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In un piccolo villaggio di case pittoresche dipinte di accesi colori e con graziosi tettucci a prova di neve, non si sarebbe mai detto che solo cinque anni prima, una ragazzina di nome Natalie Ouelette avesse brutalmente assassinato la sua famiglia dopo essersi sfigurata il volto.

Già, perché proprio in quelle piccole stradine di pietra contornate da alberi rigogliosi, la gente viveva normalmente, chi sapeva faceva infatti finta che nulla fosse mai accaduto.


La polizia giustificava le continue sparizioni di alcuni cittadini come un qualcosa che non si potesse risolvere.

Nessuno andava a cacciarsi in situazioni fuori dalla propria portata.


In una di quelle tranquille casette, con il muro bianco e gli infissi blu, viveva una famiglia tutt'altro che preoccupata di quanto si diceva in giro.

La madre era una donna affabile dai capelli castani, il marito un uomo impegnato che appena poteva non esitava a passare del tempo con il suo adorato figliolo, David.


David era un ragazzino di appena tredici anni, aveva ereditato i capelli biondi dal padre e i suoi occhi erano celesti come il cristallo.

Non era però un ragazzo come gli altri, aveva interessi fuori dal comune e amava trascorrere le giornate a sognare in solitudine, col risultato che anche a scuola avesse pochi amici.

La sua caratteristica più importante era la sua innata e morbosa curiosità, specialmente se l'informazione del suo desiderio non gli era data saperla.

Aveva sempre ficcanasato in affari che non lo riguardavano, ma i genitori apprezzavano questa sua peculiarità in quanto tipica della sua età.

Ma ancora non sapevano che questa volta la curiosità lo avrebbe messo in una situazione pericolosa...


Un pomeriggio, tornando da scuola, David sentì parlare sottovoce alcuni suoi compagni.

Li sentiva scambiarsi parole borbottate e guardarsi intorno guardinghi, come se non volessero essere notati.

Il ragazzo non perse tempo e si nascose dietro un albero che gli permettesse di ascoltare le loro parole senza essere notato.

"Mio fratello maggiore ieri mi ha raccontato cos'è successo..." Disse uno di loro.

Gli altri lo guardarono stupiti. "Perché? In che senso cos'è successo?" Chiese il più piccolo del gruppetto.

L'altro continuò. "Come, non lo sai? Si dice che in una delle case del quartiere abbia abitato una killer, quella che viene chiamata Clockwork..." Il tono di voce era praticamente ridotto al minimo, sicuramente non era un argomento di cui agli adulti facesse piacere parlare.


David si sentì invadere da un senso di curiosità così forte che constatò non aver mai provato prima.

Quella Clockwork l'aveva già sentita nominare... doveva essere una certa Natalie, qualche anno prima ne avevano parlato tutti per un periodo, poi a quanto pareva la gente aveva preferito dimenticarsi della sua esistenza...

"Devo assolutamente scoprire di più su di lei."

Pensò, mentre un urlo alla sua destra attirò la sua attenzione.


Vide una donna correre in strada, gridando aiuto.

Le lacrime le grondavano dagli occhi, la sua espressione era di pura disperazione.

Alcune persone accorsero in suo aiuto.

David sentì la donna cercare di spiegare l'accaduto con la voce rotta dal pianto, mentre si portava le mani a coprirsi il viso.

"Annie... mia figlia... è sparita! Dovete aiutarmi! Ho trovato questo..." Diceva, ma non riuscendo più a continuare si accasciò a terra e pianse ancora più forte, dopo aver preso un piccolo bigliettino ad un uomo a fianco a lei, che la sorreggeva.


David assistette alla scena ammutolito.

Non poteva vedere cosa ci fosse scritto nel biglietto, ma poté chiaramente notare le espressioni di tutti i presenti trasformarsi in delle maschere di terrore.

La gente cominciò a parlottare a bassa voce, tutti si guardavano e si scambiavano occhiate impaurite, mentre qualcuno mormorava

"È lei... è la sua firma... non è possibile! Clockwork è tornata...".


Il ragazzino corse a casa per schiarirsi le idee.

Allora tutto ciò che aveva sentito dire dai suoi compagni era vero...?

Era appena sparita una ragazza e la firma della killer era stata ritrovata al suo posto...

Era forse così che spariva la gente?


Passarono mesi, sembrava che la cittadina non fosse più la stessa.

Ogni settimana si sentiva dire in giro che era sparita una persona.

I genitori non permettevano più ai figli di uscire dopo una certa ora, le mogli si raccomandavano con i mariti prima che questi andassero a lavoro, tutti avevano paura per la salute dei propri cari.

Ogni volta che spariva qualcuno, al suo posto veniva ritrovato un biglietto con scritta sempre la stessa frase:

"Il tuo tempo è scaduto".


Tutti si erano interrogati a lungo sul significato che potessero avere quelle parole, ma nessuno riusciva a capire dove finissero le persone scomparse, né il movente dei rapimenti.

La gente aveva cominciato a diffidare anche dei propri vicini di casa, perché tutti sapevano che quella fosse opera della misteriosa assassina Clockwork, ma non sapevano dove si nascondesse.


David fu costretto a frenare la sua curiosità quando i suoi genitori gli proibirono di uscire e anche di vedere i suoi amici, se non unicamente a scuola.

Si sentiva enormemente represso, ormai non poteva più vivere in pace come faceva una volta.

Tutti i posti potenzialmente pericolosi gli venivano vietati, addirittura non gli permettevano più nemmeno di scendere in cantina.

Il ragazzo era stanco di quella situazione, così decise di condurre le proprie ricerche da solo.


Una sera, si chiuse in camera e di nascosto accese il computer portatile di suo padre, sedendosi a gambe incrociate sul letto.

Fuori c'era freddo, così tutti erano rintanati in casa con i caminetti accesi e nella sua camera arrivava un certo tepore.

La neve aveva cominciato a ghiacciare le finestre, i fiocchi si potevano vedere fuori dalla piccola finestrella che illuminava di luce lunare la camera di David.

Facendo alcune ricerche su internet, riuscì a scoprire di più sulla storia della ragazza.


Gli occhi del ragazzino andavano da sinistra a destra, seguendo le righe nello schermo.

Cominciò a leggere un vecchio articolo di giornale, risalente a cinque anni prima.

"Natalie Ouelette, una ragazza che viveva con i suoi genitori e suo fratello ha sterminato la sua famiglia dopo essersi sfigurata il volto con un ago, cucendosi ai lati della bocca un sorriso. A quanto risulta dalla descrizione di alcuni testimoni, si sarebbe cavata un occhio per poi impiantasi un piccolo orologio, nessuno ne conosce la motivazione. La polizia è ancora in cerca della criminale..."


A quelle parole, a David venne un forte senso di nausea, così decise di interrompere la lettura chiudendo di scatto il portatile.

"Come avrà fatto a fare una cosa del genere...?"


Gli frullavano tanti dubbi per la testa, poi la madre gli disse di andare a letto.

Coricato continuò a pensare per tante ore, fino a quando il sonno non lo prese.

La mattina dopo, si svegliò di scatto. Sua madre stava urlando qualcosa dal piano di sotto.

David corse subito giù per le scale, precipitandosi verso la madre, che in lacrime gli porse un piccolo oggetto.

Era un foglietto di pergamena, leggermente stropicciato ai lati. 

Sopra, scritta con l'inchiostro nero, c'era la frase: "Il tuo tempo è scaduto".


Il ragazzo lasciò cadere il biglietto dalla sua mano, che andò a posarsi dopo vari volteggi, sulle mattonelle del pavimento.

Non era possibile... anche suo padre!

Non avrebbe permesso a Clockwork di prendersi suo padre, l'avrebbe scoperta e gliel' avrebbe fatta pagare una volta per tutte.

Ma non era così semplice...

Provò a chiedere in giro, ma non appena nominava la killer, tutti cambiavano espressione e terrorizzati se ne andavano o evitavano in ogni modo l'argomento.

Non riuscì a risolvere nulla, anche coloro che ne parlavano non sapevano niente su di lei.

Sconsolato, tornò a casa.


Aprì la porta d'ingresso dipinta di blu, i cui vetri erano leggermente oscurati dalla polvere.

"Mamma... sono a casa!" Esclamò ad alta voce, non ricevendo però alcuna risposta.

A David venne un improvviso senso d'inquietudine. "Mamma...?".

Si fermò di colpo quando sentì dei rumori provenienti dalla cantina.

Decise di avvicinarsi lentamente, con cautela.

Non era difficile nascondersi, dopotutto questa era più in basso rispetto alle altre stanze, ci si poteva arrivare solo tramite dei piccoli scalini in legno.


La porta pesante era chiusa, sembrava perfettamente sigillata, a vederla da fuori.

Le voci provenivano proprio da lì dentro... una era quella di sua madre, l'altra... era di suo padre!

A David brillarono gli occhi di felicità. 

Allora papà è vivo! Mamma deve averlo trovato mentre ero fuori casa! 

Si preparò a scattare verso la porta, ma una voce sconosciuta lo bloccò.

I suoi genitori stavano discutendo con qualcuno.


Il ragazzo si avvicinò lentamente, a passo felpato.

I suoi piedi non facevano molto rumore sulla superficie piatta del pavimento, ma ad ogni modo il tono di voce dei genitori sembrava piuttosto alto, probabilmente era in corso una discussione.

Arrivò a toccare la porta, appoggiando l'orecchio contro il legno duro.

Sentì la voce di sua madre. "Ci avevi detto che se ti avremmo nascosta lo avresti lasciato fuori da questa storia!".

Suo padre affiancò la moglie. "Ho addirittura dovuto fingermi scomparso, quanto ancora deve andare avanti questa farsa?!".

David non capiva. Che cosa potevano significare le loro parole...? 


La terza voce sconosciuta si inserì nella discussione. Era sottile, probabilmente femminile.

"Lo so... il nostro patto era che se mi avreste aiutato a nascondermi e mi avreste portato delle vittime avrei risparmiato voi e vostro figlio..."

"Cosa?! Che significa tutto questo...?"

David cominciò ad avvertire un forte mal di testa, aveva addirittura le vertigini.

Non riuscì però a staccare l'orecchio dalla porta, la curiosità era troppa.

La voce continuò. "Ora però i patti sono cambiati... non mi servite più. Ho trovato una nuova sistemazione."


Il ragazzo capì in tre secondi ciò che stava per succedere.

Non fece in tempo ad aprire la porta che sentì delle grida e dei versi strozzati provenire dalla cantina.

I suoi genitori...


In un attimo spalancò la porta. Lo spettacolo che gli si presentò davanti era un qualcosa di innaturale.

Sul muro, tantissimi orologi tappezzavano tutte le pareti, fino a non lasciare un centimetro di muro scoperto.

Certi erano a cucù, altri a muro. Avevano ogni forma e dimensione possibili.

C'era un fortissimo rumore di lancette che ticchettavano, sembrava quasi lo scorrere della vita.

Tutti gli orologi sembravano guardarlo, con le loro cornici in legno e le lancette di metallo scuro.

Tic... tic... tac.. tac...


A terra, i corpi dei genitori giacevano senza vita. Avevano la gola squarciata.

Dai tagli ancora fuoriusciva il liquido scarlatto, lo stesso sangue che ricopriva tutto il pavimento e le sue scarpe...

le scarpe di Clockwork.

La sua figura era snella, sottile. I capelli castani le ricadevano fino alle spalle. In mano aveva due coltelli, impugnati saldamente, come se fossero incollati alle sue mani pallide.


La cosa che più colpì David, però, fu il viso della ragazza.

Ai lati della bocca aveva uno strano sorriso, probabilmente cucito da lei stessa.

Il filo nero passava penetrando nella pelle e rendendosi visibile a tratti.

I suoi occhi erano innaturali.

Quello destro era di un verde smeraldo scurissimo, sembrava che penetrasse l'anima di chi aveva davanti.

L'occhio sinistro era assente, al suo posto c'era un oggetto metallico: un orologio.

Le lancette erano ferme ad un' ora precisa, le 17:34.

"Ma indica l'ora di adesso..."


David non fece in tempo a dire nulla, le gambe erano paralizzate dal terrore.

In un attimo realizzò il motivo per cui non gli era permesso scendere in cantina.

Clockwork era sempre stata lì, e lui non si era mai accorto di niente.

I suoi genitori erano stati ricattati... e ora... erano morti proprio di fronte a lui...

La voce della ragazza interruppe i suoi pensieri.

"David. Ti stavo per venire a cercare... il tuo tempo è scaduto".

Racconto appartenente a EFP

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