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"È da così tanto tempo che piove...

Le gocce trasparenti mi bagnano il viso chiaro, scivolando per tutto il suo profilo regolare.

L'acqua scorre sulle mie gote, fino a raggiungere le labbra chiare.

Lì si ferma, cadendo nei profondi solchi ai lati della bocca, fino ad imbattersi nella lingua, che l'avverte così salata...

ormai non so più da quanto tempo vado avanti così.

Lui mi ha lasciata, e ora sono completamente sola.

Ho fatto tutto questo per lui, e mi ritrovo a piangere seduta su un muretto in pietre.

I miei occhi color ghiaccio sono rivolti in alto, verso il profilo candido e luminoso delle stelle, che mi guardano come una miriade di occhi spettrali, da lassù.

Mi sembrano così simili alle mie iridi. 

Quasi mi pare che non ci sia alcuna differenza, tra me e loro.

Ah, già. Una discrepanza c'è: loro sono tutte vicine, io sono sola.

Quanto sono stata stupida a credere alle sue bugie... mi ha detto che sarebbe rimasto per sempre con me, ma non era vero.

Ho ucciso mio fratello, per lui.

Mi sono trasformata completamente, per lui.

<< Jeff... perché mi hai abbandonata? >>

Ero disposta a tutto per lui e lo sono ancora.

Da quando l'ho conosciuto non ho più smesso di pensarlo, di sognarlo, di vederlo in ogni dove.

Ma la verità è che a lui non importa di me.

L'ho amato tanto, lo amo ancora, ma lui non l'ha mai notato. Non gli interessa, semplicemente.

Non so più come farmi notare da lui, ormai.

Però..."


La ragazza era immobile, fissava rapita il cielo stellato sopra la sua testa.

Gli occhi gelati erano fissi, persi nel vuoto oscuro della notte.

L'aria era ghiacciata, era da giorni che di mattina non faceva altro che grandinare.

Quelle giornate invernali non sembravano voler passare, il freddo della stagione lasciava intorpiditi i muscoli.

Il vento nordico sferzava le cosce nude della ragazza, che noncurante non sbatteva nemmeno le palpebre.

La pelle bianca del suo viso si confondeva perfettamente col paese candido che la circondava, sebbene tutto fosse coperto dalle tenebre.

I tagli rossi ai lati della bocca erano nettamente in contrasto con il resto dei colori di Nina. 

Il sangue era ancora raggrumato negli squarci, ma ormai non grondava più da parecchi mesi.

Il freddo era pungente, sentiva le gambe scoperte completamente congelate, ma non ci badava.

Tutti i suoi pensieri erano rivolti al suo unico amore.

I capelli castani scurissimi svolazzavano leggiadri negli aliti di vento, la leggera brina si confondeva tra le ciocche, raccolte in una coda lunga fino a metà schiena.

L'elastico che li teneva terminava in un fiocco di un rosa scuro molto acceso, stesso colore della felpa, leggermente aderente.

Il tessuto era spesso, infatti indossava un modello invernale. Nonostante il volume della stoffa si potevano però distinguere chiaramente le forme regolari del corpo minuto della ragazza, tipico di una diciassettenne.

I fianchi erano leggermente marcati, il seno di piccole dimensioni e le gambe morbide e chiare, come il resto della pelle.

Le mani magre e pallide erano poggiate ai lati del corpo, intente a sorreggere tutto il suo peso.

I piedi dalle misure ridotte erano infilati dentro un paio di Converse nere con i lacci bianchi, coperte in parte dalle lunghe calze a righe nere e rosse, che le arrivavano fin sopra le ginocchia.

La lana non era però sufficientemente lunga da riscaldare tutte le gambe, perciò la parte tra la gonna ebano e questa, rimaneva scoperta.

I suoi occhi chiarissimi si spalancarono di colpo.

Le era venuta in mente un'idea geniale.

Aveva finalmente trovato il modo di farsi notare dal suo idolo...


"Jeff... è da quella notte in cui mi hai aiutata a diventare bellissima, che non ci vediamo più.

Mi avevi promesso che saremmo stati per sempre insieme, ma poi mi hai lasciata.

Perché? Perché non posso stare con te?

Tu non mi vuoi notare. Ti sei dimenticato che esisto.

Ma ora ti dimostrerò il mio amore, e tu verrai a prendermi!

Ero una fan della tua storia.

Ho dovuto tenere tutto segreto ai miei genitori perché non volevano che leggessi cose simili, perché in realtà sapevano com'ero.

Loro mi dicevano sempre di non uscire di casa. Non volevano che vedessi nessuno.

L'unica luce nella mia triste vita era il mio adorato fratellino... era così piccolo!

Era il mio principe.

Ma lo eri anche tu, Jeff.

Sognavo di diventare una bellissima principessa, in modo da poter stare al tuo fianco.

In quel periodo ero ossessionata dalla tua storia, che avevo per caso trovato su Internet.

Avrei voluto andare a cercarti, ma i miei non volevano farmi uscire di casa, probabilmente per paura che ti avrei incontrato.

Già, dopo un po' mi scoprirono.

Il computer mi venne sequestrato e passai tutte le giornate a fissare il vuoto, immaginando cosa avrei fatto se ti avessi incontrato.

Poi... quel giorno sei venuto davvero! E mi hai aiutata a diventare la tua principessa.

È stato bellissimo, non me lo dimenticherò mai! I tuoi occhi hanno incrociato i miei e io ho sentito il cuore sciogliersi dentro al mio petto.

Mi dicesti che se avessi ucciso mio fratello e i miei genitori saremmo rimasti insieme per sempre, così da non avere intralci nella nostra relazione. Feci come mi avevi detto, uccisi uno dei miei due principi per stare solo con il mio preferito, tu.

Portavo il mio fratellino sulle spalle, volevo farti vedere che avevo fatto ciò che mi avevi chiesto, però... non ti trovai.

È dal quel momento che uccido, nel disperato tentativo che tu torni da me. Ma non è mai così.

Ogni volta che la lama argentea del mio coltello cala nelle viscere di qualcuno, spero di rivederti.

Ogni volta che vedo gli schizzi rossi volare e posarsi sulla mia pelle, ti cerco con lo sguardo.

So che sei lì, ma non ti vedo mai.

Adesso basta! Devo andare a cercarti ancora una volta. Sento che ti troverò."


Le gambe snelle della ragazza spiccarono un balzo, atterrando agilmente sul duro asfalto della strada, ricoperto da un'abbondante coltre di neve.

Le scarpe correvano sullo strato di ghiaccio candido, la brina svolazzava tra i capelli scuri, il ciuffo fucsia era portato indietro dall'aria invernale, gelida per l'ora tarda.

La mano destra si ficcò nervosamente nella tasca della felpa, in cerca di un oggetto affilato: il coltello.

Il pugno si strinse sicuro attorno al manico in legno dell'arma, estraendolo dal suo caldo rifugio di stoffa.

La lama fendette l'aria a metà, producendo un acuto sibilo metallico.

Il suo sguardo glaciale come quella stagione si muoveva rapido, in cerca di un'abitazione particolarmente allettante.

Le case erano tutte uguali, scorrevano come cubi anonimi sotto i suoi occhi attenti.

Finalmente ne scelse una. Il muro esterno era dipinto di un colore chiaro, probabilmente verde pistacchio, anche se con quel buio era difficile distinguerne precisamente la tonalità.

Lo steccato dai paletti bianchi la circondava, era fortunatamente alto solo mezzo metro o qualcosina di più.

I passi di Nina erano leggeri e felpati sulla strada, attutiti a tratti anche dallo spesso strato di neve; avrebbe pensato dopo a cancellare le orme dal ghiaccio.

Con un salto degno di un felino, la ragazza scavalcò lo steccato, atterrando nel terreno dell'abitazione.

La gonna corta lasciava per brevi periodi intravedere le cosce bianche, quasi lucide.

C'era una piccola tettoia su cui poté arrampicarsi, senza temere di far troppo rumore: il vento rombava forte e copriva qualsiasi tipo di suono.

Trovò poco sopra una piccola finestra, sufficientemente grande da farla entrare. Sfortunatamente era chiusa.

Nina inserì la lama tra l'intelaiatura e il battente di questa, scardinando con l'aiuto delle dita la parte inferiore dell'imposta, per poi aprirla completamente infilando il metallo nella parte superiore ed esercitando una leggera pressione, in modo da fare leva.

Sentì un piccolo tac, segno che l'operazione era andata a buon fine.

Aprì lentamente la finestra, mettendo uno alla volta i piedi dentro la stanza.

Sentì subito un caldo piacevole invaderle le gambe, e poi tutto il corpo non appena fu entrata completamente, richiudendo l'imposta dietro di sé.

Nonostante il flebile cigolio, la persona addormentata nel letto non si svegliò.

Era un letto ad una sola piazza, il rigonfiamento delle coperte indicava la presenza di qualcuno rannicchiato al calduccio, riscaldato da ben due piumoni bianchi.

Anche la pompa di calore era accesa, produceva infatti un tranquillizzante sibilo che riempiva la quiete della camera.

La killer mosse qualche passo verso la figura sdraiata.

Una fragranza familiare le invase le narici, era il tipico aroma di casa. Sembrava un misto di erbe aromatiche unite ad un appena percettibile odore di polvere e chiuso.

Le coperte sul letto si abbassavano e alzavano regolarmente, segno che l'individuo respirava regolarmente, probabilmente in uno stato di sonno profondo.

Quando gli occhi chiari di Nina scrutarono meglio la figura, notarono che era un ragazzo, probabilmente della stessa età della killer.

I capelli castani scompigliati gli ricadevano sparsi sul cuscino, coperto da una federa verde chiara con un motivo a rombi.


"A lui penserò dopo.

Prima devo fare in modo che nulla, o meglio nessuno, ci disturbi.

Il mio principe mi vedrà, finalmente.

Verrà da me e staremo insieme per sempre!

Cavolo... certo che oggi fa davvero freddo! Meno male che c'è il riscaldamento, qua dentro.

Jeff, guarda cosa sto facendo, solo per te!

Devo assolutamente trovare la camera dei genitori... maledizione, è pieno di porte!"


A passi felpati continuava a camminare per il corridoio buio, aprendo piano tutte le porte.

Quelle cigolavano leggermente quando le spalancava, ma non se ne preoccupava troppo.

Dopotutto stavano dormendo, era difficile che si svegliassero per così poco.

Le scarpe erano a contatto con la moquette bordeaux sotto di loro, quindi il rumore veniva attutito.

La casa era una tipica dimora a due piani, non avrebbe impiegato molto tempo prima di riuscire finalmente a trovare la camera desiderata.

Dopo aver controllato ben tre stanze, aprì la quarta porta, che a differenza delle altre non produsse alcun suono particolare; fu una grande fortuna, perché i coniugi riposavano proprio là dentro.

La presa si fece più salda sul manico del coltello, che rifletté brevemente la luce lunare che entrava dalla grande finestra.

La donna era coricata nel lato sinistro del materasso, affiancata dal marito. Entrambi avevano il sonno pesante; l'uomo russava piano, tenendo la mano sinistra appoggiata sul fianco della moglie.

Merda... se ne sveglio uno anche l'altro se ne accorgerà!

I pensieri correvano veloci nella mente svelta di Nina, che decise di optare per una cosa veloce.

Si avvicinò cautamente al materasso, dalla parte della donna. I capelli ramati erano abbandonati morbidamente sul cuscino, era davvero una bella signora, pensò la ragazza.

Con un rapido gesto della mano, disegnò una sottile linea rossa nella gola della moglie, che spalancò gli occhi in un attimo di sorpresa. Nina si accorse essere castani.

Il taglio nel collo della donna si allargò rapidamente e prese a sgorgarvi liquido scarlatto, che a fiumi cominciò a inondare le lenzuola bianche come la neve.

Quella cominciò a boccheggiare con gli occhi spalancati, ancora in preda alla confusione più totale.

Le iridi color cioccolato della donna incontrarono quelle ghiacciate di Nina, il cui ghigno si fece ancora più largo.

Dalla bocca della moglie non usciva alcun suono, se non degli impercettibili soffi muti, che avrebbero voluto essere delle urla.

L'uomo vicino a lei si mosse di poco, mugugnando qualcosa nel sonno. Nonostante tutto, non si svegliò.

Nina conficcò ancora una volta la lama nel collo della donna, che emise un rantolo soffocato. 

Dall'estremità sinistra della gola, il coltello cominciò ad aprire la carne proseguendo verso il lato opposto, facendo schizzare sangue dappertutto. Molte gocce giunsero fino alla ragazza in piedi, che noncurante continuò il suo operato.

La trachea si faceva sempre più visibile, fino a quando la lama non raggiunse l'estremità destra della gola.

La testa della donna, che era ormai quasi seduta, si piegò all'indietro, producendo un suono simile a quello di un budino che si spappola.

Il capo si staccò completamente dal resto del corpo ancora seduto, per poi rotolare fino alla testiera in mogano del letto, contro il quale sbatté emettendo un sonoro pop.

Il sangue zampillava copioso dall'apertura nel collo, faceva quasi sembrare la base tra le spalle una fontana cremisi.

Dopo alcuni secondi, anche il busto ricadde sul materasso, facendolo cigolare.

Parte del liquido plasmatico schizzò sul viso dell'uomo, che cominciò a sbattere gli occhi, svegliandosi lentamente.

Nina si avvicinò piano a lui, salendo con le ginocchia sul letto zuppo di sangue. Le sue calze si imbrattarono di rosso, facendole avvertire un senso di bagnato per tutte le gambe.

Gli occhi celesti della ragazza scrutarono meglio l'uomo, quasi sveglio.

Era piuttosto sovrappeso, la gonfia pancia sollevava di parecchi centimetri le coperte, creando una piccola collinetta.

Il viso era rotondo e paffuto, un evidente doppio mento era alla base della faccia grassa.

I capelli erano grigiastri, doveva avere circa una cinquantina d'anni. Gli occhietti piccoli si aprirono rivelando il loro anonimo colore grigiastro, lo facevano assomigliare tanto ad un topo.

Non appena l'uomo vide Nina di fronte a lui spalancò gli occhi.

Non fece nemmeno in tempo a girarsi verso la moglie decapitata, che la lama gli si conficcò nel largo addome.

La bocca del marito si aprì in un urlo muto, che non ebbe la forza necessaria per far uscire.

La mano della ragazza cominciò a far muovere l'arma dal basso verso l'alto, proseguendo in un tragitto rettilineo fino al petto dell'uomo, che cominciò a sputare sangue.

Il liquido scarlatto sgorgava dalla lunga ferita aperta, sporcando ancora le lenzuola candide.

Data la stazza dell'uomo, Nina fu costretta a tratti ad usare perfino due mani, esercitando sul manico una grandissima pressione per spingere la lama in profondità.

Il busto si apriva sempre di più, lasciando intravedere tutto ciò che c'era al suo interno.

Di tanto in tanto la lama si bloccava fermata dalle costole piuttosto robuste, ma con una maggiore forza sul legno del manico queste si spezzavano rumorosamente, producendo dei forti e sonori crack.

I rivoli di plasma colavano per il materasso fino a toccare terra, in cui le mattonelle grige erano pronte ad accogliere i tuffi silenziosi delle gocce amaranto.

L'uomo respirava ormai a fatica, la killer poteva chiaramente vedere la luce che abbandonava le sue piccole iridi da sorcio.

Il coltello raggiunse il cuore, che finì tagliato a metà come il resto del corpo, lasciando fluire gli ultimi rimasugli di sangue.

Nina estrasse la lama, col fiatone.


"Accidenti... è stata più dura del previsto!

Questo tipo era più grosso di chiunque altro mi sia capitato di uccidere.

Ma ora arriva il bello, non posso mollare proprio adesso!

Finalmente. Jeff, so che sei vicino! Aspettami, sto per finire.

Poi potremo andare via e stare insieme per sempre.

Ogni volta che uccido ti sento sempre più vicino. Anche adesso ti stai avvicinando, lo so.

Non temere, tra poco avrò finito tutto. 

Aspettami..."


Nina si rimise in piedi a fatica, ancora stanca dall'omicidio dell'uomo.

Si incamminò verso la porta che chiudeva la stanza del ragazzo, passando per il corridoio.

I vestiti grondavano sangue, la gonna era ormai completamente zuppa e le si appiccicava alle cosce umide, striandole di rosso ogni volta che il tessuto le toccava. Anche la felpa fucsia gocciolava scarlatto, allo stesso modo i capelli neri raccolti nella coda, le cui punte rimanevano tutte attaccate tra loro, raggrumate di sangue rappreso.

I fiumiciattoli cinabro le percorrevano il viso bianco come un succo d'arancia rossa che si rovescia accidentalmente sul latte.

Finalmente raggiunse la porta della stanza desiderata, ma quando fu sul punto di girare il pomello d'ottone, si bloccò.

I suoi occhi di cristallo si spalancarono. Lui era lì.

Jeff la guardava dall'inizio del corridoio, con il suo bellissimo sorriso di sangue e gli occhi bianchi cerchiati di color seppia e i capelli corvini fino all'altezza delle spalle, coperte da una morbida felpa bianca, dello stesso modello di quella che indossava Nina.

Stava ghignando, come sempre.

Era così simile alla prima volta che si erano incontrati... lui non era cambiato per nulla.

"J-Jeff...?! Lo sapevo! Sapevo che saresti venuto!" esultò lei, tenendo la voce bassa per non svegliare il ragazzo nella camera.

Il killer le sorrise malignamente, con il mano il suo fidato coltello d'argento.

Nina pensò che quell'arma fosse davvero bella rispetto alla sua, che invece aveva il manico in legno tutto rovinato.

"Ho capito! Aspetta un attimo, finisco il lavoro e poi andiamo via insieme!" esclamò speranzosa, in attesa della reazione del ragazzo, che stette immobile senza dire nulla, continuando a ghignare.

Vedendo che il killer non si muoveva neppure, la ragazza lo prese come un gesto d'assenso.

Decisa, aprì la porta della camera in cui il ragazzino riposava, eccitata all'idea di andare via con Jeff non appena concluso il lavoro.

Si guardò brevemente alle spalle, per vedere se il killer fosse ancora lì.

Non c'era più.

"Jeff? Dove sei?" chiese lei a bassa voce, non ricevendo risposta.

Si girò verso l'angolo della stanza, in cui vi trovò Jeff.

"Ah, meno male! Pensavo che te ne fossi andato..." aggiunse la ragazza con un pizzico di sollievo nella voce.

Poi, vide che a fianco a lui c'era un'altra persona, molto più piccola.

Era suo fratello.


"Mi stanno aspettando... devo concludere ciò che ho iniziato.

Potrò andare via con loro e stare con i miei principi per sempre.

Ma prima devo finire ciò che sono venuta a fare!

Jeff... fratellino... aspettatemi.

Sto per arrivare..."


Gli occhi di Nina si fecero vacui, privi di espressività; persero tutta la loro luce, lasciando spazio solo alle tenebre.

Gli angoli della bocca di curvarono verso l'alto, lasciando che le labbra sottili si aprissero in un enorme ghigno insano, delimitato ai lati dagli squarci rossi.

Hai visto, Jeff? Siamo così simili!

Il braccio armato si sollevò verso l'alto, per poi ricadere implacabile sul torace del ragazzo addormentato, che si svegliò di colpo.

La bocca gli si spalancò, emettendo un urlo strozzato. Alcuni rivoli di sangue e saliva gli colarono sul mento, toccando poi il piumone.

Il coltello si mosse nella ferita, facendola schizzare dappertutto.

Numerose gocce volarono fino al viso di Nina, ormai coperta di amaranto quasi interamente.

Jeff continuava a guardarla sorridente, mentre il fratellino aveva un'espressione malinconica, a fianco al killer.

Entrambi stavano in piedi, a guardarla muti.

Il respiro del ragazzo si faceva sempre più debole, la pelle pallidissima.

"C-cosa...?! Chi s-sei t-t-tu?" le chiese con voce strozzata; man mano che il sangue usciva dalla ferita sentiva che le forze lo stavano abbandonando lentamente.

Nina gli rivolse uno sguardo apatico, ma il sorriso non voleva sparirle dal viso.

"Zitto, principino. Tra poco me ne andrò. Tu torna a dormire, mio principe." gli rispose con un tono che voleva essere rassicurante.

Il ragazzo non capì le sue parole.

Quella killer continuava a guardarsi intorno, mentre lo accoltellava.

Guardava l'angolo della sua stanza, ma lì non c'era nessuno.

"Jeff... aspettami! Tra poco andremo via insieme! E porteremo anche il mio fratellino. Così potrai portarmi a cavallo, proprio come farebbe un principe azzurro!" esclamò Nina, guardando il volto bianco di Jeff e di sfuggita anche quello paffuto del suo fratellino.

La lama emerse dal petto del ragazzo, strappandogli un rantolo soffocato.

Ormai non respirava più.

I suoi occhi erano fissi sul soffitto, senza poterlo vedere, coperti da una sottile patina bianca.

"Jeff! Finalmente possiamo stare insieme, non vedevo l'ora!" urlò la ragazza a squarciagola, riponendo il coltello nella tasca della felpa. Il suo sguardo era ora stracolmo di felicità, gli occhi avevano ripreso a brillare come prima.

Le pupille si mossero in direzione dell'angolo.

Non c'era più nessuno.

Le labbra, dapprima piegate in un sorriso, si curvarono verso il basso.

Tutta la felicità nello sguardo della ragazza svanì improvvisamente.

Di nuovo.

L'aveva lasciata ancora.


"Lo sapevo! Maledizione!

Perché mi fai questo?! PERCHÈ?!

Ogni volta che uccido qualcuno ti sento più vicino, ma proprio quando sto per andare via con te...

tu te ne vai! Ti odio!

Non è giusto! Perché non posso essere la tua principessa?!

Forse... ancora non ho ucciso abbastanza, è così?

Mi vuoi dire che devo uccidere ancora.

Questa è l'unica spiegazione plausibile.

Va bene. Allora ti accontenterò. 

Così potremo essere il principe e la sua principessa!

Dopotutto... è per questo che ho sempre ucciso. 

Ed è per questo... che devo continuare a uccidere."

Racconto appartenente a EFP

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