FANDOM


JeffModifica

“Che c’è che non va?” gli chiesi.

“Non credo che riuscirò ad assecondare questa loro ennesima follia.” mi rispose.

“Lo sai che non ci possiamo fare niente, e non è nemmeno la prima volta che accade una cosa simile.” controbattei.

“Un conto era quando ci trasferivamo finché eravamo troppo piccoli per capire, ma questa volta è troppo, io non voglio lasciare tutto questo… i nostri amici, i nostri ricordi, sono tutti qui…” continuò, pensieroso.

“No, non tutto quanto rimarrà qui.” lo rassicurai.

“Che intendi dire?” mi chiese.

“Finché avremo l’un l’altro non abbiamo nulla di cui preoccuparci.” gli risposi.

“Lo sapevo che l’avresti detto.” mi disse sorridendo.

“Hm?”

“È ciò che dici sempre per tranquillizzarmi quando sono in collera per le decisioni che prendono quei due.” continuò.

“Forse è perché è la verità, intelligentone.” gli risposi prendendolo in giro.

“E se dovessero farlo ancora? E se tempo qualche mese dovremo trasferirci di nuovo?” mi chiese ancora pensieroso.

“Non lo so, non penso accadrà di nuovo.” dissi senza pensarci.

“Perché?”

“Sento che questo sarà il nostro ultimo trasferimento insieme.” continuai.

“Da cosa lo deduci?”

“Non ne ho idea, diciamo che è una sensazione.” conclusi.

“Certo che a volte sei proprio strano, quasi inquietante.” mi rispose, questa volta prendendomi lui in giro.

“Che ne dici se invece ora torni a dormire?” gli chiesi in preda alla stanchezza.

“Ah, chissà se riuscirò a farlo nei prossimi giorni.”

“Cosa?”

“Lo sai, ormai riesco a dormire solo se sei tu a dirmi di tornare a dormire, dato che avremo camere separate nella nuova casa, mi chiedo se riuscirò ad addormentarmi anche senza di te.” disse ridendo.

“Posso sempre passare ogni notte a dirtelo per far sì che tu ti addormenta, principessino.” ridemmo, entrambi.

“E comunque, lo dico solo perché tu insisti a voler fare le ore piccole.” dissi con tono seccato.

“Ti sbagli, è troppo presto andare a dormire alle 3:20.” disse ironicamente.

“Chiudi gli occhi Liu, è ora che torniamo a dormire entrambi.” dissi chiudendo i miei.

“Non fa più molta differenza ormai, Jeff.” disse Liu con una voce che non riconoscevo in lui.

“Cosa?” chiesi sbigottito.

“Tu mi hai ucciso fratello, non esiste più un orario in cui io non dormo.”

Il corpo di Liu era ricoperto di tagli e sangue, uno dei suoi occhi aveva un taglio verticale sulla pupilla.

“Ma che?!”

“E comunque…

Penso che... dopotutto... per te le 3:20 siano un'ora perfetta per andare a dormire.”


Riuscii a tornare al presente, ricordai dove mi trovavo, la pesante pioggia me lo ricordò.

Il Detective Jeffrey me lo ricordò.

La mia esistenza ormai è piena di incubi ad occhi aperti, rivedo rimasugli di ciò che ho visto in vita e… nella mia altra vita.

“Non sono più un detective e non sono come te Jeff, se c’è un modo per dimostrare questo, allora comincerò cambiando il mio nome, da oggi sarò solamente Rey.” disse l’ex uomo in divisa davanti a me.

Quest’uomo è stata la mia ossessione come io lo sono stato per lui. Il mio obbiettivo è sempre stato quello di spingerlo alla più totale sofferenza, eppure sembra che nulla sia mai servito, l’ho usato per i miei scopi, gli ho distrutto la vita, ma lui ancora non si è spezzato.

“Lo sai che non deve per forza essere così, lascia che questo faccia semplicemente parte di te.” gli dissi scagliandomi su di lui col mio coltello che già aveva assaporato il suo sangue.

Si difese parando il mio colpo con l’avambraccio, probabilmente un attacco così diretto non se lo aspettava, ma non basta, questa volta devo assicurarmi che dorma per davvero.

Mi allontanò calciandomi sullo stomaco, peccato che io non senta più niente, ma è fin troppo lucido purché io riesca a sopraffarlo, la sua psiche non è più salda come un tempo e ho preparato per lui l’ennesima notizia che gli causerà un nuovo crollo psicologico.

Indicai la tomba sotto i suoi piedi.

“Cosa stai cercando di dirmi?” mi chiese, con ancora quella sicurezza di avere il coltello dalla parte del manico.

“Sei veramente sicuro che la tomba sotto i tuoi piedi sia vuota?” gli dissi allargando il sorriso, assicurandomi che lo vedesse per bene.

Improvvisamente sentii con sicurezza che il suo volto era cambiato, immaginai il suo volto serio, ma poi pensai al suo sorriso inciso, così simile al mio, che lo faceva sembrare ancora un po’ allegro.

Che splendido sorriso, pensai, avrei dovuto inciderne molti di più.

Ma che sto dicendo? Potrò sempre farlo una volta che mi sarò sbarazzato di lui, tutto ciò che devo fare ora è chiudere il cerchio e tornare così allo Zenith.

Questo mio improvviso sovrappensiero non mi aveva permesso di sentire cosa Rey avesse cercato di dirmi, o forse c’entrava il fatto che mi stesse ammazzando di pugni.

“DI CHE DIAVOLO STAI PARLANDO?” ripeté urlando, colpendomi più volte al volto, togliendomi il bendaggio dagli occhi.

“Se mi uccidi ora, non conoscerai mai le ultime parole pronunciate da tua figlia.” gli dissi freddamente.

Rey si fermò per un attimo e spalancò la bocca con incredulità, guardando la tomba che gli indicai qualche momento prima, capendo che lì sotto era sepolta Karen.

Era il momento che stavo aspettando. Finalmente potei pugnalarlo al fianco scrollandomelo di dosso.

“Abbraccia nuovamente la disperazione.” gli dissi con malizia.

Le mie mani erano imbrattate di sangue, così come lo sono state innumerevoli volte.

Ma questa volta… erano simili… a quando…


Il corpo di Liu giaceva davanti ai miei occhi.

“Perché? Chi è stato? Chi ti ha fatto questo?” chiesi disperato, non sapendo più dove mi trovavo.

Ora ricordo, ho salutato i miei genitori e poi sono passato a dare la buonanotte a Liu dicendogli di tornare a dormire, come gli avevo promesso di fare qualche settimana prima.

Ma allora perché Liu è ricoperto di sangue? Chi può essere stato a fargli questo?

“Tu… sei stato tu.” si sentì in un sospiro.

“Ma io… non avrei mai potuto…” dissi confuso.

“Lo hai fatto eccome fratello, sei sgattaiolato in camera mia nel buio più completo e mi hai assassinato, subito dopo aver ucciso i nostri genitori.” disse Liu, ancora sdraiato sul letto, col corpo completamente martoriato.

“Ma perché avrei dovuto fare una cosa simile?”

“Per lo stesso motivo per cui ti sei conciato in questo modo il volto. Non ricordi più ciò che hai visto durante quell’incendio?” mi chiese.

“La visione” gli risposi.

“Esatto, tutto ciò che devi fare ora è aiutare a far tornare a dormire altre persone oltre a me, dovrai aiutare altre persone a non soffrire mai più, ricordatelo fratello, solo nel sonno le persone sono veramente libere.” mi spiegò, alzandosi dal letto e sedendosi sul lato di esso, mentre mi fissava, completamente ricoperto di tagli e sangue.

“Tu non sei Liu, vero?” gli chiesi.

“Ora lo sono, o almeno sono la forma che tu hai inconsciamente voluto darmi, possiedo i suoi ricordi, ma in realtà io sono te, sono la parte di te che non dorme mai, in futuro potresti considerarmi come un demone o una malattia, ma ora sono tutto ciò che ti rimane, ciò che ti tiene in vita.” mi disse, pronunciando quelle orribili parole come se avesse appena raccontato una storia per bambini.

“Quindi come dovrei chiamarti…?” continuai a fargli domande.

“Penso che Zenith andrà bene.”

“Zenith?”

“Non ricordi? Me l’hai spiegato qualche giorno fa fratello, quando ero preso con i compiti per casa. Lo Zenith è il punto più alto della sfera celeste, il punto in cui, normalmente, si inizia a tracciare un cerchio. Oggi, quando sei uscito da quell’ospedale, hai toccato lo Zenith e il cerchio ha già cominciato a tracciarsi, ciò che dovrai fare ora, oltre alla tua missione di salvataggio, è tornare allo Zenith, completando quel cerchio.” mi esplicò.

“E come dovrei fare?” chiesi ancora.

“Ricordi le persone che hanno causato tutto questo? Le persone che ti hanno portato ad essere come sei in questo momento. Le persone che hanno causato la mia esistenza. Ecco, tu dovrai trovarle e…”

“Ucciderle?” lo interruppi.

“No, sciocco fratello, tu… dovrai salvarle.” concluse, protraendo una mano verso di me.



“Lascia che questo faccia parte di te.” mi disse infine, toccandomi la testa.

28 10 2018 Image 008









Da quel momento iniziò la mia nuova vita, da quel momento io e Zenith iniziammo il nostro massacro e divenimmo un solo essere, un essere che il mondo avrebbe temuto ben presto con il nome di “Jeff the Killer”.


“Che cosa… che cos’è che ti spinge ad andare ancora avanti dopo tutto ciò?” mi chiese Rey, mentre mi strangolava, non ho idea di come sia arrivato a questo, quel blackout mentale mi ha di nuovo fatto perdere conoscenza per qualche attimo.

“Perché non possiamo distruggere il male, possiamo solo salvare i buoni mandandoli in un posto dove potranno stare tutti insieme, lontani da ogni dolore.” gli risposi, con voce soffocata.

“Non è ciò che ti ho chiesto, non è possibile che dopo aver visto quanto male diffondi tu ancora ti ostini a considerarti un salvatore, come puoi uccidere in questo modo le persone senza rimorsi, come puoi solo minimamente pensare che la mia bambina meritasse di morire!” Rey prese con forza il mio coltello che giaceva lì a fianco a noi, e lo puntò con forza sul mio occhio sinistro. Sono riuscito a fermare l'avanzata del coltello parandolo con il braccio.

Suppongo, sia in un momento simile che una persona dovrebbe urlare in preda al dolore. Ma come ho già detto: io non sento niente, io non sono più niente. Sono solo un demone che subentra nelle vite delle persone per porre fine ad esse, come un tristo mietitore che giunge quando una persona è pronta per passare al mondo dei sogni.

Rey ha capito che senza i miei occhi io non posso più esistere in nessuna forma, ma ciò che ha dimenticato è chi ha dinanzi a lui.

Ho strappato un pezzo di carne dalla sua spalla con i miei denti, temprati appositamente per fargli sentire tutto il dolore possibile. Suppongo che l’urlo che avrei dovuto lanciare doveva avere questo suono.

Rey si è accasciato sulla tomba, stringendo con forza la terra che ha preso in mano, sta tentando di trattenere le lacrime, probabilmente pensando a Karen. Non riesco più a capire questo genere di sentimenti, tutto ciò che vedo è un uomo che soffre, che la sua sofferenza sia causata da me non ha alcuna importanza, scene del genere esistono tutti i giorni nel mondo, e tutto ciò che posso fare è liberarlo da questo dolore facendolo tornare a dormire.

“No.” disse Rey.

“…”

“Stai solo giocando con me un’altra volta.” continuò.

Perché quest’uomo è diverso? Perché ancora ritrova la forza di rialzarsi? Perché non si abbandona semplicemente al riposo eterno? La sua risposta è sempre no, sempre, non importa quanto io lo rispedisca sul fondo, anche dopo due anni di esperimenti e umiliazioni è comunque riuscito a tornare di nuovo qui, di fronte a me, ancora una volta, sfidandomi.


“Perché non può essere semplicemente come te, Billy?” gli chiesi.

“Non lo so, non capisce il dono che gli vuoi fare.” mi rispose attraverso le sbarre.

“Lui sarà qui domani, dobbiamo fare in modo che lui si unisca alla nostra causa, gli dirò tutto quanto e, quando vedrà Randy morire e si sentirà nuovamente colpevole, solo allora, forse, diventerà come me.” dissi convinto.

“Non capisco cosa ci vedi in lui, mi sembra come tanti altri, perché pensi che sarà lui che ti farà raggiungere nuovamente lo Zenith?” mi chiese Billy, ancora dubbioso sulle potenzialità del detective Jeffrey.

“Il mio destino è collegato a lui, che io voglia o no e, che lui lo voglia o meno, io e lui saremo collegati fintanto che il cerchio sarà aperto.” risposi a Billy.

“Perché non l’hai ucciso in quel cimitero? Il nostro piano era rischioso, ma alla fine lui è arrivato, come avevi predetto, al contrario delle mie aspettative, se non fosse arrivato lui in tempo sarei stato io a dissotterrarti, era questo l’accordo.” mi ricordò Billy.

“Ti ho già risposto Billy, perché secondo te è arrivato nonostante le possibilità fossero bassissime? Perché lui era ancora ossessionato da me nonostante fosse sicuro che io stessi dormendo? E quindi, perché nessuno di noi due è morto in quel cimitero?” chiesi infine a Billy.

“Il destino.” mi rispose.

“Oggi forse raggiungeremo lo Zenith, caro Billy, e per farlo tu non dovrai restare in questo mondo di sofferenza, questo sarà il giorno in cui finalmente sarai libero.” gli dissi.

Gli occhi di Billy brillavano di una luce intensa, Billy non era puro, Billy era un portatore di dolore proprio come me. Dall'età di 13 anni, Billy mi aveva aiutato a compiere i miei massacri ai limiti delle sue possibilità, il padre era un tenente di polizia e Billy sapeva bene come ottenere informazioni da lui. Billy era un grandissimo attore, sfruttando la sua innocenza infantile riuscì a scoprire da suo padre l'abitazione in cui Keith si trovava una volta uscito dal riformatorio, e successivamente da Keith, prima di dargli il colpo di grazia, scoprii che Randy era ancora vivo. Fu sempre Billy, una volta divenuto adulto ed entrato in polizia sotto raccomandazioni del padre, a scoprire in quale carcere Randy fosse rinchiuso.

Se riuscirò a raggiungere lo Zenith, metà del merito sarà solo di Billy, grazie a lui ho potuto trovare Keith e Randy, ma la cosa più importante è lui stesso. Anche Billy è un tassello del cerchio, anche Billy malgrado la sua impurità fa parte delle persone che devono tornare a dormire, non importa se anche lui ora è un demone, il completamento del cerchio ha la precedenza sulla missione e quindi oggi stesso anche lui dovrà raggiungere il mondo dei sogni.


Lo stesso vale per quel detective.

Mi hanno portato in questa stanza bianca in attesa di essere interrogato dall'agente Jeffrey, lo specchio a due vie mi separa da sei persone ricche di paura e dolore, persone che verranno uccise da Billy non appena avrò finito di dire al detective parte della verità. L'unica menzogna sarà quella di fargli credere che questa notte non è per lui, lo sarà eccome, oggi scoprirò l'uomo... o il demone, che è veramente.



L'uomo che vidi in quella prigione, che mi interrogò, e che assistette al massacro di Randy, non è lo stesso uomo che ho davanti ora. Quella notte ebbi una visione sbagliata, ero sicuro che Rey sarebbe diventato come me in seguito a quei nuovi traumi. Invece quell'altro uomo, Benjamin, è riuscito in qualche modo a fermare l'avanzata del suo demone, o forse, è sempre destino che in realtà il demone di Rey non si risvegli mai, ma allora perché non riesco semplicemente ad ucciderlo e a chiudere il cerchio?

Rey afferrò la pala con cui avevo scavato la tomba prima del suo arrivo, curioso: l'ultima volta fu l'oggetto del destino che gli consentì di avere la meglio su di me.

Si avventò violentemente su di me, il suo fu un attacco privo di rabbia, in qualche modo non era più preoccupato per Karen, era riuscito a ritrovare il suo sangue freddo.

Mi colpì con forza nel punto in cui mi aveva pugnalato precedentemente, quest'uomo mi confonde sempre più, se non è come me... allora perché combatte come me?

Il mio corpo è privo di dolore ma i miei tendini sono ancora attaccati tra loro, e quell'attacco mi ha fatto perdere nuovamente la presa sul coltello.

Rey mi ha colpito con violenza sul volto e mi ha fatto cadere a terra, si è parato sopra di me e ha cominciato a strangolarmi utilizzando il manico della pala.

È andato tutto esattamente come l'altra volta, solo che questa volta sarei morto, questa volta l'uomo davanti a me era intenzionato ad andare fino in fondo.

Mi sembra di risentire ancora quelle parole...

I killer sono solo demoni di cui non devo aver pietà? Ti dimostrerò il contrario.”

“I killer sono solo demoni di cui non devo aver pietà? Avevi ragione tu Jeff.” disse questa volta Rey.

“Una piccola vittoria in punto di morte.” gli risposi sorridendo.

Poi, il nulla più totale...




Mi tornò in mente il mio omicidio preferito. Mi ci vollero due settimane per attuarlo, ma la soddisfazione fu tra le più grandi che abbia mai avuto.

Fu forse la prova che quello in cui viviamo è solo un mondo marcio e corrotto dalla vita. C'era questa ragazzina che aveva una paura intensa del buio, ne aveva così tanta che non riusciva a dormire senza che la porta della sua camera non filtrasse almeno un po' di luce, che gli forniva sua madre tenendo la luce del corridoio accesa.

La sua paura era di rimanere completamente avvolta dalle tenebre, ma ben presto, dopo che la osservai a lungo dalla finestra per giorni, capii che non era quella la sua più grande paura.

Aveva sviluppato un'altra paura proprio a causa di quella porta che rimaneva aperta ogni notte solo per lei, lo capii quando una delle lampadine che illuminava il corridoio cominciò improvvisamente a spegnersi e riaccendersi a causa di un calo di tensione, fu in quel momento che vidi la ragazzina completamente terrorizzata fiondare un'occhiata preoccupata verso la porta leggermente spalancata.

È importante che una persona prima di morire per sempre veda con i suoi occhi l'orrore e la paura che sta per lasciarsi indietro, decisi dunque di fargli provare la sua più grande paura, nel modo più spaventoso possibile, prima di farla dormire per sempre.

Non feci altro che piazzarmi dietro quella porta leggermente spalancata.

E lì rimasi, per dieci giorni.

Dal sesto giorno la ragazzina aveva capito che c'era qualcuno dietro la porta ad osservarla, e divenne una prova di resistenza, se lei avesse guardato nuovamente verso la porta, avrebbe visto me e poi sarei entrato per indurla al sonno eterno.

Durante il giorno, ovviamente, i suoi genitori non credevano a quella che per lei era semplicemente una sensazione, trascorse gli ultimi quattro dei dieci giorni nel terrore più assoluto, temendo l'arrivo della notte più di qualsiasi altra cosa.

Al decimo giorno, un po' autoconvintasi che dietro la porta non c'era nessuno, e un po' stanca della situazione, lanciò finalmente la tanto acclamata occhiata verso la porta semiaperta.

La guardai sorridendo.

Alla vista, del mio volto completamente tumefatto, la ragazzina tentò di lanciare un urlo a pieni polmoni.

Non uscì nulla dalla sua bocca, fu l'urlo soffocato meno rumoroso di sempre.

30 05 2018 Image 003








Gli occhi della ragazzina divennero completamente senza luce e i suoi capelli divennero completamente bianchi.

Ricordo che presi il coltello per avventarmi su di lei ma... non ce ne fu il bisogno.

Il corpo scivolò semplicemente giù dal letto già privo di vita, era morta per la sola paura intensa.

Non mi fu nemmeno dato il merito dell'omicidio, i genitori la trovarono la mattina seguente semplicemente lì sul pavimento, e mai si scoprì cosa causò la sua morte.

Fu in quel momento che compresi l'importanza di indurre la paura prima di trafiggere le mie vittime, quella ragazza, nel mondo in cui si trova ora non potrà mai provare la paura che ha provato prima di addormentarsi e può vivere al meglio nel suo nuovo mondo sapendo che non ci sarà mai nulla di così spaventoso.


La vista era sparita, ma solo per qualche momento, Rey aveva già recuperato il mio coltello ed era pronto a distruggere i miei occhi, vedendomi rialzare è sobbalzato all'improvviso, ora capisco il perché di questo ricordo, ciò che devo fare ora è ricordare a Rey cosa è veramente la paura.

Gli sono saltato addosso ferocemente graffiandolo e mordendolo come un animale, una cosa che non avrebbe potuto prevedere, ho lasciato che mi pugnalasse al petto per potermi avvicinare a lui e mordere con tutte le mie forze la sua spalla, ha lasciato la presa sul coltello e l'ho recuperato.

“Vuoi vedere una cosa veramente divertente, Rey?” gli dissi sadicamente.

“Non c'è nulla che puoi fare che mi possa nuovamente spav...”

Trafissi il mio stesso occhio sinistro con tutta la forza che avevo, lasciando il coltello trapiantato nel mio cranio.

“Avanti, estrailo, era quello che volevi fare fin dall'inizio, no?” gli dissi sadicamente mentre il sangue scendeva copiosamente dalla mia orbita.

La faccia di Rey era inorridita, un'espressione che non vedevo in lui da tanto tempo, la stessa espressione che gli vidi in volto quando trafissi David, il suo partner.


David e Rey erano gli elementi del cerchio più facili da trovare, ma i più difficili da addormentare, far sparire da questo mondo dei poliziotti non sarebbe mai e poi mai stato facile da fare, dovevo accertarmi di addormentarli il più lontano possibile dalla loro città o in un posto isolato dove non potevano essere facilmente ritrovati.

Ho seguito David fino al vicolo e l'ho aggredito alle spalle. Mi sono assicurato che nessuno ci vedesse.

Potrei addormentarlo ora, ma questo ridurrebbe le mie possibilità di arrivare anche all'altro agente. Così, ho fatto in modo che lui non vedesse il mio volto e non mi riconoscesse.

Gli ho detto semplicemente la verità. Da lì a poco avrei cominciato a compiere le mie missioni, nella tranquilla cittadina denominata Brookfield. Una piccola città che a quanto pare era diventata famosa proprio per la bassa percentuale di criminalità, il luogo migliore dove avrei potuto trovare più persone pure possibili.

Sono sparito subito dopo, David era confuso, non aveva idea del perché mai un killer avrebbe dovuto dirgli quale sarebbe stato il suo prossimo terreno di caccia. Ma è proprio questo quello che volevo, non appena girerà la voce che il famoso Jeff the Killer si troverà in quella cittadina, sicuramente David capirà che si tratterà di me e farà in modo che lui e l'altro agente siano inviati a prendermi.

Ed è andata esattamente come volevo, per qualche motivo David non ha voluto dire a Jeffrey del nostro precedente incontro, probabilmente per non spaventarlo, e quando il loro capo ha richiesto loro due per il caso a Brookfield, David non ha esitato a voler essere inviato in pattuglia trascinando con sé Jeffrey.

Li ho guardati scendere dall'auto attraverso la finestra della camera della piccola Mandy, Jeffrey era già intento a sfondare la porta d'ingresso, mentre David, come per istinto, mi ha guardato.

Mi ha guardato, forse consapevole di quello che stava per succedergli, forse pentito di aver deciso di accettare la pattuglia, forse perché aveva sottovalutato il pericolo o forse perché sentitosi colpevole... di aver trascinato lì anche il suo partner, senza avergli detto nulla.

Ricambiai lo sguardo sorridendogli a trentadue denti, graffiando il vetro della finestra.

E sempre forse, quel senso di colpa improvviso e pesante che lo stava uccidendo in quel breve attimo, fu il motivo per cui decise di avanzare all'interno della casa per primo e di entrare quindi per primo, nella stanza in cui mi trovavo.

Avrei colpito sul momento chiunque fosse entrato per primo, e quel destino toccò a David, inconsapevolmente aveva salvato l'agente Jeffrey da sonno certo. Un colpo sullo sterno bastò per portarlo al sonno lentamente.

Quando mi sono avventato invece su Jeffrey, e ho guardato la sua espressione di puro terrore, per qualche motivo ho deciso che non doveva dormire lì, per qualche motivo che al momento non ho compreso mi sono rivisto in lui. Quindi, avrei iniziato lentamente a farlo diventare davvero come me, cominciando con l'incidere la sua guancia, per poi andarmene e lasciarlo in una delle più grandi agonie della sua vita.


In poche parole, l'agente Jeffrey è stato trascinato a Brookfield a causa del suo partner, e lì, fu costretto a vederlo morire.

Posso solo immaginare gli ultimi momenti della vita di David, lì, sul pavimento, che tenta di parlare per dire al suo partner quanto gli dispiace di averlo costretto a vedere tutto questo, quanto gli dispiace di avergli nascosto il nostro incontro. Ma la ferita allo sterno che gli ho lasciato è stata precisa e letale e, per quanto possa sforzarsi, nessuna parola uscirà più dalla sua bocca, su questo mondo.


La faccia di Rey da inorridita divenne presto piena di rabbia, forse aveva pensato anche lui a David, ha preso il pugnale con una mano con una forte stretta e ha tentato di estrarlo.

Ho ricambiato la presa prendendo con entrambe le mie mani la sua, se voleva estrarlo avrebbe dovuto impiegarci più forza. Nel frattempo, mi assicuravo che ciò lo inorridisse il più possibile.

Lasciai la presa improvvisamente facendolo balzare all'indietro, per poi portare il mio piede sulla sua gola cercando di soffocarlo.

Mi ha pugnalato il piede nel tentativo di toglierlo, ma il mio piede è rimasto immobile, continuando a soffocarlo.

Con Billy, Randy, David e Keith morti, Jeffrey era l'unico rimasto.

Tutto ciò era iniziato da Keith, il cerchio aveva iniziato a tracciarsi da quel giorno.


Oh se mi ricordo di te Keith... e, guardandoti ora non posso che pensare...

Sono trascorsi anni ormai da quell'orribile giorno, quel giorno che rovinò la tua vita. Perdesti i tuoi amici, distruggesti una famiglia, ma cosa ben peggiore... creasti un mostro.

Vivi nel terrore da quel giorno, ti stai rendendo conto che il vero incubo non è stato il riformatorio, quello se non altro ti teneva al sicuro, il vero incubo per te ora è vivere senza avere la certezza di superare la notte.

Eppure sai di esserti meritato tutto ciò, nulla può giustificare ciò che hai fatto, eri senz'altro giovane e non hai agito completamente di testa tua. Ma sai di essere colpevole, è stato il tuo gesto a dare il via alla catena di orrori che si è poi scatenata.

Tu e i tuoi genitori vi siete trasferiti lontano, ormai non è rimasto nulla della tua vecchia vita, la casa in cui vivi ora sembra una prigione, con sistemi d'allarme all'avanguardia e tutto ciò che dovrebbe farti sentire al sicuro.

Sei cambiato da allora, vai a scuola regolarmente, non infastidisci più nessuno e fai ben attenzione nel selezionare le tue amicizie. Non ti fai mettere i piedi in testa da nessuno, i tuoi giorni da bullo ti hanno insegnato a tenere testa ai bulletti atteggiati di turno. Sei stimato nella tua classe, e pensi che se ti comporterai bene d'ora in poi il tuo passato sarà cancellato. Sarai perdonato. Dimenticato. E i tuoi incubi finalmente cesseranno... ma sai che non sarà così.

Finita la mattinata tornerai a casa, pranzerai, e uscirai con i tuoi nuovi amici, amici che non conoscono nemmeno il tuo vero nome né il motivo del tuo trasferimento e di certo non potranno mai sapere del fardello che stai portando, e come al solito, la tua giornata sarà rovinata da quell'orribile ricordo.

Giunta la sera torni a casa. Saluti i tuoi che si trovano nel salone, non dai peso a ciò che stanno trasmettendo in tv, nemmeno i tuoi genitori sono concentrati sul televisore. C'è il telegiornale, le solite notizie gossip spazzatura che trasmettono sempre ti fanno perdere il completo interesse, e tu sei stanco e vuoi solo andare a dormire.

Arrivato all'inizio della scalinata che porta al primo piano in cui si trova la tua stanza, il tuo cane si avvicina.

È visibilmente scosso da qualcosa, forse sta male o forse gli sei solo mancato... non avresti mai immaginato che ti saresti affezionato così tanto ad un cane da guardia.

“Avanti bello, lasciami andare a dormire”.

Lo rassicuri con qualche coccola e lo induci ad andare nella sua cuccia.

Cominci a salire gli scalini, sono pochi, ma sei stanco e fai fatica a salirli. Arrivato in cima puoi ancora sentire la tv trasmettere, e mentre percorri il breve corridoio per raggiungere la tua stanza riesci ad udire che c'è una notizia che riguarda il tuo paese, ma tuo padre già stanco dalle notizie precedenti spegne il televisore.

Cadi nel letto distrutto, e dai un'occhiata all'orologio: "21.30" e prima di accorgertene stai già dormendo, la prima notte dopo tanto tempo in cui ti addormenti senza alcun pensiero, forse oggi finalmente nessun incubo ti disturberà.

Ti risvegli. È ancora notte. Senti dei suoni provenire dal corridoio, guardi l'ora: “0.00” è ancora presto. Ti autoconvinci che sono i tuoi che stanno andando a dormire e prima che tu te ne renda conto sei di nuovo nel mondo dei sogni.

Ti risvegli. È ancora notte. C'è un odore tremendo nell'aria, un odore dolciastro nauseante. Non capisci cosa possa provocarlo. Non puoi ignorarlo. Guardi l'ora: "3.00" Ti alzi.


Percorri il buio corridoio. Non riesci a vedere bene ma sai che non c'è nulla che può intralciarti da lì fino alle scale. Nel percorrerlo ti accorgi che la porta della camera dei tuoi è aperta, dai un'occhiata all'interno restando nel corridoio. Tuo padre è lì che dorme nel suo lato del letto, tua madre non c'è. È per forza di sotto. Raggiungi le scale ma decidi di non accendere la luce per evitare di svegliare tuo padre. Cominci a scendere le scale, l'odore ora è più forte.

Inciampi a metà scalinata scivolando su qualcosa, cadi pesantemente sul pavimento del pianoterra. Non sei preoccupato di esserti fatto male, sei preoccupato per quello che ti sta toccando il volto. Qualcosa ti ha macchiato la faccia, ti tocchi la guancia e al contatto capisci di cosa si tratta... sei spaventato.

Hai capito cosa sta succedendo, quel giorno è arrivato. Ma non ti fermi e agisci subito.

Accendi la luce del salone e ciò che vedi ti distrugge. Il corpo del tuo cane giace sul pavimento in un' enorme pozza di sangue. È l'odore del suo sangue che ha impestato la casa. Il tuo cane è coperto di tagli dappertutto e nei suoi occhi puoi ancora vedere il terrore che ha provato nei suoi ultimi istanti di vita.

Sei pietrificato dalla paura. Sai di dover scappare da quella casa e correre il più lontano possibile, ma sai di non poter abbandonare lì i tuoi genitori. Il filo del telefono è stato tagliato. Ti accorgi solo ora che la luce della cucina è accesa, prima che tu possa raggiungerla senti una voce provenire dall'interno.

“Cosa fai ancora alzato?”

Non fai caso alla voce, ma riconosci l'ombra femminile riflessa sulla porta. Capisci che tua madre era lì, in piedi. Rassicurato corri in cucina.

“Mamma dobbiamo andarc...”

E realizzi che non era veramente in piedi. Ma leggermente sollevata dal terreno...

La trovi impiccata con la gola squarciata, gran parte del suo sangue era colato sul pavimento. E con altrettanto sangue una parola era scritta sul muro: “Grazie”.

Non ci sono più dubbi ormai, lui è lì, ti ha trovato. Prima che tu possa reagire in qualche modo una risata alle tue spalle ti blocca.

Ti si raggela il sangue.

Non vuoi girarti.

Non vuoi vederlo.

Vuoi solo svegliarti.

Ma è tutto vero.


Ti pugnala alle spalle e ciò ti fa cadere sul pavimento. Ora sei costretto a voltarti. Lo fai, e lo vedi.


Nulla di ciò che vedi ti è familiare. Capelli neri, occhi cerchiati col fuoco, una bocca orrenda priva di labbra che forma un orrendo sorriso e il colore della sua pelle è l'emblema del pallore della morte. Il suo volto è ben peggiore di come era stato descritto dai sopravvissuti. Non c'era più nulla del ragazzino che avevi visto anni fa.

“N-non volevo che accadesse... mi dispiace Jeff...”

Jeff: “Io non sono Jeff, io sono l'essere meraviglioso che tu hai contribuito a creare... finalmente ti ho trovato... tu mi hai aiutato a rendere perfetto il mio volto... e hai risvegliato il vero me... sono qui per ripagarti quel favore... non sarà difficile... in fondo, come hai detto al tuo cane, volevi solo andare a dormire...”

Ti scagli addosso al killer mentre realizzi tutto quanto...

L'allarme non è suonato perché ero già entrato in casa durante il giorno. Il tuo cane mi aveva visto ed era rimasto terrorizzato, nemmeno lui è riuscito a reagire alla vista della mia splendida faccia. Ho ucciso tua madre e tuo padre nel completo silenzio. Mi sono trattenuto, non potevo rischiare che le urla ti svegliassero prima del tempo. Mi sono risparmiato dal dire la frase che è d'obbligo a tutte le mie vittime. Un piccolo strappo alla regola in cambio della tua vita, tu più di tutti quanti meriti l'armonioso abbraccio del riposo eterno, e questa notte... è una notte speciale. Ho deciso che solo una persona dovrà udire quella frase, quella frase semplice ma detta come solo un pazzo potrebbe fare.

“Torna a dormire, Keith. Torna a dormire.”



Pulendo il coltello nei miei abiti già sporchi del tuo sangue, rido.

Rido incessantemente in quella casa ormai priva di altra vita. Rido all'idea che pensavi veramente di poter cancellare il tuo passato e di essere dimenticato da me. Cambiare la tua vita non è servito a fermarmi.

Mentre osservo il corpo martoriato di Keith scorgo il suo orologio da polso ormai insanguinato.


"3.20"... è ancora presto.

“È stato Randy... io non c'entravo niente...” una voce alle mie spalle attirò la mia attenzione.

Avevo pugnalato Keith in maniera tale che morisse dissanguato, le coltellate avevano colpito tutto tranne i punti vitali.

“Lui dorme già da parecchio tempo.” lo rassicurai, mentre attendevamo insieme che si spegnesse definitivamente.

“Questo lo dici tu.” disse, prima di cessare ogni respiro.

  Keith era l'unico oltre alle forze dell'ordine a sapere che Randy era sopravvissuto alla lotta, in quell'ospedale ci erano stati trascinati entrambi e, aveva visto con chiarezza che Randy era stato rianimato dai medici.

Ma ovviamente non sapeva che successivamente Randy finì in coma, e poi in prigione.

Quella frase mi assillò per anni, e dovetti aspettare tanto prima di scoprire che realmente Randy era ancora vivo, anche quello ovviamente fu grazie a Billy.

Da quel giorno capii che se volevo completare il cerchio, avrei dovuto mettere insieme molti piani diversi per raggiungere lo Zenith.


Mentre ero assorto nei miei pensieri e nelle mie visioni, era giunto il momento per Rey di estrarre il suo asso nella manica.

Nel breve lasso di tempo in cui era rimasto rinchiuso in quel mattatoio, nella stanza delle conferenze, aveva tentato di fabbricare un rudimentale esplosivo per far saltare la serratura e liberarsi.

Tuttavia, in quella stanza non aveva trovato tutto il necessario per fabbricare la piccola bomba, ma ciò che gli mancava in quella stanza, ora si trovava in quel cimitero: la lanterna che avevo distrutto e... il combustibile al suo interno.

L'ultimo sogno ad occhi aperti che ho avuto su Keith, mi era stato fatale, non potei fare nulla per evitare la lanterna esplosiva che poco dopo brillò sotto i miei stessi occhi.


ReyModifica

L'esplosione fu piccola, quasi nulla, ma aveva colpito in pieno Jeff e, parzialmente me stesso.

Siamo caduti entrambi al suolo, lui ai piedi della “nostra” tomba, con la schiena appoggiata ad essa, ed io qualche metro più in là sulla fanghiglia e l'acqua piovana.

Avrei dovuto alzarmi e finirlo una volta per tutte, ma ero sfinito, incapace di muovere qualsivoglia muscolo. Speravo con tutto me stesso che anche lui fosse nelle stesse condizioni, ma sapevo bene che probabilmente era già di fronte a me con la lama sguainata e indeciso su quale organo colpirmi.

Ho cercato di alzarmi in piedi con tutte le forze che avevo, ma non c'è stato verso, sono crollato al suolo ancora una volta, tenevo gli occhi chiusi per non vedere la morte arrivare mentre tentavo goffamente di alzarmi.

Aprii gli occhi.

La pioggia incessante non aveva mai smesso di cadere da quando ero arrivato al cimitero, l'acqua cadeva forte sui miei occhi aperti rendendo completamente appannata la mia vista, ero così stanco da non riuscire nemmeno a sbattere le palpebre, ma nonostante la vista discutibile, capii che anche Jeff non si era ancora alzato.

Ho strisciato all'indietro contro il fango per cercare anch'io una lapide su cui appoggiarmi, e l'ho trovata, ma non era possibile.

Era la tomba di Liu.

E sapevo bene che ciò fosse impossibile.

Ero già stato in quel cimitero molti anni fa, e ricordavo perfettamente che Liu e i suoi genitori erano stati seppelliti molto lontani dalla tomba di Jeff. Poteva essere stato Jeff a spostare la tomba, mettendola più vicina a lui? O forse, aveva spostato le tombe di tutti gli elementi del cerchio? Magari disponendoli proprio in quel modo, proprio come sono disposti ora i loro corpi in quel mattatoio.

Mi guardai attorno cercando di riconoscere i nomi delle lapidi a me vicine, ma non riconobbi alcun nome, la tomba di Liu sembrava essere l'unica fuori posto.

Udii dei passi venire verso la mia direzione, per tutto il tempo avevo evitato di guardare in che condizione fosse il mio nemico, così, lo guardai.

Era ancora lì, non si era ancora alzato, proprio come me.

Ma i passi ora erano più vicini e non riuscivo in alcun modo a vedere chi li provocasse, e da dove.

Ero spaventato, sapevo che non dovevo esserlo se volevo vincere, ma questa era la classica “paura dell'ignoto”, il rumore dei passi era molto vicino a me, guardavo in quella direzione ma non riuscivo assolutamente a vedere nulla. Non perché la mia vista fosse debole, lì non c'era proprio nessuno!

Vidi delle impronte materializzarsi all'improvviso sul fango, ma che diavolo?!

Poi, l'avanzata dell'immateriale individuo cessò, proprio di fronte a me, rimanevano solo due impronte di fronte a me, due... piccole impronte.

L'essere si è materializzato di colpo, sembrava uno zombie, coperto di sangue e tagli, con un profondo ma vuoto sguardo.

Non era Jeff.

Non era Jeff...

Era...



Liu.


“T-tu...” tentai di parlare.

“E così sono riuscito a spaventarti ancora, spero che uno di noi due abbia tenuto il punteggio.” mi disse sprezzante.

Era Liu, non c'erano dubbi. La persona davanti a me era un ragazzo che non poteva avere più di 14 anni, il suo aspetto era proprio come quello nella fotografia che mostrava il suo corpo deceduto e nonostante le sue profonde deturpazioni ero comunque riuscito a riconoscere il ragazzo. Il ragazzo che dodici anni fa non ero riuscito a salvare e di cui provocai indirettamente la morte.

“Tu non puoi essere qui.” riuscii finalmente a dire.

“Eppure è da un bel po' che sono qui e non posso che complimentarmi per il tuo ultimo tentativo.” rispose immediatamente.

Il tono e la voce erano diversi, l'aspetto pure, ma l'atteggiamento e le risposte non lasciavano alcun dubbio.

“Tu sei Jeff, vero?” chiesi convinto.

“Come al solito, il tuo intuito da detective non ti ha tradito nemmeno questa volta.” disse rispettoso.

Le domande che mi ronzavano in testa in quel momento erano troppe e nessuna di queste aveva privilegio sulle altre, dunque lasciai che parlasse lui.

“Questo è l'aspetto che assunsi dodici anni fa, quando riuscii finalmente a svegliarmi. Possiamo dire che questo aspetto rappresenta la nascita di tutto ciò che ha rovinato la tua vita.” spiegò.

“Sai perché ebbi proprio questo aspetto? Non fu una mia scelta ovviamente.” continuò.

All'improvviso capii quale fosse la domanda che aveva privilegio sulle altre, era ovviamente, come lo è sempre, una domanda semplice e facile da pronunciare, la domanda che più è stata ricorrente e di cui molte persone volevano conoscere la risposta.

“Che cosa siete voi?”

L'amalgamato essere sorrise, il suo sorriso non era inquietante come lo era col suo vecchio aspetto, piuttosto, sembrava un sorriso compiaciuto, come se non avesse visto l'ora che gli facessi quella domanda.

Ma non avevo idea di quale sarebbe stata la risposta, stavo per venire a conoscenza del segreto più oscuro dell'esistenza intera.

“Noi siamo voi. Noi siamo la pazzia che si annida dentro tutti voi, pregando ogni momento di essere liberata dal vostro inconscio più selvaggio, Noi siamo quello da cui vi nascondete la notte, quando andate a letto. Noi siamo quello che riducete al silenzio e alla paralisi, ogni volta che vi rifugiate in quel sonno che noi non possiamo calpestare.” iniziò.

“Io, noi, siamo Zenith. Siamo quello che tu e quei maniaci del contenimento avete chiamato demone e malattia fino ad oggi, ma io, noi, non siamo altro che esseri naturali come lo siete voi. Siamo migliori di voi, noi siamo il vero voi, e noi, come voi, non sappiamo come siamo nati e perché esistiamo o perché a differenza vostra noi siamo stati confinati.” continuò.

Il suo discorso era spaventoso, non potevo credere a quello che stavo ascoltando, il fatto che a pronunciarlo fosse un ragazzino rendeva il tutto più bizzarro e sinistro... e il peggio doveva ancora venire.

“Vuoi sapere perché penso che siamo migliori di voi? Lo vedi quello?” Jeff indicò il suo corpo di carne.

“Sai perché quel corpo è riuscito a rimanere in piedi nonostante tutto quello che ha subito?” mi chiese.

“No...” risposi, ma sapeva benissimo che non ne ero a conoscenza e morivo dalla voglia di saperlo.

Jeff diede due colpetti al suo capo.

“Noi possediamo quello che a me personalmente piace chiamare “controllo assoluto”. Ciò che voi chiamate muscoli involontari e organi, per noi non sono affatto involontari.” disse.

Non stavo capendo affatto ciò che intendesse dire.

“Noi, una volta preso il totale controllo, abbiamo il completo libero arbitrio del nostro organismo. Possiamo muovere i tessuti a nostro piacimento, una ferita che potrebbe essere mortale per un normale corpo umano, noi possiamo fare in modo che non lo sia, in maniera tale che causi il meno danno possibile. Possiamo fermare per secondi, ore o giorni il nostro cuore con solo la nostra volontà, possiamo diminuire il flusso o la pressione sanguigna per fare in modo di perdere meno sangue possibile, possiamo inibire completamente il dolore per fare in modo che non ci intralci, possiamo sfruttare al meglio l'ossigeno che inaliamo e non averne bisogno di altro per poter rimanere sott'acqua il più a lungo possibile, poss-”

“Ma che diavolo stai dicendo?!” lo interruppi, ciò che diceva era assurdo, completamente assurdo o forse... semplicemente non volevo sentire altro, quel discorso mi stava distruggendo, la nuda e cruda verità stava assalendo come mai prima la mia già malandata psiche.

“Ma ciò che non tutti possiamo fare, e che è una mia peculiare e unica abilità... è fare in modo che i miei occhi non si chiudano mai. I miei preziosi occhi che tu hai provato a deturpare, non sono che il mio capolavoro. Nonostante ciò che sappiamo fare, non hai idea di quanto sia difficile evitare la cecità mantenendo gli occhi sempre aperti, per questo io riesco a mantenere il controllo meglio di chiunque altro.” disse infine, come colpo di grazia.

Capii che chi avevo davanti, era il vero Jeff the Killer, ciò con cui avevo parlato più volte era un Jeff diverso. Quel Jeff era il Jeff che avevo ora davanti, ma che era mischiato in qualche modo con i pensieri del Jeff prima dell'incidente, il Jeff a cui era rimasta ancora una microscopica briciola di umanità. Quella briciola che probabilmente è rimasta a causa della complicanza nel mantenere gli occhi aperti. L'unica piccola imperfezione di quella che sarebbe altrimenti una forma di vita, che in un modo malato e contorto si sarebbe potuta altrimenti, definire perfetta.

Questa comprensione, fu la mia unica ancora di salvezza che mi impedì di impazzire in quel momento.

“Tutto ciò che sappiamo fare, lo dobbiamo alla nostra memoria.” continuò

“Che intendi dire?” riuscii a chiedergli, una volta riacquistata la capacità di parlare.

“Noi siamo capaci di immagazzinare qualsiasi ricordo, tutto ciò che abbiamo visto nella nostra vita, anche solo di sfuggita, noi lo ricordiamo. Puoi chiamarlo apprendimento assoluto. È proprio così che riusciamo a far funzionare il controllo assoluto, ciò non avviene solo al nostro cervello sai, un brandello di pelle che è stato tagliato una volta, acquista la memoria di quel taglio, e la prossima volta che verrà tagliato si ricorderà delle conseguenze subite e saprà come rigenerarsi al meglio per far si che la ferita guarisca nel modo migliore e veloce. In parole povere, più ci pugnali e meno le pugnalate avranno effetto.” disse non lasciando trasparire alcuna emozione.

Un'altra cosa che lo distingueva dal solito Jeff, è che evidente lui non provava alcuna emozione, o almeno nessuna delle emozioni conosciute dall'essere umano. Quando sorrideva o cambiava tono, lo faceva semplicemente come se fosse una recita, per fare in modo che il messaggio arrivasse a me nel modo che lui voleva, ma non si divertiva o si arrabbiava davvero.

“E non è tutto sai, noi ricordiamo anche ciò che è avvenuto prima.”

“Prima?”

“Noi siamo morti e nati tantissime volte, noi ci siamo... come dite voi, reincarnati. E, ricordiamo perfettamente tutte le nostre vite precedenti. Potrei stare qui a dirti tutti i misteri del passato dell'umanità, ma non saprei mai dirti il perché noi, e voi, esistiamo.” spiegò.

“Oltre a quello, c'è un'altra cosa che non comprendiamo. Il perché noi non possediamo una nostra forma.” rivelò.

“Dunque, cos'è quello che sto vedendo ora?” gli chiesi.

“Quello che vedi ora, è quello che “l'altro Jeff” ha creato. Nel suo inconscio io ero la sua più grande paura e anche la sua gioia più grande. L'amore fraterno che provava per Liu era il sentimento più grande che aveva, e quindi, la paura di perderlo era la sua grande paura. Quindi eccomi qui. Liu, assassinato da lui stesso. La forma che lui mi ha dato.” rivelò, ancora.

“E il volto del tuo corpo, perché è così?” chiesi ancora.

“Ovviamente l'operazione che il mio volto ha subito non l'ho decisamente scelto io, noi non abbiamo una forma, ma possiamo scegliere che forma avere una volta che abbiamo preso possesso del corpo. Ho vissuto per tanto tempo e per tante volte, abbastanza da capire che ciò di cui la maggior parte delle persone hanno paura sono i volti pallidi, con gli occhi vuoti e i sorrisi spalancati e sanguinanti, il mio volto non rappresenta come io vedo me, ma ciò di cui voi avete paura.” rispose.

“Già che ci siamo, potrei raccontarti la storia di un altro Zenith. Non ti rivelerò il suo nome per non distrarti troppo, devi sapere che anche lui aveva una peculiare e unica abilità, noi possiamo, se lo riteniamo necessario, trasferirci in altri corpi. Come ho detto lo sappiamo fare tutti, quindi non era questa la sua abilità. La sua abilità, era quella, di provare rabbia. Rabbia potente quanto l'odio, lui odiava intensamente tutti voi, riteneva responsabile la vostra esistenza, dunque sfruttava il trasferimento per divorare quante più anime possibili.

Ti racconto la sua storia, perché fu l'unica volta in cui uno di noi è morto per davvero.

La sua penultima vittima fu una ragazza, non ho mai saputo come e quando entrò in lei, sta di fatto che lei venne divorata. Lui fece in modo che si suicidasse nel preciso momento in cui riuscì a trovare una vittima che fosse migliore di lei, più le su vittime erano pure e innocenti, più in lui cresceva la rabbia.

Per fare in modo di distruggere il ragazzo in cui si era insediato, usò un metodo alquanto insolito e bizzarro, che causò la sua distruzione.
Prese il videogioco e la passione a cui lui teneva più di ogni altra cosa e plasmò il suo mondo in esso. Sai, era un videogioco ispirato a quella montagna di film su quel dinosauro atomico.
L'aspetto che Lui assunse a causa della sua vittima, era la sua più grande paura ma anche la sua più grande gioia.
Uno dei film cancellati su quel dinosauro avrebbe dovuto avere una creatura con l'aspetto di un diavolo che si sarebbe formato dall'unione di un ragno, un pesce e un uccello demoniaco. La cancellazione di quel film fu la sua più grande delusione, e vederlo sarebbe stata la sua più grande gioia.
Quindi la forma che Lui assunse era quella di quel diavolo, ma ovviamente il suo aspetto doveva raffigurare anche le sue più grandi paure, e finii per creare un vero abominio, molto spaventoso se te lo dico io stesso che non ho idea di cosa voglia dire.

Ma alla fine il modus operandi gli si riversò contro e finii distrutto dalla sua vittima. Soprattutto a causa delle vittime che aveva mietuto prima di provarci con lui.
Questa esperienza fu da monito per tutti noi, non avremmo mai provato ad uccidervi, abbiamo compreso che il nostro destino è legato anche a voi.” finì di raccontare.

“Ma il mio pensiero è arrivato oltre, ho capito che l'unico modo di liberare tutti noi, è estinguerci.

Non fui più d'accordo con il fatto che eravate voi il problema, libererò tutte le persone pure prima che il loro demone si risvegli. In questo modo le persone buone arriveranno all'altro mondo e i mostri come me rimarranno qui a dominare questo mondo corrotto. E nel mondo non ci saranno più omicidi.” commentò poi.

“Uccidi le persone per far sì che non ci siano più omicidi?” chiesi.

“Quando sono nel mio corpo, sono davvero sicuro di quello che sto facendo, io non uccido le persone Rey, per l'ennesima volta, io le salvo.” disse, di nuovo.

Ciò confermava quello che già sapevo da tempo, Jeff non uccide per vendetta o per qualsiasi altra emozione, ci è arrivato, a modo suo, concretamente. Ancora una volta compresi che Jeff uccideva perché era davvero convinto che fosse la cosa giusta da fare.

“Credo di aver risposto a tutte le domande che avresti voluto pormi, ora, che sai ogni cosa, spero che tu abbia capito e compreso il perché ti ho detto tutto quanto.”

“Vuoi diventare me.” gli risposi.

“E il detective Jeffrey colpisce ancora.” disse elogiandomi.

Questa conversazione fu in realtà un'altra battaglia, una battaglia verbale, le sue parole, le sue spiegazioni, fin dal principio avevano lo scopo di distruggere la mia mente, di vederla al suo modo, ora che conoscevo la sua natura e la verità di tutti i fatti, avrei dovuto fare una decisione.

“Ricordati Rey, non importa se il nostro aspetto è quello di un uomo deforme con artigli al posto delle dita e gli occhi completamente vuoti, quello di un umanoide incappucciato divoratore di organi privo di occhi , quello di un virus informatico che tenta disperatamente di avere un nuovo corpo in cui insediarsi o quello di un clown che fa impazzire le persone con la sua musichetta fastidiosa. Ricordati sempre, che siete stati voi a crearci, con le vostre paure e le vostre ossessioni, possiamo dunque essere noi quelli che voi definite malvagi? Le vere persone malvagie sono quelle che lasceranno che il loro demone li controlli. Lascia che gli innocenti che non hanno ancora inquinato la loro anima possano dormire per sempre.”

Riflettei intensamente, per un altro momento.

“Tu sei già come noi. Lascia che questo faccia parte di te.”

Lo Zenith allungò il suo braccio nel tentativo di toccarmi la fronte.


Ma lo scansai.



Rimase in silenzio per un momento, se fosse stato capace di provare emozioni, penso che in quel momento sarebbe stato veramente incazzato.

“E invece mi hai deluso ancora una volta.” disse rompendo il silenzio.

“Vivrò la mia vita fino al resto dei miei giorni con le mie emozioni e i miei pensieri, tra il dolore e tutto ciò che ne concerne. E tu, e l'altro demone nel mio corpo dovrete starne alla larga.” gli risposi, confermando la mia decisione.

“Pensi davvero che potrai vivere con te stesso dopo quello che ti ho detto? Pensi davvero che riuscirai a dormire la notte sapendo la verità dei fatti?” mi chiese.

“La verità va semplicemente accettata.” gli risposi di nuovo.

“Non tutti saranno in grado di prendere la tua stessa decisione.” disse, dicendo la verità, ancora una volta.

Questa volta non risposi, decisi di tenere la risposta per me.

“Sai perché sono riuscito ad apparire con questa forma ai tuoi occhi? È perché lo Zenith del cerchio è stato raggiunto. Il che vuol dire che il cerchio è stato chiuso. Avevo previsto la mia apparizione in seguito alla tua morte, o a quella del mio corpo, invece siamo entrambi ancora qui.” tentò di spiegarmi.

“Quindi, cosa succederà ora?” gli chiesi confuso.

“Troverò il modo di creare un altro cerchio e di trasferirmi quindi in un nuovo corpo. E ora, che tu, non fai più parte di quel cerchio...”

Lo Zenith cominciò a camminare all'indietro, non ne sono sicuro ma forse stava addirittura fluttuando.

“In seguito alla tua decisione, ora ne ho finalmente la certezza. Sono finalmente sicuro al 100% che tu... nonostante tutto ciò che è successo e i dubbi che ho avuto, sia puro.”

Il che poteva significare una sola cosa: mi avrebbe ucciso, come qualsiasi altra delle sue vittime.
Per quanta importanza potesse avere in quel momento, notai che la tomba in cui mi ero sdraiato per tutto quel tempo, non era più quella di Liu, segno che durante quella conversazione non mi trovavo completamente nel mondo dei vivi, o degli svegli, come direbbe Jeff.


“Adesso, caro il mio detective Jeffrey...”

28 10 2018 Image 003









Lo Zenith rientrò nel suo corpo. La testa di Jeff si alzò lentamente verso di me.


“Torna a dormire.”


Sopra la lapide in cui Jeff era disteso, vi era il sole. L'alba ancora una volta avrebbe segnato la fine del nostro scontro.

L'alba è sempre stata forse, lo spettacolo naturale più bello del pianeta terra, ma questa volta non lo sarebbe stato.

Pioveva ancora su di noi, la tempesta non era cessata minimamente, eppure il sole era lì, lontano, con i suoi raggi rossi che penetravano l'acqua piovana. Sembrava quasi che piovesse sangue, e i tuoni certamente erano bravi ad accompagnare il suono delle gocce che si infrangevano al suolo.

Jeff si alzò in piedi, con uno scatto rapido, alzandosi senza l'ausilio delle sue braccia. La sua figura aveva oscurato il sole che ora era dietro di lui, facendo spargere i raggi rosso sangue ovunque attorno alla sua sagoma.

28 10 2018 Image 006











Per la prima volta in tutta la mia vita, lo vidi urlare.

Urlò come un animale rabbioso, come una bestia demoniaca. Probabilmente essendo tornato nel suo corpo, la rabbia che avrebbe dovuto provare quando rifiutai la sua offerta era esplosa all'improvviso, grazie alla sua parte umana che ancora sopravviveva.


Mi mancava il fiato. Jeff aveva sicuramente calcolato che avrei potuto declinare la sua offerta, la conversazione in caso di risposta negativa, sarebbe servita a dare il tempo necessario al corpo di Jeff di rimettersi in sesto. Sì, anch'io avevo approfittato di quel lasso di tempo per radunare tutte le forze che mi erano rimaste, ma... sarebbero servite a qualcosa? Ora che conoscevo le vere abilità di quel mostro, sarei stato davvero in grado di fermarlo per sempre? Mi sentivo sconfitto, tutti gli scenari che riuscivo ad immaginare finivano con la mia morte, ma nonostante questo non mi sarei arreso.

Tutto ciò che Jeff ha detto del suo corpo sembrava essere vero: le pugnalate e i proiettili non lo perforavano, le bruciature e i tagli non scalfivano la sua pelle, le contusioni non lo stordivano, ma quell'esplosione...

Quell'esplosione lo tenne KO per qualche minuto, questo perché era la prima volta che Jeff subì un attacco del genere, in tutta la sua vita non deve mai essere stato esposto ad una pressione simile prima di allora.

È avanzato lentamente verso di me mentre perdevo tempo a riflettere, camminava piano piano... forse perché stanco, o perché ne stava approfittando anche lui per pensare, o forse... semplicemente pensava di avere già la vittoria in pugno.

Sbagliai, era ovvio.

Non avrei dovuto spazientirmi e pensare che avrei potuto approfittare del suo passo lento per attaccarlo, sì è vero, lo pugnalai dritto alla spalla, ma fu proprio in quel momento, dopo essere stato illuminato dalle sue parole che me ne sono reso conto.

La lama era entrata appena, non avevo colpito un osso o qualcosa del genere, sentii una forte contrazione che fece vibrare il coltello non appena tentati di andare più in profondità.

Controllava veramente i suoi muscoli, era riuscito a contrarli così tanto che si erano induriti a tal punto da bloccare la lama. Non me ne ero mai reso conto prima, e non me ne sarei mai reso conto se lui non me l'avesse detto.

Capii che anche dirmi delle sue abilità facevano parte delle cose del suo monologo che avrebbero dovuto spaventarmi. E ci era riuscito. Cazzo se ci era riuscito.

Mi ha afferrato per il collo e mi ha sollevato in aria, per poi rubarmi il coltello dalla mano.

Ovviamente, posso supporre che il suo controllo gli permetta di concentrare tutta la sua forza nel braccio e nella mano, solo così, visto il suo corpo scheletrico, poteva essere in grado di sollevare da terra una persona con una tale leggerezza.

L'ho calciato sul petto riuscendo a liberarmi, proprio perché era troppo concentrato su quel braccio capii che nel petto e nel resto del corpo era più vulnerabile, ma furono altre energie preziose che ne andavano.

Se penso che lui fin dall'inizio era in grado di fare cose simili, o meglio, se lo avessi capito prima che sapeva farlo... di certo non sarei mai e poi mai venuto in questo cimitero a confrontarmi con lui da solo. Ma probabilmente, se non fossi venuto da solo lui non sarebbe mai stato qui ad aspettarmi.

Esatto, potevo fermarlo solo io, perché solo a me ha concesso tali opportunità. Sono il solo a poter fermare questa follia.

Un'altra esplosione lo avrebbe potuto fermare ancora, non come prima in quanto il suo corpo aveva già memorizzato una volta i traumi provocati dalla bomba improvvisata, ma almeno avrei avuto qualche secondo di tempo per riprendere il coltello e trafiggere l'altro suo occhio. Peccato che la creazione di una seconda bomba nel mezzo di un cimitero senza l'attrezzatura era impossibile.

Avrei dovuto trovare qualcos'altro per neutralizzare Jeff, qualcosa che al suo corpo e alla memoria del suo Zenith era ancora sconosciuta. Ma non mi veniva in mente assolutamente nulla.

Così, scappai.

Non per fuggire da lui, ma per trovare qualcosa. Qualsiasi cosa che mi avrebbe potuto aiutare a fermarlo.

Ma cosa avrei sperato di trovare se non fango, pioggia e un'immensa distesa di lapidi?


Mi stava seguendo.

Aveva solamente accelerato un po' di più il passo.

Ma almeno lui camminava perfettamente eretto e con tranquillità, al contrario della mia andatura goffa e agonizzante.

Ero riuscito a raggiungere un altro settore del cimitero, uno molto più nuovo e moderno. Uno che non aveva bisogno dell'ausilio di lanterne o candele. E finalmente, ebbi la cosiddetta illuminazione su cosa fare.

Ha affondato le dita sulla spalla che mi aveva pugnalato prima. Non avevo idea che mi avesse già raggiunto.

Senza troppi complimenti mi ha pugnalato la scapola, con l'accompagnamento di un tuono.

Il dolore era insopportabile, provare a muovere il braccio destro ora era impossibile a meno che non volessi svenire per il dolore.

Una volta caduto a terra, ho colpito a sorpresa la sua rotula con un calcio nel tentativo di fargli perdere l'equilibrio, ma ormai era inarrestabile.

“Sei ancora in tempo per cambiare idea, Rey.” mi disse.

“Siamo tutti ancora in tempo per cambiare idea su qualcosa.” gli risposi con ironia.

Jeff si è avventato su di me. Non pensavo avrebbe funzionato, c'era qualcosa di diverso in lui e avevo approfittato della situazione per verificarlo.

Jeff, preso dalla collera ha tentato di finirmi una volta per tutte puntando il coltello verso il mio cranio.

Era stato l'occhio, l'occhio che si era pugnalato da solo. Aveva cambiato la sua psiche. A causa delle complicazioni visive di quell'occhio lo Zenith stava avendo minore controllo sulle sue emozioni.

In preda alla rabbia causata dalla sua parte umana ho potuto evitare con facilità il suo colpo, con un tentativo disperato ho bloccato la lama usando l'ausilio di entrambi i piedi, per poi allontanare il suo braccio con essi.

L'ho calciato più lontano che potevo, per poi alzarmi a fatica e correre alla ricerca della mia unica speranza di vittoria.

Quella sezione del cimitero era ben illuminata, era senza dubbio una costruzione più recente, forse il luogo dove venivano seppellite le persone più famose... o quelle per cui i loro cari avevano pagato di più. Ciò che più mi sorprese furono le candele elettriche sulle tombe, simili a quelle delle chiese.

Finalmente avevo trovato la cabina del custode, tutto ciò che dovevo fare era attendere che Jeff mi seguisse al suo interno.

Questo, sarebbe potuto essere il mio ultimo momento di pace, l'ultimo momento che avevo a disposizione per riflettere su tutto. Ma tutto ciò a cui pensavo, era il solo e unico pensiero che ho avuto per tutto quel tempo: dovevo uccidere Jeff.

Ha spalancato la porta lentamente lasciandola cigolare.

28 10 2018 Image 001











“Non c'è nulla che puoi fare Rey, anche se tu riuscissi ad uccidermi, te l'ho già detto cosa accadrà.” mi disse fissandomi intensamente, mentre rimanevo immobile al centro della stanza ad aspettarlo.

“E cosa?” gli chiesi con sfida.

“Io rinascerò. Mi reincarnerò nel prossimo nascituro che porterà il mio nome, non c'è nulla che puoi fare per fermare tutto ciò, è un ciclo che si ripeterà per l'eternità. Noi Zenith non possiamo essere estinti.” mi esplicò.

“Ma potete essere dimenticati.” gli risposi sprezzante.

“Dimenticati? Solo tu e pochi altri siete a conoscenza che noi esistiamo, voi stessi avete paura di rendere pubblica la nostra esistenza.” mi disse.

“Non intendevo da noi. Voi, finirete per dimenticare voi stessi.” gli spiegai.

“Non c'è nulla che noi possiamo dimenticare, ti ho già detto anche questo.” disse con superiorità.

“Questa superbia non ti s'addice Jeff, stai forse diventando come i tuoi genitori?” e dopo questa frase, c'era solo una cosa che poteva accadere.

28 10 2018 Image 002










Di nuovo incollerito, si è avventato su di me tentando di trafiggermi il collo, con un rapido scatto sono riuscito a farmi pugnalare poco più sotto della spalla, era l'unico modo che avevo per avvicinarmi abbastanza a lui.

Ho afferrato il suo braccio con tutta la forza che avevo e ho estratto il pugnale dal mio corpo, non c'era tempo per provare dolore, dovevo agire subito.

Sfruttando tutta la sua forza ha cercato di pugnalarmi la fronte, ho trattenuto il suo braccio finché ho potuto, e poi finalmente è successo ciò che speravo.

Questa parte del cimitero era stracolma di elettricità a causa delle candele elettriche, il quadro comandi si trovava esattamente dietro di me, sapevo che l'avrei trovato all'interno della cabina. “Danger – High voltage!”, lo so già, grazie.

Sono riuscito a fargli pugnalare il quadro comandi, l'elettricità ha cominciato presto a farsi strada nel suo corpo, potevo solo sperare che questo genere di trauma non l'avesse mai subito prima.

Con mia tremenda fortuna, vicino agli attrezzi lasciati dal custode nella cabina, avevo trovato dei guanti di gomma, che ero riuscito con astuzia a nascondere a Jeff prima che fosse in grado di capire il mio piano.

Stavo lasciando che Jeff morisse folgorato, speravo con tutto me stesso che la corrente gli avrebbe fatto esplodere gli occhi.

Il quadro comandi è esploso, l'onda d'urto normalmente avrebbe fatto cadere a terra un essere umano scagliandolo lontano almeno qualche metro.

Ma non lui, lui era stato balzato indietro appena di due metri, rimanendo in piedi ma con la parte superiore del corpo leggermente all'indietro.

Prima che riuscisse a ritrovare la posizione eretta, mi sono lanciato contro di lui sfondando la porta della cabina che Jeff aveva chiuso quando era entrato, siamo rotolati sul prato.

Non era bastato e, io non avevo più tempo da perdere.

In fretta e furia mi sono piazzato sopra di lui e ho cominciato a colpirlo al volto con forza, gli avrei spappolato l'occhio a mani nude se fosse stato necessario, ma fortunatamente trovai un sasso accanto a noi.

Ho cominciato a distruggere il suo occhio destro colpendolo a sassate con disperazione, in quel momento mi sentivo un sadico barbaro ma non c'era più altro che potevo fare, l'ho colpito finché non mi sono accasciato accanto a lui privo di forze.

Finalmente potevo godermi il silenzio.

Era finalmente finita.

Ho coperto il mio volto con entrambe le mani, mentre rimanevo disteso sull'erba accanto al mio nemico.

Jeff non si muoveva più.

Era successo tutto così in fretta che quasi non potevo crederci, gli occhi di Jeff erano andati e quind-

Un lunghissimo brivido mi passò lungo tutto il corpo.

Non potevo crederci di essere stato veramente così stupido.

Ho cercato di alzarmi ignorando tutte le mie ferite e la mia stanchezza, ho cercato in fretta il coltello di Jeff, e lo trovai, era proprio accanto a lui.

Appena ho allungato la mano verso di esso, la sua mano ha afferrato ben stretto il mio avambraccio.


“No, non di nuovo.” cominciai a pensare in preda alla disperazione.


Jeff spinse via il mio braccio per poi afferrare il coltello subito dopo, grazie al mio istinto ferreo gli ho schiacciato prontamente la mano per fargli subito perdere la presa.

Si è rialzato, e fissandogli il volto ho avuto la conferma.

L'occhio sinistro che si era infilzato, non era mai stato completamente fuori uso, a questo punto, mi viene da pensare che se lo fosse pugnalato apposta per farmi abbassare la guardia, e ci era riuscito. Un macabro, estremo e surreale piano che mai avrei potuto prevedere.

“Lascia... che questo... faccia parte di te.” cominciò a dire, visibilmente all'estremo delle forze.

Entrambi eravamo all'estremo delle forze, arrivati a questo punto, c'era un solo modo in cui poteva finire.

Avrei dovuto farlo tornare a dormire a suon di botte.


A questo punto ciò che poteva salvarmi era solo l'adrenalina rimasta nel mio corpo.

Entrambi i nostri corpi si muovevano grazie alla sola forza di volontà, la volontà di prevalere sull'altro.

Tutte le pugnalate che avevo subito ora facevano un gran male, così male che i suoi pugni quasi non li sentivo a confronto, ormai era diventata una questione di resistenza.

Il primo che cadeva a terra avrebbe perso, per le nostre schiene non c'era più posto per il terreno sottostante.

I pugni mancavano di forza, ma nonostante questo nessuno di noi due avrebbe mollato.

E continuammo, finché il sole che era sorto prima, tornò a scomparire raggiungendo la fitta nube temporalesca che mai aveva lasciato quel luogo, che fin dall'inizio era rimasta a godersi il nostro scontro.

Tornò l'oscurità che c'era prima dell'alba, ma questa volta con essa, c'era un po' di luce.

Colui che cadde per primo al suolo, fui io.

Jeff subito dopo cadde in ginocchio, proprio sopra quel coltello che tanto è stato ambito durante tutta la nostra lotta, durante tutto il nostro ultimo incontro.


Sembrava che avessi perso. Io avevo perso, ma... Jeff aveva ancora qualcosa da dirmi.

“C'è ancora una cosa che non capisco.” iniziò.

“Da quando sei venuto qui, non ho fatto che dirti sempre e solo la verità su ogni cosa... eccetto una.” continuò.

“Come hai fatto a capire che proprio per quell'unica cosa, ho mentito?” mi chiese infine.


“Quell'uomo, ha detto che la mia famiglia era stata tenuta sotto sorveglianza e al sicuro in tutto questo lasso di tempo. Quindi, ho deciso di credere a lui. Di credere a Benjamin.” gli risposi.

“E avevi ragione, Karen non è mai stata in questo cimitero.” mi rivelò.

“Lo so.” gli dissi.

“Sembra proprio, che la fiducia sia la cosa più difficile da spezzare nella vostra anima.” disse con fievolezza.

“Sarà una cosa... che terrò a mente... la prossima volta.” disse Jeff, cadendo di lato, inerme.



“Questa pioggia non basterà per lavare via il ricordo di me a questa città.” disse.



"Creerò un nuovo cerchio.
La prossima volta salverò tutti quelli che hanno portato alla realizzazione di questo giorno.
Tua moglie, tua figlia, il tuo capo, Benjamin e tutti gli altri immischiati in questa storia un giorno dovranno dormire.
Dormire per davvero.

E tu, Rey, un giorno sarai costretto a rivivere di nuovo tutta questa storia. La prossima volta non declinerai nuovamente la mia offerta."



"Non ci sarà una prossima volta, Jeff the Killer."


Nessuno di noi due aveva la forza per alzarsi e finire l'altro, per cui, entrambi rimanemmo sdraiati aspettando un barlume di energia. O almeno... così pensavo che sarebbe finita.

Perché poi, accadde qualcosa che non mi aspettavo, qualcosa che attendevo da molto tempo.


“Agente Jeffrey...” sentii nell'aria.

“Dimmi Jeff.” gli risposi.

“Sono stato io.” mi disse.

“A fare cosa?” gli chiesi.



“A pugnalare quel ragazzino alla fermata dell'autobus.” mi rivelò.



“...”



“Liu ha cercato di prendersi la colpa, ma lui non c'entrava niente, anzi, ha cercato di fermarmi.” continuò.

“Lo so Jeff...”



“Quand'è che Liu uscirà di prigione? Mi manca moltissimo.” disse...

A quel punto, sentii i miei occhi bruciare.



“Per favore agente, mi risponda.” insistette.

“Uscirà... uscirà molto presto, non temere.” gli risposi tentando con tutto me stesso di trattenere le lacrime.


“Agente Jeffrey...”

“Sì... Jeff...?”

“Perché nessuno è venuto al mio funerale?” mi chiese ancora.

“Avevano molto da fare... per questo c'ero solo io... hanno incaricato me di tutto.” gli mentii.


“Anche se nessuno ha pianto al tuo funerale, ci sono io a piangere per te ora, Jeff...” pensai.


“Agente Jeffrey.”

“Dimmi...”

"Dove finirò ora?"

"Stai per rivedere Liu... lui ti sta aspettando."

"A casa?"

"No, in un posto migliore di casa."



"Agente Jeffrey..."

...

“Mi prometta una sola cosa...”

“Tutto quello che vuoi.”



“Mi prometta solo... che non ce ne saranno altri come me.”





“Te lo prometto, Jeff.”



La pioggia era finalmente cessata, ma nonostante questo continuava ad esserci del bagnato sulla mia faccia.

Vidi con la coda dell'occhio Jeff alzare con entrambe le braccia il coltello e...

Pugnalarsi più e più volte l'occhio sinistro.

Jeff... il vero Jeff... si stava togliendo la vita per salvare me... per salvare il mondo da lui.

Il demone dentro di lui si era spento prima delle sue ultime parole, la parte umana, il ragazzino, stava distruggendo se stesso.




Calò un profondo silenzio.

Jeff aveva lasciato questo mondo.

L'essere umano in lui aveva finalmente avuto ciò che aveva inconsciamente desiderato per tutto quel tempo: tornare a dormire.



Dormire per davvero.


...


BenjaminModifica

Sono Benjamin, e in seguito a ciò che accadde nel mattatoio, venni recuperato dalla fondazione. Non dissi una sola parola sull'accaduto finché non mi curarono a dovere.

Le cure non erano l'unica cosa di cui mi assicurai, diedi a loro metà delle informazioni dopo le cure e metà solo dopo essermi assicurato che facessero alcune cosette.


Ero preoccupato per Rey, non potevo lasciare assolutamente che morisse dopo tutto quello che aveva passato. Quindi, la prima cosa di cui mi assicurai era la sua salvezza.



Successivamente a ciò che accadde a Jeff, Rey svenne senza nemmeno accorgersene, era convinto che sarebbe morto lì, insieme a lui.

Ha dedotto che anche questo facesse parte del destino.



Si risvegliò esattamente dove quella giornata era iniziata: nell'ospedale psichiatrico della fondazione.

Mi ero assicurato che mandassero qualcuno a salvarlo, ovviamente avevo capito che Jeff lo stava aspettando in quel cimitero.

E lì, in quell'ospedale, aveva pensato di restarci fino alla fine dei suoi giorni, usato nuovamente come cavia per ricavare da lui le nuove informazioni che aveva acquisito su Jeff e la malattia.

Ma non fu così, mantenni la mia promessa e mi assicurai che lo facessero uscire non appena fu di nuovo in grado di camminare.


Una volta uscito da lì, non aveva veramente idea di cosa avrebbe potuto fare, era libero, ma la sua vita ora sembrava vuota, sapeva che non era realmente finita e, sapeva che non avrebbe mai più potuto fare il poliziotto.

Per cui, non appena prese la sua decisione, tornò in quell'ospedale per cercare di mettersi in contatto con me.

Pensava che meritassi di sapere ogni cosa.

Mi raccontò tutto ciò che Jeff gli aveva detto, mi raccontò degli Zenith e del fatto che ne esistesse uno in ogni essere umano.

“Questa organizzazione, è nata per contenere ogni singolo oggetto o essere vivente sovrannaturale. Ma questo già lo sai, come sai anche che l'obbiettivo secondario è quello di non rendere pubblica l'esistenza di questi elementi ai civili. Se loro sapessero che esistono queste cose, si creerebbe il panico.” gli spiegai.

“Dove vuoi arrivare?” mi chiese.

“Quello che tu mi hai raccontato ora, va ben oltre. Con l'informazione che mi hai dato, la fondazione non ha senso di esistere. Proprio come l'esistenza degli elementi manderebbe nel panico la civiltà, la tua informazione manderebbe nel panico la fondazione stessa. Non potrebbero mai e poi mai contenere un elemento simile, dovrebbero contenere l'intera umanità, e ciò è impossibile.” gli spiegai infine.

“Lo immaginavo, infatti tu sei l'unica persona a cui ho deciso di raccontarlo.” mi rispose.

“Io e te dovremo mantenere il segreto e portarcelo nella tomba, nessuno oltre a noi dovrà conoscere questa storia. E noi, dovremo assicurarci di trovare chi oltre a noi conosce questo segreto e assicurarci che lo mantengano anche loro." gli dissi, aveva capito dove volevo andare a parare.

Gli feci una richiesta, non aveva altra scelta dopo ciò che era successo, ma sapevo che lui ne era a conoscenza.

Iniziò a lavorare per noi, non come cavia ma come agente. E proprio come il destino probabilmente aveva scelto, divenne il mio nuovo partner di lavoro.


Appena si sentì pronto, tornò dalla sua famiglia, ci volle molto prima che riuscisse a riallacciare i rapporti e a tornare alla normalità. Ovviamente sua moglie è a conoscenza del suo nuovo “lavoro”, di ciò che è successo con Jeff e dove era stato per tutto quel tempo. Voleva che tra loro non ci fossero di questi segreti. E io ovviamente mi sono assicurato che la fondazione non faccia a loro nulla di male.

Sembrava essersi risolto tutto in meglio, sembrava veramente essere tornato tutto come era prima.

Ma sapeva benissimo che non era così.


Per quanto riguarda Jeff... il suo corpo ora è in mano alla fondazione. Probabilmente sperano di riuscire a ricavare qualche informazione dai suoi resti.

Ma io so che non troveranno nulla, perché io so che Jeff non risiede più in quel corpo.


È trascorso un anno da quel giorno.


E in questo momento, Rey si trova in ospedale.

Sua moglie è incinta di nove mesi.

Il bambino sarà un maschio.


So a cosa state pensando. So che avete già capito tutto.


Come ha detto Jeff, la pioggia non è bastata a togliere il ricordo di lui a questa città.

Ragion per cui, nessuno ha più chiamato i nuovi nascituri “Jeffrey” in questa cittadina. Il suo nome è diventato un oscuro ricordo di questa città.
Ma è una cosa che prima o poi è destinata a finire.

Probabilmente, penserete che Rey sia un mostro a dare questo fardello a suo figlio, Jeff fu chiaro a riguardo: si sarebbe reincarnato nel prossimo nascituro che avrebbe portato il suo nome.

Non ha nemmeno la certezza che quello Zenith si debba reincarnare proprio in questa città, potrebbe averlo già fatto altrove, ma lui deve fermamente credere che Jeff lo farà qui.

Ha dovuto riflettere molto e a lungo prima di prendere questa decisione, ma alla fine è ciò che ha deciso.
Sarà il padre, l'amico e il fratello che Jeff avrebbe dovuto avere, e farà di tutto per impedire che lo Zenith si risvegli ancora una volta.

Lo farà, perché ha fatto una promessa.

A Jeff e a se stesso.


Ma avrà davvero il coraggio di mettere a suo figlio un nome che lui stesso ha rinnegato?

Avrà davvero il coraggio di crescere e allevare da zero l'essere che gli aveva rovinato la vita?


Sì...

Sì, lo avrà.


"Benvenuto nel mondo di chi non dorme, Jeff."