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Jack era un bambino, solo un bambino.

Era come tutti gli altri, a prima vista e anche se lo si conosceva bene, tranne per una cosa, lui odiava il circo, come odiava i pagliacci. Ma soltanto perché gli facevano una gran paura, niente di più.

Il Circo arrivò in città e sua madre decise di portarlo, in effetti non sapeva della sua paura e nemmeno del suo odio verso il circo e tutto ciò che lo riguardasse.

O faceva finta di non saperlo, sua madre era di per sé una persona sadica, ma non si capiva perché lo fosse anche con il suo bambino, forse perché in realtà nemmeno lo voleva un figlio, forse perché voleva abortire ma i suoi familiari avevano cercato in ogni modo d'impedirglielo, riuscendoci tra l'altro, o forse perché in effetti lo trovava solo un peso. Ad ogni modo non aveva importanza, Jack al Circo non ci voleva andare, ma non fece niente per impedire a sua madre di portarlo, aveva soltanto sette anni, cosa avrebbe potuto fare? Lamentarsi piangendo? Tanto non si sarebbe fermata, lo sapeva bene. 

Arrivarono, e dopo una discreta fila per i biglietti entrarono nel tendone. La prima cosa che Jack vide erano dei pagliacci, era già spaventato, si era imbambolato a guardarli e smettere di farlo sembrava impossibile, poi guardò attentamente i bambini. I pagliacci e i bambini, i pagliacci e poi  i bambini, i pagliacci e di nuovo i bambini. 

Si sentì stringere le spalle, sobbalzò e si allontanò in una specie di salto, la madre sorrise guardandolo "Jack, vieni. Non avere paura, sono solo persone travestite e non ti faranno niente." Jack annuì leggermente, per poi seguire la madre fino ai posti dove si sedettero.

Non riusciva a guardare, teneva lo sguardo basso e fissava le sue scarpe che, in quella circostanza, erano diventate particolarmente interessanti. La madre fece una smorfia, stava sprecando una serata per portarlo in un luogo che lei trovava personalmente disgustoso e quel marmocchio che non sarebbe mai dovuto nascere la ripagava così?! Era sull'orlo di una crisi di nervi, però si sforzò di essere dolce "Tesoro, perché non guardi lo spettacolo?" Jack guardò la mamma "Perché è brutto e mi annoia." disse mormorando, la madre sospirò e si mise a guardare il vuoto con aria assente.

Lo spettacolo finì, e la madre di Jack scattò in piedi trascinandolo fuori stringendogli il polso. In mezzo alla folla che usciva la stretta della mamma di Jack diventò debole, per poi finire del tutto, lei aveva continuato a camminare e lui era rimasto lì.

La gente andò via, finché il circo non divenne deserto e il buio cominciò a ricoprire lo spiazzo in cui si trovava.

Jack era terrorizzato, sua madre l'aveva abbandonato ed era solo, e voleva correre via ma non riusciva a muovere un solo muscolo, il panico era arrivato, Jack respirava in modo irregolare, era pallido e sudava freddo.

C'era della musica, quelle musichette che mettono nei Luna Park così inquietanti da farti morire di paura alla prima nota, la canzone era "Pop Goes the Weasel".

Sentì una mano sulla spalla, sperò con tutto se stesso che fosse sua madre ma appena si voltò quello che vide lo impaurì ancora di più, un pagliaccio, di fronte a lui c'era un pagliaccio che gli sorrideva "Ciao. Hai perso la mamma?" gli chiese, senza mai smettere di sorridere, Jack annuì senza dire una parola "Come ti chiami?" domandò il clown "J-Jack." balbettò esitante il bambino, quello sorrise cattivo, lo prese per un braccio e lo trascinò via "Dove mi sta portando?" chiese Jack mormorando e guardandosi intorno "Non ti preoccupare, Jack. Ci divertiremo molto insieme!" esclamò, per poi iniziare a ridere, una risata inquietante... una risata da pazzo, Jack si lamentò "No! Non voglio, lasciami!"

"Jack, io non sono cattivo. Io sono un pagliaccio, faccio ridere." si rifiutò di rispondere, e non combatté più, non aveva speranze di vincere.

Quella dove venne portato Jack era una cantina buia, non entrava la luce nemmeno a pagarla oro e faceva sempre freddo. 

Fu lanciato contro il muro, sbatté la testa procurandosi un enorme taglio, il sangue cominciò ad uscire, mentre Jack rannicchiato a terra aveva iniziato a piangere.

Il pagliaccio gli si avvicinò. Cominciò a colpirlo, tanto forte da farlo urlare, botte dappertutto.

Aveva ormai un labbro spaccato, gli occhi neri lividi, e un fortissimo dolore alla testa.

Sarebbe morto dissanguato, ma così non fu, per quella notte si addormentò, poi il giorno dopo tornò quel clown... anzi, no, quel mostro. 

Aveva un coltello in mano, e quel sorriso sul volto, quel sorriso malato e sadico.

"Jack..." cantilenò avvicinandosi al bambino, mentre la sua voce rimbombava nella cantina e nella testa di Jack "Oggi finirà tutto, contento? Oggi smetterai di soffrire." 

Sibilò all'orecchio del bambino, e il coltello venne conficcato nella sua pancia, Jack sentì il respiro farsi debole, l'aria lo abbandonava, il sangue usciva, poi nero era finito tutto.

Il suo corpo venne ulteriormente torturato, tutti gli organi vennero tolti e venne aperto completamente, gli occhi furono cavati e il cranio spaccato. Il corpicino martoriato di Jack venne trovato dalla polizia, e venne fatta una degna sepoltura, ma nonostante tutto lo spirito di Jack bramava vendetta.

Nacque Laughing Jack, uccide i bambini nel modo sadico in cui è stato ucciso lui.

Ha i capelli lunghi e neri, è pallido, ha un naso a spirale a punta. Vestito da pagliaccio, le maniche sono a righe così come i pantaloni, i suoi denti sono appuntiti a taglienti.

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Ora avrà la sua vendetta, e questa non avrà un fine.  

Racconto appartenente a EFP

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