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Buio, buio e fame.


È tutto ciò che mi ricordo da quella notte, al parco.

Da allora non sono più lo stesso. Davvero, sono completamente cambiato.

Come mai dico questo? Meglio raccontare la mia storia dall'inizio…


Il mio nome è Jack Derris, o almeno, lo era. Ho 17 anni, anche se sono abbastanza magro e gracile per un ragazzo della mia età; la mia pelle è pallida, quasi fossi un vampiro, e i capelli corti, di un bruno scuro, gli occhi allungati, di un nero intenso.


Mi sono sempre ritenuto un tipo molto riservato, ed in effetti non ho mai avuto molti amici. Ho sempre preferito tenermi a distanza dalla gente, più che altro per osservarla, e so che può sembrare strano, ma adoro osservarla mentre dorme: il corpo è disteso, immobile, leggero, il viso rilassato, come se non avesse emozioni. Spesso mi sveglio durante la notte, e vagando per la casa mi fermo accanto al letto dei miei genitori per vederli dormire, così silenziosi, così pacifici, così indifesi…


Quando tornavo da scuola, ero solito a fermarmi al parchetto lungo la strada di casa; Era relativamente piccolo, con pochi giochi e qualche alberello striminzito, circondato da alte siepi che ne impedivano l’accesso se non per un cancelletto che dava direttamente sul marciapiede. Il parco era quasi sempre vuoto, se non la visita di qualche bambino al pomeriggio o la passeggiata occasionale di qualche vecchietto  della zona, e questo lo rendeva un luogo ideale per persone che come me, preferivano evitare il resto del mondo; mi piaceva rilassarmi su un piccolo muretto di forma semicircolare nel lato più ombroso del parco, dove leggevo, disegnavo o facevo quant'altro, indisturbatamente. Anche se da un po’ di tempo mi sentivo osservato. Questa sensazione continuava da quando avevo rimesso piede al parco, un po’ dopo l’inizio della scuola;


La sensazione era inizialmente debole, ma si intensificava ogni giorno che andavo nel mio posto di pace, e ogni volta che alzavo lo sguardo, guardandomi intorno per vedere l'ipotetico “spettatore” mi aspettava sempre il solito scenario desolato del parco. Così decisi di visitare meno quel posto, almeno finché non mi fossi sentito sicuro.


Resistetti giusto qualche giorno senza passare per quel parchetto, ma alla fine cedetti alla mia vena solitaria, e decisi di tornare nel mio posto tranquillo; ormai non sentivo più quella sensazione da giorni, e tirai un sospiro di sollievo nel rendermi conto che anche li al parco era svanita. 

Nei giorni seguenti tornai sempre più spesso al parco, a volte anche fino all'imbrunire, felice di aver riconquistato la mia tranquillità, ma come ben presto mi accorsi, avevo cantato vittoria troppo presto…


Un pomeriggio come tanti, al calare del sole, ero al mio solito muretto, impegnato nel rimettere via i libri e gli schizzi che avevo fatto nella borsa, quando sentì un fruscio dietro di me; inizialmente non ci feci caso, dato che no era la prima volta che sentivo qualche scoiattolo sgattaiolare rapido sull'erba, per qualche secondo. Eppure il fruscio persisteva, aumentando di intensità man mano che si avvicinava, come… passi sull’erba.

Mi voltai di scatto.

Nulla.

Mi rivoltai, afferrando la tracolla della borsa, decidendo che era meglio tornare a casa per quel pomeriggio; ero intimorito da quel rumore, cessato così bruscamente. Mi avviai verso l'uscita del parco, ma quando alzai lo sguardo ciò che vidi mi immobilizzò, sia per lo stupore che per il terrore.

A circa una decina di metri da me, proprio davanti al cancello, era comparsa una figura oscura, incappucciata, immobile. Non riuscì a vedere il suo volto per via della scarsa luminosità a disposizione, ma sapevo che mi stava fissando. 


Quell'immagine mi fermò il cuore per qualche secondo, e la paura mista a sorpresa mi impediva ogni movimento. Mi risveglia da quel torpore, e decisi di scappare attraverso una via segreta attraverso alcune siepi essiccate, piombando direttamente sul marciapiede ed incomincia a correre.

Dopo qualche secondo voltai lo sguardo per vedere se quel ragazzo mi stesse seguendo e ahimè, era così; dovetti accelerare la corsa, dato che aveva un’agilità incredibile, tanto che mi sfiorò il cappuccio della felpa alcune volte lungo il tragitto.

Riuscì distaccarlo abbastanza da permettermi di arrivare davanti la porta di casa, entrare e chiudermi dentro la mia camera, armandomi di una mazza da baseball e restando rannicchiato sotto la mia finestra, sbirciando attraverso i fori della veneziana ed aspettando l'imminente arrivo dello stalker.


Per circa un paio di volte non vidi nessuno, ma dopo l'ennesima occhiata rividi l’oscura figura proprio davanti il mio cancello, guardandomi dal suo volto sconosciuto. Sapevo di essere solo in casa. Sapeva che ero solo. Ed ero in pericolo.

Mi ritirai immediatamente, e non osai guardare fuori per almeno una ventina di minuti buoni, con l'ansia che continuava a salire e la pressione sanguigna che scendeva. Improvvisamente udì quello che sembrava lo scricchiolio dei freni di un auto, il rombo di un motore che si spegneva, ripresi a respirare: erano tornati i miei genitori.


Prima di uscire dal mio “fortino” controllai un’ultima volta che lo stalker se ne fosse andato: in effetti non vi era più alcuna traccia di lui, constatai, e allora mi fiondai felice giù per le scale, deciso a raccontare l‘accaduto ai miei, che ovviamente non mi credevano affatto.

Non è bello essere non essere creduti. Specialmente quando si dice la verità.

Specialmente quando la verità non riguarda uno stalker senza volto che ti ha inseguito fino a casa.

Quella notte non riuscì a dormire, poiché il pensiero che quell'individuo potesse tornare per “finire il lavoro” mi terrorizzava. Perciò restai in camera tutta la notte, evitando di fare rumori e di alzarmi per il mio giro notturno…


[…]


Passarono vari mesi, la scuola finì e le vacanze cominciarono; Finalmente avevo compiuto 18 anni, e avevo quasi del tutto dimenticato quello che era accaduto l’inverno prima, pensando che probabilmente era stata davvero la mia immaginazione…

Decisi di tornare nel parco, regolarmente, e per mia fortuna non avevo più rivisto quello stalker, o comunque sentito quella sensazione di essere osservato che mi tormentava.


Non fino a quella notte, almeno.


Decisi che per una volta dovevo andare a letto presto, senza perdermi al computer o a leggere uno dei miei interminabili libri. Quella sera era molto caldo, così decisi di socchiudere la finestra, per arieggiare la stanza; dopodiché mi coricai sotto le coperte, e anche se non avevo molto sonno, decisi ugualmente di chiudere gli occhi, rimanendo in uno stato di dormiveglia.

Era l’una di notte quando iniziai a udire dei rumori provenienti dalla finestra, più precisamente, degli scricchiolii, come se si stesse aprendo.

Doveva trattarsi del vento, pensai, e continuai a riposare a occhi chiusi.

Subito dopo senti dei tonfi di passi leggeri, dirigersi nel lato della camera.

Iniziai a preoccuparmi; e se fosse entrato un ladro?


Mi voltai lentamente per dare un’occhiata verso il centro della stanza. 

E allora lo vidi.


Accovacciato nell'angolo più oscuro della camera c’era lui, quel nemico che mai mi ero aspettato di incontrare nuovamente, credendolo solo frutto della mia fantasiosa immaginazione. Invece era li che mi fissava, come sempre.

Era tornato per me.


Tentai di alzarmi e gridare aiuto, ma con due agili balzi lo stalker mi fu addosso, atterrandomi nuovamente al materasso; alla flebile luce artificiale del lampione che filtrava attraverso la mia finestra riuscì finalmente a vedere il suo misterioso e volto che mi ricorderò per sempre:


La pelle era grigiastra e tumefatta, piena di squarci e cicatrici, il naso inesistente; La bocca, piena di scintillanti denti aguzzi e insanguinati, si storceva in un’inquietante ghigno e gli occhi, apparentemente neri, erano in realtà due cavità vuote e profonde, dalle quali colava un liquido nerastro che non seppi riconoscere. Non c’erano capelli ad incorniciare quell'orribile volto, solo il cappuccio di stoffa nera con cui lo avevo sempre visto.

Distolsi lo sguardo da quel terribile viso, e lo spinsi via da me, facendolo cadere per terra; cosìsaltai giù dal letto, intento a raggiungere la porta e chiamare la polizia, ma prima che me ne accorgessi ero di nuovo a terra, con la caviglia bloccata dalla presa di quel mostro, che aveva conficcato i suoi artigli in essa, facendo schizzare il sangue sulla moquette, ed iniziò a trascinarmi verso di lui. 


Grugnì di dolore, dimenandomi e cercando di liberarmi dalla sua presa, ma senza risultati.


La creatura fu su di me in poco tempo.

Rabbrividì quando sentì i suoi gelidi artigli passarmi sulla maglietta del pigiama, stracciandomela e graffiando la pelle della schiena, provando un bruciore era terribile. Ritirò la mano artigliata per un attimo, per poi conficcarmela nel fianco, provocando uno squarcio profondo nella carne.


Urlai di dolore. Il sangue era ovunque, e il suo odore metallico ora impregnava tutta la stanza.  


Sentivo che le forze mi stavano abbandonando.

Girai faticosamente la testa di lato per vedere un’ultima volta la faccia del mio assassino, dato che sapevo che quella era la fine per me. Ma ciò che vidi mi disgustò più della faccia stessa di quella creatura: il mostro stava sgranocchiando quello che sembrava il mio rene destro, sanguinolento e maciullato.


Una lacrima mi rigò il viso.

Volevo urlare ma non potevo, non ne avevo la forza. Così semplicemente mi accasciai a terra, aspettando di addormentarmi, questa volta per sempre.


Dopo il suo “spuntino”, con mia sorpresa, il mostro mi voltò verso di lui, avvicinò la sua faccia decomposta alla mia, sussurrandomi con la sua voce stridula e distorta...

''Shhhhh, stai tranquillo, non ti farà molto male… ''


... e tutto si oscurò, accompagnato dalla spettrale risata di quest’ultimo…


[…]


Quando riaprì gli occhi ero rannicchiato sull'erba soffice di quel parco, tanto amato quanto temuto, davanti al mio muretto; mi chiesi cosa potevo farci li a quell'ora di notte, ero forse sonnambulo? E ciò che era successo era semplicemente stato tutto un brutto sogno? Ad ogni modo, quel mostro, vero o finto che fosse, mi aveva lasciato vivere, e questo era l'importante. In quel momento la testa mi girava, stracolma di pensieri e di emozioni provate nelle ultime ore, e la stanchezza iniziava a farsi sentire… 


Mi sentivo strano, come se il mio corpo fosse cambiato, e notai che gli abiti che avevo addosso erano tornati come nuovi, come se nulla fosse successo, e sinceramente non ci feci molto caso. Decisi che era l'ora di andare via da quel posto, dato il tardo orario, ma appena mi rialzai ricaddi subito in ginocchio, colpito da un dolore lancinante al fianco destro, e pregai nella mia mente che non fosse a causa di ciò che stavo immaginando. Ma purtroppo era così; spostai la maglietta, e passai una mano sul fianco per esaminare il punto di provenienza di quel dolore: un brivido mi scese lungo la schiena appena percepì con il palmo della mano quella che sembrava un grossa cicatrice, cucita grossolanamente e con qualche rivolo di sangue nero che ancora fuoriusciva dallo squarcio. Dovetti ammettere a me stesso che quello che era successo non era stato solo un sogno. 


L’incubo era reale. E il mio rene ormai era diventato poltiglia nello stomaco di quell'essere.


Zoppicando tornai in casa, e chiamai il 118 e la polizia, dato che il male stava diventando quasi insopportabile e non avevo intenzione di essere ulteriormente aggredito da creature affamate. Salì a fatica le scale, e controllai che i miei genitori stessero bene; evidentemente era così, dato che dormivano ancora beatamente, quando neanche qualche ora prima, il loro figlio era quasi stato brutalmente ucciso da un mostro nella stanza affianco alla loro…


Decisi di andare in bagno, per sciacquarmi un po’ il viso e provare a curare quell'orribile cicatrice; dato che i soccorsi sarebbero arrivati dopo poco, volevo almeno essere pronto. 

Entrai, accesi la luce, ma appena andai al lavandino per rinfrescarmi, feci un balzo indietro per lo spavento e per lo stupore di ciò che purtroppo vidi allo specchio: il mio viso pallido aveva assunto un colore grigiastro, decomponendosi in un ‘ammasso di pelle informe rovinata, la mia bocca era piena di piccole zanne nerastre e scintillanti e i miei occhi, o almeno ciò che erano i miei occhi, erano ridotti a due cavità vuote, grondanti di un liquido nero come la pece…


I miei occhi…quell'essere schifoso me li aveva strappati e aveva ridotto così il resto!

Ma come potevo vedere allora? Era tutto così inverosimile, così… così folle…


Volevo piangere, ma non potevo. 

Volevo svegliarmi da quell'incubo, poter tornare indietro per impedire a me stesso di continuare a visitare quel maledetto parco. 


Tentai di portare le mani al viso, ma per poco non lo trafissi, dato che al posto delle mie dita erano cresciuti improvvisamente dei lunghi artigli scintillanti…


Cosa potevo fare ora? Dove sarei andato? Lì non potevo di certo stare… 


Zoppicai il più veloce che potei in camera, prima che arrivasse la polizia, cercando qualcosa da mettere nella borsa, anche se con difficoltà notevoli, date le mie “nuove mani”; anche la camera era stata completamente ripulita dal sangue e dagli schizzi dovuti alla lotta di quella notte, e la finestra richiusa, come se nulla fosse mai successo. Nessuna traccia di quel mostro, ovviamente.


Notai che sul letto era riposta una felpa scura, con sopra quella che sembrava una maschera bluastra; mi avvicinai incuriosito, indossai la felpa (dato che era l’unico indumento che ero riuscito a prendere senza che lo  stracciassi), e presi la maschera tra quelle dita affilate, rigirandola e  osservandola da più vicino: era una maschera semplice, blu scuro, con riprodotte le forme nere degli occhi dai quali come dai miei, sgorgavano lacrime nere. Dietro la maschera era allegato un foglietto, scritto con un liquido che mi sembrò… sangue 

lessi frettolosamente il biglietto...



“Complimenti! Ora puoi finalmente osservare la gente dormire… per sempre. So che il tuo nuovo viso può non piacerti, perciò ho deciso di regalarti questa maschera, così che tu possa accettarti così come sei…”



Lasciai cadere il foglietto dalle mani. 

Ormai, dopo quel messaggio, la mia mente non ragionava già più da un pezzo, e lasciandomi l’ultimo briciolo di lucidità alle spalle, decisi di indossare quella maschera…

Digrignai i miei nuovi denti, allargando quel meraviglioso sorriso, e iniziai a ridere, ridere, RIDERE a crepapelle. 

Ero finalmente felice.




Ora ero io il mostro.


Ed ero affamato.


Mi diressi verso la camera dei miei genitori, per osservarli dormire serenamente, come facevo da sempre prima di allora…



Quando gli agenti della polizia arrivarono, pochi minuti dopo, sfondarono il portone di casa, e si sparsero per tutte le stanze, chiamando al piano di sopra, ma senza ricevere alcuna risposta. 

Quel sabato mattina, alle ore 5:30, furono scoperti i cadaveri squarciati di James e Lily Derris, uccisi nel sonno da un assassino impazzito; nei corpi, furono rinvenuti innumerevoli graffi, ferite e squarci di varie dimensioni. In entrambi i cadaveri, non fu ritrovato il rene destro, il cui prelievo era stato inespertamente ricucito…



Adoro osservare la gente mentre dorme:

Sembra così innocua, così indifesa.


Deliziosa.



Adoro vedere i loro visi addormentati:

Così calmi, così pacifici.



Adoro osservarti mentre dormi.

Adoro osservare il tuo viso.



Perché anche se non mi vedi io ti vedo.

Anche se non ho occhi.

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Racconto appartenente a: EFP

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