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Liu, un ragazzino dai capelli chiari e gli occhi verdi coperti dalle palpebre chiuse, dormiva nel suo letto ricoperto da lenzuola celesti, che morbidamente si posavano sul suo esile corpo.

Era addormentato ormai da parecchie ore, beato nella quiete della sua stanza.

Fuori dalla finestra socchiusa si poteva chiaramente distinguere la faccia rotonda della luna piena, che risplendendo di bianco, illuminava anche l'interno della cameretta.

Il suo sonno leggero venne interrotto da alcuni rumori provenienti dal piano di sotto.

Erano... vetri rotti, forse.

Il ragazzo si rigirò nel letto, con gli occhi chiari appannati dal sonno.

Con un debole sospiro, cercò di riaddormentarsi, pensando che fosse stata la sua immaginazione.

Poi, però... sentì altri rumori.

Questa volta erano diversi, più forti. Erano voci.

Liu non riusciva a capire, quindi fece per mettersi a sedere sul morbido materasso, ma il suono di alcuni passi attutiti dal tappeto sulle scale lo fecero bloccare.

Rimase coricato, in attesa.

Chiuse gli occhi, fingendo di dormire profondamente.

Poi, vide tra le palpebre socchiuse una sagoma nella soglia della porta, che si apriva lentamente con un cigolio.

"Jeff... sei tu?" chiese, con un tono di voce che lasciava trasparire una nota d'ansia.

La figura non rispose. Non si mosse.

Il ragazzino non riusciva a distinguere nulla nella stanza, la luce della luna non era infatti sufficiente per rischiarare gli oggetti intorno a lui.

Ad un tratto, la figura scattò fino ad arrivare sul letto in cui Liu era coricato.

Finalmente vide la faccia del ragazzo che aveva sopra di lui... non era normale.

Quel volto era completamente bianco, cadaverico. Gli occhi chiarissimi erano cerchiati da un alone nero, del medesimo colore dei capelli.

Ma ciò che più lo colpì... fu la bocca.

Era incisa ai lati, fino a formare un largo sorriso, ancora grondante di sangue.

La mente di Liu era nel panico più totale.

"Jeff...?! Sei tu?" mormorò Liu.

Suo fratello lo guardò dall'alto, ghignando.

In un secondo, Liu si ritrovò completamente immobilizzato dalla presa di Jeff, che gli teneva le braccia ai lati della testa e aveva posto le proprie gambe su quelle del fratello, che invano cercava di agitarsi.

"J...Jeff... che stai facendo...?" provò a formulare, non del tutto certo che la domanda fosse uscita dalla sua bocca.

Suo fratello estrasse lentamente un coltello dalla tasca posteriore dei pantaloni, la cui lama rifletté baciata dalla luce lunare.

Gli occhi verdi di Liu si spalancarono alla vista dell'arma.

Quella lama... non era solo d'argento... era anche rossa.

Era macchiata di scarlatto, e alcune gocce liquide colavano percorrendone l'affilato profilo, fino a posarsi sulle coperte celesti.

La paura cominciò ad attanagliare il ragazzino, insieme ai numerosissimi interrogativi.

"Jeff! D...dove sono mamma e papà?!" urlò istericamente al fratello, che per tutta risposta gli tappò la bocca con il palmo della mano, che aveva lasciato andare la presa sul braccio di Liu.

Il ghigno si ampliò sulla faccia del killer, dal quale colò una goccia scarlatta che impattò silenziosamente contro la guancia del ragazzino.

Il contatto di quella goccia fresca contro la propria pelle, fece irrigidire di scatto il corpo di Liu, che prese a tremare incontrollabilmente.

Alcune gocce di sudore cominciarono ad imperlargli la fronte, il battito del cuore accelerava, mentre un caldo tremendo investiva completamente il suo corpo.

Liu perse qualche battito quando Jeff si avvicinò a tal punto da far sfiorare i loro volti.

"Loro... stanno dormendo, Liu. Sta tranquillo..." gli mormorò il corvino, con un tono che al fratello non sembrò poi così affidabile.

Quelle parole lo rassicurarono per un attimo. Forse Jeff non sarebbe stato capace di ferire i loro genitori, dopotutto.

Poi però il suo sguardo saettò ancora sulla lama. Quello era sangue.

Solo allora realizzò le parole del fratello.

Lo sapeva. Quello che aveva davanti non era più suo fratello. Non era il Jeff che conosceva.

Quello era un mostro.

I battiti cardiaci di Liu si velocizzarono ancora, causandogli un rossore visibile in volto.

<< Bastardo! Lo sapevo che non dovevo fidarmi di te... come hai potuto?! Erano i nostri genitori...! >>

I pensieri del ragazzino erano frenetici, l'ira si stava impadronendo di lui.

La bocca era però coperta dalla mano ben salda di quello che era stato suo fratello, perciò si sentirono solo dei mugolii sommessi.

"Cosa c'è, Liu? Non preoccuparti... tra poco anche tu raggiungerai i nostri genitori. Basta solo che torni a dormire..." il sussurro di Jeff era appena udibile, era come se nella sua voce ci fosse una sorta di divertimento.

La rabbia si impadronì di Liu.

Cominciò a dimenarsi violentemente, ma l'unico risultato che ottenne fu che la presa intorno alla sua bocca si facesse più forte, facendolo sbiancare in volto.

Jeff era davvero forte... il ragazzo sentì i sensi farsi sempre più lontani, i rumori pian piano sfumavano e la vista si oscurava. Stava svenendo.

Poi però, la mano del killer allentò di poco la presa, quel tanto che bastava a Liu per respirare.

<< Maledetto mostro! Me la pagherai... >>

Liu decise di non parlare. Solo così il fratello l'avrebbe lasciato.

Le sue previsioni infatti si rivelarono corrette, e la mano bianca di Jeff sciolse la morsa dalla bocca del ragazzino, che ne approfittò per riprendere un po' di fiato.

La lama del coltello si avvicinò alla gola di Liu, che chiuse gli occhi e cercò di far sprofondare la testa nel cuscino.

Jeff emise una bassa risatina fastidiosa.

Una sottile linea rossa cominciò ad essere tracciata dalla spalla fino all'addome di Liu, che si morse il labbro per non urlare dal dolore.

Il percorso della lama era estenuante, al suo passaggio la maglietta di tagliava come il burro, così come la pelle.

Sangue caldo sgorgava dalla lunga ferita che il coltello lasciava sulla pelle del torace, ormai imbrattata di rosso scuro.

Il labbro di Liu prese a sanguinare.

I denti lo stringevano talmente forte da rompere la pelle, ma non avrebbe dato la soddisfazione di urlare a suo fratello.

A suo malgrado, Liu si lasciò sfuggire un gemito quando la pressione della lama divenne più forte contro di lui.

Non avrebbe urlato... non l'avrebbe mai fatto...

Il braccio di Jeff si mosse dall'alto verso il basso, conficcando il coltello nella carne della spalla destra di Liu.

Il dolore fu tremendo. Il più forte che il ragazzo avesse mai provato in vita sua.

La sua gola esplose in un grido lancinante, che gli fece bruciare le corde vocali.

<< Ormai è finita... è finita... >>

Numerose lacrime colarono dagli occhi di Liu, mescolandosi con i numerosissimi rivoli di sangue che sgorgavano dalla ferita, che spruzzò scarlatto quando il killer estrasse la lama dalla spalla.

"Liu... torna a dormire!" dichiarò infine Jeff, calando per un'ultima volta il coltello nel suo petto.

Sentì le ossa scricchiolare, la carne squarciarsi, il sangue schizzare e macchiare il volto di suo fratello, che reggeva il manico dell'arma, conficcata nel proprio torace.

Le costole erano completamente frantumate, il dolore era tremendo, ma pian piano tutto stava sfumando...

"Ora sorriderai per sempre, fratellino!" sentì dire lontano, mentre la vista si faceva nera, e ancora una volta il metallo freddo della lama entrava in contatto con la carne.


Parecchi giorni dopo, Liu si era risvegliato in una stanza dai colori freddi, sdraiato su un lettino d'ospedale.

In lontananza si sentivano parecchie voci, ma non si riusciva a distinguerne le parole.

Il ragazzo non aveva la più pallida idea di come fosse finito in quel posto, ma quando provò a muoversi capì di non essere morto.

Tuttavia, i movimenti gli risultavano incredibilmente complicati.

Solo le dita delle mani si muovevano appena, anche se con tremenda fatica.

Il torace era completamente coperto da fasciature, così come la testa e il resto del corpo.

Anche il viso era bendato, solo gli occhi e alcuni ciuffi di capelli chiari erano liberi dalle fasce.


Nei giorni seguenti, i medici lo sottoposero a numerosissime operazioni tremendamente dolorose e complesse, e ogni volta Liu rischiava la vita.

Tuttavia, la rabbia che covava nei confronti di suo fratello Jeff lo teneva vigile, incapace di perire.

Quel mostro aveva distrutto la loro famiglia... e gli aveva rovinato l'esistenza. 

Ma l'avrebbe pagata, molto cara.

Anche se Liu avrebbe dovuto attendere a lungo per poter finalmente compiere la sua vendetta.

Non poteva parlare, né muoversi. Era nutrito tramite la fleboclisi e tutto ciò che gli rimaneva era lei.

Lei, Susan.

Una bellissima ragazza che lavorava nell'ospedale, che ogni giorno si prendeva cura di lui, trascorrendo gran parte della sua giornata insieme al ragazzo, che si sentiva irrimediabilmente sempre più attratto da lei.

La guardava con attenzione, cercando di cogliere anche il più piccolo particolare del suo volto perfetto.

Aveva dei capelli biondo cenere lunghi fino a sotto le spalle, poco più chiari del castano tenue di Liu.

I suoi occhi erano color cioccolato, sempre allegri e gioiosi.

Il suo viso era un ovale perfetto, e un piccolo nasino alla francese era posto poco sopra le labbra rosee, coperte da un lucidalabbra color carne.

A Liu sembrava di vedere un angelo.


I mesi passavano, e Susan era l'unica luce nella vita oscura di Liu.

Quando finalmente fu in grado di muoversi, le chiese di portargli uno specchio.

Non appena il volto del ragazzo si rifletté nella superficie di vetro, questo ne rimase scioccato.

La sua faccia non era più la stessa. E non lo sarebbe mai più stata.

Aveva numerosissimi tagli sul viso, ormai ricoperti da un sottile strato di carne cicatrizzata, ma ciò che più lo sconvolse...

era il sorriso.

Un sottile, lungo sorriso si allungava dai lati della bocca fino ad arrivare quasi alle orecchie.

A Liu vennero le lacrime agli occhi.

Era uguale a lui. Avevano la stessa bocca.

Quel mostro di Jeff lo aveva reso tale e quale a lui.

Il ragazzo cominciò a piangere senza fermarsi per ore, i singhiozzi gli spezzavano la voce roca, mentre le mani erano poggiate sul viso, le dita che stringevano furiosamente la pelle martoriata.

Solo Susan era lì a consolarlo.


Col tempo la loro relazione si evolse, fino a quando arrivò il giorno in cui Liu sarebbe stato dimesso dall'ospedale.

Erano passati molti anni, e il ragazzo era ormai ventunenne.

I capelli lisci e chiari gli ricadevano fino a poco sopra le spalle, gli occhi verdi non erano più gli stessi di un tempo.

Il colore era il medesimo, ma la loro espressione... era diversa.

In quegli smeraldi si potevano leggere l'odio, il dolore e la sete di vendetta.

L'occhio sinistro era attraversato da una lunga cicatrice obliqua che partiva dal sopracciglio diviso, e che arrivava quasi a toccare il labbro.

Adesso anche il sorriso ai lati della bocca si era cicatrizzato, ma faceva ancora malissimo.

La pelle era rialzata e gonfia lungo i tagli, ma fortunatamente il colore era rimasto naturale.


Ormai era parecchio tempo che Susan e Liu vivevano insieme, conducevano uno stile di vita quasi normale.

Con lo scorrere dei mesi però, la rabbia di Liu cresceva sempre di più, fino a quando non esplose.

La sua prima vittima fu un tale che aveva cercato di derubare la sua amata mentre stavano facendo una tranquilla passeggiata in città.

Nella confusione, l'uomo aveva rubato la borsa a Susan, facendola cadere.

La frustrazione di Liu diventò così forte da fargli accoltellare il ladro almeno dodici volte.

Ogni volta che il coltello calava e affondava nella carne, Liu si sentiva felice.

Ogni volta che il sangue schizzava dalle ferite, provava un profondo senso di appagamento.

Il corpo dell'uomo giaceva senza vita nel piccolo vicolo buio nel quale era stato commesso il suo omicidio.

L'addome e il petto erano completamente squarciati, numerosi organi interni erano abbandonati sul cemento, in una pozza di sangue.

"Sono come lui... no, no, no! Non può succedere!"

Liu corse via, verso casa di Susan.


I giorni passavano, e con loro anche il numero di vittime mietute da Liu aumentava.

Ogni mattina si guardava allo specchio, e non poteva fare a meno di notare che assomigliava sempre di più a suo fratello.

Odiava Jeff, ma odiava ancora di più sé stesso.

Quando commetteva un omicidio si sentiva potente, euforico.

Sentiva che ogni volta che un corpo esanime cadeva ai suoi piedi, fosse un passo più vicino a trovare Jeff e a fargliela pagare.

Li accoltellava, e correva verso casa con le mani ancora grondanti di sangue.

Nel momento non si sentiva in colpa, dopotutto erano solo semplici delinquenti, avrebbe fatto un favore a tutti, eliminandoli.

Ma poi i sensi di colpa cominciavano ad attanagliarlo, e si detestava per quello che faceva.

Però si giustificava sempre con sé stesso, dicendosi:

"Uccido i criminali, come farebbe un eroe, no? Io non faccio niente di male! Niente di..."

Poi, iniziò a stancarsi di ucciderli a coltellate.

Man mano che ammazzava, l'interesse e l'eccitazione diminuivano per ciò che stava facendo; così cominciò a sperimentare.

Sviluppò in poco tempo una sorta di rituale...


Un giorno, Liu e Susan erano a cena in un piccolo ma accogliente ristorante in città, seduti ad un tavolino ricoperto da una drappeggiata tovaglia rossa.

Al centro del ripiano era posta una graziosa candela gialla, che rendeva l'atmosfera molto più intima.

Mentre i due chiacchieravano e bevevano, Liu infilò brevemente una mano nella tasca della giacca elegante che indossava il giorno, fino a toccare un piccolo oggetto circolare.

La fidanzata, seduta di fronte a lui, aveva un bellissimo vestito color perla, che le ricadeva morbidamente sulle ginocchia, lasciando il resto delle gambe scoperto.

I capelli di lei erano raccolti in una coda biondo cenere che andava a posarsi sulla schiena nuda, parte che la stoffa elegante lasciava nuda.

La cena continuò a base di vino bianco, maccheroni e tante risate.

Quando era con lei a Liu sembrava che il passato non esistesse, di essere un altro.

Era bellissima, la donna che ogni uomo avrebbe voluto.

Finito di mangiare, il ragazzo le chiese di sposarlo, e Susan accettò con entusiasmo la proposta del suo futuro marito.

Era la sensazione più bella che Liu avesse mai provato.

Gli sembrava che il cuore gli esplodesse dalla gioia, i suoi occhi verdi erano tornati a brillare di una luce pura, tipica di chi pensa di avere il mondo in mano.

Mentre i due camminavano abbracciati per tornare a casa, un rumore sordo riempì l'aria. Era... uno sparo.

Liu vide Susan cadere a terra, con l'addome sanguinante e il volto pallido.

"No... no... no... no!"

I suoi occhi scattarono verso il criminale che teneva la pistola in mano, l'uomo aveva un sorrisetto.

Non si sarebbe mai dimenticato la faccia di quello stronzo che aveva sparato alla sua fidanzata.


Passarono parecchie ore, le condizioni di Susan erano gravi, ma Liu non poteva stare fermo ad assistere a tutte le complicate operazioni che avrebbero dovuto farle.

Era stato per tutto il tempo con la testa tra le mani, mentre dall'interno sentiva l'ira corrodergli le membra.

Quel bastardo l'avrebbe pagata.

Lo raggiunse in poco tempo, ancora in pensiero per la sorte incerta della sua ragazza.

Come sempre, chiuse l'uomo in un vicolo, rincorrendolo con un coltello in mano fino a farlo arrivare nel luogo desiderato, dopo averlo disarmato.

"Maledetto! Tu... e Jeff... tutti mi avete rovinato la vita!"

I pensieri di Liu si facevano sempre più frenetici e confusi man mano che muoveva i passi verso il criminale, che invano tentava di scappare.

Gli afferrò la gola con una forza sovrumana, sbattendolo al muro.

Osservava gli occhietti neri dell'uomo guardarlo disperatamente, pieni di terrore.

Sentiva il respiro farsi sempre più irregolare, ma non allentò di un minimo la presa.

Si ricordava di come quello avesse riso quando aveva sparato a Susan... e vederlo così non poteva che dargli un senso di soddisfazione profonda.

"E così... quando spari alla gente ti metti a ridere, eh? Vediamo se sorriderai ancora, dopo che ti avrò conciato per le feste..." disse Liu, con quello che sarebbe dovuto essere un tono affabile.

Colpì il volto dell'uomo con un pugno, la cui potenza fu tale da scaraventarlo a terra, con il labbro spaccato.

Un rivolo di sangue colava dalla bocca del criminale, che gemendo cercava di alzarsi e fuggire.

Liu gli tirò un calcio nel costato che gli mozzò il respiro, facendogli sputare altro plasma, che andò a macchiare l'asfalto grigio sotto di lui. L'uomo guardò Liu con uno sguardo di supplica, al quale il ragazzo rispose con un ghigno.

Si avvicinò lentamente al delinquente, e con un calcio lo sbatté di nuovo a terra, provocandogli un attacco di tosse improvviso.

Il ragazzo impugnò più saldamente il manico del coltello... era così simile a quello che aveva usato Jeff per ridurlo in quello stato pietoso... così familiare che gli sembrava di essere Jeff, in quel momento.

Avvicinò la lama al volto dell'uomo, che cominciò a piangere e a scansarsi violentemente.

Liu gli afferrò il viso con una presa salda della mano.

"Jeff... hai visto cosa mi hai fatto diventare?! Sono un assassino, proprio come te... ti odio!" 

La rabbia cominciò ad impossessarsi di lui.

Con la lama, tracciò un sottile percorso ai lati della bocca dell'uomo, che si lamentava dal dolore.

"Jeff, è stata tutta colpa tua...! Susan... io..."

Il sangue cominciò a fluire dalla ferita aperta, impregnando i vestiti e le mani di Liu.

"Jeff... ti detesto... perché... devo essere simile a te...? Non voglio... non voglio...!"

L'uomo ormai era svenuto.

Liu ammirò gli squarci che la lama del suo coltello aveva aperto ai lati della sua bocca... disegnavano un broncio.

Era come il sorriso che gli aveva inciso suo fratello, ma al contrario.

Nessuno poteva essere felice.

Nessuno.

Piantò la lama nel petto del criminale, che con un sussulto e un gemito strozzato ricadde a terra, morto.

Prese dalla tasca della giacca color castagna che indossava un piccolo oggetto di plastica pieno di liquido trasparente... un accendino.

Gli ci volle un po' per trovare della sostanza infiammabile, ma fortunatamente non lontano c'era un piccolo bar di periferia, in cui Liu prese qualche bottiglia di alcool, che usò per appiccare l'incendio.

Guardò bruciare il corpo dell'uomo, e non se ne andò fino a quando non si potevano distinguere che le ossa.

Negli occhi verdi di Liu si poteva vedere il riflesso delle calde fiamme che danzavano scoppiettanti, incenerendo ciò che rimaneva dell'uomo.


I medici lo informarono che Susan era morta.

Ormai la vita di Liu non aveva più nessun significato.

Tutto ciò a cui di più teneva al mondo se n'era andato; con lei, anche tutti i suoi sensi di colpa erano morti per sempre.

E lui, là buttato in quell'andito d'ospedale in cui il medico gli aveva dato la notizia, si sentiva perso, completamente solo nell'intero universo.

Quel dottore... era insopportabile.

"Mi dispiace, signor Woods, sua moglie è morta. Gli infermieri hanno fatto tutto il possibile, ma non c'è stato nulla da fare. Siamo molto addolorati per la sua perdita, ci dispiace tanto." gli aveva detto, con una finta espressione triste.

Liu aveva ascoltato quelle parole come si ascolta un telegiornale.

Gli sembrava che ciò che gli stava riferendo non fosse capitato a lui.

In poco tempo, realizzò quello che gli era stato detto.

Il suo sguardo, dapprima apatico, si trasformò in una maschera d'ira.

Prese uno dei bisturi appoggiati su uno dei tanti carrellini e lo conficcò nel petto del medico, per poi tagliargli la gola.

Il sangue schizzò dappertutto, fino a bagnare anche le pareti dell'andito dell'edificio, ricoperte da una carta da parati azzurrina, ora tinta di rosso acceso.

Il camice bianco del dottore si era imbrattato del suo stesso sangue, e nell'ospedale si era scatenato il panico.

Il corpo era caduto a terra, privo di vita.

Aveva appena ucciso un innocente.

Si era sempre giustificato ripetendo a sé stesso che eliminava solo gli scarti della società, i delinquenti, gli assassini, coloro a cui nessuno badava troppo. Ma ora... non aveva più scuse.

Impugnò più saldamente il bisturi.

"Jeff... ti odio!"

Infilzò l'oggetto argentato nella carne di una donna che correva via terrorizzata, lasciandola inerme a terra, in una pozza di sangue.

"E' tutta colpa tua..."

Mirò un fendente ad un uomo che attraversava il corridoio, nel panico più totale.

"Tu mi hai fatto diventare..."

Quello cadde a terra con un tonfo sordo, mentre dal taglio cominciò a fuoriuscire il rosso del plasma liquido.

"...esattamente come te!"

I vestiti di Liu si imbrattarono di scarlatto; intanto la lama affilata dell'arma nel suo pugno troncava sempre più vite.

"Susan, mi dispiace! Non volevo..."

Al killer sembrava di non vedere più ciò che stesse succedendo, il suo braccio destro si muoveva da solo.

."..non volevo diventare un mostro come Jeff..."

Ormai almeno venti corpi giacevano a terra intorno a lui, che apatico continuava a camminare tra i cadaveri diafani.

"...io volevo solamente vivere felice con te!"

La sicurezza dell'ospedale accorse a bloccarlo, ma la rabbia e la tristezza di Liu erano troppo forti. Non si sarebbe fermato ora.

"Scusa, Susan..."

Altri cinque agenti caddero a terra, morti con le gole tranciate dal bisturi.

"Scusami anche tu, mamma!"

I ricordi dei suoi genitori gli invasero la mente.

"...Jeff...tu morirai per mano mia! E' stata tutta colpa tua!"

Il pavimento era ricoperto di sangue, ormai non si poteva vedere nemmeno un piccolo centimetro del colore grigio originale, tutto era completamente rosso, e man mano che il ragazzo muoveva i passi nel corridoio, il liquido schizzava sempre di più, imbrattandogli le scarpe e i pantaloni. Anche i calzini si inzupparono di sangue; li sentiva fradici contro i propri piedi.

Nell'aria c'era un fortissimo odore metallico, pungente.

La presa di Liu si strinse più forte intorno al manico del bisturi, che rifletteva la luce fredda delle lampade al neon.


La mattina seguente, la polizia trovò l'ospedale in condizioni pietose.

Le pareti erano imbrattate di sangue, e nei cadaveri... c'era inciso un broncio.

Ogni singolo corpo, presentava lo stesso disegno ai lati della propria bocca.


Liu si guardò allo specchio.

Il riflesso mostrava il suo sottile sorriso... ma ora era cucito.

Aveva dei punti lungo tutte le cicatrici, che disegnavano delle piccole "x" blu scuro.

Il filo entrava e usciva dalla pelle chiara, rendendosi visibile in parte.

Nessuno... avrebbe mai potuto essere felice, oltre a lui.

Nessuno... avrebbe più potuto sorridere, in sua presenza.

Racconto appartenente a EFP

Homicidal liu by kamik91-d740bgz

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