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"Non dobbiamo parlarne se non ti va."

"Pensavo che fosse il vostro lavoro: parlare?"

"A dire il vero, signorina Chelsea, il mio lavoro riguarda la fiducia. Non posso aspettarmi che le persone che non si fidano parlino di cose sensibili con me. Quindi questa sessione è interamente nelle tue mani."

"Le parlerò. In fondo la terapia è stata una mia idea. Mi hanno detto che siccome c'è stato un solo incidente non era davvero necessario, ma... Ho pensato fosse una buona idea."

"Va bene, dimmi cos'è successo."

"Era solo un disegno sul marciapiede. Uno stencil, sa? Gli artisti li lasciano in giro per la città, avvolte. Sono andata a fare la spesa con la mia famiglia quando mio figlio me lo fece notare. Era di uno scheletro che indossava un cappello a cilindro e aveva la parola Sabato scritta sotto di esso. Cosa pensa che significhi?"

"Suona come il Barone Samedi."

"Chi?"

"Egli è un Loa, uno spirito voodoo. Lui veglia sui morti ed è spesso rappresentato con un cappello a cilindro e un teschio. Samedi vuol dire 'Sabato'. Quindi questo disegno ti ha spaventato?"

"Ho avuto una sorta di epilessia quando l'ho visto. Lo definirono un attacco d'ansia. Mi hanno anche portato all'ospedale."

"E che cosa scoprirono?"

"Hanno detto che non c'è niente di sbagliato in me, fisicamente. Hanno parlato di stress e mancanza di sonno. E hanno detto che me la dovrei prendere alla leggera e di non preoccuparmi se succede di nuovo. Ma io mi sono preoccupata lo stesso."

"È già successo qualcosa di simile?"

"Una volta. Lo stesso giorno... In cui mio figlio è morto."

"Non avevi detto che è stato tuo figlio ad aver indicato lo stencil?"

"Era il mio figlio più giovane, Dylan. Avevo un figlio maggiore, Jonah, ma non è più tra noi. È stato assassinato cinque anni fa."

"Mi dispiace tanto, signorina Chelsea. Posso chiedere se ha ricevuto qualsiasi assistenza psicologica dopo l'avvenimento?"

"No. Vede, ero impegnata con Dylan. Non è strano? Il giorno in cui Jonah morì fu lo stesso giorno nel quale io scoprì di essere di nuovo incinta. E credo proprio... Che si sia riversato tutto nella gestione della gravidanza. Non ho pensato ad altro. E per anni, non l'ho fatto. Non fino a questa settimana. Dovrei parlarle dell'omicidio?"

"Come ho già detto, non c'è bisogno di parlarne se non vuoi."

"Io... Io parlerò. Jonah aveva quindici anni. L'ho avuto quando ero ancora al liceo. Era molto dotato. Suonava il violoncello, il pianoforte e lo fecero organista presso la nostra chiesa... Fu questo che lo mise nei guai. Il ministro era amico di mio marito, lui adorava ascoltare Jonah quando suonava e quindi lo mise all'organo. Tutti quanti gli volevano bene. Non era solo il fatto che Jonah fosse talentuoso... Credo che si possa dire che aveva anche il carisma dell'artista. E... Scusi, è difficile parlare di..."

"Va tutto bene, signorina Chelsea. Vuole che cambiamo argomento?"

"No, ho già detto molto... Una cosa che alla gente piaceva di Jonah era che lui suonava sempre gli inni, ma poi suonava un pezzo suo, prima e alla fine della messa. Compose la sua musica; aveva un strano suono, ma alla gente piaceva... Be', quasi a tutti: un giorno ci raggiunse un uomo dopo il servizio e gli disse di smettere."

"Gli disse di non suonare più?"

"Gli disse di smettere di suonare la propria musica. Sembrava turbato. Come se non avesse dormito a lungo, forse era ubriaco. Ci disse che il pezzo che Jonah suonò quel giorno fosse... Sbagliato, in qualche modo. Lo stava facendo impazzire. Ci urlava dal parcheggio, dicendo che non ci rendevamo conto di ciò che stavamo facendo, che ha speso tutta la sua vita nel cercare di sfuggire a quella musica... Non aveva alcun senso."

"Parlami della musica di Jonah."

"... Era molto strana, ora che l'ha chiesto. Era... Rimbalzante. Mi ricordava del circo, per qualche ragione. Però aveva senso se conoscevi Jonah, lo faceva per far ridere. Una volta l'ho sentito esercitarsi in camera sua. Mi fece sentire... Inquietata, la prima volta che la sentì."

"Hmm... E che mi dici di quel tizio?"

"Be', quella prima volta corse via dal parcheggio dopo averci spaventati per bene. Ma la settimana seguente, lui tornò... Con una pistola."

"Signorina Chelsea..."

"Era il Giorno dei morti, il primo di Novembre. Me lo ricordo. Qualcuno lasciò una cosa sull'organo di Jonah per scherzo. Avete presente quelle decorazioni del Giorno dei morti, quelle figurine di scheletri che fanno cose di tutti i giorni? Scheletri vestiti da casalinga, scheletri vestiti da barbiere con forbici e..."

"Da terapista."

"Uh?"

"Ne ho uno che è vestito da terapista, con tanto di paziente scheletro disteso sulla poltrona. Me lo ha regalato un cliente, è divertente."

"Oh... Be', quello scheletro suonava il pianoforte. Jonah lo trovò spassosissimo, lo mostrò a tutti. Nessuno però si fece avanti come responsabile della sua esistenza. Jonah suonò, tutti se la godevano. Verso la fine del pezzo l'uomo della settimana precedente si alzò in piedi. E poi... Poi..."

"... Quell'uomo dove si trova adesso, signorina Chelsea?"

"In un ospedale psichiatrico. L'ho visitato un paio di volte. Piange molto e mi chiede scusa, ma dice anche: Dovete capire perché. Tutti voi dovete capire perché l'ho fatto! Non so di che cosa stesse parlando... Ma una cosa di cui mi ricordo solo adesso di quel giorno riguarda quella statuetta del Giorno dei morti: lo scheletro pianista indossava un cappello a cilindro."

"Aha... Quindi il disegno stencil te l'ha ricordato."

"No, non era questo. Voglio dire, credo che l'abbia fatto, ma... Dottore, non l'ho mai detto a nessuno, ma il giorno in cui Jonah è stato ucciso, ognuno ha creduto che io fossi isterica a causa di quello che è successo, e lo sono stata, ma iniziò prima... Tutto è cominciato quando ho visto quella statuetta sull'organo della chiesa... Qualcosa riguardo quella figura, lo scheletro col cappello... Mi terrorizzava. Mi ha spaventato così tanto che volevo saltare in piedi e urlare a Jonah di allontanarsi da esso, ma ero troppo spaventata per reagire. E quando ho potuto, l'uomo con la pistola aveva già..."

"Va tutto bene, signorina Chelsea... Ma sei sicura che la tua risposta emotiva sia iniziata prima dello sparo? E non dopo?"

"Sì, ne sono certa."

"Hmm. Quindi uno scheletro con un cappello: questa immagine ti sconvolge. Sai perché?"

"Non riesco ad immaginarlo."

"Riesci a ricordare la prima volta che lo hai visto?"

"Be'... Quando ero piccola ho avuto un incubo. C'era questa bambina in una stanza..."

"Eri tu?"

"Forse lo ero, ma è difficile a dirsi. Chiunque lei fosse, era in una stanza buia, e stava piangendo, e intorno a lei c'erano questi... Questi burattini? Pupazzi? E urlavano."

"I pupazzi urlavano?"

"Sì, tutti quanti. Urlavano e urlavano, e la bambina piangeva."

"Hai avuto questo incubo ripetute volte?"

"Tutte le notti, quando avevo cinque anni."

"E cosa c'entra lo scheletro col cappello?"

"Era uno dei pupazzi. È la prima volta che mi ricordo questa immagine. Be', non esattamente, ma è il mio primo ricordo."

"Capisco. Che cosa hanno fatto i tuoi genitori quando li raccontasti dell'incubo?"

"Hanno portato via il televisore."

"Te lo ricordi?"

"No. E neppure allora. Ma hanno insistito. Era... Era molto strano, a dire il vero. Sembrava che li spaventasse. Naturalmente è difficile da ricordare, ero molto giovane, sa?"

"Certamente. Hai ancora questo incubo?"

"Sì, subito dopo aver visto il disegno stencil e l'attacco d'ansia. Quella stessa notte. Ma solo quella volta. Ed era la prima volta dopo... Una trentina d'anni, credo. È normale, vero, riavere questo genere di sogno dopo aver visto qualcosa che te lo ricorda?"

"Non ci occupiamo veramente delle parole come il normale o l'anormale, signorina Chelsea. Direi che è notevole che tu abbia avuto lo stesso sogno dopo tanto tempo. Ma non credo sia qualcosa di cui ti dovresti preoccupare. Potrei chiederti se c'era qualcosa di diverso nel sogno di stavolta?"

"... Sì."

"E che cos'era?"

"Uno dei pupazzi... Sembrava... Sembrava Jonah..!"

"Va bene piangere, signorina Chelsea... Ecco, si asciughi gli occhi. Posso immaginarlo che sia molto sconvolgente, ma è importante ricordare che i sogni sono il modo in cui la nostra mente cerca di comunicarci qualcosa. Riesci a ricordarti qualche altro sogno strano riguardo a tuo figlio maggiore?"

"Per un periodo poco dopo la sua morte ne ho avuto uno nel quale io mi trovavo sulla riva a guardarlo salpare su una grande nave."

"È un'immagine molto comune."

"No, non era così... C'era qualcosa che non andava con quella nave... Qualcosa di terribile. E le persone a bordo con lui... Non erano persone, ho avuto come la sensazione che lo stessero rapendo, portando via contro il suo volere, come fossero..."

"Pirati?"

"Sì, è così. E ho sentito anche la musica: strana, confusa musica da circo. Sembrava simile a quella che suonava Jonah in chiesa. E sa una cosa? Lui mi disse di averla sentita in un sogno, quella musica. Potrebbe essere un sogno riguardante una nave. Non ho prestato molta attenzione, finsi di sentire il telefono squillare pur di uscire dalla sua camera. Lo so che era scorretto, ma sentirlo parlare dei suoi sogni mi ha sconvolta molto."

"Andiamo avanti... Ci sono stati altri incidenti recenti che ti hanno sconvolta? Nulla di insolito che ha interrotto la tua routine?"

"Non sono sicura se è importante..."

"Qualsiasi cosa può essere importante. Non possiamo esserne certi finché non ne parliamo."

"Be', un paio di settimane fa, prima dell'attacco d'ansia, ero in un negozio di giocattoli per prendere qualcosa a Dylan, stava per compiere cinque anni, e ho trovato questa... Cosa. Era una bambola, ma non una qualsiasi. Era vestita come un pirata, ma la testa apparteneva ad una vecchia bambola di porcellana. Sembrava qualcosa che un serial killer costruirebbe nella sua cantina."

"E ti ha innervosito?"

"Be', era orribilmente brutta! Feci domanda alla proprietaria e lei mi rispose che l'ha trovata mentre ripuliva il ripostiglio. Non aveva idea di dove provenisse. Non era neppure certa se l'avrebbe dovuta vendere o no. Io le dissi di buttarla via. Mi aveva spaventata. Immagino che sia stato sciocco, ma perché una cosa del genere mi è rimasta così impressa?"

"Per macinare la tua pelle."

"... Come?!"

"Ho detto che ti fa accapponare la pelle."

"Avevate detto... Non importa. Ad ogni modo, è accaduta un'altra cosa: ripulivo la stanza di Dylan il giorno seguente e mi sembrò di vedere quella stessa bambola!"

"Credi di averla vista?"

"Mentre stavo pulendo sotto il suo letto qualcosa attirò la mia attenzione: quella bandana rossa. E vidi la faccia di quella bambola, che mi fissava con quei occhi dipinti screpolati, e le giuro che stavo per gridare. Ma poi guardai di nuovo sotto il letto e la bambola non c'era più. Potrei anche essermela immaginata, ma... Sono davvero importanti queste cose?"

"Oh sì, signorina Chelsea. Direi anche che stiamo facendo grandi progressi. Con questo genere di cose, devi entrare là dentro."

"... Che cosa ha detto?"

"Che devi entrare là dentro, nella tua mente, sai, nei tuoi problemi."

"Perché lo dice così, stavolta?"

"Non so di che parli."

"Dottore, io..."

"Andiamo avanti. Sembrerebbe che la tua ansia sia stata innescata da alcune immagini molto specifiche. Dimmi cos'altro è riemerso."

"Io..."

"Ditemelo, signorina Chelsea. Per favore."

"... La mia vicina di casa. Aveva lasciato delle decorazioni di Halloween nella sua casa per settimane. E c'era una che era tipo uno scheletro appeso nella finestra, la stessa cosa che puoi trovare nella cartolibreria in questo periodo dell'anno. Mi ha fatto trasalire quando guardai fuori e lo vidi. Era come se stesse fissando direttamente la mia casa. Aveva grossi occhi di vetro che sembravano troppo grandi per il suo teschio... Mi ha disturbato. Ho avuto una strana sensazione quando lo vidi, pensai: Mi ha trovato! e il secondo dopo non lo pensai più e non so che significhi. Ma non era quello che mi aveva spaventato."

"E che cos'era?"

"La mia vicina tolse tutte le decorazioni subito dopo Halloween, ma lasciò quella lì. Ogni mattina vedevo quella cosa che mi fissava dalla finestra. Finalmente un giorno la menzionai a lei casualmente, sa, dicendole tipo che è quasi il Giorno del Ringraziamento e quindi dovrebbe sbarazzarsi di quell'ultima decorazione di Halloween... E lei mi rispose: Di che cosa stai parlando? L'ho tolta da settimane."

"Era ancora lì quando andasti a controllare dalla finestra?"

"... No."

"Pensi che sia stata davvero lì, tanto per cominciare?"

"Io... Io non lo so."

"Cos'altro c'è nella tua mente?"

"Dylan. Lui è un bambino intelligente, come suo fratello maggiore, e si somigliano pure. Ma non ha un talento musicale, piuttosto disegna."

"E ha disegnato delle immagini strane?"

"Come lo sa?"

"Un'intuizione fortunata. Vada avanti, signorina Chelsea..."

"Mi sento... Mi sento nauseata... Come se la stanza si stesse muovendo..."

"È solo la tua immaginazione. Parlami dei disegni di Dylan."

"Riguardano una nave che salpa, ma non una nave normale. Ha una figura di spicco nella parte anteriore che è troppo grande... E parla."

"Una polena parlante?"

"Sì."

"E come fai a sapere che parla, se è soltanto un disegno?"

"Lo so e basta. E continua disegnarla da settimane ripetute volte... E avvolte disegna anche altre cose... Cose strane... Cose terrificanti..."

"Ma cose che riconosci."

"... Sì."

"Dov'è che hai già visto queste cose, signorina Chelsea?"

"Nei miei sogni... E in televisione. Quando avevo cinque anni. Lo show veniva trasmesso ogni giorno. E io ne ero spaventata, ma lo guardavo lo stesso. E quando ho tentato di mostrarlo ai miei genitori mi hanno detto... Mi hanno detto..."

"Che cosa hanno detto?"

"... Che non c'era nessun programma. E io non capivo che cosa volessero dire. E fu lì che l'incubo ebbe inizio. E ora ricordo che è lì dove ho sentito per la prima volta quella musica, la stessa musica strana che suonava Jonah. Ecco perché ero così turbata quando lo sentì suonare, perché mi ricordava quel programma televisivo. E magari quel pazzo in chiesa ne era spaventato per lo stesso motivo. Immagino che crescendo mi sarò dimenticata l'intera cosa, ma..."

"Ma non te lo sei dimenticata, vero? Non dimentichi mai le cose che erano importanti nella tua infanzia."

"Suppongo di no."

"E neanche noi ci siamo dimenticati di te."

"Cosa?"

"Ho detto: e neanche loro si..."

"No, non è vero! Lei ha detto NOI... E neanche noi ci siamo dimenticati di te!"

"... Be'... Hai ragione. Non ci siamo dimenticati. Ti abbiamo aspettato, Janice. Per tutto questo tempo! Eh eh eh... Eh eh eh eh eh eh!!!"

"Dr. Orazio, perché sta ridendo in quel modo!? Dr. Orazio?!?"

"Io non sono un dottore! E vedi, questo non è uno studio psichiatrico, è la cabina di una nave! Ecco perché si muove, ecco perché avevi il mal di mare!"

"CHE STA SUCCEDENDO!?!"

"Stiamo salpando verso avventure in alto mare, Janice! Proprio come quelle che vedevi in televisione quando eri piccola, quelle che abbiamo fatto apposta per te!"

"La smetta di parlare così, e la smetta di chiamarmi così, il mio nome non è 'Janice'!!"

"Ma potrebbe esserlo! Saresti una splendida Janice come qualsiasi altra! Non immagini quanto bella diventerebbe la tua vita se lo fosse?! Janice non ha mai avuto un figlio assassinato, Janice non ha mai dovuto preoccuparsi della sua sanità mentale, Janice ha sempre e solo avuto tante avventure!"

"Ma erano così terribili!! Così spaventose!"

"Be' essere bambini fa sempre un po' di paura, no? Ma non sarai sola qui, tutti i tuoi vecchi amici sono a bordo! E ne hai anche un paio di nuovi, pure Jonah è qui!"

"Jonah..?"

"Oh, sì! Ed è il miglior giovane membro dell'equipaggio, e ti sta aspettando! Pensa a quanto sarà bello rivederlo e vedere di nuovo gli altri! Tutti quanti a far parte di un'allegra ciurma insieme!"

"Ma che ne sarà di Dylan?!"

"Il tuo secondo bambino? Oh, non preoccuparti, arriveremo a lui a tempo debito! ...Dimmi, Janice, la senti?"

"S-Sento una voce..."

"E che cosa ti sta dicendo?"

"Non voglio ascoltarla, non voglio stare qui, voglio tornare a casa!"

"Questa è casa tua, questa è la casa che abbiamo fatto per te, è la casa che ti ha atteso, la casa nella quale starai sempre e per sempre! La voce che senti è la voce della tua nuova casa! Che ti sta dicendo?"

"I-Io..!"

"Che cosa ti sta dicendo??"

"Io non..!"

"CHE COSA TI STA DICENDO, JANICE?!?"

"Devi... Entrare... LÀ DENTRO!"


Racconto appartenente a: TwolukaModifica

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