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Capitolo 1: ImpostoreModifica

D’un tratto sentì una voce provenire dalla boscaglia: «Tsk, sono tutti dei fifoni! Non esiste nessun mostro nel bosco!» è un bambino.

Lentamente si avvicinò alla fonte della voce, l’impazienza aumentava. Finalmente cominciava il suo divertimento. E la sua cena.

Ma quando ormai fu vicino, venne fermato da qualcuno alle sue spalle: «Io non lo farei, Slender Man».

L’uomo si voltò arrabbiato per l’interruzione, ma quando vide chi era stato si mosse come per sorridere. Non avendo volto, però, nessuno poteva dire se avesse sul serio sorriso.

«Ciao, Molly» rispose.

«Oh, peccato che tu l’abbia detto ad alta voce» Molly si avvicinò alla luce del falò che il bambino, ignaro della presenza di quelle ombre, aveva acceso per passare la notte, e si mostrò: era una bambina. Aveva un vestitino logoro e dei lunghi capelli neri spettinati che in parte le coprivano il viso.

«Avresti potuto anche solo pensarlo» continuò poi con un sorrisetto malizioso.

«Da quanto tempo non ci si vedeva» rispose Slender Man ridendo «Dimmi: perché non dovrei nutrirmi di quell'ignaro visitatore?»

«Perché c’è qualcuno che si spaccia per te, Slendey. Il merito finirebbe per passare a lui, se lo facessi adesso»

«Qualcuno che si spaccia per me?» chiese l’alto uomo diventando cupo «Chi osa fare una cosa del genere?»

«Se ti facessi vivo tra i tuoi amici, ogni tanto, lo sapresti» rispose Molly con un inquietante sorriso «Le sparizioni che ci sono state ultimamente in città, Slender Man, non erano opera di un serial killer, ma di uno di noi. Quelli che gli uomini chiamano “Ombre della Notte”. Quest’Ombra vuole surclassarti»

«Dimmi il suo nome»

«Si fa chiamare “the Rake”»

Al sentir pronunciare quel nome, Slender Man iniziò a ridere.

Molly si stupì e resto a guardarlo per un po’, incuriosita. «Perché ridi?» chiese.

«Perché è una mia vecchia conoscenza. Ha sempre cercato di superarmi, ma mi sono sempre rivelato superiore a lui. Andrò a parlargli»

Fece per andarsene ma la bambina lo fermò di nuovo: «Non credo voglia parlare, Slendey. Se ci andrai, probabilmente ti ucciderà»

L’uomo senza volto si fermò. Sapeva che su the Rake la sua abilità ipnotica non aveva effetto e questo lo rendeva più forte di lui, in combattimento.

«Allora chiederò aiuto ad altri. Suppongo che tu non possa aiutarmi, dato che non sai combattere» concluse.

«Farò il possibile» rispose la bambina sorridendo.

Così, l’Ombra della Notte si allontanò nel buio. Quel bambino era stato fortunato: l’indomani avrebbe potuto dire agli altri che il “mostro del bosco” non esisteva. Anche Slender Man era stato fortunato. L’indomani sarebbero arrivati ancora più bambini ad accertarsene.

Capitolo 2: Quello che non mi uccideModifica

L’alto uomo senza volto si era congedato dalla piccola Molly con fare fiero, sicuro di sé, ma adesso si muoveva tra gli alberi chiedendosi chi potesse aiutarlo. Lui aveva un conto in sospeso con the Rake, a Molly piacevano le zuffe tra Ombre, ma chi altri sarebbe stato disposto a dargli una mano? L’unica idea che gli venne in mente fu quella di convincere qualcuno con l’ipnosi o con la forza, ma sapeva che avrebbe rischiato la vita. Serviva qualcuno a cui fosse immune, ma chi?

Pensando e camminando, raggiunse la zona più buia del bosco. A quel punto gli venne in mente quello perfetto. Continuò ad addentrarsi nell'oscurità, finché non lo sentì: il flebile segno che era sulla pista giusta.

«HE COMES»

Continuò a muoversi nel buio, finché non sentì l’oscurità diventare tangibile e addensarsi su di lui, come per inghiottirlo. Invano, ovviamente.

«“Colui che aspetta dietro il muro”» disse ad alta voce Slender Man «Non mi vedi nell'oscurità? O non mi riconosci? Strano da parte tua. Cerchi di entrarmi negli occhi, per farmeli cadere al suolo? O speri forse di entrare nella mia bocca per farmi sputare sangue? Nulla di tutto questo ti sarà possibile, purtroppo»

A quel punto l’oscurità si allontanò da lui e una voce cavernosa rispose al suo richiamo: «Oh, Slender Man, colui che è senza volto, perdonami per non averti riconosciuto. In effetti era strano che non riuscissi a far sprofondare il tuo corpo nel Caos. Qual buon vento ti porta qui, dopo tutto questo tempo?»

Subito dopo nell'oscurità comparve una grossa bocca sorridente, rossa come il sangue. Slender Man sembrò sorridere, sebbene privo di bocca. «Hai sentito di the Rake?» chiese poi.

«Certo che sì» rispose l’oscurità «Vuoi fargliela pagare e ti serve l’aiuto del tuo vecchio amico Zalgo?»

«Puoi aiutarmi?» chiese l’uomo.

«Certo, ma prima ho bisogno che tu faccia qualcosa per me. Vedi, non sei l’unico che rischia di finire nel dimenticatoio a causa di un’altra Ombra»

«Di chi si tratta?»

«Si fa chiamare Midnight Man. In origine era un dio pagano che amava punire pesantemente chi non seguiva i suoi principi. Si fece corrompere dall'oscurità e divenne un’Ombra usata dagli uomini per punire chi andava contro gli insegnamenti di altri dei. Il fatto è che anche il suo corpo è di pura oscurità, come me, quindi rischio di essere surclassato! Per incontrarlo dovrai giocare al suo gioco: il Gioco di Mezzanotte»

«Ne ho sentito parlare» rispose Slender Man pensieroso «Non è un’Ombra nuova»

«No, ma sta calcando la mano, ultimamente. Chissà che non sia in combutta con the Rake» rispose Zalgo, concludendo la frase con un ghigno.

L’uomo senza volto capì che quell'osservazione serviva a indurlo a incontrare il Midnight Man, ma poteva anche essere vero. Quindi annuì, si voltò e andò alla ricerca di una qualche casa in cui compiere il rituale.

Il Gioco di Mezzanotte, o Midnight Game, consiste in una vera e propria sfida tra chi decide di giocare e l’Uomo di Mezzanotte. Dopo aver compiuto il rituale di invocazione, bisogna girare per la casa buia in cui vaga anche il Midnight Man, illuminandosi il cammino solo con una candela. Se la candela si spegne e non si fa in tempo a farsi attorno un cerchio col sale, si viene presi dal Midnight Man che utilizza la sua abilità: far vedere una visione della propria più grande paura, che prosegue fino alle 3:33 am. Questo può portare il malcapitato alla morte, a un trauma o a cicatrici cerebrali permanenti. Se si sopravvive da mezzanotte alle 3:33 am, il Midnight Man abbandona la casa e la sfida è vinta.

Dopo aver girato un po’ per la foresta, finalmente Slender Man trovò una casupola abbandonata: il luogo perfetto per cominciare il gioco, quindi entrò. La porta era di legno, esattamente il materiale di cui sarebbe dovuta essere per poter invocare l’Uomo e l’interno era angusto, ma sufficiente da permettere di affrontare il Gioco di Mezzanotte. Un piccolo corridoio portava ad una stanza più grande, i cui muri erano pieni di finestre e in cui si trovava solo un letto. Probabilmente quella casupola veniva usata dai cacciatori che facevano tardi e volevano passare la notte.

L’alto uomo senza volto si guardò un po’ intorno e vide che c’era tutto l’occorrente per il Gioco su una scrivania: un foglio di carta, una candela, una matita e una scatola di fiammiferi. Il sale non pensava gli sarebbe servito.

Guardò poi fuori da una finestra e vide che alcune strane creature dal volto demoniaco bazzicavano lì intorno.

«Non dev'essere un gran posto dove passare la notte, per dei cacciatori» pensò «Si può essere spiati da queste creature… Anche se in effetti queste finestre possono sembrare cornici di ritratti, ora che guardo bene»

Poi guardò un orologio a pendolo da muro posto in alto nella stanza, che stranamente era perfettamente funzionante, come se qualcuno ogni tanto gli desse la carica, sebbene la casupola fosse evidentemente abbandonata. L’orologio segnava le 23:55. Perfetto.

Con le sue stesse unghie della mano destra, Slender Man si tagliò un polpastrello di quella sinistra e scrisse il suo nome sul foglio, poi prese la candela, la accese con un fiammifero e si avvicinò alla porta di ingresso. Il rituale prevedeva di bussare 22 volte alla porta, ma le due mani dell’uomo erano occupate: una dal foglio e una dalla candela. Perciò con un po’ di sforzo usò la sua abilità di far fuoriuscire delle braccia dalla schiena e con un braccio in più, dopo aver aspettato che mancassero 22 secondi alla mezzanotte, poté dar il via alla sfida.

Bussò 22 volte tenendo il suo nome nel foglio rivolto verso la porta, aprì la porta, spense la candela con due dita, lasciò cadere il foglio, richiuse la porta e riaccese rapidamente la candela. Il Gioco di Mezzanotte era iniziato.

Non aveva intenzione di vincere il gioco normalmente, sarebbe stato inutile per il suo scopo. Perciò usò la candela per spostarsi fino alla stanza con le finestre, dopodiché la spense con le dita.

Nella casa calò il buio, anche dalle finestre filtrava poca luce a causa del folto degli alberi e le creature che abitavano i dintorni si erano allontanate di fretta appena avevano capito cosa stava per accadere.

Dopo 10 secondi passati al buio, Slender Man sentì di colpo una voce alle sue spalle: «Sei stato coraggioso»

Senza neanche voltarsi, rispose: «Non ho bisogno di esserlo: non ti temo»

«Mi dispiace, ma hai perso la sfida»

Il Midnight Man comparve di fronte a lui. Fluttuava privo di gambe e il suo corpo era fatto interamente di fitta oscurità, tanto che era impossibile vedere i tratti somatici del viso.

«Adesso» continuò ritraendo una mano «MUORI!»

Portò improvvisamente la mano avanti, che divenne una specie di tentacolo di oscurità che andò per insinuarsi nella mente di Slender Man, che però si scansò.

«Come hai fatto ad evitarlo?» esclamò l’Uomo «Nessuna persona comune può farlo! È impossibile!»

«Credo che tu non abbia capito ancora una cosa, mio caro Uomo di Mezzanotte» rispose Slender Man «Di fronte a te non hai uno qualunque e stavolta il tuo Gioco avrà un piccolo cambiamento»

Dopodiché si lanciò in avanti, contro il Midnight Man, per colpirlo con un pugno, ma il bersaglio gli sfuggì andandogli alle spalle e sperando di riuscire a colpirlo col suo potere.

Ma Slender Man fu più veloce e lo colpì sul volto facendosi spuntare una mano dalla schiena.

L’Uomo cadde a terra, incredulo.

«Come hai…» disse sottovoce «Come hai fatto a colpirmi?!» adesso urlava.

«Te l’ho detto, mi sembra» rispose l’uomo senza volto, girandosi a guardarlo «Io non sono uno qualunque. E nell'oscurità vedo meglio che nella luce, quindi non puoi nasconderti. Non in una casa così piccola, almeno»

Il Midnight Man sembrava cominciare ad avere paura, ma si rialzò in volo e si precipitò contro Slender Man, ma la distanza non era dalla sua parte. Infatti quest’ultimo lo colpì di nuovo, sfruttando la sua abilità di allungare le braccia, facendolo cadere di nuovo al suolo.

A quel punto gli bloccò le braccia con le sue due mani e ne fece spuntare altre due dalla schiena per tenerlo alla gola.

«Zalgo mi ha detto di eliminarti» gli disse «Ma prima devo sapere qualcosa»

«Quindi è stato Zalgo» commentò il Midnight Man divertito «Siete degli illusi tutti e due, se sperate di

sconfiggermi!»

Improvvisamente sparì e Slender Man si trovò a tenere il nulla con le sue mani. Stavolta non ebbe neanche il tempo di rialzarsi, che l’Uomo di Mezzanotte spuntò dietro di lui.

«Addio, Slender Man» furono le ultime parole dell’Uomo, prima di far insinuare l’oscurità nella mente della sua vittima.

A quel punto si sentì una strana risata. Ma non era né di Slender Man, né del Midnight Man. Anzi, non era neanche una risata spaventosa o malvagia, era semplicemente una grassa risata evidentemente divertita.

L’Uomo di Mezzanotte si guardò intorno incuriosito, finché non vide una figura sorridente all'entrata della stanza. Poi guardò per un attimo l’uomo senza volto che alla vista di quella misteriosa figura era visibilmente innervosito.

«Quindi è questa la tua più grande paura?» chiese divertito il Midnight Man «Rivedere lui?»

Slender Man si alzò, guardando quella bocca sorridente e temendo che il suo proprietario potesse avvicinarsi. Poi però si ricordò che era solo una visione, non poteva nuocergli. Pertanto scosse la testa ed essa sparì, sotto lo sguardo allibito dell’Uomo di Mezzanotte.

«Sei il primo che mi resiste» commentò quest’ultimo.

«Io sono Slender Man» rispose l’uomo senza volto «E non ho paura di nulla»

«È inutile mentirmi, so che hai paura di rivedere…»

Non fece in tempo a finire la frase, che Slender Man lo prese per la gola impedendogli di parlare e lo sbatté contro un muro. «Non dire il suo nome» disse deciso.

Il Midnight Man stava soffocando e ciò gli faceva perdere le energie. Era finita.

L’oscurità cominciò ad abbandonare il suo corpo e Slender Man poté vedere la sua bocca piegata in un sorriso.

«Però…» disse a fatica «Ti… somiglia…»

«Io non somiglio a quell'idiota!» esclamò l’uomo senza volto, stringendo la presa. Poi si ricordò che prima avrebbe dovuto interrogarlo su the Rake e diminuì la forza.

«Prima di ucciderti» disse poi, cominciando a calmarsi «Ho bisogno di alcune informazioni»

«Ovvero?»

«Conosci the Rake?»

Il Midnight Man sorrise.

«Certo che lo conosco» disse «È stato lui a dirmi di attirare l’attenzione per dare fastidio a Zalgo»

«Quindi è vero, era volontario»

«Certo!»

«Ma… perché?»

«Non lo sai?» chiese l’Uomo di Mezzanotte visibilmente incredulo «Se un’Ombra viene dimenticata dagli uomini, loro smettono di temerla e pertanto essa scompare. Zalgo era un pericolo per the Rake, quindi mi ha chiesto aiuto»

«Quindi» pensò Slender Man «Se io non mi sbrigo a fermare the Rake… morirò?»

Dopodiché cominciò a stringere più forte: ormai aveva le informazioni che voleva.

Dopo poco tempo, l’oscurità abbandonò totalmente il corpo del Midnight Man, che si accasciò a terra morto. L’alto uomo senza volto lo guardò per un po’ e pensò che era un peccato che si fosse lasciato corrompere dall'oscurità: il suo viso era davvero quello di un dio.

Poi si ricompose, sistemò la sua giacca e la sua cravatta e abbandonò la casa, diretto verso il luogo in cui aveva incontrato Zalgo, per fare rapporto.

Capitolo 3: Il gioco è bello quando è pericolosoModifica

Raggiunta di nuovo la parte più fitta della foresta, Slender Man si guardò intorno aspettando che Zalgo si facesse vivo. In poco tempo così avvenne: l’oscurità cominciò ad inghiottirlo e ad aumentare fino a divenire palpabile. E in essa comparve una bocca rossa come il sangue.

«Missione compiuta» disse l’uomo «Il Midnight Man è morto»

«Sì, l’ho saputo» rispose Zalgo compiaciuto «Sai, le notizie girano in fretta, qui. Speriamo che non arrivino alle orecchie sbagliate troppo in fretta»

«Ti riferisci a the Rake? Ma io voglio che lui lo venga a sapere»

«The Rake? No, non mi riferivo a lui…»

«E a chi?»

«Lo saprai presto» concluse Zalgo sorridendo, poi lentamente cominciò a svanire.

«Aspetta, adesso dimmi chi altri può aiutarmi!»

«Oh, sì…» rispose la creatura del Caos «C’è una casa poco lontano da qui, vicino al cimitero. Vai lì e lo troverai»

Poi sparì.

Con questa informazione, Slender Man si rimise in cammino verso l’uscita dalla foresta.

Conosceva a memoria quel luogo e credeva di ricordare anche la zona circostante, ma dovette ricredersi. Per anni era sempre rimasto tra quegli alberi ad osservare quella cittadina e non aveva notato i lenti cambiamenti del mondo esterno.

Ma quando uscì dalla sua tana, vide un panorama completamente diverso da come lo ricordava: una grande radura, con solo qualche erbaccia, si estendeva dinnanzi a lui ed era attraversata da un’autostrada molto transitata.

«Sembra che non potrò evitare di essere visto, ma spero almeno di evitare di essere investito» pensò l’uomo senza volto avvicinandosi alla strada.

Giunto sul ciglio della strada, allargò le braccia, per ipnotizzare il primo automobilista che fosse passato di lì e indurlo a fermarsi, poi il secondo, e così via finché si assicurò che da ogni corsia non arrivassero auto. Quindi, attraversò, diretto alla villa di cui parlava Zalgo, che riusciva a scorgere in lontananza.

L’abitazione, per quanto lussuosa, era evidentemente malandata e sembrava aver passato disavventure di ogni tipo. In alcuni punti si notavano delle bruciature, dovute probabilmente ad un incendio, e alcune colonne che sorreggevano il primo piano erano differenti dalle altre, forse perché in passato erano crollate. Anche l’unica automobile parcheggiata nelle vicinanze era malandata e visibilmente poco usata. Come se non bastasse nelle vicinanze c’era in un boschetto un sentiero che portava dritto al cimitero comunale.

Eppure si respirava un’aria serena, il giardino era ben curato e la veranda della villa ben arredata, quindi gli inquilini non dovevano essere spaventati. Al momento, comunque, sembrava vuota.

Slender Man si avvicinò all'ingresso, per controllare la situazione. Proprio quando fu a pochi centimetri dalle scale che portavano alla porta, un coltello da cucina arrivò dall'alto e lo colpì nella gamba destra. L’uomo si inginocchiò e guardò rapidamente in alto, verso la provenienza dell’arma.

Al primo piano, un uomo minuto lo stava fissando, con un grosso ghigno stampato sul volto. Le enormi dimensioni della bocca rispetto alla testa rendevano il suo sorriso particolarmente inquietante. In effetti anche le orecchie, gli occhi e il naso erano particolarmente grandi.

«Ehi!» esclamò l’uomo senza volto «Ma io ti conosco, sei Widemouth! Non ti ricordi di me?»

L’uomo nella casa per risposta prese un altro coltello e fece per lanciarlo.

«Non ti conosco» rispose «Per me sei soltanto uno che sta entrando in questa casa senza invito!»

«Ma…»

«E non so come tu sappia il mio nome, ma la prossima volta chiamami MISTER Widemouth»

Lanciò anche il secondo coltello, ma stavolta Slender Man riuscì a pararsi rapidamente con un braccio fatto crescere dalla schiena per l’occorrenza.

«Ero venuto qui per chiederti aiuto, ma a questo punto non posso scappare né tanto meno farmi uccidere!»

Così allargò le braccia, ipnotizzando e stordendo Widemouth, che perse l’equilibrio e cadde dalla finestra. A questo punto l’uomo senza volto lo liberò dall'ipnosi, commettendo un errore.

L’uomo dalla grossa bocca, infatti, una volta libero si rannicchiò e riuscì a bloccare la caduta a pochi centimetri da terra, come se ci fosse stato un materasso.

Si rialzò con un sorriso inquietante nel volto.

«Mi piace questo gioco!».

All’inizio Slender Man pensava fosse una provocazione, ma osservandolo si rese conto che era effettivamente divertito. Sebbene incuriosito da questa reazione, decise di non abbassare la guardia e si rimise in piedi a fatica, ancora dolorante per il colpo subito.

Widemouth prese altri coltelli e cominciò a farli volteggiare come fosse un giocoliere, mentre l’uomo senza volto lo osservava e lo studiava. In quel momento, sentì una voce provenire dalla strada alle sue spalle, ma non se ne curò. Decise invece di distrarre Mr. Widemouth con una mano per fargli cadere i coltelli in testa e fece per allungarne una, quando sentì una voce dietro di sé.

«No, fermo!»

La voce sembrava quella di una bambina e infatti, appena voltatosi, vide una piccola in sedia a rotelle che cercava di avvicinarsi a velocità.

«Non fare male a Mr. Widemouth!» esclamò la bambina mentre, a fatica, raggiungeva velocemente Slender Man e gli afferrava il braccio.

L’uomo senza volto fermò l’attacco e osservò stupito la piccolina.

«E va bene…» disse.

Questo fece sorridere la bimba che mollò il suo braccio e si avvicinò a Widemouth, che stava ancora facendo volteggiare i coltelli.

«Questo gioco non me l’hai mai insegnato» commentò sorridente «Sembra divertente!»

L’alto uomo, sebbene privo di bocca, sorrise col pensiero. Era sicuro che il suo avversario, come Ombra, ne avrebbe approfittato per ucciderla. Invece, sorprendentemente, non andò così.

«No» rispose Widemouth «È troppo pericoloso. Adesso vai a casa»

Così sollevo la carrozzina e la depositò in cima alle scale. Poi si voltò verso Slender Man e sorrise al suo stupore.

«Sali il sentiero e cerca la dimora più nuova e decorata» gli disse.

«Uh!» esclamò la bimba «Quindi in cima a quel sentiero ci sono delle case! Non vedo l’ora di andarci…»

Ancora sorpreso, Slender Man si voltò e si diresse su per il sentiero.

In cima ad esso c’era, come già sapeva, il cimitero comunale, pieno di lapidi sopra le quali erano incisi nomi di bambini. In fondo ad esso c’erano due lapidi evidentemente nuove e finemente decorate in oro.

L’uomo si avvicinò ad esse, come gli era stato detto di fare da Mr. Widemouth. Dalla data di nascita incisa, capì che lì non riposavano bambini, ma adulti, un uomo e una donna.

«Sono i suoi genitori»

Alle sue spalle era arrivato il piccoletto dalla grande bocca.

«Liza era una bambina simpatica, mi piaceva… Ha accettato subito di provare il gioco che consiste nel buttarsi dalla finestra e così ha perso l’uso delle gambe. Ma dopo era solo triste per non poterci giocare più… L’affetto con cui mi ha sempre trattato mi impedisce di… affettarla» rise «Da quando i suoi genitori sono morti a causa mia, mi sono ripromesso di proteggerla»

«Sei cambiato…» commentò Slender Man.

«Tutti siamo cambiati da quando te ne sei andato»

«Adesso sono tornato, ma the Rake vuole prendere il mio posto»

«Ho saputo»

«Mi aiuterai contro di lui?»

Mr. Widemouth ghignò e annuì, commentando: «Sembra divertente! Ma prima dammi il tempo di dire addio a

Liza»

L’uomo senza volto sorrise e fece per andarsene, ma il suo nuovo amico lo fermò, senza neanche deformare il suo ghigno: «La voce dell’assassinio del Midnight Man è giunta ai piani alti. Si vocifera che ti vogliano a palazzo»

«Sul serio?» chiese sorpreso Slender Man «Non pensavo di tornare laggiù così presto»

Poi se ne andò senza neanche voltarsi.


Nota: il racconto non è mai stato concluso.


Racconto appartente a Creepypasta Italia Forum

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