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E se non era una giornata come le altre quella, Helen non sapeva davvero come potesse essere.

Era un killer, ricercato dalla polizia di tutta la città, eppure se ne andava in giro tranquillo, di giorno. Certo, nei giornali le uniche foto che si trovavano erano quelle vecchie, quelle che lo ritraevano cinque anni prima. Nessuno sarebbe riuscito a riconoscerlo, in fondo era cambiato molto e se ne compiaceva, poteva andare in giro senza problemi, perché nelle foto più recenti lui aveva la sua giacca blu e la maschera.

Non si faceva chiamare più nemmeno Helen, odiava quel nome, quel nome che lui aveva sempre ritenuto fosse da ragazza.

Lui non era più Helen Otis, lui era nessuno, se lo incontravi e gli chiedevi il suo nome ti rispondeva che, semplicemente, non aveva importanza. 

Non aveva propriamente un posto dove stare, i suoi genitori avevano traslocato da tempo lasciandolo lì, in balia del suo destino.

La sua vecchia casa appariva, oltre che trascurata, soltanto un'antica abitazione abbandonata. 

La porta, un tempo bianca e lucida, era in quel momento con delle assi di legno a bloccarla, così come le finestre, anche se qualche asse di quelle penzolava, i vetri erano pieni di polvere e alcuni distrutti, i classici delinquenti non l'avevano risparmiata, era una casa alla periferia la loro e quindi anche poco in vista rispetto a quelle del centro della città.

Lui ogni tanto passava il giorno lì, nascondendosi per non destare sospetti ai vicini, anche se quelli se ne fregavano e pensavano semplicemente che fossero vandali giunti là per "divertirsi un po'". 

Ecco cosa aveva deciso di fare quel giorno, sarebbe tornato lì e ci avrebbe passato la giornata, finché di notte non avrebbe recuperato giacca, maschera e coltello (accuratamente nascosti) e sarebbe uscito a fare ciò che, da quella notte, sa fare meglio: uccidere e poi utilizzare il sangue delle sue sfortunate vittime per disegnare sulle pareti, gli dava un senso di tranquillità e il perché era anche a lui sconosciuto.

La giornata trascorreva monotona come le altre, doveva divertirsi solo di notte? Sì, era destinato a quello per sempre, di giorno sarebbe stato troppo complicato e l'avrebbero notato tutti, non poteva permetterlo con l'orribile reputazione che aveva in giro, anche se poco gli importava. Comunque, finire dietro le sbarre non era un suo obbiettivo.

Vide, dalla finestra, qualcuno che si era fermato di fronte alla casa, la stava osservando attentamente. Era sicuramente una ragazza, una ragazza alta dal fisico slanciato, inarcò un sopracciglio, perché diavolo era lì? E perché tra tutte le case proprio la sua doveva stare a guardare? Sbuffò seccato, accidentaccio a quella ficcanaso, non poteva uscire perché l'avrebbe visto e non poteva muoversi perché... beh, l'avrebbe visto dalle finestre, che nonostante fossero polverose lasciavano intravedere le ombre. 

Alzò gli occhi al cielo e rimase lì, sul pavimento, a guardare dalla finestra quella ragazza, che contemplava la casa con un interesse che a Helen non piaceva per niente.

La ragazza dopo una buona mezz'ora se ne andò, e Helen ringraziò mentalmente che finalmente quella seccatura fosse andata via. 

Scese la notte, ed era giunto il momento di uscire per beh... fare una specie di sterminio di massa, in onore di quella volta che uccise i suoi compagni di scuola, ghignò a quel pensiero, in fondo se lo meritavano Judy e Maggie, se lo meritavano Tom e Ben pure, anche se quello di Tom era stato un "incidente".

Dopo un lungo giro per l'isolato vide una casa, luci totalmente spente e silenzio tombale, perfetto, sicuramente tutti dormivano, aveva deciso di uccidere una famiglia intera quella notte, esagerava? Ma certo che no! Per fare una cosa degna del suo primo omicidio avrebbe dovuto uccidere almeno dieci famiglie intere, quindi non si sentiva per nulla in errore.

Entrò furtivamente da una finestra lasciata aperta, era la stanza di un bambino, era nel letto scoperto che ronfava tranquillo, non lo svegliò, gli conficcò direttamente il coltello nella pancia, il che provocò un sussulto al bambino che morì dissanguato poco dopo, le sue opere d'arte le avrebbe fatte dopo aver ucciso i genitori ed eventuali sorelle o fratelli.

Uscì dalla stanza, in cerca di quella dove dormivano gli altri, trovò quella di una bambina che poteva avere dieci anni, uccise anche lei martoriando il suo corpicino, per i genitori riservò lo stesso destino, solo che i loro corpi vennero ulteriormente squartati e aperti.

Subito dopo trascinò tutti i corpi in soggiorno, e trovò un'enorme parete color salmone, completamente vuota, sgranò gli occhi da dietro la maschera con un ghigno sul volto, era perfetto.

Cominciò a disegnare, le faccine felici predominavano ":)", era il suo simbolo, ormai anche la polizia lo sapeva.

Le scritte come "Smile" erano ovunque, e poi la cosa che più spiccava era una rosa, una grande rosa fatta col sangue, non sapeva nemmeno lui perché l'avesse disegnata, ma era uscita davvero bene! Finito il suo capolavoro, scappò via come ogni volta, non ci furono urla, nessuno chiamò la polizia fino al giorno dopo, e lui era salvo, di nuovo.

Tornò sulla scena del crimine, nei panni di una persona normale che passa di lì, fermandosi a guardare fingendosi soltanto un curioso che vedendo la polizia voleva saperne di più, poi vide in mano alla ragazza del giorno prima una foto... la sua rosa, quella ragazza aveva fotografato la sua rosa, le si avvicinò "Dove l'hai trovata quella?" chiese, guardando la foto, la ragazza alzò lo sguardo "Nella casa... Bloody Painter ha ucciso un'intera famiglia, e ha lasciato questo disegno sul muro, nonostante sia inquietante perché fatto col sangue mi è piaciuto molto, perché è il mio nome, mi chiamo Rose." disse la ragazza "E poi mi serve per lavoro, faccio la giornalista." evidentemente quella era la foto che aveva scelto per l'articolo sul delitto "Già, però è proprio un artista chiunque sia..." ecco un suo difetto, non sapeva mentire, quella ragazza avrebbe potuto scoprirlo e lui stava lì come un ebete a parlare, poi sentì una voce "Su Rose! Torniamo a casa, devi scrivere l'articolo, tesoro." disse quello che doveva essere il suo ragazzo, la ragazza scarabocchiò qualcosa su un foglio del suo block notes, che poi strappò e gli ficcò in mano a forza, gli sorrise facendo cenno con la mano e sparì dietro l'angolo con il ragazzo che la stringeva per le spalle.

"È un bel disegno... Bloody Painter. Firmato Rose. :)" 

Lei aveva capito, l'aveva scoperto, ed era rimasta muta come se lui fosse un ragazzo qualunque, sorrise. 

Racconto appartenente a EFP

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