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Helen Otis poteva sembrare un ragazzo come tanti altri.

I suoi occhi azzurri come il cielo estivo e i suoi lisci capelli corvini sembravano rendere l'immagine del classico ragazzo ordinario...

ma lui non era affatto un ragazzo ordinario.

Andava spesso in giro con un album da disegno, nel quale catturava ogni immagine che gli suscitasse un'emozione particolare.

O almeno, questo era ciò che faceva... prima di diventare LUI.


Era da moltissimo tempo che Bloody Painter, il mostro che era diventato Helen, non disegnava più nulla di ciò che vedeva intorno a lui.

Il motivo era semplice: niente di ciò che lo circondava attirava più la sua attenzione.

Tutto era diventato così monotono, così grigio... privo di bellezza.

Le persone comuni ritenevano che le sue opere d'arte fossero qualcosa di orribile, non di fantastico come lui le reputava.


I telegiornali non facevano altro che parlare del misterioso assassino che dipingeva col sangue delle vittime, pensavano addirittura che la sua espressione artistica fosse qualcosa che nemmeno si poteva mostrare in televisione per via dell'efferatezza dei crimini.

Loro non capivano... non sapevano apprezzare la vera bellezza.

Ma questa volta... era deciso più che mai a mostrarla al mondo in tutta la sua magnificenza. 


Ted era un giovane uomo come molti.

Viveva con la sua fidanzata, Amelia, di cui si era subito innamorato.

La loro vita insieme era felice, la loro giovane età dettava il loro stile di convivenza, fatto di un presente intenso e di un futuro sfocato.


Lei andava a lavoro dal pomeriggio fino a tardi, lui ne cercava ancora uno stabile.

Come sempre, quel caldo pomeriggio estivo, Amelia si stava preparando per andare a lavorare.

Era davanti allo specchio, con mani rapide compiva i soliti automatismi quotidiani, mentre si truccava in modo leggero gli occhi verdi e raccoglieva i capelli biondi, lunghi fin poco sotto le spalle, in una morbida coda.


Il ragazzo la avvicinò, schioccandole un sonoro bacio sulla guancia rosea coperta dal trucco.

"Non vedo l'ora che tu torni a casa..." Le disse, mentre le cingeva le spalle in un tenero abbraccio.

Lei si girò verso di lui, incontrando i suoi occhi castani, leggermente coperti dai capelli scuri un po' troppo lunghi.

"Non starò via per molto, dobbiamo avere pazienza. Poi potremo stare insieme tutta la notte."

Gli rispose, con una nota di malizia nella voce.

Lui ricambiò lo sguardo. 

"Ti aspetterò con ansia!" Disse, mentre si allontanava per dirigersi verso il divano.


Dopo non molto tempo, Amelia uscì.

Ted, come suo solito, si sedette sul divano in pelle a guardare la tv, facendo zapping con il telecomando.

Il sonno lo prese, e pian piano le palpebre gli si chiusero sugli occhi fino a farlo sprofondare completamente nel mondo dei sogni.


Tutto a un tratto si svegliò. 

Il suo orecchio era stato disturbato da dei rumori provenienti dal salone.

La luce degli ultimi bagliori del sole filtrava dalla finestra, su cui delle candide tende in stoffa ricadevano placidamente.

Si sedette, ancora ammutolito dal sonno; il silenzio che seguì lo portò a pensare che fosse stato frutto della sua immaginazione.


Poi però... il rumore ricomparve.

Questa volta era più forte, più fastidioso.

Era un suono metallico, probabilmente di barattoli in alluminio, o qualcosa del genere.

Si diresse verso la fonte del suo disturbo.

Un passo.

Due passi.

Tre passi.


Il rumore era sempre più intenso, mentre quello dei suoi piedi veniva attutito dal tappeto broccato che copriva le mattonelle che componevano il pavimento bianco.

Il suo respiro si fece pesante, incerto, i battiti del suo cuore accelerarono fino a diventare l'unica cosa che le sue orecchie riuscivano a sentire, con in sottofondo quell'insopportabile frequenza metallica.

La paura cominciò ad impossessarsi di lui, gli venne incredibilmente caldo.

Alcune gocce di sudore gli imperlarono la fronte coperta dai capelli quasi neri, mentre con la mano afferrava disperatamente la prima cosa che trovava.

Per sua fortuna, il palmo raggiunse un oggetto ligneo, liscio. 

Una mazza da baseball. 

Ringraziò mentalmente suo padre per avergliela donata, e si pentì di colpo di aver avuto l'idea di buttarla via.


Finalmente raggiunse la stanza, la presa sull'oggetto si allentò, e la mazza gli cadde di mano, provocando un sonoro botto a contatto con le mattonelle fredde.

Rimase immobile, fissando l'orrendo spettacolo che aveva davanti.

I suoi occhi si spalancarono, la bocca si aprì leggermente, provando ad emettere un qualunque suono, ma tutta la voce gli morì in gola.

Un'ombra comparve dietro di lui, riusciva a sentirla.

Non voleva girarsi, non...


Amelia stava guidando sulla strada di casa, ancora qualche minuto e sarebbe potuta scendere dalla sua vecchia auto color cremisi sbiadito; era un rottame, non un'auto vera e propria, in più era da molto che non veniva pulita.

Giunta alla fine della pineta, cominciò finalmente a intravedere il profilo distinto di casa sua.

Smontò dall'auto, spegnendo il motore e prendendo la chiave.


Entrata a casa, poggiò quest'ultima su un piccolo tavolino quadrato in legno di mogano, per poi dirigersi verso il divano, dove sapeva che avrebbe trovato il suo amato Ted.

"Tesoro... sono a casa!" Esclamò ad alta voce, ma quando non sentì risposta, continuò a parlare.

"Ted? Ci sei?"

Continuò a camminare in cerca del fidanzato, ma non ricevette alcuna conferma della sua presenza.

Probabilmente è uscito.

Pensò, andando a prendere un panino dal frigo.

A quell'ora di notte le veniva sempre fame.


Dirigendosi verso la cucina, una cosa insolita catturò la sua attenzione.

Attraverso la porta bianca del salone, si poteva intravedere un oggetto cilindrico, probabilmente di metallo... forse un barattolo di vernice?

Incuriosita, si incamminò verso la stanza dalle pareti color ocra, aprì lentamente la porta, che fece levare in aria un leggero cigolio.

Ma che...?


Quando la porta fu finalmente aperta, lo spettacolo che si stagliò davanti ai suoi occhi increduli fu a dir poco orrendo.

A terra, barattoli di vernice rossa ovunque.

L'unico dettaglio era che quella non era semplice vernice... era sangue.

Guardando meglio, si potevano vedere piccole parti viscide che galleggiavano sulla densa superficie del liquido.

Amelia per poco non svenne.

La sua pelle si fece improvvisamente pallida, le sue narici si riempirono di un odore metallico e pungente, che sembrava entrarle fino in gola.

Si tappò il naso, e tentò di proseguire, evitando i secchi sparsi per terra.


Nauseata, si guardò intorno.

Sul pavimento, c'erano numerose pozze rosse.

Alcuni dei barattoli erano infatti rovesciati, e nella caduta avevano schizzato anche le pareti gialle della stanza.

"Ted! Dove sei?" Urlò lei, accelerando il passo, mentre un terrore incontrollabile si impossessava del suo intero corpo.

La sua voce era malferma, isterica; mentre proseguiva cercava di non guardare ciò che la circondava, più volte le salirono dei conati di vomito.


Gli schizzi rossi sulle pareti gialle creavano un incredibile contrasto visivo, quasi psichedelico.

A terra, abbandonato sul pavimento, c'era Ted, con la pancia contro il pavimento.

La ragazza si precipitò su di lui, inginocchiandosi al suo fianco, noncurante del sangue che le imbrattava i pantaloni in jeans, che si dipingevano di scarlatto acceso.

Con le mani scosse il corpo del suo fidanzato, che non accennava a muoversi.


"Ted... Ted... rispondimi!" Continuava a ripetere, completamente in stato di shock.

Lo girò sulla schiena e sentì una strana consistenza viscida invaderle le mani.

Il ragazzo aveva l'addome squartato, il sangue colava copiosamente dalla ferita e l'intestino fuoriusciva fino a toccare il pavimento.

Amelia si guardò le mani. Erano completamente sommerse dagli organi di Ted.

La ragazza si mise le mani tra i capelli, tirando le ciocche bionde in preda alla disperazione più profonda.

"No... no... no... Ted... no..." Mormorava, mentre sentiva che il sangue cominciava a sporcarle i capelli, in cui le sue mani affondavano.


Sollevò lo sguardo e sulla parete gialla, lesse una frase scritta in scarlatto...

scritta col sangue del suo fidanzato.

"Chi legge muore =)"

Amelia si girò lentamente, gli occhi verdi dilatati dal terrore, le ginocchia ancora poggiate sulla pozza di sangue nel pavimento.

Lui era lì. La fissava.

Il suo volto era coperto da una maschera bianca, con occhi neri e un sorriso sanguinolento disegnato sopra.


Bloody Painter si avvicinava a lei.

Ma lei non poteva muoversi, la paura la teneva inchiodata a guardare il volto grottesco della morte.

Non riuscì nemmeno ad urlare, il fiato le si era spezzato improvvisamente.

Solo due lacrime uscirono dai suoi occhi, colandole per le gote rosee, finendo sul pavimento, mescolandosi al sangue di Ted.

"Hai letto... ora devi morire."


Il giorno dopo, la polizia trovò la stessa stanza in condizioni pietose.

Tutti coloro che erano entrati in quella casa non avevano potuto evitare di rimanere nauseati dalla visione che gli si era presentata davanti.

Avevano trovato i corpi dei due ragazzi vicini, in una pozza di sangue.

Sul muro, sotto la stessa scritta letta da Amelia, ce n'era un'altra, scritta con lo stesso sangue della ragazza:

" L'arte è per chi la capisce =) "


Bloody Painter era finalmente soddisfatto.

Dopo molto tempo, era riuscito a provare un'emozione forte.

La sua opera era finalmente compiuta.

Racconto appartenente a EFP

The bloody painter by welcome2theshow-d6ychlp

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