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Era bagnato fradicio, e correva, correva senza meta in quel bosco. Da quanto stava correndo? Da ore, o forse addirittura giorni. 


Ripensava al motivo per il quale si trovava in quel bosco, a cosa l'aveva portato a scappare così senza meta. 


Un assassino ha fatto irruzione nella sua casa di campagna, uccidendo lui e tutta la sua famiglia. Quell'assassino, era...strano, quasi non credeva che avesse davvero fatto irruzione in casa, quasi pensava fosse tutto frutto della sua mente, quasi pensava che, inconsciamente, avesse ucciso lui tutta la sua famiglia, e ora stava scappando da qualcosa che realmente non è mai esistita.


Michael, si sedette sotto un albero, riprendendosi e scacciando via quei pensieri dalla testa. Per quanto surreale sembrasse la scena, non è stato lui a uccidere tutti, in preda alle allucinazioni, ne è stato un brutto sogno. 


Tutto era reale.


Ma, era comunque strano, quell'assassino era strano: aveva la faccia bianchissima, quasi da sembrare un fantasma, guance intagliate fino alle orecchie, occhi con pupille ristrette e cerchiati di nero. A Michael sembrò che il killer non avesse le palpebre, ma era impossibile. No, non poteva essere vero. Se non avesse avuto le palpebre, sarebbe stato davvero un allucinazione. A Michael sembrò di essere in un brutto sogno, ma no. Finalmente si convinse, era tutto vero. 


E ora era li. Non sapeva che fare. Stava scappando da chissà quanto tempo, verso chissà quale meta, disperso nel bosco. Era bagnato fradicio per la lunga corsa sotto la pioggia e dentro le pozzanghere ed era infreddolito e affamato ma, soprattutto, non sapeva se quel killer lo stesse ancora cercando, se fosse in agguato dietro agli alberi, e aspettasse il momento giusto per saltare fuori da un momento all'altro e ucciderlo. Michael non avrebbe avuto le forze, ne le capacità per tenergli testa o addirittura ucciderlo.


Michael, dopo essersi ripreso si alzò. Stava scappando dalla sua casa in campagna, quindi sapeva di non essere lontano da una città o un centro abitato, anche se comunque ormai, era distante sia dalla casa, sia dalla strada collegata ad essa che portava sino in città.


Dopo due ore di cammino, video un paesino. Era molto piccolo, quindi sarebbe stato più simile a un villaggio che a un paesino, se non fosse per qualche casa di troppo qua e la. Michael gli si avvicinò sperando di trovare una buona accoglienza dagli abitanti di quel piccolo luogo sperduto. 


Una volta arrivato, si avvicinò agli abitanti, ma erano pochi...e...strani? Indossavano tutti quanti un lungo velo bianco e delle maschere dello stesso colore...strane, sembravano quelle indossate dai greci antichi durante le rappresentazioni teatrali. 


Michael, non si sentì molto a suo agio, stava per lasciare quel posto e salutare gli abitanti, ma poi pensò. Dove sarebbe andato? Quindi, accettò la calda accoglienza degli abitanti. Gli offrirono una capanna munita di: Letto, una credenza colma di cibo e acqua e un piccolo fornello a gas per cucinare, e si sarebbe potuto fermare gratuitamente per un massimo di 5 giorni. Ancora una volta Michael ringraziò gli abitanti, e andò nella sua capanna per riposare.


Michael, nonostante ciò, non si sentiva molto a suo agio, e durante la notte sentiva sussurri, ma sussurri strani, pronunciate da voci non umane, quasi da demoni: voci profonde e malvagie, che sembravano penetrarlo. A volte, quando si alzava a tarda notte per bere, vedeva delle ombre vicino alla finestra, ombre accompagnate da volti terrificanti visti in penombra. E quando spalancava gli occhi per lo spavento, quelle puntualmente scomparivano, ma il ragazzo trovava sempre una maschera identica a quelle che indossavano gli abitanti, quindi si sentiva come se quest'ultimi tramassero qualcosa.


Michael, il terzo giorno raccontò tutto a un abitante e gli chiese se sapesse qualcosa, ma esso si girò e se ne andò, ignorandolo. Michael pensò che lo stesse prendendo per pazzo, e ciò lo portò a pensare che si era semplicemente immaginato tutto, magari per il forte trauma passato per colpa di quell'assassino, anche perché, il giorno dopo, le maschere che trovava a terra la notte, sparivano.


Arrivò il quarto giorno, e Michael chiese a un abitante se sapesse indicargli una cittadina, un centro abitato o un altro paese dove potesse andare a stare, e l'abitante gli scrisse un biglietto, ma era strano, come tutto il resto d'altronde sembrava una parola scritta in greco antico, ma al contrario. Il ragazzo pensò che in fondo era felice che il giorno dopo tutto ciò sarebbe finito. Tornò nella notte alla sua capanna, ma quando si girò verso la porta, vide un abitante, ma era diverso dagli altri: al suo collo portava degli strani ciondoli, e sulla sua maschera erano appiccicate delle corna di plastica bianche. Erano una fedelissima riproduzione delle corna di cervo, ma erano troppo bianche, quindi pitturate a mano, e ciò faceva intendere che fossero di plastica. L'uomo, chiuse Michael nella sua capanna, e bloccò la porta. Michael non sapeva con cosa, dato che utilizzò qualunque mezzo per aprirla. Sfinito e senza via d'uscita, andava incontro a un destino ignoto, e, a quanto pareva non poteva opporsi. Il ragazzo, nel tentativo di cercare una via d'uscita, scelse di provare a tradurre il biglietto, dato che aveva studiato latino. E, dopo mote ore, passate a: raddrizzare la frase (dato che era scritta al contrario) e tradurre, Michael lesse, e provò profondo terrore nel farlo: Lui ti aspetta. Lui è qui. Non te ne andrai. Il ragazzo, strappò il biglietto e pianse per la disperazione, ma poi rifletté: La sua famiglia era morta, aveva perso la casa, tutto e tutti, c'era uno spietato killer che, sicuramente lo stava cercando, e pure se avesse voluto vendicarsi, Michael non ne sarebbe stato in grado. Anche se fosse sopravvissuto, dove sarebbe andato? Avrebbe continuato a vagare in quel bosco senza fine? Quindi, Michael accettò il suo orrendo destino. Andò a dormire, in attesa che domani, teoricamente, si sarebbe tenuta la sua esecuzione, per favorire una sorta di divinità spietata.


Il quinto giorno. Il ragazzo venne svegliato da rumori forti fuori dalla sua capanna, era come se un gruppo di persone stesse portando qualcosa di grande e pesante. Michael, si svegliò e scattò in piedi, sentì che qualcuno stava sbloccando la sua porta, per poi aprirla davanti ai suoi occhi. Era l'abitante diverso dagli altri. A questo punto, il ragazzo pensò che fosse il capo del paese, o un sacerdote. Gli si avvicinò, e lo condusse fuori, e Michael vide che stavano trasportando un enorme trono di spine. Lo fecero sedere li, e il ragazzo urlò per il dolore. Lo condussero in cima a una collina,  li il ragazzo vide una statua, la statua della loro divinità. Era orribile, aveva il volto...come se si fosse sciolto, denti affilatissimi, e occhi fuori dalle orbite. Lo incatenarono sul torace della divinità. A un certo punto, anche gli abitanti si tolsero le maschere, per favorire il loro dio, e Michael con stupore e spavento, notò che erano identici al loro dio. Il sacerdote, cominciò a recitare alcune strane preghiere, poi prese da un tavolo di legno, un coltello affilatissimo ma pulito, quindi Michael doveva essere la loro prima vittima. L'uomo era pronto a squarciare e sbudellare Michael, per favorire quella sorta di divinità. Allora a quel punto, Michael venne investito da un'ondata di rabbia e ribellione: si liberò dalle catene, che nemmeno erano strette, e si gettò sul sacerdote, gli prese il coltello dalle mani, e gli tagliò la gola di netto. Il sangue spruzzò sugli altri abitanti, che guardavano allibiti la scena. In pochi si gettarono su Michael per prendergli il coltello dalle mani e ucciderlo per vendetta, tutti gli altri erano inginocchiati, che piangevano e recitavano strane preghiere. Come se volessero invocare il perdono del loro dio. Il ragazzo si difese da tutti: a uno gli conficcò il coltello in pancia, e gli tirò un pugno dritto sul muso, che lo fece cadere a terra privo di vita. A un altro, che si era gettato su di lui, gli tirò un calcio in petto, se lo tolse di dosso buttandolo a terra, poi si gettò su di lui e gli diede 3 coltellate al cuore. Al penultimo conficcò i coltello in testa, e all'ultimo tagliò la gola di netto.


Una volta finito il massacro, Michael guardò prima il coltello, sporco di sangue, e poi le sue mani, anch'esse sporche di sangue. Non sapeva di essere così bravo  usarlo. Quindi, se ne andò da quell'inferno, lasciando gli abitanti rimasti al loro destino.


" Sto arrivando, schifoso infame! " intimò fra se.


2 mesi dopo, Michael era pronto. Era stato nel bosco, vivendo in un piccolo rifugio che egli stesso si era costruito con ciò che riusciva a trovare e a mangiare gli animali che cacciava col suo coltello e a bere l'acqua delle pozzanghere o l'acqua piovana, che raccoglieva con degli appositi contenitori che aveva creato grazie a delle foglie, che appendeva fra un ramo e un altro di un albero.


Si era allenato, e ora era pronto per ammazzare l'assassino che gli aveva rovinato la vita.


Iniziò a cercarlo, cercò per ore, e fortunatamente, arrivò alla sua vecchia casa. Michael era al settimo cielo. Poteva sapere se qualcuno si era accorto della scomparsa sua e della sua famiglia, e ora era vicinissimo al ritrovamento de killer, che quasi lo toccava per mano!


Si avviò verso casa sua, ma, appena entrò c'era una puzza di cadavere, e rimase a bocca aperta: I corpi dei suoi genitori, di suo fratello e sua sorella erano ancora li! E' impossibile che dopo 2 mesi e mezzo NESSUNO si era accorto della loro scomparsa!


Michael ora si sentiva davvero solo. Capì che la sua famiglia era l'unica alla quale importava davvero di lui, e ora che non c'era più, non poteva contare su nessuno.


Questo, accrebbe la sua rabbia, ma ad un tratto, ricordò il volto del killer, e un flash gli passò davanti, dal volto, capì senza ombra di dubbio, che era il famigerato Jeff The Killer, l'assassino che da anni spopola sulla rete. Anche se credeva fosse una leggenda. Questo accrebbe il suo pensiero che si fosse immaginato tutto, ma lo mise da parte. Sapeva dove trovarlo, prese una bottiglietta vuota, la riempì di candeggina e prese un accendino, nel caso avesse dovuto passare a estremi rimedi, e si incamminò per la stradina collegata a casa sua. Arrivato quasi in città, svoltò a destra, in un sentiero in mezzo agli alberi, e da qui sbucò nei bordi di periferia della sua città. 


E, come si aspettava, quasi subito trovò Jeff. Beveva una bottiglia di whisky, seduto per strada,col cappuccio della sua felpa grigia tirato sulla testa per il freddo di Dicembre.


"BASTARDO! VOLTATI!" Gridò Michael, facendo voltare il killer, che lo guardò con aria di sufficienza e disse:


"Che cazzo vuoi?! Ho già i miei problemi, levati dalle palle!" 


"Davvero non mi riconosci? 2 mesi e mezzo fa, hai ammazzato la mia famiglia!"


"Ammazzo si e no 4 o 5 famiglie al giorno, come faccio a ricordarmi proprio della tua?!"


"Bhe, non mi interessa se ti ricordi o non ti ricordi di me, fatto sta che hai ammazzato la mia famiglia, e oggi sono qui per ammazzarti e ottenere la mia vendetta!"


"AHAHAHAHAHAHA! Povero idiota! Sai quanti incapaci come te, accecati dalla rabbia e dalla vendetta sono venuti qui a sfidarmi e li ho rimandati col culo morto a casa? Non hai speranze di battermi, quindi amico ti do un consiglio: ora che ho tolto dalle palle la tua famiglia, vattene, fatti una cazzo di vita e dimenticami. Che tanto non hai speranze. Dai, ti sto servendo su un piatto d'argento la possibilità di salvarti e tu..."


Jeff non finì a frase che Michael gli tirò una coltellata sulla guancia, facendogli un taglio molto profondo poco sopra il suo sorriso inciso.


"E va bene" disse il killer "Te la sei cercata..."


E si lanciò su Michael, quest'ultimo però si difese, infilando il suo coltello nel braccio del killer. Esso si tirò indietro per il dolore, ma, nonostante ciò jeff non sembrava aver provato dolore, e addirittura riusciva a muovere il braccio esattamente come prima:


"Illuso! Pensi che dopo una vita passata così, una coltellata sul braccio possa fermarmi o solo ostacolarmi?!"


Quindi, l'assassino si avventò su Michael, tirandogli una coltellata verso la sua pancia, per fortuna il ragazzo riuscii a schivarla, lasciando solo un taglio dalla quale uscì un po' di sangue. Ma a Michael non importava. Era troppo acciecato dalla rabbia per poterlo anche solo sentire. Quindi, il ragazzo si avventò sul killer, tirando una coltellata in spalla, il killer riuscì a schivarla, caricando a sua volta Michael, che cadde. Jeff, si avventò sopra il ragazzo, e cercò di tirargli 2 coltellate in testa, ma Michael schivò tutti i suoi tentativi. Dopodiché, Michael mise un piede sulla pancia di Jeff che gli stava ancora di sopra, e lo fece rimbalzare via. Il coltello che il killer aveva in mano, volò per aria, finendo per ricadere proprio sulla sua pancia. Jeff, tossiva e sputava sangue, si alzò dolorante e cercò di togliere il coltello dalla sua pancia. Intanto, Michael colse l'attimo: prese da terra la bottiglia di whisky che Jeff stava bevendo, e glie la ruppe in testa, facendolo crollare a terra. Ma prima che Michael potesse reagire, Jeff con una freddezza da far paura, strappò via il coltello dal suo stomaco, si alzò in piedi, e infilzò Michael nel petto, per poi tirargli un calcio, che serviva sia a farlo cadere a terra, sia a rimuovere il coltello dal suo petto . Il ragazzo cadde a terra. Vedeva tutto bianco e sfuocato. Michael, sputò sangue. Era finita. Jeff aveva ragione. Sarebbe stato meglio se l'avesse lasciato perdere, e si fosse fatto una vita.

No

Michael non poteva morire e abbandonare così la sua famiglia.

Quindi, mentre Jeff si godeva l'attimo, prima di dargli il colpo di grazia, si alzò, e con le sue ultime forze, diede una coltellata al polso di Jeff, che mollò il coltello, poi lo accoltellò 3 volte alla schiena, e, per finire gli diede un pungo sulla nuca.

Jeff cadde a terra, e Michael non perde tempo, prese la candeggina e l'accendino che si era portato da casa, cosparse Jeff di candeggina, e creò una linea che arrivava fino a lui.

Rivolse un ultimo sguardo a Jeff, che lo guardò e disse:

"E bravo, alla fine mi hai battuto. Devo dire che sei stato l'avversario più valoroso con il quale abbia avuto il piacere di lottare. A quanto pare mi sono sopravvalutato. Forza, fa ciò che devi fare, vendica la tua famiglia e chiudiamola qui."

Quindi Michael, diede fuoco alla striscia di candeggina, che piano piano arrivò fino a Jeff. Michael, guardò il corpo del killer bruciare, finché non rimase solo la cenere, e qualche pezzo non consumato dalle fiamme. Dopodiché, si accasciò a terra. La ferita nel suo petto non gli concedeva molto tempo. Sputò sangue, rivolse un ultimo sguardo al cielo e disse: "mamma, papà e gli altri. Finalmente vi ho vendicati." Dopodiché chiuse gli occhi, e si abbandonò al freddo della morte.

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