. Aveva maledetto il momento in cui aveva accettato di andare con loro in quella vecchia villa abbandonata. Si sentiva uno stupido ad essere finito lì. In fondo, non voleva nemmeno andarci. Lo aveva fatto perché non voleva perdere i suoi amici, anche se loro gli avevano ripetuto che se non voleva, non doveva sentirsi costretto. Che errore era stato, andare lì. Joseph si fermò. Aveva sentito un suono. Il suono che avevano sentito prima, di un tamburo lento e costante. << E’ qui. >> Disse senza scomporsi. Joseph sospirò. Alex non sentiva niente, e nemmeno Felix. La videocamera non emetteva nessun suono, cosa che fece venire alcune domande ai due ragazzi. << Dove? >> Chiese Alex. Joseph si guardò intorno. << Ovunque. >> Rispose. Felix indietreggiò un po’. << Questa è la sua casa, la sua magione. Lui può fare quello che vuole. >> Dalla videocamera di Alex cominciarono a provenire dei suoni, e nelle orecchie degli altri due arrivò il battito. Ora lo sentivano, e si inquietarono. Joseph afferrò il manico della sua chitarra che teneva appesa dietro la schiena e la sollevò lentamente, fino a posizionarla di fronte a sé. << Andate avanti voi. >> Disse. << Se dobbiamo provare a vincere, allora cerchiamo di dare il massimo! >> << Che stai facendo, Joseph…? >> Chiese Alex. Joseph sorrise. << Vi sto dando tempo. >> << Non fare l’idiota e vieni via! >> La videocamera puntava verso Joseph, e proprio da lì veniva la distorsione più forte. << Se continuiamo a scappare ci prenderà tutti, prima o poi. Se invece lo trattengo, posso darvi un po’ di vantaggio! >> Spiegò voltandosi. << Ma… >> Alex non riuscì a dire altro. Lo sguardo di Joseph lo fece zittire. << Mi dispiace, ragazzi. >> Disse. Si voltò. Non disse altro. Con quello si era congedato da loro. Felix fissava Alex e Joseph con insicurezza. Alex si arrese quando vide Joseph fermo in attesa dell’arrivo di Slender Man. << Grazie amico. >> Disse il ragazzo cominciando a camminare nel buio. Felix lo seguì dopo aver esitato un istante a fissare Joseph. Il ragazzo con la chitarra rimase immobile, ascoltando i loro passi farsi sempre più deboli e lontani, come anche il suono della videocamera di Alex, finché non scomparvero del tutto. C’era solo lui immerso nell’oscurità, ma sapeva che lì vicino c’era anche Slender Man. Prima di morire voleva però suonare la sua chitarra un’ultima volta; quindi pose delicatamente il manico della chitarra sulla sua mano sinistra e fece schioccare le nocche della mano destra. Pose le dita sulle corde e suonò un accordo. L’ultimo accordo, che rimbombò nel corridoio per parecchio tempo. Sentì una presenza dietro di sé. Era tornato il battito; non si era accorto  del fatto che fosse scomparso, ma ora era tornato. Segno che Slender Man era vicino. Sentiva dolore alla testa e gli fischiavano le orecchie. Si voltò, ma non c’era niente. Allora si girò di nuovo, e questa volta poté vedere Slender Man, a una decina di metri da lui. Joseph ringhiò. << Fatti sotto, bastardo! >> Urlò caricandolo. Alex e Felix sentirono delle urla provenire dal corridoio e pensarono al peggio. Joseph aveva davvero affrontato Slender Man. Sentirono dei suoni inquietanti simili a liquidi che venivano calpestati, qualcosa che si staccava, e poi un forte rimbombo di diverse note: la chitarra di Joseph che veniva frantumata. Felix rivolse ad Alex uno sguardo preoccupato, e Alex non poté che sostenere quello sguardo con uno simile. << Dove andiamo? >> Chiese Felix. Alex non seppe che rispondergli. << Ci dovrebbero essere delle scale per quella torre… >> << Questo posto è gigantesco… >> Disse all’improvviso Alex. << Potremmo benissimo aver fatto il giro della villa un paio di volte senza accorgercene… >> << Già… >> Fece Felix. << Non abbiamo badato molto a dove andavamo, scappando da Slender Man. >> Trovarono una porta e tentarono di entrare. Era una sala da pranzo, o forse un salone… C’era un grande tavolo e alcune sedie rotte al centro della stanza. C’erano anche degli scaffali ai muri e un vecchio divano impolverato e strappato a un angolo. C’era poi una grande cesta di legno chiusa con un lucchetto. << Non proprio quello che cercavamo… >> Mormorò Alex richiudendo la porta. << Dobbiamo trovare le scale… >> Disse guardandosi intorno. << Essendo la torre stretta, credo che sarà una scala a chiocciola. >> Consigliò Felix. << Una scala normale non potrebbe passare. >> << Dove guarderesti, tu? >> Chiese Alex. Felix si guardò intorno e poi strinse le spalle. << C’è un’altra porta laggiù. >> Notò puntando un dito verso il corridoio. Si diressero verso la porta. Dietro la porta c’era un salone con un caminetto e delle poltrone sfondate di fronte ad esso. Alcune grosse librerie ai muri e una scrivania vicino a una finestra. << Niente neanche qui… >> Mormorò Alex. Stava per richiudere la porta, ma dei passi provenienti dal corridoio lo fermarono. Guardò nell’oscurità e gli sembrò che qualcuno si stesse avvicinando di corsa a loro. Spinse Felix dentro e richiuse la porta. << Che cos’è? >> Chiese Felix guardando la porta. Alex si mise di fronte ad essa e tentò di tenerla. I passi erano dietro la porta. Rallentarono e si fermarono proprio lì. Per un attimo sembrò finire tutto. Poi si sentì un colpo sul legno della porta che fece sobbalzare i due ragazzi. Alex si premeva sulla porta per evitare che venisse aperta, e dall’altro lato qualcuno stava decisamente tentando di entrare. I colpi diventavano sempre più insistenti, finché una mano non sfondò il legno e afferrò il collo di Alex. << ALEX!!! >> Urlò Felix terrorizzato. Corse verso di lui per tirarlo fuori e ci riuscì, spingendo via la mano per un istante. Alex lo ringraziò in fretta e insieme si allontanarono dalla porta. La mano di prima colpì di nuovo la porta. Entrò nel buco dove era entrata prima e cominciò a strappare il legno con le unghie. La pelle era bianca come quella di un morto e insanguinata; le unghie erano rotte e da alcune usciva del sangue ancora fresco che scendeva lungo le dita magre. Era una mano destra. A poco a poco il buco si fece più largo, e l’essere dall’altra parte della porta infilò l’altra mano. Questa mano era diversa: insanguinata anch’essa, era però fasciata da un lembo di stoffa sporco di sangue, e sotto quella stoffa ormai strappata sembrava esserci una mano quasi spiaccicata. Le dita si muovevano a malapena, ma l’essere non si fermava mai, apparentemente incapace di provare dolore. Quando la porta fu completamente sfondata, Alex e Felix videro il corpo di Joseph Price davanti a loro. La pelle bianca con alcune macchie di sangue e varie ferite ancora fresche, sembrava in via di putrefazione, a causa di tutte quelle ferite. La tempia sinistra presentava un lungo taglio che la attraversava tutta fino alla nuca. Una lunga scia di sangue scendeva da lì e arrivava alle dita della mano sinistra, immobili, fino a cadere a terra sotto forma di gocce. La pelle sul viso sembrava essere stata grattata via, e gli occhi erano rivoltati; molti dei capelli sembravano essere stati strappati o bruciati, e quelli rimasti erano schiariti e diventati secchi. Il cappotto di Jospeh era strappato e i suoi abiti erano stati tagliati come da una lama affilata, come anche la carne sotto di essi. Il braccio sinistro pendeva verso terra, come stanco. L’altro braccio era pieno di sangue secco. Nel petto c’erano numerose ferite e una gamba sembrava trascinarsi a fatica. << Joseph… >> Mormorò Alex. Stava riprendendo tutto quanto. Slender Man doveva aver preso il controllo della mente di Joseph prima che morisse, e ora era un essere incapace di provare dolore che avrebbe ucciso chiunque gli fosse capitato davanti. << E’… Vivo? >> Chiese Felix. Alex scosse la testa. Se ne stava lì di fronte a loro a guardarli con uno strano sguardo. Ogni tanto si guardava intorno e muoveva un po’ la mano sinistra, ma era immobile. Poi, come se avesse ricevuto un ordine, rizzò la schiena e fissò i due ragazzi. Con uno scatto si lanciò addosso ad Alex e cercò di graffiarlo agli occhi spalancando la bocca in un urlo silenzioso. Alex urlò e cercò di contrastare l’attacco afferrandogli i polsi. << Joseph… >> Cercò di parlare. << Non farlo! >> Sperò veramente che potesse sentirlo da quel baratro in cui era caduto, ma lui sembrò solo volerlo uccidere. << Non fare quello che ti dice! >> Lo supplicò di nuovo. << Non eri tu, quello che diceva che non si sarebbe lasciato condizionare da Slender Man? Che lo avrebbe affrontato per dimostrare di essere più forte? >> Joseph non lo stava ascoltando. Felix era lì vicino, ma era stato spinto via da Alex quando gli era saltato addosso Joseph, ed ora era pietrificato dalla paura. Alex stava per cedere. Joseph non lo ascoltava e continuava a dimenarsi per colpirlo. << TI PREGO, AMICO! >> Urlò Alex esasperato. Inaspettatamente, Joseph si fermò. Gli occhi spalancati e la bocca mezza chiusa erano segno di confusione. Si spinse indietro con la schiena, allontanandosi da Alex e rimase in ginocchio. Una voce tremante uscì dalla sua bocca. Le sue mani si avvicinarono al suo viso e senza preavviso si ficcò le dita negli occhi, premendo con le unghie. Cominciò a urlare dal dolore. Si alzò traballando e indietreggiò continuando a premere le dita. Il sangue cominciò a scorrere furiosamente dai suoi bulbi oculari. Si cacciò le dita da lì e urlò con più forza. Le dita insanguinate erano contratte e la bocca era spalancata in un urlo raccapricciante, come gli occhi, che erano annegati nel sangue. << TU NON PUOI FARMI FARE QUELLO CHE VUOI!!! >> Urlò esasperato. Alex aveva indietreggiato per mettersi al sicuro, ed era arrivato vicino a Felix, che guardava terrorizzato anche lui la scena. Joseph fece qualche passo laterale incerto, poi sempre più rapido, fino a correre, finì per schiantarsi contro il caminetto, sempre continuando a urlare. Era finita? Joseph aveva smesso di urlare e si era accasciato a terra dopo la collisione. Felix e Alex respiravano profondamente e pieni di nervosismo. << Merda… >> Ansimò Alex guardando il corpo allucinato di Joseph. Una pagina scese dal soffitto. Alex si era scordato delle pagine lasciate a ogni morte di un loro amico. La fermò con un piede, schiacciandola con forza verso il pavimento. Vide il disegno che ritraeva Slender Man: magro, alto, vestito di nero e con i tentacoli che uscivano da dietro la schiena. Accanto a lui c’era una figura più piccola dall’aspetto impotente, in confronto a lui. Sotto il disegno c’era una scritta. 

NESSUNO E’ PIU’ FORTE DI ME

Le scritte erano state calcate con forza. Sembrava arrabbiato. Felix si girò lentamente verso Alex. << Alex… >> Mormorò pieno di terrore. << Usciamo di qui… >> Alex annuì triste e si diresse verso la porta. Quando furono fuori dalla stanza, chiusero la porta e tirarono un lungo sospiro appoggiandosi al muro. << Non so per quanto ancora io possa resistere… >> Mormorò Felix. Alex guardò a terra. << Neanche io… >> << E’ come se ogni cosa accaduta in questo posto mi stesse portando sempre più in giù, fino ad arrivare sotto terra e sentirmi in trappola… >> Alex non lo seguiva. << Tutto questo non dovrebbe succedere… Nemmeno in un sogno. >> Felix lo corresse. << Un incubo. >> Alex fissò Felix con stanchezza. Annuì. << Già. Un incubo… >> Alex si spinse dal muro e respirò profondamente. << Andiamo su quella torre e andiamocene da qui… >> Disse stremato. << Andiamo via… >> Mormorò. Felix accettò e si mosse dietro di lui. Stavano dando per scontato che una volta raggiunta la torre avrebbero trovato la salvezza. Ma il dubbio cominciava a insinuarsi in loro sempre di più. Che sarebbe successo se non avesse funzionato? Se il telefonino di Alex non avesse ricevuto il segnale cosa si sarebbero inventati? Forse si sarebbero dovuti rassegnare alla morte, o lottare per la vita… Ci fu un suono inquietante che li mise in allarme. Una porta si era aperta apparentemente da sola. Alex e Felix si girarono, ed Alex rivolse la videocamera alla porta appena aperta. Era piuttosto lontana. Sembrava un invito ad entrare, ma si sarebbero dovuti fidare? << Pensi che sia un… Invito? >> Chiese Felix indeciso. Alex fissava la porta con sospetto. << Non lo so… >> Scandì. Si erano concentrati sulla porta. Saltarono dallo spavento quando alle loro spalle si aprirono tutte le porte presenti nel corridoio, che sbatterono producendo un grande frastuono. Dalle stanze uscirono dei fogli di carta trasportati da un vento innaturale. Dietro di loro, in fondo al corridoio, c’era una figura scura, e la videocamera di Alex sembrava impazzita. << CORRI! >> Gridò Alex. Erano diretti alla porta che si era aperta per prima; secondo lui aveva un ruolo preciso in tutto quello. Felix si voltò per guardare dietro di sé. << Slender Man è arrabbiato! >> Gridò. Era più vicino di prima. Ogni volta che distoglievano lo sguardo si avvicinava sempre di più. Le pagine gli sbattevano contro, impedendogli la visuale e portavano tutte messaggi minacciosi che Alex non lesse. Alex si voltò per controllare la posizione di Slender Man, ma non lo vide. La videocamera, però, continuava a emettere suoni sempre più forti, e le pagine continuavano a volare nel corridoio. Si bloccò per un istante, e Felix sembrò non condividere la sua idea di smettere di correre. Ma Alex sembrò stranamente sicuro della loro salvezza. << Non c’è più… >> Disse. Non appena concluse la frase, il pavimento sotto ai piedi di Felix crollò, e il ragazzo cercò disperatamente di aggrapparsi a un qualunque appiglio. Dal piano inferiore entrarono altre pagine. Con urla strazianti e con le lacrime agli occhi, Felix fece capire di essere stato afferrato per una gamba. Alex riuscì a vedere un tentacolo del mostro tenere stretta la gamba di Felix, e più sotto il viso vuoto di Slender Man. Cercò di tirarlo a sé prestandogli appoggio con le mani, ma la forza di Slender Man era maggiore della sua di gran lunga. << TI PREGO! TI PREGO!!! NON MI LASCIARE!!! >> Urlava Felix con l’orrore negli occhi. << Non ti lascio, Felix! Puoi giurarci!!! >> Rispondeva Alex tentando di tranquillizzarlo, ma in realtà, non sapeva cosa fare. Con la mano sinistra lo tirava dal braccio destro, mentre con la mano destra, occupata dalla telecamera, gli offriva appiglio, cercando sempre di tirarlo. Felix era così avvinghiato alla sua mano destra, mentre le sue gambe stavano sotto il pavimento e il braccio sinistro si teneva a un’asse di legno. << NON LASCIARMI! >> Gridò di nuovo Felix. Alex non rispose un’altra volta alla sua richiesta, troppo impegnato a risparmiare il fiato per trattenere l’amico. La videocamera di Alex puntava proprio sul viso di Felix, quando con uno schiocco orribile, Alex sentì la spinta di Felix sparire di colpo, ma non la stretta della sua mano sulla sua. Felix fu trascinato al piano di sotto urlante senza più l’avambraccio destro. Alex rimase a fissare orripilato la mano di Felix ancora aggrappata alla sua videocamera, mentre le urla del suo amico penetravano nelle sue orecchie raggiungendo il cervello e lesionandolo in modo irreparabilmente grave. Con uno scatto, lanciò via il braccio e cercò di rialzarsi, ma l’unica cosa che riuscì a fare fu scivolare indietro sul pavimento. Una pagina gli si posò sul viso spinta con forza da quel vento innaturale. Era sporca di sangue e le lettere erano calcate con forza e poco accurate. 

LA PAURA E’ IL MIO PiU’ GRANDE AMICO

Alex la lanciò via e si rialzò, lasciando dietro di sé le urla di Felix Arvid Ulf Kjellberg. Scappò dirigendosi verso la porta che si era aperta prima. Non sapeva se sarebbe stato il posto giusto, ma non gli importava: voleva solo allontanarsi da quel luogo. Chiuse la porta dietro di sé praticamente gettandocisi sopra. Si ritrovò in una stanzetta con una scala a chiocciola che andava verso l’alto. Sussultò vedendola e pensò di aver trovato il posto giusto. Si mise a correre sulle scale, mentre intanto la sua videocamera sembrava essere impazzita. Da quando Slender Man si era rimanifestato, non aveva più smesso di emettere quei suoni, e sullo schermo non si poteva più vedere niente, a parte tutte le strisce grigie che comparivano quando si puntava contro Slender Man. Corse a perdifiato lungo tutta la scala, sorprendendosi per non essere caduto. Si ritrovò di fronte a una piccola porta di legno. La spinse con forza, ma capì che quella stanza doveva essere stata chiusa per molto tempo. La porta scricchiolò sinistramente e scivolò con fatica. Fu ancora più difficile richiuderla, ma Alex non fece certo caso ai suoni che produsse o alla fatica che ci volle. Pensava solo a Slender Man. Non appena fu chiuso, si mise la mano in tasca e afferrò il cellulare, sperando che l’idea di Felix fosse esatta. Sperando che i suoi amici non fossero morti invano. Sperando che quel mostro non lo raggiungesse prima del tempo. Non appena vide le tacche della linea telefonica spente quasi si perse d’animo, ma provò comunque a telefonare a qualcuno. Il primo numero che si trovò davanti. Quello di suo padre. Si mise il telefono all’orecchio, mentre con la videocamera si riprendeva; il viso terrorizzato, preoccupato, rassegnato alla fine. Non sentì nessun suono provenire dal suo telefono. << No…! NO!!! >> Urlò pieno di rabbia scagliandolo a terra più lontano possibile e vedendolo andare in mille pezzi. Alex si accasciò alla parete mettendosi le mani tra i capelli. In quel momento esaminò l’ambiente della stanza: la stanzetta era vuota; non c’era nessuno tipo di mobile. Una finestra con le sbarre si affacciava sul cortile della villa, mostrando tutto quanto: gli alberi spettrali, il prato non curato, e la città, spettrale anch’essa, vista da lì. L’unica cosa che caratterizzava quella stanza, era il fatto che per il pavimento fossero disseminate decine e decine di pagine bianche con sopra dei disegni e delle scritte fatte con una matita nera. Le scritte erano storte e confuse. Alex non riuscì a comprenderle. I disegni erano invece più chiari. Molti riguardavano Slender Man, altri erano degli alberi spogli, altri ancora sembravano raffigurazioni di bambini, o persone. Altre erano incomprensibili. Tutti i fogli erano sparsi per terra, ma sembravano concentrarsi tutti da una parte: il punto in cui si era seduto lui. Cercò di riacquistare la calma; prese dei respiri profondi e impugnò la videocamera con tutte e due le mani. Rivolse lo schermo girevole verso di sé e puntò la telecamera sul suo viso. Non riusciva neanche a vedere la sua faccia nello schermo, a causa delle interferenze, ma sperò che la videocamera non fosse completamente andata. << Il mio nome è Alex Huges. >> Sentenziò lentamente pieno di nervosismo. << Sono venuto in questa villa con i miei amici per passare una notte… Diversa. Volevamo fare questa… Prova di coraggio e documentarla con la mia videocamera, ma… Ma… >> Notò che la videocamera si era sporcata di sangue; il sangue di Felix. << Tutto è andato storto… >> Disse piagnucolante abbassando la testa rassegnato. Sentì battere alla porta. Alzò lo sguardo preoccupato. << C’erano state delle storie riguardo a questo posto. >> Continuò. << Storie su una creatura soprannaturale che rapiva i bambini o li uccideva… >> Un altro colpo alla porta. << E’ stato lui ad uccidere i miei amici. Questa creatura, Slender Man… >> Alzò lo sguardo sentendo un altro colpo alla porta, e il legno di essa creparsi. << Lasciate perdere. >> Disse in fretta. << Chiunque voi siate, se trovate questa registrazione, non perdete altro tempo, uscite da questa casa! USCITE DA QUESTO MALEDETTO INFERNO!!! >> Il suono della distorsione si alzò fino a coprire la sua voce. Alzò lo sguardo e vide sopra di sé la figura dello Slender Man. Lo fissava. La telecamera gli cadde dalle mani e rotolò a poca distanza da lui. Non aveva mai prodotto un suono così forte. Lanciò un urlo disperato, mentre una pagina bianca calava davanti ai suoi occhi e decretava la sua fine. 

HO VINTO IO

*

Il poliziotto scese dall’auto. Il suo collega lo seguì e la chiuse a chiave. << Certo che dei figli così… >> Commentò Danny. Lui e Ronald erano stati mandati lì dopo che alla centrale erano arrivate le telefonate preoccupate di un gruppo di genitori della città. Dicevano che i loro figli erano spariti dalla sera prima e non erano ancora rientrati a casa. Alcuni di loro avevano indicato quella villa come possibile luogo dove avrebbero trovato i ragazzi, e loro erano andati a cercarli. << Se fossero stati figli miei, gli avrei insegnato che non si mente così a un padre e non si disobbedisce alle regole! >> Disse con tono di rimprovero Ronald. Danny ridacchiò. << Certo, tu sei un poliziotto! >> Entrarono nel cortile della villa e lo attraversarono fino alla porta. << Questo posto mi fa sempre venire i brividi… >> Disse Danny abbattuto. << Sbrighiamoci a controllare il posto, così ce ne andiamo da qui! >> Ronald diede un paio di colpi alla porta. Vedendo che non si apriva fece qualche passo indietro, mentre Danny si faceva da parte. Ronald sfondò la porta con un calcio ed entrò nella villa. Avrebbero potuto riuscire ad aprirla, forse, con un po’ di pazienza, ma Ronald aveva preferito entrare a quel modo. << Che sfacelo… >> Commentò Ronald una volta entrato nella villa. Le ragnatele, la polvere, i mobili distrutti e le pareti scrostate. << Secondo te perché sarebbero dovuti venire qua? >> Chiese Danny soffermando lo sguardo su una libreria lì accanto ancora intatta. Ronald controllò una stanza. << Le solite cazzate che si fanno da ragazzi, immagino… >> << Tu ne hai mai fatta qualcuna? >> Chiese Danny con un sorrisetto. Era più alto di Ronald, quindi si ritrovò a guardarlo con il collo piegato in avanti. Ronald gli diede un pugno sulla spalla. << Sicuro! >> Rispose ridacchiando. I due poliziotti setacciarono tutta la villa, ma non trovarono nulla. Tutto era esattamente come era stato lasciato per cinquant’anni. Non c’era nessun segno di passaggio di esseri umani. << Bé, sembra che qui non ci sia nessuno… >> Disse Danny. << Non so se esserne sollevato o preoccupato… >> Aggiunse secco. << Aspetta. >> Disse Ronald. << C’è ancora una stanza. >> Disse indicando una porta chiusa. Danny sembrò vederla in quel momento. << Oh, non l’avevo vista. Dev’essere la porta che conduce alla torre… >> << Che cosa faresti, senza di me… >> Ridacchiò Ronald avvicinandosi alla porta. << Controlliamo per essere sicuri di non aver lasciato niente. >> E aprì la porta. Ronald salì la scala a chiocciola per primo. Danny lo seguì dopo alcuni gradini. Nella scala c’era silenzio. Non si sentiva nessun suono provenire da sopra; forse questo sarebbe bastato per assicurare che lì dentro non c’era nessuno, ma era il loro dovere, e loro dovevano finire l’ispezione. E poi la curiosità aveva anche un po’ preso il sopravvento… Ronald poggiò la mano sulla maniglia della porta e attese che Danny fosse dietro di lui. Annuì piano e spinse la porta. Quella scricchiolò sinistramente e strisciò sul pavimento. Erano anni che non veniva aperta, era normale che facesse così. La stanza era piccola. Non c’era nessun tipo di mobile, e la poca luce presente lì dentro proveniva dalla finestra, da cui si riusciva a vedere tutta la città. Sorprese il fatto che per terra vi erano decine e decine di pagine con sopra delle strane scritte. Ronald le guardò con sufficienza. Non era molto di aiuto. Un po’ strano, forse. Poi alzò lo sguardo per vedere dove si concentravano le pagine. Appoggiato con la schiena al muro, raggomitolato a terra, c’era un ragazzo di tredici anni. Aveva le gambe strette al petto e chiuse tra le braccia. Si dondolava leggermente avanti e indietro con sguardo fisso e occhi spalancati. Sui bulbi oculari erano comparse tutte le venature che rendevano rossa la sclera, come se il ragazzo fosse stato sveglio tutta la notte senza mai sbattere le palpebre. Il suo viso era un ritratto di orrore, e la sua bocca si muoveva rapidamente, producendo una leggera cantilena difficile da capire. Ronald sussultò non appena lo vide. << C’è un ragazzo, qui! >> Esclamò. Scattò accanto al ragazzo e si abbassò su di lui. << Ehi! Chi sei? Che cosa ci fai qui? Sei da solo? >> Ma il ragazzo non rispose. Continuava a guardare il vuoto ripetendo parole senza senso. << Accidenti! C’è davvero un ragazzo! >> Esclamò Danny entrando nella stanza. << Come ti chiami? >> Ronald gli fece segno che era inutile fargli domande. Continuava a ignorarli. << Vedi se è uno dei ragazzi che stiamo cercando. >> Disse Ronald a Danny facendogli prendere le foto che gli erano state fornite dai genitori dei ragazzi scomparsi. Danny si mise le mani in tasca e tirò fuori alcune foto su cui si potevano vedere i visi dei ragazzi. Una cadde a terra e scivolò vicino al ragazzo. Quello la vide. Era la foto di un ragazzo di piccola statura biondo e con gli occhi azzurri. Il suo sguardo si riempì di orrore e i suoi occhi si inumidirono, ma non si mosse; rimase a fissare la fotografia finché Ronald non la ebbe raccolta. Dopo averle controllate per un po’, Danny ne prese una e la passò al collega. << Sembra essere questo. >> Disse facendogli vedere la foto. << Alex Huges. Il padre era in prima fila stamattina alla centrale… >> << Aveva i suoi buoni motivi… >> Mormorò Ronald guardando la foto. Gli occhi di Alex guizzarono da un poliziotto all’altro quando sentì il suo nome, ma tornarono al loro posto in un attimo. Danny sospirò. << Ma che diavolo è successo qui? >> Si chiese. Ronald scosse la testa. Qualcosa catturò l’attenzione di Danny, che si voltò e si piegò per raccoglierla. Era una videocamera. Era un po’ graffiata e ammaccata, e un po’ sporca, ma la batteria funzionava ancora. << Una videocamera…? >> Mormorò. Alzò la voce. << Ehi, Ronald. Vieni a vedere… >> Ronald si alzò in piedi lasciando il ragazzo e si avvicinò al collega. << Che hai trovato? >> Chiese. Danny per tutta risposta gli mostrò la videocamera che teneva in mano. Ronald la guardò un attimo. << Funziona? >> Chiese. Danny la esaminò un po’ e provò a premere il pulsante di accensione. Incredibilmente, la videocamera partì. Danny sorrise soddisfatto. C’era un video solo. Un video molto lungo. Sembrava che non fosse stata fermata mai… Danny lo fece partire. Inquadratura della villa. Una voce comincia a parlare:<< Siamo qui, alla vecchia villa abbandonata pronti a passare dentro di essa una notte intera… >> L’inquadratura si voltò e vennero inquadrati diversi ragazzi. << Siamo noi otto: Alex Hughes, Larry Taylor, Luke Scott, William Walker, Katherine Parker, Joseph Price, Andrej Evans e Felix Arvid Ulf Kjellberg. >> Danny sussurrò a Ronald:<< Sono i ragazzi che stiamo cercando. >> E Ronald annuì pensieroso. << Ma cosa ci facevano qua?>> Chiese. Il video proseguiva con i ragazzi che entravano nella villa e si sistemavano in una stanza. Continuavano a chiacchierare per un po’, scherzavano, discutevano… Quel materiale non li aiutava in alcun modo. Ronald consigliò di mandare avanti la registrazione, e così fece Danny. I ragazzi erano in un corridoio. Sembravano aspettare qualcosa. << Mi era sembrato di vedere qualcosa… >> Disse una voce inquadrando il corridoio vuoto. << L’ho visto anch’io. Era una tenda. >> Fece un’altra voce. Dopo un altro po’ di video, i ragazzi si rimisero in cammino e lì cominciarono a parlare di fare più spesso cose del genere. Di non perdersi di vista e divertirsi durante l’estate. << Ci state? >> Chiese il ragazzo che riprendeva. A un certo punto il video sembrò come tagliarsi. Comparve un’interferenza sullo schermo e in un attimo la situazione cambiò completamente. I ragazzi stavano correndo a perdifiato. Sembravano spaventati da qualcosa. Avevano raggiunto l’entrata, ma avevano trovato la strada bloccata. Si misero a spingere per spostare il mobile davanti a loro, ma a un certo punto ci fu un’altra interferenza, e la scena cambiò di nuovo. C’era la ragazza che veniva trattenuta da un ragazzo, mentre sembrava avercela con qualcuno. Il ragazzo che riprendeva parlò:<< E’ difficile per tutti noi! Non pensavamo che sarebbe accaduto qualcosa di simile e… E’ colpa mia. >> La ragazza si mise a urlare. << Cazzo, sì se è colpa tua! >> Un’altra interferenza. C’erano alcuni ragazzi seduti a terra. Un urlo lacera il silenzio e loro si mettono a correre per rintracciare chi lo aveva lanciato. C’è la ragazza in ginocchio che piange accanto a una porta. I ragazzi indugiano un po’ e poi uno di loro apre la porta. Un’altra interferenza. Urla. Cambio di scena. << La linea telef… >> Interferenza. << …Dentro le stanze della ca… >> Un’altra interferenza. Dopo altre urla strazianti, un altro cambio di scena. Questa volta i ragazzi erano quattro, rinchiusi in uno stanzino illuminato da un accendino. << Tu sei p… …zzo! >> Disse uno. << Ma dobbiamo provarci! >> Protestò quello che stava riprendendo. << Se restiamo qui… >> Ci fu un’altra interferenza e non si capirono le parole. << Ma ci vuoi proprio far… …Re, Alex? >> Ci fu un’altra interferenza. Videro la ragazza scusarsi per qualcosa e poi ci fu un’altra interferenza. Pianti. Una voce femminile chiedeva pietà e piangeva. Poi urla. << KATE!!! >> Si sentì, ma il video sembrava rovinato. << Mi dispiace… >> Mormorò un ragazzo. << No…! >> Lo fermò quello che riprendeva. Interferenza. << Kate ha r… …Iato la… …Già molte volte. Non volevamo che finisse così; nessuno lo…  …Lo sai. >> C’era astio in queste parole. << Sta’ zitto! >> Fece uno adirato, ma quello non lo ascoltò. << Hai sempre fatto il… Fingendo… …Non sei e nascondendoti dietro… …Altri. Non me ne frega se… …Giudica. Solo oggi hai deciso di fare… …E ora incolpi noi per non… >> La registrazione era molto rovinata. Non si riusciva a comprendere niente. << Sta’… …Tto!!! >> << Vedi? Anche ora… …Ia successo… Che cosa farai… …Ra? CRESCI UN PO’, IDIOTA! >> Le interferenze crebbero sempre di più, sopraffacendo le urla e i pianti, finché lo schermo non divenne bianco e la videocamera emise un lungo e costante “bip”. A un certo punto tornò a funzionare. C’era il ragazzo che avevano trovato, ed era in quella stanza. Stava riprendendo sé stesso e sembrava molto spaventato. << Il mio nome è Alex Huges. >> Sentenziò lentamente pieno di nervosismo. << Sono venuto in questa villa con i miei amici per passare una notte… Diversa. Volevamo fare questa… Prova di coraggio e documentarla con la mia videocamera, ma… Ma… >> Abbassò la testa dopo aver guardato nella videocamera. << Tutto è andato storto… >> Alzò all’improvviso la testa, sentendo qualcosa. Riprese a parlare. << C’erano state delle storie riguardo a questo posto. >> Disse in fretta. << Storie su una creatura soprannaturale che rapiva i bambini o li uccideva… >> Sobbalzò. << E’ stato lui a… >> Ci fu un’interferenza e il ragazzo non concluse la frase. << …Slender Man… >> Le interferenze aumentarono. << …Non perdete… …Tempo, uscite da questa casa! USCITE DA… …LEDETTO INFERNO!!! >> Le interferenze aumentarono con forza, coprendo il video, ma non l’audio, che se pur distorto, fu abbastanza chiaro per sentire le urla disperate del ragazzo mentre la videocamera sembrava cadere e rotolare a terra. Da quel punto lo schermo rimaneva nero, anche se il timer della registrazione sembrava andare avanti. << La videocamera ha ripreso fino ad ora…? >> Chiese Ronald. Danny mandò avanti la registrazione. Si videro loro che entravano. Venivano inquadrate le loro scarpe. Cercavano di parlare con il ragazzo ma non ricevevano risposta. A quel punto Danny trovava la videocamera e la sollevava. Veniva inquadrato il suo viso, e accanto a lui compariva Ronald. Poi premeva un pulsante e la registrazione terminava. I due poliziotti rimasero senza parole. << Che cazzo è successo? >> Chiese Ronald dopo parecchi istanti passati in silenzio. Danny si voltò a fissare Alex. Ora riusciva a sentire le sue parole. Gli era anche comparso un sorrisetto inquietante sul viso. << Non ha gli occhi ma ti guarda sempre… Ti segue senza fermarsi mai… Se ti prende tu hai perso… Vince sempre solo lui… Non è un gioco, è la morte… Più tu scappi più sei lì… Lui è un uomo alto e magro… Non ha occhi, bocca e naso, ma ha grandi, grandi mani… Se ti prende tu sei morto… >> Continuava così in una cantilena fastidiosa e monotona. Danny e Ronald si scambiarono delle occhiate inquietate. Ronald si avvicinò un’altra volta al ragazzo. << Ragazzo… >> Mormorò incerto. << Non ha gli occhi ma ti guarda sempre… >> << Ehm… Alex. >> Cercò di chiamarlo. << Se ti prende tu hai perso… >> << Sei in grado di… Parlarci? >> Chiese Ronald. << Di dirci quello che è successo? >> << Non è un gioco, è la morte… >> Sembrava proprio impazzito. Qualunque cosa avesse visto, non aveva fatto un buon effetto su di lui. Alla fine, Danny e Ronald decisero di tornare alla centrale con Alex Huges, sempre in stato confusionale. Non avevano trovato gli altri ragazzi, né Alex sembrava poterli aiutare, ma forse analizzando meglio i filmati avrebbero trovato nuove informazioni. Altrimenti, i sette ragazzi che erano con Alex Huges sarebbero stati riconosciuti come scomparsi. << Lui è un uomo alto e magro… Non ha gli occhi bocca e naso, ma ha grandi, grandi mani… Se ti prende tu sei morto… >>

Racconto appartenente a EFP   

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