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Le origini di Eyeless Jack di Kiki-Hyuga (feat44:03

Le origini di Eyeless Jack di Kiki-Hyuga (feat. RealityCreeps) - Creepypasta -ITA-

Click… click… click…


Jack continuò a pigiare il pulsante del telecomando, guardando pigramente diversi canali pop up prima di cambiare di nuovo canale. Sorprendentemente, non ci fu nulla di interessante durante quei fine settimana. Niente ad eccezione dei programmi a pagamento e altri show televisivi che non gli piacevano. Sospirando, lo studente del college si alzò dal divano, avviandosi verso la sua scrivania, che si trovava appoggiata contro il muro e accanto al suo letto. Lui aveva già finito i suoi compiti, li aveva svolti durante le lezioni che aveva avuto quel giorno. A differenza del suo compagno di stanza, Jack sarebbe stato in grado di finire i suoi compiti così rapidamente, che avrebbe avuto tutto il resto della giornata libera per fare quel che voleva.

Non aveva voglia di giocare ai videogiochi e ancora meno, aveva voglia di uscire per andare da qualche parte. Afferrando dalla sedia la sua felpa nera col cappuccio, Jack se la infilò e prese le chiavi del suo dormitorio, infilandosele nella tasca dei pantaloni, uscì e si chiuse la porta alle spalle. Una bella passeggiata in giro per il campus gli avrebbe fatto bene. L’aria fresca, di solito, lo calmava, se non riusciva ad aiutarlo a riflettere. Ultimamente aveva la sensazione di sentirsi… diverso. Lui sapeva che non era il suo corpo o il college in sé. E non aveva nessuna fidanzata di cui doversi preoccupare. Si sentiva diverso, senza alcuna spiegazione. Questo gli fece venire il mal di testa a forza di rimuginarci sopra così tanto. Jack si massaggiò le tempie, dando una spinta alla porta esterna col piede. Una folata di vento chiuse la porta alle sue spalle, facendola andare a sbattere.

Erano circa le sei del pomeriggio e il cielo era dipinto di un arancione mescolato a un blu notte. Il cielo rapidamente si faceva sempre più scuro e via via si faceva sempre più buio.


Ora del coprifuoco, con sorpresa, si era già fatta mezzanotte. Non se lo era mai domandato a voce alta, ma si era sempre chiesto perché fosse così tardi. Di solito, dalle sue parti, il coprifuoco iniziava alle otto di sera.

«Ciao Jack!» il ragazzo si voltò, per incrociare una ragazza che frequentava la stessa classe. Sembrava che avesse appena lasciato l’aula, considerando che aveva ancora la borsa coi libri sulle spalle. Jack accennò un sorriso e alzò la mano per salutarla. Si chiamava… - Oh! Qual era il suo nome? Jenny! Jenny Smith. –

«Ehi Jenny. Proprio adesso lasci l’aula?» Jenny sorrise e annuì con la testa, mentre aggiustava la cinghia della tracolla. «È piuttosto tardi, cosa ti ha fatto rimanere così a lungo?». Il suo sorriso perse la sua luminosità di prima per qualche secondo, per poi ritornare.

«Oh… solo una sessione di studio. Presto ci saranno gli esami, lo sai. Quindi, meglio essere pronti». Lei ridacchiò, prima di spostarsi una ciocca dietro l’orecchio. «Comunque, che cosa ci fai qui? Stanotte ci sarà un temporale». Jack si strinse le spalle, poi guardò il cielo notturno e annusò l’aria satura di umidità. Sì. Sarebbe potuto piovere da un momento all'altro.

«Ero giusto venuto a prendere una boccata d’aria. Ho finito i compiti in classe. Non avevo voglia di giocare ai videogiochi o di guardare la TV, così sono uscito fuori». Jenny annuiva la testa ogni tanto, mostrando che gli stava prestando attenzione e sorrise di nuovo.

«Hehe, bene, direi che hai avuto la tua boccata d’aria. Io adesso devo andare, ci vediamo più tardi!». Prima che Jack potesse risponderle con un "arrivederci", la ragazza sgusciò sul marciapiede e iniziò ad avviarsi verso i dormitori. Jack inarcò un sopracciglio per la curiosità, mentre la sua mente aveva cominciando a porsi una domanda di fila dietro l’altra. Poco dopo, il filo dei suoi pensieri fu interrotto da una goccia di pioggia – poi un’altra e un’altra ancora. 

«Merda». Borbottò, correndo verso la porta per rifugiarsi dentro, non volendo farsi inzuppare dalla pioggia. Sentì un’altra porta sbattere alle sue spalle. Jack aveva iniziato a scuotere i capelli per scrollarsi l’acqua di dosso, asciugandosi la faccia e la sua giacca. Jack tornò al suo dormitorio e iniziò a frugarsi nelle tasche per prendere le chiavi, fischiettando un motivetto casuale, mentre saliva le due rampe di scale. Stava ascoltando la sua melodia echeggiare per tutto il dormitorio. Era un po’ inquietante, ora che ci faceva caso… dov'erano tutti? Era tutto troppo tranquillo per essere un venerdì sera. Di solito c’era un gran via vai di gente… forse, molti studenti erano impegnati nel tutoraggio. Forse altri erano tornati a casa a passare un fine settimana in famiglia. Forse, la gente era già andata a letto, o stavano nei loro dormitori. Essendo diventato tutto, così tranquillo.


Jack sospirò, quando stava sbloccando la serratura della porta e aveva infilato di nuovo nelle sue tasche la chiave, per poi chiudersi la porta alla spalle.

«Yo Greg! Sei qui?». Nulla. Nessuna risposta. Si udiva solo il suono della pioggia che tamburellava contro i vetri della finestra. «Huh… starà studiando anche lui…». Provò a dedurre. Jack si avviò verso il suo letto, pronto a gettarsi sul materasso e dormire. Si sfilò la felpa, si tolse le scarpe coi piedi e poi si girò verso la parete, non preoccupandosi di alzare le coperte. Voleva solo dormire. Mentre chiudeva gli occhi, Jack iniziò lentamente a scivolare nel sonno, lasciandosi cullare dal rumore della pioggia. 

●○●○●○●○●

«Lode a Chernobog, che con le sue mani insanguinate porterà a noi la salvezza! EGLI ci avvicina al nostro eterno paradiso! EGLI è il nostro Signore e Salvatore! Lode a Chernobog! Lode a Chernobog!!».


Jack emise un rantolo, svegliandosi completamente ricoperto di sudore freddo. I suoi occhi saettarono da un angolo all'altro, prima che si alzasse dal letto. Lui ansimò, sentendo le sue mani tremare per il sogno che aveva appena fatto. Jack si guardò attorno nella stanza, sollevato dal fatto che il suo compagno di stanza, Greg, era nel suo letto. Poteva anche dedurre che era profondamente addormentato, per il fatto che stava russando. Jack rimase sorpreso del fatto che era stato in grado, fino a quel momento, di dormire con un rumore del genere. Espirando lentamente dalla bocca, Jack si alzò dal letto, barcollando verso il minifrigo, sul lato opposto della stanza. Nella sua mente si stava torturando di domande. Ma che razza di sogno era quello? Non aveva mai avuto un’esperienza così… così reale. Afferrò una bottiglia d’acqua dal minifrigo e iniziò a tracannarsela, senza preoccuparsi di svegliare Greg. 

Emettendo un sospiro freddo, Jack gettò la bottiglia vuota nel cestino, avviandosi verso il bagno. Si fermò davanti lo specchio, con entrambe le mani appoggiate sul lavandino e guardando il suo riflesso. Era pallido e gli occhi erano lievemente iniettati di sangue. Gemendo, reclinò il capo, lottando contro la voglia di vomitare. «Ma che cazzo…». Borbottò, mentre si passava un mano sulla fronte per togliere il sudore. - Questo è quello che mi merito per aver giocato a quei giochi survival horror. – Pensò, mentre aveva cominciato a sorridere debolmente, iniziando ad allontanare quella sensazione di dosso. – Accettalo Jack, era solo un sogno. I sogni non si avverano. Hai giocato troppo a Silent House. Non è un gran problema. Adesso torna a dormire e fatti un po’ di riposo decente. – Più facile a dirsi, che a farsi.

Quella mattina, Jack fu svegliato da qualcuno che lo stava scuotendo.  

«Amico, Jack, svegliati fratello, DEVI assolutamente vedere questo». Jack emise uno sbadiglio stanco e irritato da sotto le coperte, abbassandole lentamente per vedere che cosa voleva Greg. Il biondo sogghignò e avvicinò alla sua faccia lo schermo del telefono. «Indovina chi mi sono fatto l’altra notte!». C’era la fotografia di una ragazza in topless sul palo, che stava posando per la fotocamera.

«…Sembra ubriaca». Disse Jack con la voce impastata dal sonno, mentre si strofinava gli occhi con la mano. Greg levò un pesante sospiro e roteò gli occhi, chiudendo lo schermo del cellulare. 

«Sei solo geloso».

«Stronzate, preferisco avere una vita piuttosto che una ragazza incinta al college».

«Oh buon signore, ma vaffanculo, io uso sempre la protezione».

«Quel che è…».Jack cominciò a tirare su le coperte oltre la sua testa, sentendo il peso del suo amico alzarsi dal letto. Bene, almeno adesso poteva tornare a dormire.

«Amico, la scorsa notte ho fatto un sogno strano». Jack si bloccò, quando la sua mente elaborò meglio quelle parole ‘sogno strano’ e sentì che non aveva più sonno.

«…Davvero…? Anch'io ho… che cosa hai sognato?». Greg si strinse le spalle, le sue dita iniziarono a pigiare dei tasti sul cellulare, formando le parole del messaggio che stava per mandare alla sua ragazza.

«Ho fatto un sogno in cui mia nonna esplodeva come un palloncino e iniziava a ricorrermi con un gigantesco schiacciamosche». L’ansia e la paura di Jack crollarono all'improvviso. Girò la testa per guardarlo.

«…Che razza di inferno, amico!». Greg rise dopo aver chiuso lo schermo del suo telefono.

«Lo so, va bene?? Cazzo, odio quella strega. Non mi sorprenderebbe se non le piacessi per niente. Ho bevuto così tanto a casa sua come un adolescente». Jack alzò gli occhi, tirando completante le coperte sopra la sua testa, pensando solo a riaddormentarsi. Greg inarcò un sopracciglio e guardò Jack. «Hai detto di aver fatto un sogno, giusto? Te lo ricordi?». Jack rimase in silenzio, aspettando che lasciasse perdere. Il biondo aggrottò la fronte e iniziò a spingere la schiena di Jack col piede. «Avanti, racconta. So che sei sveglio... un sogno, giusto? Te lo ricordi?».

«…Ho fatto un sogno su un ragazzo che "predicava"».

«E tu dici che il MIO sogno è strano».

«Non ho mai detto che il tuo sogno era strano. Anche se è così».

«Ad ogni modo, vai avanti». Greg si mise a sedere, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e ascoltando. Jack sospirò e si alzò a sedere, ormai lasciandosi alle spalle la speranza di poter continuare a dormire.

«C’era questo ragazzo che predicava su di un tizio di nome "Chernobog". E che avrebbe portato tutti in paradiso con le sue mani macchiate di sangue. Erano vestiti con questi abiti strani e indossavano delle strane maschere…». Jack guardò l’amico, che lo stava fissando con uno sguardo stranito. 

«…Fratello, hai giocato TROPPO a Silent House». Jack sorrise un poco e si strinse le spalle. Risollevato dal fatto che il suo amico gli aveva ripetuto le stesse cose che si era detto la sera prima davanti lo specchio. 

«Che cosa posso dire? Adoro i giochi horror».

●○●○●○●○●

Jack trascorse buona parte della mattinata a studiare per gli esami, cercando di togliersi di mezzo tutto quello che riguardava la scuola, così che avrebbe potuto godersi il fine settimana. Greg era uscito per incontrare la sua ragazza, dicendo che sarebbe tornato sulle sei. Di solito, i due passavano la domenica a giocare a uno dei tanti videogiochi che possedeva, fino a quando non fosse arrivata l’ora di andare a dormire. Sospirando, voltò l’ultima pagina dei suoi appunti, memorizzando lentamente la sua calligrafia. D’un tratto, un bussare alla porta lo fece distrarre dal suo studio. Jack si voltò verso la porta, poi si alzò dalla scrivania per andare ad aprire. Quando aveva tirato indietro la maniglia, era rimasto sorpreso di trovare Jenny in piedi davanti alla porta. «Oh… Ehi, Jenny». Jenny sorrise e gli fece un cenno di saluto. 

«Ciao Jack! Che cosa fai dentro il sabato?». Jack lanciò un’occhiata alla sua scrivania, prima di tornare a guardare la ragazza. 

«Sto finendo di studiare, così posso godermi il resto del fine settimana in relax». Jenny annuì comprensiva e si mise le mani sui fianchi.

«Beh, sono sicura che hai studiato abbastanza, dovresti venire fuori. Ognuno sta facendo qualcosa oggi». Jack, mentalmente, sospirò sollevato. Bene, così la gente era QUI oggi.

«Uscirò fuori quando avrò finito. Penso…». Jenny ridacchiò e annuì di nuovo. 

«Hehe, okay! Ci vediamo più tardi!». E come si congedò, lei se ne andò via in un flash. Jack sorrise un po’ prima di chiudere la porta, tornando alla scrivania. Si sedette e cominciò a rileggere i suoi appunti, per tenere fresca la sua mente. 

Poi, qualcosa iniziò a non quadrargli. Come aveva fatto Jenny a sapere dove si trovasse la sua stanza al dormitorio…? Loro non si parlavano molto e non le aveva mai detto il numero della sua stanza. La cosa, gli fece provare una sensazione inquietante. – Forse, una volta ti ha visto entrare nella tua stanza, senza che te ne fossi accorto. O magari Greg le aveva detto il numero della loro stanza - . Scuotendo la testa per la frustrazione, Jack si massaggiò le tempie. 

«Ti stai fasciando la testa ancor prima di essertela rotta, Jack. Non c’è bisogno di agitarsi per una cosa inutile…». Disse a sé stesso, passandosi una mano fra i capelli. Forse, era il caso di staccare dallo studio per quel giorno. Ancora una volta, prese la sua felpa nera col cappuccio dalla sedia e la indossò, insieme alle scarpe, prima di uscire fuori. Quando arrivò infondo alle scale, levò un sospiro di sollievo nel vedere gli studenti che facevano su e giù per le scale. Era felice di sapere che non stava impazzendo. 

Guardò alcune persone giocare a palla, lanciando un pallone da calcio o da baseball. Le ragazze si erano radunate in piccoli gruppetti parlando di solo-Dio-sa-cosa, non che gli importasse. Era solo contento di vedere la gente. Proprio in quel momento, una mano si posò sulla sua spalla. Jack si voltò per vedere chi fosse e non era altro che Jenny. Ancora. «O-oh ehi Jenny». La ragazza gli sorrise.

«Hehe finalmente ti vedo fuori da quella stanza buia! Hai seguito il mio consiglio, eh?». Jack sorrise nervosamente, dando uno o due cenni col capo. «Dovresti uscire con me e i miei amici. Andiamo a fare una passeggiata nel bosco». Jack sollevò un sopracciglio. 

«Per cosa?». Rise Jenny. «Stiamo giusto uscendo per andare in un posto che conosciamo. Avanti, non fare il fifone». 

In un primo momento, Jack era stato un po’ titubante, ma poi, si convinse a seguirli. Jenny lo afferrò per mano e iniziò a tirarlo in avanti, assicurandosi che fosse vicino. «Evviva! Andiamo alla grotta!». 

«Alla grotta?». Chiese Jack, guardando la foresta farsi sempre più vicina, passo dopo passo.

«Il nostro ritrovo, sciocco! Sarah l’ha trovato all'inizio dell’anno, così abbiamo deciso di farne un punto di ritrovo per tutti noi».

«Noi?». Domandò ancora Jack, voltandosi indietro per guardare l’edificio della scuola che veniva inghiottito dagli alberi. 

«Io, Sarah, Bobby, Fred e Luna. Fai troppe domande». Jack non poté fare a meno di farsi scappare una risata nervosa.

«Scusa, io non intendevo… è che ho avuto un fine settimana pesante». Jenny si voltò indietro per guardarlo e gli sorrise.

«Va tutto bene, abbiamo tutti i nostri giorni».

Come i minuti passavano, i due camminavano su un sentiero invisibile, che solo Jenny poteva vedere. Jack iniziò a preoccuparsi. Stava giusto per aprir bocca per fare un’altra domanda, quando la ragazza lasciò la sua mano e alzò le mani in aria. «Siamo arrivati!». Cantilenò lei di felicità, davanti a Jack. 

Jack alzò lo sguardo per ritrovarsi di fronte a una grandissima caverna, situata accanto a un ruscello. Vide due ragazze e due ragazzi fare capolino all'entrata e salutare allegramente Jenny, finché non videro Jack. I loro sorrisi morirono sulle labbra e iniziarono a sussurrare delle cose a Jenny, continuando a guardare lui. Jack si sentì a dir poco a disagio, sentendosi come se lui non si fosse dovuto trovare lì e che avrebbe fatto meglio a tornare al suo dormitorio a giocare a Silent House. Ma Jenny gli rivolse un’occhiata, gesticolando verso di lui per dirgli che andava tutto bene e che poteva venire avanti. Il moro levò un profondo sospiro, prima di avvicinarsi e lanciare un’occhiata fugace a tutti. Loro non sembravano essere molto contenti della cosa e continuavano a sorridergli in modo forzato.

«Uuh… ehi». Jack fece un cenno di saluto con la mano. Sarah lo squadrò dalla testa ai piedi, incrociando le braccia.

«Ciao». Tagliò lei.

«Ehi». Dissero Bobby e Luna.

«Come butta?». Fred sorrise, infilandosi le mani in tasca.

«Che cosa ci fa lui qui, Jen? Pensavo che fossi venuta da sola.». Jenny fece roteare gli occhi a quella velenosa osservazione di Sarah, poi avvolse una mano attorno al braccio di Jack e con quella libera gli diede una pacca sul petto.

«Ho pensato che sarebbe stato bello farvi conoscere Jack. È veramente un ragazzo per bene e onesto!». Luna e Bobby si guardarono l’un l’altra, mentre Fred annuiva.

«Sì, ho sentito di lui. Uno studente che riga dritto e intelligente». Fred avanzò verso Jack e gli fece strada dentro la caverna, iniziando a chiedergli che tipi di videogiochi gli piacevano. Lasciando il resto del gruppo fuori. Sarah pugnalò Jenny con un’occhiataccia. Jenny ricambiò lo sguardo.

«Ma che diavolo pensi di fare Jen?? Non puoi portare degli estranei alla --- ».

«Lui non scoprirà nulla. Sii carina per un cambiamento, Sarah». Sarah alzò lo sguardo, poi borbottò sotto voce prima di seguire Fred. Luna e Bobby si guardarono ancora l’un l’altra, prima di andare dietro di loro.

Il gruppo si stabilì all’interno, seduti in cerchio attorno al fuoco. Jack, era seduto tra Jenny e Fred, quando anche gli altri presero posto accanto a loro, completando il cerchio. Jack si sentì a disagio, specie con Sarah che continuava a lanciargli delle occhiatacce di tanto in tanto. Ma con sorpresa, le cose non sembravano andare poi così male. Ognuno aveva avuto modo di apprendere qualcosa in più su di lui, facendogli domande e parlando di quello che gli piaceva fare nel tempo libero, parlando della scuola e degli esami. Jack si era guardato attorno, osservando le pareti della caverna. Era veramente un posto fantastico. Erano stati anche disposti dei tavoli con delle sedie e delle librerie traboccanti di libri. Avevano anche un vano dove mettere le vivande. Sembrava proprio un posto per incontrarsi con gli amici. – Penso che non ci sia nulla di preoccupante - . Pensò Jack, ricambiando con un sorriso il commento di Fred. Poco dopo, furono interrotti da un improvviso rombo di tuono in lontananza, che aveva attirato l’attenzione dell’intero gruppo. 

«Un ALTRO temporale??». Si lamentò Sarah, alzandosi con la sua borsa a tracolla sotto braccio. «Io vado via, l’ultima cosa che voglio è prendermi la pioggia. Ciao.». Sarah alzò i tacchi e corse verso la sua bicicletta, che si trovava appoggiata contro la corteccia di un albero e pedalò fino alla scuola. Luna e Bobby si alzarono insieme.

«Neanche noi vogliamo bagnarci… ci vediamo più tardi, ok?». Disse Luna, sorridendo a Jack e agli altri. Il duo aveva preso le proprie borse a tracolla e si era precipitato fuori dalla caverna, per cercare di far prima della tempesta. Fred non si mosse. 

«Io pensavo di restare qui ancora un po’, ci sono delle cose che dovrei finire. Voi ragazzi potete andare avanti, se volete». Jack rivolse un’occhiata a Jenny, prima di alzarsi dallo sgabello. 

«Sì, credo che comincerò ad andare anch’io. Probabilmente, Greg sarà già tornato e si starà chiedendo dove sono». Jenny gli sorrise e annuì. 

«Okay! Io rimango ad aiutare Fred, quindi segui semplicemente lo stesso sentiero che abbiamo fatto insieme, per tornare alla scuola. Ci vediamo più tardi, Jack». Jack sorrise e salutò con un cenno i due, prima di uscire dalla caverna e inoltrarsi nella foresta. Non sarebbe stato difficile tornare indietro, se avesse seguito Luna e Bobby da lontano. 

●○●○●○●○●

Passò un’ora. Jack stava girando la chiave nella toppa della serratura, per poi spalancare la porta e ritrovarsi Greg davanti al suo laptop, sul divano. Greg alzò lo sguardo e sorrise. 

«Yo Jack. Dove sei stato?». Chiese, sorpreso dal fatto che Jack fosse stato fuori per tutto il pomeriggio. 

«Sono stato invitato a vedere una sorta di ‘base segreta’ nella foresta, dietro la scuola». Rispose, chiudendosi la porta alle spalle e iniziando a togliersi le scarpe coi piedi. Greg inarcò un sopracciglio, chiudendo il suo laptop.

«Oh davvero? Invitato da chi?».

«Hai presente Jenny, quella ragazza del primo corso?». Il sorriso di Greg si smorzò leggermente.

«Amico, lei è strana forte…». Jack aggrottò la fronte confuso.

«Cosa intendi con ‘lei è strana forte’? ‘Strana’ come?». Greg si era voltato dall'altra parte, prima di rispondergli. 

«Ma tu lo sai che merda di libri legge? Lei ha tipo letto, libri su libri che parlano di strani culti. Non voglio che tu abbia a fare con cose del genere». Jack roteò gli occhi, per poi avvicinarsi al suo comodino. «Amico, sono serio! Non dovresti più uscire con lei. La gente che legge libri del genere ha sempre qualche rotella fuori posto».

«Sì, sì, come vuoi». Rispose Jack, iniziando a frugare tra i vestiti. «Vado a farmi una doccia. Sta per arrivare un temporale, lo sai?». Greg sbatté le palpebre e si voltò a guardare la finestra.

«Aww, davvero? Stavo per uscire con Gabby stasera…». Gemette tristemente, guardando le nuvole che stavano oscurando il cielo. Jack ridacchiò al suo amico, prima di andare a farsi la doccia.

●○●○●○●○● 

«Jack. Jack svegliati! Svegliati Jack!». Jack si sentì scuotere da Greg, e rispose gemendo di rabbia. 

«Uuugh, cosa? Cosa c’è?». Chiese, alzando lo sguardo a un nervoso Greg. Greg guardò fuori dalla finestra.

«Amico, qualcuno nella foresta ha appiccato il fuoco». Jack si strofinò un’occhio col palmo della mano.

«Che ha fatto?».

«C’è qualcuno fuori che sta appiccando il fuoco. Guarda!». Greg lo tirò fuori dal suo letto e gli indicò di guardare verso la foresta. Jack sospirò ancora, stropicciandosi gli occhi, prima di guardare fuori dalla finestra. Con sua sorpresa, c’era un fuoco acceso. Ma era lontano, nel bosco. Quasi intorno alla zona dove si trovava la "base segreta" di Jenny.

«Che io sia dannato… c’è un incendio là fuori». Mormorò, notando che il temporale si era fermato. «Che ora è?».

«Sono le due del mattino».

«Dovremmo andare a controllare. Sembra che sia nello stesso posto dove si trova il rifugio». Greg lanciò un’occhiata a Jack che avrebbe voluto dire ‘tu sei completamente uscito di melone’. «Cosa? Sono sicuro che dev’esserci una spiegazione logica del perché qualcuno abbia appiccato il fuoco là».

«Sì, per i culti». Jack lo fulminò.

«Amico, cerca di ragionare. Non c’è nessun culto».

«Io le chiamo stronzate. Io non vengo». Jack sorrise.

«Sei un fifone?». Chiese, guardando Greg che si stava scoraggiando.

«Amico, seriamente, non andare. L’ultima cosa che vuoi è infilarti nei guai…». Jack roteò gli occhi.

«Come vuoi, andrò a controllare da solo. Se vedo qualcosa di strano, lo riferirò al preside». Jack si cambiò il pigiama, indossando un paio di jeans, una maglietta blu con sopra la sua felpa nera e un paio di scarpe. Tirando fuori la sua torcia elettrica di emergenza dal cassetto della scrivania, Jack si incamminò verso la porta. «Ci vediamo tra poco». Gridò, guardando Greg scuotere la testa.

«La curiosità uccise il gatto, uccise il gatto!». Gli rispose, mentre guardava la porta chiudersi.


Jack si coprì la testa col cappuccio e si avviò giù per le scale. Probabilmente, dovevano essere Jenny e i suoi amici che erano usciti fuori per fare un ritrovo notturno. – Cioè, un sacco di gente lo fa, giusto? - . Un secondo dopo che fu uscito fuori, Jack sentì lo sbalzo di temperatura tra l’aria all’interno e quella fredda e umida all’esterno. Cominciò a farsi strada nella foresta, usando la torcia elettrica per seguire il sentiero che Jenny gli aveva mostrato il giorno prima. Jack, aveva iniziato a diventare sempre più nervoso, mentre prestava ascolto ai rumori notturni della foresta. – Tranquillo Jack, non c’è assolutamente nulla che possa farti del male in questo bosco. Niente. - .

I minuti erano passati, quando Jack, finalmente, raggiunse la caverna che Jenny gli aveva mostrato. Poteva vedere una fioca luce da lontano e sentire qualcuno parlare. La voce era alta, ma non gli sembrava quella di Jenny o Bobby, o di chiunque altro del gruppo. Come si avvicinò, la voce si fece sempre più chiara e distinta. Quello che vide, lo scioccò. Lì, in piedi fuori dalla caverna, c’era un gruppo di gente vestita con una tunica nera. A giudicare dalla loro altezza, erano studenti. Sia maschi che femmine. Tutti indossavano abiti neri e maschere blu, senza bocca e con grandi fori senz'occhi. Uno di loro aveva cominciato ad avvicinarsi al podio, alzando le mani in aria.

«Grazie, miei fratelli e sorelle di partecipare con me a questa notte delle notti. Questa sarà la notte in cui evocheremo il nostro Signore e Salvatore, Chernobog!». Un gruppo sotto di lui gridò e acclamò, dicendo cose tipo "Lode a Chernobog!" e "Tutti acclamano Chernobog".

«Questa è la notte in cui Chernobog sceglierà il suo sacrificio! Quello che ci condurrà al paradiso e ci libererà da questo inferno!». Il gruppo di studenti iniziò ad acclamare e cantare il nome di "Chernobog". 

Jack scosse la testa incredulo, nascondendosi lentamente dietro la corteccia di un albero.

«Oh mio Dio… quello è VERAMENTE un culto». Mormorò. Jack si voltò per cominciare a correre verso la scuola, quando si fermò alla vista di Jenny, che era rimasta alle sue spalle in silenzio per tutto il tempo. «J-Jenny! Grazie a Dio sei qui!». Jack corse vicino a lei. «C-c’è questo culto, d-dovremmo avvertire subito qualcuno!». Jenny gli allargò un sorriso.

«Culto? Qui non c’è nessun culto, Jack. Stai solo esagerando». Lei rise, per poi sentire Jack che aveva iniziato a scuoterla per le spalle. 

«NO! Ascoltami! Dobbiamo uscire di---». Le parole di Jack furono interrotte da un roccia che lo colpì alla testa. La vista si appannò e iniziò a cadere indietro, per poi crollare a terra in un tonfo. Figure sfocate iniziarono a circondarlo, mentre lui guardava Jenny sorridergli ancora. Poi, tutto divenne buio.

●○●○●○●○●

Jack si svegliò con una secchiata d’acqua fredda sulla testa, mentre un rivolo di sangue gli colava dal lato della testa, vicino all’orecchio e poi lungo il viso. Fece una smorfia per il dolore, che ora si era fatto vivo. Un secondo dopo, si ricordò dell’ultima cosa che aveva visto e gli si mozzò il fiato, quando vide che ora tutti gli sedevano davanti. Le sue braccia erano bloccate dietro la schiena. Il capo del culto si avvicinò di fronte a lui e sorrise sotto la maschera. 

«Chernobog ha trovato il suo sacrificio! Ave Chernobog!». Disse, ascoltando il gruppo che stava ripetendo le sue stesse parole. Jack tentò di lottare, mentre il dolore alla testa aumentava. «Tu diverrai uno dei figli di Chernobog, il prescelto che vivrà in questo misero mondo e sarà la sua offerta». Il gruppo ripeté la frase un’altra volta. Jack scosse la testa più in fretta che poteva. 

«N-no… No! Voi siete tutti pazzi! Lasciatemi andare!!». Urlò, emettendo un gemito di dolore quando si sentì strattonare per le braccia. Il capo rise, voltandosi verso il gruppo alle sue spalle. 

«Avanti! Miei fratelli e sorelle, aiutatemi a convertire questo miscredente in un figlio di Chernobog!». Il gruppo decantò la frase, avvicinandosi a loro per formare un cerchio. «Lode a Chernobog, che con le sue mani insanguinate porterà tutti noi alla salvezza! EGLI è il nostro Signore e Salvatore! Lode a Chernobog! Lode a Chernobog!!». Gridò ancora una volta. Jack ascoltò il gruppo che aveva iniziato a cantare in un’altra lingua e il suo cuore prese a battere all'impazzata, mentre guardava uno dei membri avvicinarsi con un vassoio di strumenti e altri oggetti strani. La persona si tirò giù la maschera, rivelando di essere nient’altro che Jenny. Lei sorrise, afferrando un cucchiaio dal vassoio. 

«Non è grandioso Jack? Il grande Signore Chernobog ha scelto te per diventare suo figlio!». Jack scosse con il capo, con le lacrime agli occhi. «Non avrei mai pensato che tu saresti diventato il prescelto». 

«No! Jenny, no! Per favore, per favore non farlo!». La pregò, guardandola mentre si fermava davanti a lui. Lei ridacchiò, posando una mano contro la sua fronte. 

«Ave a te Signore Chernobog». 

La ragazza conficcò il cucchiaio nel suo occhio sinistro, ignorando il pianto di dolore di Jack. Lui si contorse e lottò contro i due che lo stavano tenendo fermo, mentre sentiva il suo occhio venir asportato dalla sua cavità oculare. «Tieni duro Jack! Non vorrei ucciderti». Disse Jenny, in completa calma, mentre aveva iniziato a lavorare anche sull'altro occhio, guardando il sangue colare e zampillare giù dal suo viso, ignorando le suppliche e le grida di dolore della sua vittima. Il capo del culto intervenne, portando una ciotola che conteneva una melma nera e bollente, tra le mani.

«Ecco, la vista di Chernobog!». Annunciò, guardando Jenny che gli stava tenendo ferma la testa e poi, iniziò a versare quel liquido nero nelle sue cavità oculari. Jack lanciò un agghiacciante urlo di dolore, quando sentì la sostanza traboccare dalle sue cavità. Piazzando la mano sulla fronte di Jack, il capo cominciò a cantare nella stessa lingua degli altri, guardando come il corpo di Jack diveniva sempre più stremato e senza vita. Poi, il capo del culto guardò Jenny reggere un libro e iniziare a leggere in una lingua diversa.

Vieni grande Signore Chernobog!


Ascendi e accetta la nave col sacrificio che noi ti doniamo,


Concedi il tuo corpo a questo contenitore,


diventa un tutt'uno con questo involucro vuoto,


Vieni grande Signore Chernobog!


Vieni! Vieni! Vieni! Vieni!


Vieni! Vieni! Vieni! Vieni!



Ansimando pesantemente, Jack si alzò... dal corpo ormai morto di Bobby, tirando via la maschera che indossava come gli altri. Stando in piedi, guardò il massacro di cui era stato appena l’artefice. Ogni singola persona era morta. Le maschere gli erano state tolte, le gole recise, i corpi sventrati e gli occhi asportati. La sua felpa e i pantaloni erano macchiati di sangue. Con un bisturi in mano, Jack, si voltò verso l’unica persona rimasta ancora in vita. Jenny, ormai a un passo dalla morte, guardò come Jack aveva fatto un passo sopra di lei. La pelle di Jack era diventata nera, i denti affilati come rasoi, le unghie lunghe e acuminate. Jack non era più umano. Lei sorrise candidamente, continuando a perdere sangue dalla bocca mentre parlava. 

«F-fammi andare… nel mio ete…rno… paradi…so…». Jack emise un ringhio basso, mostrando una fila di denti affilati. 

«Tu non meriti il paradiso… nessuno di voi lo merita…». Jack si inginocchiò, afferrando una maschera da terra. «Bruciate all’inferno… TUTTI, voi». Jenny lo guardò infilarsi la maschera e la sostanza nera fuoriuscire dalle sue cavità oculari e scendere lungo i lati della maschera. 

Lei lo afferrò debolmente per la caviglia, implorandolo di essere lasciata andare in paradiso. Ma Jack, si allontanò, voltandole le spalle, per poi sparire nell'ombra. Lei pianse, le lacrime le rigarono il viso, mentre lei continuava a chiamarlo per nome, fino a quando non aveva esalato il suo ultimo respiro.


[QUALCHE ORA PIÙ TARDI, AL TELEGIORNALE LOCALE]

"E ora passiamo alla cronaca: alcuni studenti sono stati brutalmente uccisi al West Point College. L'autopsia ha rivelato che i loro reni sono stati rimossi per motivi sconosciuti. Molti credono che questo abbia a che fare con un atto cultista che si svolgeva nei pressi della scuola. Lo studente Jack Nichols è stato segnalato assente. Per saperne di più, non perdete l’appuntamento stasera alle nove".

Traduzione appartenente a Schrodinger's Cat

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