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Capitolo 1: Ghost DeathModifica


Finalmente l'avevamo preso, solo altre poche scalinate e sarebbe rimasto intrappolato sul tetto dell'edificio.

Questa era la terza volta che rivedevo il famigerato serial killer, Jeff.

Non ci sfuggirà questa volta, non possiamo permettergli di uccidere ancora, questo squadrone si fida di me, si fida della mia esperienza su questo caso... se questa volta fallirò, non potrò più perdonarmelo.


Siamo giunti sul tetto... lui era lì.

Ci dava le spalle fissando il profondo vuoto dall'altissimo palazzo, era immobile, impassibile, mi dava l'impressione che si sarebbe lanciato all'improvviso da un momento all'altro.

"Jeffrey, è tutto finito ora... getta il coltello e stenditi a terr-"

Fu in quel momento che Jeff si voltò verso di noi, mostrando il suo orripilante volto. Alcuni membri della SWAT vomitarono nelle loro maschere, altri si coprirono il volto per non guardarlo. Pessimo errore, questi agenti non erano di certo dei novellini ma non erano preparati ad una situazione simile.

Ma io sì.

Ho rivisto il suo volto migliaia di volte nei miei incubi, e lo rivedevo ogni volta che mi guardavo allo specchio.

Jeff approfittò di quel momento di disagio degli agenti, per tentare nuovamente di fuggire.

Ma io non avevo mai smesso di fissarlo.

Presi la mia pistola e sparai tre colpi decisi sul killer.


Jeff cadde a terra, e non si rialzò più.




Torniamo un pochino indietro.

Jeff era stato avvistato tornare nella città dove ha compiuto il suo primo massacro, nessuno di noi poteva sapere il perché, a giudicare dal suo stato mentale era possibile che nemmeno lui lo sapesse.

Quel giorno sapevamo che Jeff si sarebbe presentato in quell'appartamento, dopo l'uccisione di Keith, gli obbiettivi di Jeff diventarono solo ragazzini... dai 10 ai 15 anni, secondo alcuni, tutte le vittime che susseguirono Keith erano tutti ragazzi con una pessima reputazione a scuola, essi erano infatti tutti dei bulli nelle loro classi.


Un ragazzo aveva chiamato in lacrime il distretto il giorno prima, dicendo di aver avuto degli incubi riguardo Jeff, e di avere la sensazione di essere osservato la notte.

Questo mi ricordò il caso a Brookfield, sembrava infatti che poco tempo prima che una delle numerose vittime di Jeff morisse, egli le apparve in sogno.

Il poliziotto che ricevette la chiamata pensò ad uno scherzo di cattivo gusto, mi trovavo accanto a lui in quel momento, lo costrinsi a dirmi cosa gli era stato detto, insistette dicendomi di lasciar perdere ma fui più testardo di lui. Quando finalmente vuotò il sacco, balzai in fretta e furia per arrivare all'ufficio del mio capo, dovevo farmi concedere come minimo la ronda notturna per pattugliare quella zona.

A mia sorpresa, oltre al permesso di ronda, fece appostare gli SWAT nei pressi dell'edificio. Il mio capo si fidava molto di me, sapeva che non lo avrei mai disturbato per una sciocchezza, o forse il suo fu un modo per scusarsi per ciò che accadde al mio ex partner quella notte... ma certamente, se niente fosse successo quella sera, e avessi fatto mobilitare gli SWAT per una chiamata-scherzo, me l'avrebbe fatta pagare amaramente.

In un certo senso, avrei preferito che si trattasse di uno scherzo, poiché non sono riuscito a salvare quel povero ragazzo e la sua famiglia...

"Da dove diavolo poteva essere entrato Jeff?" fu quello che pensai quando sentimmo le urla strazianti e ci dirigevamo verso l'appartamento.

Alla porta c'era una guardia, e le finestre erano completamente sbarrate... fui uno stupido, era così elementare, e se mi fossi impegnato di più l'avrei potuto capire prima.

Jeff era sempre stato nell'appartamento, proprio come accadde con Keith, è rimasto nascosto all'interno della casa attendendo la notte per compiere il suo massacro.

È uscito distruggendo la porta dell'appartamento, il poliziotto di guardia era già intento a sfondarla, e trovandosi nel lato opposto nel momento dell'uscita di Jeff, cadde a terra non riuscendo a reagire in nessun modo. Jeff gli tranciò la gola di netto prima di fuggire verso le scale che portavano verso il tetto.

Un'altra vittima innocente nel curriculum di Jeff the Killer, un altro buon motivo per fermare la sua follia.


Fu così che finalmente riuscimmo a fermare il famigerato killer.


Capitolo 2: Ghost GenesisModifica


Fui accolto come un eroe nel mio distretto, ogni poliziotto mi accolse a braccia aperte, mi strinsero la mano uno ad uno dandomi ripetutamente pacche sulla schiena.

Festeggiarono ardentemente quel giorno, ogni poliziotto che in quel momento si trovava a pattugliare la città ancora rimpiange di non esserci stato.

Rimasi in disparte nonostante fossi il motivo di tale festeggiamento, perché avrei dovuto festeggiare la morte di un ragazzo? Mi chiesi.

Jeff sarà anche stato un killer spietato, ma si trattava di una persona mentalmente disturbata, una persona che ha avuto diversi traumi, un ragazzo che fin da bambino avrebbe dovuto avere più attenzioni, e invece... quando ha avuto bisogno di aiuto nessuno lo ha aiutato, nessuno gli ha creduto, nemmeno i suoi genitori, tutti, tranne Liu, il fratello.




Questo mi ricordò quando vidi Jeff per la prima volta, ero appena entrato in polizia e mi sembrò stupido che il mio primo incarico consisteva nell'arrestare un ragazzino che aveva picchiato diversi bulli. Ma allo stesso tempo mi sembrava strano che un 13enne potesse arrivare a pugnalare diversi ragazzi ad un'età così immatura.

Quando entrai nella casa di Jeffrey io e il mio partner fummo accolti dalla madre, ovviamente, fu un trauma per lei scoprire cosa aveva fatto il suo figlioletto a quei tre ragazzini, fu allora che Jeff scese le scale chiamato dalla madre.

Il futuro Jeff the Killer era lì davanti ai miei occhi, un ragazzino all'apparenza come tanti altri ma che nascondeva dentro di sé un istinto omicida assai difficile da colmare. Sembrava non crederci nemmeno lui a quello che aveva fatto quando sua madre gli spiegò perché c'erano degli agenti in casa.

Invitai Jeff a seguirmi in macchina, in quel momento sembrava che Jeff avesse tutte le intenzioni di scappare, anche il mio partner se ne era accorto ed eravamo entrambi pronti all'inseguimento.

Inaspettatamente, invece, Jeff disse: "Signore, sono... sono stato io. Sono stato io l'unico a picchiare i ragazzi. Liu ha provato a trattenermi, ma non ci è riuscito."

Guardai il mio collega annuendo, poi parlai: "Bene, ragazzo, sembra che un anno in rifor..."

Fu in quel momento che Liu arrivò a salvare il fratello, Liu si prese tutta la responsabilità dell'aggressione ai 3 ragazzi, Jeff si salvò e un innocente venne arrestato al suo posto.

Sapevo che non era stato Liu, si vedeva benissimo che stava agendo solo per salvare il fratello, tentai di intimidirlo mentre lo trasportavamo in centrale, dicendogli che per un'accusa così grave avrebbe rischiato un anno di riformatorio, rimase impassibile, affermando per tutto il viaggio che era stato lui a compiere tale atto.

Per quanto mi doleva arrestare un presunto innocente fui costretto a seguire la legge, è una cosa orribile da dire, ma se Liu quel giorno avesse soffocato il suo amore fraterno oggi Jeff sarebbe dietro le sbarre, e con questo, parecchie vittime innocenti sarebbero ancora vive, compresi loro due stessi.

Il gesto di quei tre bulli fu ignobile, quando interrogammo Keith lui confessò che Randy aveva costretto lui e Troy a mentire sull'aggressione alla fermata dell'autobus, andai su tutte le furie.

A causa di quello stupido gesto Randy e Troy erano morti, uccisi da Jeff, Jeff ne era uscito sfigurato e Liu si trovava ancora in prigione per un reato che non aveva commesso.

Non potemmo arrestare Jeff in quanto si trattò di legittima difesa, Keith scontò cinque anni di riformatorio, e tutto ciò che potemmo fare era finalmente far uscire Liu dal carcere.


Qualche giorno dopo il rilascio di Jeff dall'ospedale, arrivò una chiamata dai vicini di Jeff, notarono un'assenza di attività nella casa di Jeffrey, l'intera famiglia sembrava infatti scomparsa nel nulla.


Ciò che vidi quando facemmo irruzione in quella casa... ancora mi tormenta nei miei incubi... i genitori di Jeff si trovavano nella loro camera da letto, i loro corpi erano stati completamente martoriati. I muri di quella casa erano cosparsi di sangue dappertutto, quando il disgusto sparì, finalmente riuscimmo a localizzare alcune frasi scritte col sangue, "Scusa, mamma." in quel momento ci risultò chiaro che era stato uno dei due figli a compiere il massacro.

Quasi piansi quando sulla porta della camera di Liu trovai scritto "Ti voglio bene, fratello.", capì cosa avrei trovato se avessi aperto quella stanza, in quel momento non ce l'ho fatta, dovetti rinunciare a perquisire la casa e lasciar agire gli altri miei colleghi. Tale gesto mi fu perdonato in quanto ero ancora una recluta alle prime armi.

Perché quelle frasi controsenso? Prima li uccide e poi gli chiede scusa... prima li uccide e poi dice di volergli bene... come si può arrivare ad uccidere il proprio fratello in questo modo? Un fratello che per giunta lo ha sempre protetto, era andato addirittura in prigione per lui, dannazione!

Non credo esistano spiegazioni per ciò che ha fatto Jeff quella notte, l'unica mia teoria è che Jeffrey è rimasto intrappolato in quel corpo nel preciso momento in cui le fiamme hanno avvolto il suo corpo, ciò che è uscito da quell'ospedale non era altro che la personificazione del male, un demone. E Liu rappresentava l'unico filo che lo collegava alla sua umanità, un filo che avrebbe dovuto recidere.


Io oggi non festeggerò, perché io ho ucciso quel corpo, e con esso il povero Jeffrey imprigionato al suo interno.



Capitolo 3: Ghost FuneralModifica


Oggi è il funerale di Jeff.


Nessuna epigrafia funeraria su di lui ho notato in questi due giorni, mi chiedo in quanti saremo al suo funerale. Ho avuto molti problemi a scoprire l'orario di sepoltura, sembrava non lo sapesse nessuno.

Non riesco a trovare il luogo da nessuna parte, ma sono riuscito a trovare le tombe della sua famiglia, a quanto pare è stato deciso di non seppellirlo accanto a loro... ma perché?

Ho vagato invano nel cimitero per mezz'ora, poi finalmente sono riuscito a trovare qualcosa, un becchino tutto solo che seppelliva qualcuno.

"Mi scusi, saprebbe dirmi dove stanno seppellendo Jeffr..." "Sei nel posto giusto." disse indicando con il dito l'interno della bara.

Davvero? Era tutto qui? Nessuno che assisteva?

Tutto ciò che vidi era una bara aperta, malconcia, sembrava stesse per cadere a pezzi.

Il corpo di Jeff giaceva all'interno, era ancora come lo avevo visto l'ultima volta, stessi abiti, stessi fori di proiettile, non lo avevano ritoccato minimamente.

La lapide era la più spoglia e mal ridotta che avessi mai visto, solo un nome: "Jeffrey" e le rispettive date di nascita e morte, nessun cognome inciso... i suoi parenti rimanenti lo odiavano a tal punto da negargli il suo cognome pure nella morte?

Quindi è questo il funerale di un killer, nessuno sente la tua mancanza, nessuno ti onora, nessuno piange per te. Il mondo semplicemente finge che tu non sia mai esistito, quella tomba spoglia isolata nel cimitero diventerà solamente un luogo in cui i ragazzini effettueranno prove di coraggio visitandola la notte.

La bara fu chiusa con Jeff all'interno, la tomba non era nemmeno nella norma in quanto a profondità, pure il becchino sembrava fare tutto ciò controvoglia, oppure si stava solo sbrigando per andarsene il più velocemente da lì. In fondo era rimasto lì da solo per tutto quel tempo, con gli occhi di Jeff perennemente spalancati che lo fissavano.


Sono stato il solo a voler assistere al funerale di Jeff the Kil... no, di Jeffrey.


Capitolo 4: Ghost InnocenceModifica


Finalmente sono a casa, come avevo previsto anche mia moglie mi ha trattato come un eroe. Ciò mi ha infastidito ma non troppo, non volevo rovinare quel momento.

Mia moglie ha detto che il mio capo ha telefonato a casa dopo che me ne sono andato durante la festa, sembra che volesse parlare con me di cose importanti, mia moglie ha supposto che si trattasse di una promozione, in quel caso non so se accetterò l'offerta, mi sono sempre trovato bene nel mio semplice lavoro da detective...



Già...


Ricordo il motivo della mia promozione a detective, uno dei giorni più brutti della mia vita.

Per quanto io possa sforzarmi di non pensare a lui, le mie memorie ci ritornano sempre.


Fu la seconda volta che vidi Jeff, accadde poco tempo dopo l'assassinio di Keith, il bullo che lo aveva sfigurato. Le precauzioni prese dall'F.B.I. dopo l'uscita dal riformatorio di Keith, non furono abbastanza per proteggere il ragazzo e la sua famiglia, Keith fu assassinato solamente un anno dopo il suo rilascio.


Fummo io e il mio collega coloro che si occuparono del caso di Jeff a Brookfield, ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri.

Io e il mio collega eravamo praticamente stati costretti dal mio capo a fornire supporto alla polizia locale di Brookfield, “Voi due siete gli unici che lo hanno incontrato prima di ciò che è diventato, siete i più portati per questo caso” ci disse, stronzate pensai io, due persone in più non avrebbero di certo fatto la differenza.

Pattugliavamo una strada poco distante da lì quando una vicina chiamò il 911 segnalando delle urla provenienti dalla casa accanto a lei, guardai l'orologio prima di dare gas a manetta “3:20” poteva significare solo una cosa.

Non perdemmo tempo in convenevoli e sfondammo la porta cercando in fretta e furia gli abitanti della casa, fu quando entrammo nella stanza della piccola che lo vedemmo.


Il corpo senza vita di una bambina giaceva sul pavimento, ai piedi di colui che entrambi ci aspettavamo di vedere, ma che in nessun modo assomigliava a come lo avevamo visto la prima volta.


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Non ci fu il tempo per “ammirare” il suo aspetto demoniaco, e prima che ce ne accorgessimo saltò addosso al mio collega, trafiggendogli il petto con un coltello.

Tentai di intercettare la sua fuga parandomi di fronte all'entrata della stanza, fu in quel momento che io la sentì, la sua fredda lama che tentava di squarciarmi la guancia dall'interno della mia bocca. Con un goffo movimento della testa riuscii perlomeno ad evitare di farmela squarciare del tutto, procurandomi una ferita simile alla sua, ma non così profonda.

Ciò che nessuno sa, e che a nessuno ho detto, è che prima di scappare superando la porta, per poi svanire nella notte, lui mi ha parlato. Dopo avermi inflitto quella ferita, ha avvicinato la sua orrenda bocca al mio orecchio, sussurrandomi.


“Vuole provare ad arrestarmi di nuovo, agente? Era meglio se fosse rimasto a dormire.”

Io non sono di certo stato in grado di riconoscerlo, ma Dio, se lui aveva riconosciuto me.

Non ebbi né la forza, né le capacità mentali per partire al suo inseguimento, se c'era una cosa che Jeffrey sapeva fare, era paralizzarti dalla paura, impedendoti di pensare.

Tentai dunque di soccorrere il mio collega, agonizzante al centro della stanza, a causa della ferita al petto che gli faceva perdere copiosamente il sangue. A nulla servì, fallimmo nel salvataggio di quella bambina, e io persi il mio collega quella notte. Eravamo solo arrivati in tempo per impedire l'assassinio del padre della piccola Mandy, che aveva assistito a tutto quanto restando impietrito per tutto il tempo in quella stanza.

Qualche giorno dopo la polizia locale interrogò il padre nel tentativo di registrare nuove informazioni sul killer. Tengo ancora una copia della registrazione con me.

Poliziotto locale: “Signore, lei sa perché l'assassino si trovava a casa sua?”

Padre di Mandy: “La mia bambina...”

P. L. “Conosceva sua figlia?”

P. M. “La mia piccola...”

P. L. “Signore, capisco che per lei è difficile raccontare ciò che è successo, ma se se la sente, la prego di dirci tutto quello che sa, ogni informazione può esserci utile per impedire che lui faccia questo a qualcun altro.”

P. M. “...”

P. L. “Signore...”

P. M. “Mandy... ultimamente mi diceva di avere un amico immaginario, di nome Jeff, che veniva a farle visita la notte...”

P. L. “Sta dicendo che era venuto altre volte a casa sua?”

P. M. “Non ne sono sicuro... ma la notte prima... di quello... l'avevo sentita urlare nel mezzo della notte, sono andato da lei, e quando l'ho vista sembrava come se avesse lottato con qualcuno...”

P. L. “Quand'è che sua figlia ha iniziato a parlare di Jeff?”

P. M. “Diceva di incontrarlo anche nei suoi sogni... e che lì giocava con lei... come farebbe un amico...”

P. L. “Poi cos'è cambiato?”

P. M. “Il giorno dopo la sua presunta lotta, nel pomeriggio, l'ho sorpresa a piangere... è corsa nella sua camera e ha fatto cadere un foglietto dalle mani.”

P. L. “Cosa c'era scritto nel foglietto?”

P. M. “Ci vediamo stasera.”

P. L. “Signore, dove si trova quel foglio ora?”

P. M. “... Lui... mi ha parlato...”

P. L. “Intende l'assassino? E che che le ha detto?”

P. M. “Mi ha detto solo... torna a dormire...”

P. L. “Signore... dov'è il foglio?”

P. M. “Solo... torna a dormire...”


Quando tornai a casa, assistetti al funerale del mio collega, e qualche giorno dopo, ricevetti la mia promozione da detective, direttamente dal mio capo. Che mi apparve solo come un modo per scusarsi per averci mandato lì, da soli.

Quella notte giurai vendetta per la morte del mio partner, quella notte decisi di dedicare la mia vita nel tentativo di fermare Jeffrey.


Capitolo 5: Ghost DemonModifica


E ora mi ritrovo a fissare lo specchio. A fissare la mia guancia sfigurata... la ferita non è mai guarita, non si è mai cicatrizzata del tutto, come se a farla fosse stato un fuoco demoniaco.


Mi dirigo verso la mia camera da letto, domani sarà un nuovo giorno, sarà tutto diverso. Mi corico sul letto in attesa di addormentarmi, questa notte almeno il mondo ha una cosa in meno di cui preoccuparsi.

Tra me e me non posso che pensare...

Mi sono ritrovato ad odiare per anni una persona che non era altro che una vittima del male che c'è in questo mondo. L'ira, la frustrazione, il dolore, l'essere continuamente ignorato da chi avrebbe dovuto aiutarlo, queste sono state le cose che hanno dato vita al demone che poi ha divorato la sua anima. Io l'ho ucciso, questo è vero, ma ora non posso che provare pena per lui. Non ho esitato un momento a sparargli, avrei dovuto avere pietà per lui, ma non ne ho avuta, e ora cosa mi rende diverso da lui? Nulla. C'è del male dentro di me, come c'è in ognuno di noi.

Finalmente riesco ad addormentarmi.


Incubi, i soliti, loro continuano a non abbandonarmi.


No. C'è qualcosa che non va, c'è un'insolita strana sensazione che qualcosa sta per andare male, apro gli occhi e davanti a me c'è qualcuno.

C'è una sagoma ai piedi del mio letto, che mi osserva, immobile, silenziosa.

“Karen! Per l'amor di Dio hai intenzione di farmi venire un infarto?” dissi spaventato alla vista di mia figlia che stava lì a fissarmi.

“Papà... non riesco a dormire... puoi venire a controllare che non ci sia nessuno nella mia stanza?” rispose lei.

Non potevo lamentarmi, ero così preso dal mio lavoro ultimamente che quasi mi ero dimenticato di essere un padre, l'accompagnai nella sua cameretta e la rimettei a letto. Controllai la sua stanza per darle quella sicurezza che serve ai bambini per tornare a dormire, la controllai da cima a fondo, sotto il letto, nell'armadio, ovunque.

Finalmente aveva cominciato a calmarsi, e quando feci per andarmene lei mi disse...

“Papà... quell'uomo cattivo mi farà del male...?”

“Quale uomo cattivo, tesoro?” risposi sorpreso.

“Quello a cui tu pensi sempre!” disse con un tono arrabbiato e preoccupato all'unisono.

“No... bambina mia... quell'uomo non può più fare del male a nessuno ora” le dissi per rassicurarla.

“E perché?” chiese lei.

“Perché papà si è assicurato che lui non possa più farlo”.


“Ma lui è vivo papà... lui vuole venire da me stanotte...”


“C-cosa...?” quasi mi strozzai con la saliva.

Karen prese qualcosa dal cassetto del suo comodino e me lo porse. “Mi ha detto che questo avrei dovuto leggerlo insieme a te stanotte...”

Presi il piccolo oggetto dalle mani tremanti di Karen, era un foglietto, stropicciato e chiuso.

Lo aprii, quasi mi si raggelò il sangue, quelle poche e semplici parole mi fecero tornare in mente le parole del padre di Mandy.

“Ci vediamo stasera.”


“Quando... quando ti ha dato questo?! Quando lo hai visto?” le chiesi mentre cominciavo ad essere pervaso dal panico.

“Tre giorni fa... mi ha detto che non dovevo dirti di lui... a-altrimenti avrebbe fatto del male alla m-mamma...” Karen ha notato la mia preoccupazione, e ha cominciato a piangere.

Tre giorni fa... è la notte in cui l'ho ucciso, dev'essere successo la mattina presto... ma lui... sapeva di me? Sapeva che sarei stato lì? E perché ha lasciato quel messaggio a mia figlia?! Che cosa voleva da lei?! O... vuole?

Jeff è vivo? No, non è possibile. L'ho ucciso io. Ho visto oggi il suo corpo in quella bara, non può assolutamente ess-... eppure... il corpo era come lo avevo lasciato su quel tetto, non lo avevano minimamente ritoccato, possibile che stesse fingendo di essere morto? No, non ci voglio credere, gli ho sparato tre colpi! Nemmeno lui sarebbe potuto sopravvivere!

Non devo farmi prendere dal panico, devo cercare di restare lucido, per prima cosa devo portare mia moglie e mia figlia al sicuro, se c'è anche la minima possibilità che lui sia ancora vivo allora non possono restare qui.

La paranoia e il panico hanno preso il sopravvento, ho paura che lui sia già in casa, nascosto da qualche parte, magari ci aveva ascoltato per tutto quel tempo... ho preso la mia pistola e ho portato la mia famiglia fuori da quella casa, sono salito in macchina e ci siamo fermati a casa di un nostro fidato amico. Non ho il tempo di spiegargli cosa sta succedendo, e anche se lo avessi, non mi capirebbe, mi direbbe di calmarmi e di pensare razionalmente. Ma lui non lo conosce, io sì, Jeff non è semplicemente uno schizzato come pensavo tempo fa, non era tornato in questa cittadina per caso, lui è tornato qui per uno scopo ben preciso, e in qualche modo la mia bambina c'entrava in questa storia.

C'era solo una cosa che dovevo fare per togliermi ogni dubbio e preoccupazione: Dovevo tornare in quel cimitero.


Sono tornato in macchina e ho cominciato a dirigermi in quel posto, come se non bastasse aveva cominciato a piovere fortissimo, si stava scatenando una vera e propria tempesta. Ma io non posso aspettare l'alba e il cessare della pioggia, devo assicurarmi che è ancora in quella bara, e nel caso non lo fosse avrei potuto avvisare il dipartimento.

Non riesco a togliermi la sensazione che lui mi stia osservando, ho come il presentimento che possa sbucare all'improvviso sulla strada, come un fantasma, un killer fantasma. Ad ogni passaggio del tergicristallo temo di trovarmelo davanti, per poi saltare sulla macchina e pugnalarmi attraverso il vetro. O peggio ancora, temo di trovarmelo nel sedile posteriore, di guardare lo specchietto retrovisore e di incrociare quel suo maledetto sguardo. Un dolore lancinante mi ha pervaso la guancia, la ferita, era tornata a sanguinare. Mi è sembrato di risentire la fredda lama di quella notte, che questo sia un segnale che è ancora vivo? Tutto ciò sta diventando maledettamente sovrannaturale.

Finalmente vedo il cimitero, non ho nemmeno parcheggiato come si deve, ho lasciato le quattro frecce e l'ho abbandonata sul ciglio della strada. Dove diavolo è quella tomba? Era già stato difficile trovarla di giorno con il sole accecante, figuriamoci di notte con la tempesta.

L'ho riconosciuta per un solo motivo, il terreno era smosso e la pala era ancora conficcata nel terreno. Quel becchino incompetente, era probabile che avesse lasciato il lavoro a metà, ha pure lasciato una lanterna spenta vicino alla lapide, ora non ho modo di capire se è stato disseppellito o no, e vista la poca profondità della tomba Jeff avrebbe potuto benissimo liberarsi anche da solo.

Non ho scelta, devo disseppellire la bara e assicurarmi che lui sia ancora lì dentro.

Ho preso la pala e ho cominciato a spalare via il terreno, non è così faticoso come credevo, la pioggia aveva aiutato ad ammorbidirlo ulteriormente, ma aveva anche creato uno strato di fango che non mi aiutava a mantenere l'equilibrio.

“Tap, tap” fece la pala sbattendo su qualcosa di solido, avevo raggiunto la bara.

Faccio un lungo respiro e mi accingo a rimuovere il coperchio.

Esito un momento, ma poi armandomi di tutto il coraggio che ho in corpo, la apro. Era giunto il momento della verità. Ho acceso la lanterna.

Era lì. Il corpo non sembrava essersi mosso, era esattamente come l'avevo visto al suo funerale e come lo avevo lasciato dopo averlo ucciso. I suoi occhi sono come sempre spalancati, il mio viso è nella sua traiettoria e fa sembrare il tutto come se mi fissasse. Per un attimo mi è sembrato come se il suo sorriso si spalancasse ulteriormente, ma penso sia solo un gioco di ombre creato dalla debole luce della lanterna.

Nonostante l'inquietante atmosfera creatasi, mi sento molto più sollevato. Ora mi sento uno stupido, avrei dovuto lasciar perdere e tornare a dormire, non capirò mai perché Jeff si era avvicinato a mia figlia, ma ora non ha più importanza, quello che voleva fare ora non lo farà più, Jeff è morto. E qualsiasi fosse il suo obbiettivo ora non potrà più realizzarlo. Avvicino il mio orecchio al suo petto per accertarmene una volta per tutte.

Nulla. Ho perso solo tempo. Aspetto ancora un altro po'.

Sempre nulla. I tuoi giorni sono finiti. “Ora puoi riposare in pace Jeffrey” dico ad alta voce.

Poco prima che ritraggo il mio orecchio, un battito.

No, devo essermelo immaginato. Attendo un ipotetico secondo battito.

Non arriva, è stato frutto della mia immaginazione.

Richiudo la bara ed esco dal buco poco profondo che avevo creato, prendo la pala e comincio a riempire la tomba.

Uno squillo di telefono, quasi sono morto per lo spavento.

“Pronto?” risposi.

“Tesoro, dove sei? Cosa stai facendo? Torna a casa ti prego...” mia moglie.

“Sto arrivando, sono di strada, non ti preoccupare, va tutto bene” le dissi chiudendo la chiamata.


La lanterna si è spenta. Maledizione, ci mancava solo questa.

Un inquietante scricchiolio alle mie spalle mi ha fatto sobbalzare, non dovevo dare le spalle alla tomba.



No, non era vero, il coperchio si è tolto da solo, e non riesco a vedere nulla... cosa stava succedendo? Ci sono voluti pochi momenti ma la mia vista si è abituata al buio.

Si era alzato.

Mi stava guardando, per davvero questa volta.

Ho preso la pistola e gliel'ho puntata contro. Un fulmine nel cielo tempestoso ha illuminato completamente il suo volto.

Jeffrey.jpg









Dallo spavento sono scivolato sul fango e ho fatto cadere la pistola, ma l'ho ripresa subito, e sono tornato con lo sguardo su di lui.

“Buonasera agente, passato una bella giornata ieri?” disse rompendo il silenzio con un inquietante voce, rimanendo immobile, in piedi sulla bara.

Non riesco a rispondergli, non riesco a realizzare quello che sta accadendo.

“Perché non mi spari, agente? Tu, tra tutti, hai più motivi per volerlo fare.” continuò, con un tono di voce molto serio che faceva contrasto con il suo volto “allegro”.

Stava cercando di far tornare in me la rabbia, per fare in modo che io gli rispondessi.

“Che cosa vuoi da me?” fu tutto ciò che sono riuscito a chiedergli.

“Nulla di particolare, volevo vederti questa notte, e così è stato, e ora finalmente, puoi tornare a dormire.”

Cosa voleva dire con questo? Mi stava dicendo che aveva previsto tutto? Che aveva programmato tutto fin dall'inizio? Dalla sua presunta uccisione fino ad ora? Aveva addirittura previsto che lo avrei dissotterrato io stesso? No, questo qui è un pazzo. Non è possibile che sia riuscito a vedere così lontano, questo è troppo pure per lui.

Ma a quanto pare, ero io il suo obbiettivo. È tornato qui solo per uccidere me. Io sono colpevole quanto lo sono stati Randy, Keith e gli altri. La mia colpa, è stato non arrestarlo quel giorno quando avrei potuto farlo, la mia colpa è stata arrestare Liu quando dentro di me sapevo che era innocente. Io, ero dunque l'ultimo filo che lo collegava a ciò che era prima, un ultimo filo, che avrebbe dovuto recidere.

Gli chiedo dunque, l'unica cosa a cui non c'era una risposta logica.

“Come puoi essere ancora vivo?”

Jeff sorrise, ancora di più di quanto già lo facesse, staccò un pezzo di legno appuntito dalla bara malconcia e freddamente, rispose:

“I killer sono solo demoni che camminano sulla terra, non avere pietà per loro. Loro non ne hanno per te.”

Lentamente prendo la mira, a questo punto... c'è solo una cosa che mi preoccupa.


Spero che il fango e la pioggia non abbiano inceppato la mia arma.


Jeff charcoal portrait by tehcheychibi-d4tjpiu.png

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