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Era tardi, pioveva e una giovane ragazza camminava con il suo ombrello, sotto una pioggia battente. Lei, dopo un'intensa giornata di scuola, si trascinava per il sentiero che la conduceva a casa.

I suoi capelli ondeggiavano a ogni passo che faceva. I suoi occhi ugualmente castani, fissavano lo schermo del telefono nella sua mano, con sguardo stanco, facendo fatica a rimanere aperti.

Ad un certo punto le sue orecchie udirono un suono strano, come un ronzio e iniziò a sentirsi osservata, ma la sua attenzione venne catturata dal suo piede che sbatté contro una superfice verticale, alzò lo sguardo e vide davanti a sé il cancello di casa sua. “Che strano...”  la ragazza si guardò in torno, notando che le strade erano deserte, scrollò le spalle per levarsi i brividi di dosso, mentre classificò l’evento come “semplice coincidenza” ed entrò nel giardino ben curato.

Superato il giardino, aprì la porta di casa e con stupore notò che i suoi genitori erano tornati, lei spalancò gli occhi “Ciao Eve”  disse la donna sorridendo, la ragazza di nome Eve, sorrise a sua volta. Corse verso di loro e li abbracciò. Poco dopo la porta si riaprì ed entrò una bambina accompagnata da una donna “Siete tornati!”  la bambina lasciò cadere lo zaino e saltò addosso alla sua famiglia.

Eve è figlia dei signori Johnson, che sono a capo di una grande azienda tessile, quindi spesso rimanevano in casa solo lei e sua sorella minore, Emma. Abitavano in un complesso di case vicino alla foresta, lontano dalla civiltà.

Eve salì le scale “Devo andare a studiare...ci vediamo più tardi!”

“Sì...Ah, ricorda Eve, noi dobbiamo ripartire domani mattina presto!”  rispose suo padre sorridendo.

La ragazza si fermò a metà della scalinata e si voltò verso i suoi genitori con la stessa espressione della sorella minore. “Come domani?!”  chiese la bambina stupita “ Sì, ci dispiace”  rispose la madre. Eve corse verso la sua stanza e chiuse la porta di quest’ultima con un gran tonfo.

La serata si svolse velocemente e Eve rimase nella sua stanza, concentrata sui suoi progetti scolastici, soltanto il rumore della penna che scriveva sul foglio eliminava il silenzio, creando un’atmosfera gradevole.

Ad un certo punto un rumore catturò la sua attenzione, Eve si affacciò alla finestra e vide un'ombra che correva nel suo giardino, spalancò gli occhi  “No, è solo la mia immaginazione”  pensò. Quando riguardò fuori dalla finestra, non vide nessuno “Visto Eve...solo la tua immaginazione...”

La ragazza tornò a sedersi alla sua scrivania e guardò la piccola fila di piccoli barattoli pieni di pillole sulla sua scrivania. Ne prese uno e guardò con tristezza la scritta: “antidepressivi” su esso. Il silenzio venne interrotto quando entrò sua sorella Emma, con un peluche tra le mani “Scusa se ti disturbo Eve, ma volevo darti questo!”  disse la piccolina con un sorriso timido “Grazie Emma, sei molto gentile”  rispose Eve con un dolce sorriso, la ragazza si abbassò all’altezza della minore e la bambina le porse il peluche blu.

Arrivò l'ora di andare a dormire, Eve diede la buona notte alla sorella minore e andò nella sua stanza, spense la luce e andò a letto, non curandosi di essere ancora vestita.

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Nel bel mezzo della notte, un rumore svegliò Eve di soprassalto, accese la luce e vide che i muri della sua stanza erano tutti imbrattati con lo stesso segno, un cerchio contrassegnato da una X, e con la stessa frase “ Can't run” .

Eve non credeva ai suoi occhi, si alzò dal letto e corse fuori dalla sua stanza, il corridoio era completamente ricoperto dagli setessi simboli e le stesse scritte presenti nella sua stanza, ma una parola spiccava tra le altre: “Operatore” .

“Mamma...papà...Emma...” Eve disse con un filo di voce, ma nessuna risposta. La ragazza fece un passo avanti e il pavimento di legno scricchiolò, una goccia di sudore scivolò sul volto della giovane come inghiottì il nodo in gola. Si sentì un tuono “Mhm...non ha ancora smesso di piovere…”  pensò Eve. La porta della stanza di Emma si aprì lentamente, Eve si voltò di scatto come il suo cuore iniziò a battere più velocemente per la paura, ma si calmò subito quando vide che la persona che uscì fuori era sua sorella. “ Eve... tutto bene?”  chiese la piccola, mentre si avvicinava e si stropicciava un occhio “Sì, tutto bene… ”  la rassicurò la maggiore, passandole una mano tra i capelli.

Prima che qualsiasi parola uscisse dalla bocca di una delle due, un fulmine colpì un albero vicino casa loro, Emma si spaventò e corse dalla sorella “Tranquilla Emma, va tutto bene…spero”  la rassicurò Eve, ma si sbagliava. L'albero ormai  in fiamme, cadde sulla loro casa e in poco tempo, tutto era invaso dal fuoco.

Iniziava a fare caldo e si sentiva odore di bruciato, Eve decise di dire ai suoi genitori dell'accaduto, ma appena entrò nella loro stanza, si sentì un odore nauseabondo, ma lo sguardo della ragazza era concentrato sul letto dove pochi minuti prima dormivano i suoi genitori, ormai in fiamme, Eve realizzò in poco tempo quello che vide, i suoi genitori erano morti.

Eve spaventata corse fuori e si scontrò con Emma, anche essa terrorizzata. “Eve c'è il fuoco lì!”

“Cosa?!”  la ragazza si sporse e vide che il piano di sotto era in fiamme, ma si incuriosì per una figura appoggiata alla porta di casa, che le indicava che quella era l'unica uscita. Eve non ci pensò due volte, prese Emma per mano e corse giù per le scale, ma il fuoco arrivò al soffitto e fece cadere un lampadario sulle scale, ma nessuna delle due sorelle venne colpita. Scese le scale, Eve alzò lo sguardo e vide che la figura era scomparsa e la porta era aperta, Eve si fermò sul posto, ma il fuoco probabilmente raggiungendo la cucina provocò un’esplosione che scaraventò entrambe in aria, Eve ebbe la prontezza di salvare sua sorella, ma sbatté la testa al suolo e tutto divenne nero.

Eve aprì di poco gli occhi, non sapeva bene dove si trovasse. Non riusciva a muovere un muscolo, il suo corpo era intorpidito, ma sentiva che si muoveva continuamente, come se fosse in un’auto o qualcosa del genere, il tutto accompagnato da un rumore assordante. “Un'ambulanza…” pensò Eve mentre si guardava intorno e vide che una bambina era affianco a lei, priva di sensi. La sua testa pulsava continuamente e non riuscì più a stare sveglia.

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Al suo risveglio, la sua vista era annebbiata e tutto si muoveva in modo strano.

Quando la sua vista tornò normale, si accorse di trovarsi in una stanza d'ospedale. Di fronte a lei c'era un altro paziente, che sembrava stesse dormendo. Il silenzio venne interrotto da una dottoressa, che entrò nella stanza, al minimo rumore della porta, un mal di testa lancinante irrompeva nella mente di Eve.

“Ciao Eveline...tutto bene?”  la ragazza si portò una mano alla testa e sentì che era completamente avvolta nelle bende “ Che succede?”  chiese, un po’ spaesata guardando la donna dai capelli rossi.

“Durante l'incendio, hai perso i sensi, tu e tua sorella siete le uniche sopravvissute, ma purtroppo lei è in condizioni gravi...mi spiace…”  la donna abbassò lo sguardo.

 “Chi è mia sorella? E lei come sa chi sono?”

“Sei stata ricoverata qui un paio di volte per via della tua depressione, è come se tu fossi di casa” ridacchiò nervosamente cercando di far sciogliere la ragazza di fronte a lei, ricevendo soltanto silenzio e un’espressione vuota. “...e riguardo tua sorella, è Emma Johnson, solo che dubito che tu te ne possa ricordare, hai preso una bella botta alla testa.”

La dottoressa porse un giornale alla ragazza, che lo prese e iniziò a leggere, in prima pagina c'era l'articolo dell'incendio e dal declino dell'azienda dei suoi genitori.

“ Ah...giusto, se ti interessa puoi fare visita a tua sorella quando vuo-”

“Per esempio, adesso!”  la interruppe Eve. “No...mia cara, prima dobbiamo accertarci che tu stia bene” . Il volto speranzoso della ragazza si spense e la dottoressa mise sul suo comodino due barattoli di pillole, “Cosa sono quelle?”  chiese Eve, accigliata.

“Sono anti depressivi, devi prenderli ogni ora…chiaro Eveline?” spiegò la dottoressa severamente. “P-Può chiamarmi solo Eve?”chiese timidamente e la dottoressa le porse un dolce sorriso “Beh, vedo che stai iniziando a ricordare qualcosa…Ah! Sarebbe meglio che tu non andassi in giro senza un accompagnatore, chiaro?” aggiunse la donna “Perché?” chiese Eve alzando lo sguardo “Perché in passato avevi qualche allucinazione e non sappiamo se le avrai ancora, quindi è meglio non rischiare” sorrise e uscì dalla stanza.

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Col passare dei giorni, Eve lesse sempre più cose, sul suo passato dimenticato e sulla sua famiglia, ma cominciò a evitare ogni tipo di contatto con chi le stava accanto, isolandosi completamente. Giunse poi la notizia che sua sorella stava migliorando e quindi Eve poté andare a trovarla. Quando entrò nella stanza, vide una bambina distesa su un letto, aveva dei capelli castano scuro e la carnagione pallida, alcune parti del corpo erano ricoperte di bende, dormiva e respirava tramite un respiratore.

Eve si avvicinò al suo letto e si sedette sul bordo, mise una mano su quella della sorella minore e dopo chissà quanto tempo, le sue labbra si arricciarono in un sorriso tranquillo. Quella sensazione di avere ancora qualcuno della sua famiglia in vita, era semplicemente indescrivibile.

Ma durò poco, quando la dottoressa entrò nella stanza “Eve, ho una buona notizia: se tua sorella si risveglierà voi due verrete adottate!” una strana sensazione pervase il copro di Eve, come quel sorriso tranquillo si trasformò in una riga retta. Sentiva di voler eliminare il problema in maniera tutt’altro che razionale, non si sentiva più lei, sembrava un'altra ragazza, una voce nella sua testa le ripeteva “Fallo...fallo, lei ti sta usando...coraggio...” Eve era in uno stato di trance, cominciò ad annebbiarsi la vista, il respiro diventò irregolare e iniziò a sentire un liquido caldo che le colava dal naso.

“Eve...Eveline!”  la voce della dottoressa fece sobbalzare la ragazza facendola cadere dal letto “Mi scusi...” mormorò la ragazza, abbassando la testa“ Nessun problema, stai bene?” la dottoressa si abbassò preoccupata. “Sì, sto bene” rispose con voce seria, mantenendo uno sguardo basso. “Ricorda che devi prendere le pillole”  ricordò la giovane donna dai capelli rossi. “Si ora…ora vado” così Eve tornò strisciando nella sua stanza, senza dire una parola e mantenendo lo sguardo sul pavimento.

“Che strano…” pensò la dottoressa, mentre guardava la ragazza camminare per i corridoi dell’ospedale.

Dopo di che, la dottoressa si diresse nel suo ufficio per prendere un pacchetto di sigarette. Si diresse sul tetto e iniziò a fumare, godendo di una vista meravigliosa: il sole tramontava e dava al cielo una sfumatura che andava dall'arancione al viola, ma qualcosa non andava per il verso giusto. Sentiva come una strana sensazione di essere osservata, ma quando si voltò non vide nessuno, la donna si girò di nuovo verso il tramonto, si sentì spinta contro la ringhiera “Ma cos-” venne tagliata fuori dal suo aggressore che la afferrò per le caviglie e in poco tempo precipitò nel vuoto, prima che la sua vista si annerisse, vide delle bende che svolazzavano nell'aria. “Impossibile…”

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Eve si svegliò, con il sudore sulla fronte, ma non era nella sua camera, anzi non sembrava neanche un ospedale. La stanza in cui si trovava era immersa nel buio. Iniziò a chiamare aiuto, urlando con tutta la voce che aveva in corpo. Ma la sua voce riecheggiava per tutta la stanza molte volte e in risposta si accese una luce. La stanza si illuminò e Eve si coprì gli occhi, quando li riaprì, vide che era in una stanza tappezzata di specchi.

Ad un certo punto, la sua stessa voce riecheggiò nella stanza “Non ti ha stufata?” la luce si spense, Eve cadde all'indietro “Eh?” “Finalmente ci siamo liberate di lei…no?”  Eve si guardò intorno, ma qualcosa le coprì gli occhi. Eve riaprì gli occhi “ Era un sogno…?”  si alzò in piedi e sbatté la testa contro qualcosa di piccolo “Uh?” si sentì un tonfo. Eve cercò alla cieca e trovò una bambola di pezza. Quando i suoi occhi si abituarono all’oscurità, lanciò un urlo di terrore: si trovava in una stanza piena di bambole di pezza pendenti dal soffitto, legate strettamente da una corda attorno al loro piccolo collo.

“Ciao Eveline! Oh…scusa…soltanto Eve” disse la sua stessa voce, con disprezzo. La ragazza si girò e incrociò il suo riflesso nello specchio e saltò in dietro per ciò che vide “Maledizione! Non sei abituata a vederti allo specchio?!”  un strana nebbia nera coprì il pavimento della stanza, Eve iniziò a preoccuparsi “Andiamo, non avrai paura di un po’ di nebbia?!”  “Io non ho paura! E per sapere...chi sei tu?!” ci fu una lunga pausa tra le due “Io...Io sono quella che l'ha uccisa!” il suo riflesso sorrise a Eve, che spalancò gli occhi “Cosa?! Chi hai ucciso?!”  “Lo scoprirai molto presto...adesso, mi preoccuperei di me stessa…”

Eve non fece in tempo a rispondere, che qualcosa le prese il collo, qualunque cosa fosse la stava tirando indietro, quando si voltò vide un uomo alto, senza nessun tratto somatico del volto “Lasciami andare!”  Riuscì a liberarsi e quando rialzò lo sguardo, vide dei tentacoli che stavano per attaccarla, lanciò un urlo e tutto divenne buio.

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Eve si svegliò di soprassalto e cadde dal letto “Ahi! Eh? Il sogno!” iniziò a tossire senza controllo e  il suo cuore batteva all'impazzata, iniziò a diventare difficile respirare, la vista si annebbiava e le palpebre si chiudevano e un ronzio iniziò a sentirsi nelle sue orecchie, insieme ad esso si sentirono le sue stesse risate, riecheggiavano nella stanza.

Eve stava impazzendo.

Guardò il barattolo di pillole sul comodino, mai stato aperto “Mi rifiuto di prenderle…” pensò affaticata. Dopo un po’ tutto cessò, la ragazza stava ansimando, si mise a sedere sul freddo pavimento, con la schiena appoggiata sul fianco del letto, in silenzio, notando che il “suo compagno di stanza”  era stato dimesso “Sei stato proprio utilissimo!” pensò con rabbia.

Quando un medico aprì la porta, la ragazza saltò sul letto “Eveline Johnson?” “Si…?” “C'è una cosa che tu devi sapere, so che non è facile ma-” “Me lo dica!” il dottore sobbalzò per la sorpresa “Eveline, tua sorella e la dottoressa che ti assisteva, sono mancate ieri sera...mi dispiace...”

Eve non credette alle parole del medico, i suoi occhi si riempirono di lacrime “Voglio vederla!”  il medico non si aspettava questa reazione dalla paziente “C'è anche un'altra notizia, molto importante, oggi verrai dimessa, ma prima di vedere tua sorella ti verranno restituiti tutti i tuoi effetti personali” .

La giovane ragazza venne condotta a riprendere i suoi effetti personali, consistenti in abiti scuri, tranne che per un peluche blu. Infine, la ragazza venne condotta nella stanza della sorella deceduta.

Il corpo senza vita della bambina era sotto un lenzuolo, Eve non ci poteva credere, l'unica parte della sua famiglia che poteva aiutarla a recuperare la sua memoria, era sparita.

“Oh no…Eve, menomale che le hai salvato la vita, sei stata proprio utile…” la ragazza guardò alla sua sinistra e allargò gli occhi nel vedere quella che ormai è un’altra parte di lei, una seconda personalità. “Brutto vero? Perdere qualcuno, intendo…ora non hai più nessuno da proteggere e nessuno che ti protegga…anzi, nessuno ti ha mai protetta!” si avvicinò a lei, sorridendo e la ragazza dai capelli castani abbassò la testa, cercando di ignorarla. Ormai con le lacrime agli occhi, strinse il piccolo pupazzo tra le mani “Non ti piacerebbe che qualcuno ti proteggesse? Tranquilla, ci penso io…” Da lì Eve, non capì più nulla, la sua vista si annebbiò, il suo sguardo si svuotò di qualsiasi emozione, finché tutto non divenne buio.

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Quando Eve riprese coscienza di sé, aveva un grande mal di testa, non riuscì a mettere a fuoco l'ambiente che la circonda e tutto ciò che riuscì a percepire fu un penetrante colore rosso sangue. Quando tutto tornò alla normalità, le pareti bianche dell'ospedale erano sporche di sangue e molte parole erano scritte con esso.

“Bugie, solo bugie” ancora la sua voce rimbombava nella testa “Cosa?”  “ Tutti...tutti ci hanno mentito, loro potevano salvarla, tu potevi salvarla, una brava sorella maggiore deve sempre proteggere la minore…”  l’ultima parte della frase uscì direttamente dalla sua bocca. La ragazza rimase a bocca aperta dopo ciò che disse. Pensò alle sue parole, iniziando a prendere un’espressione seria, priva di emozioni. In risposta ottenne una risata “Sembra che tu abbia capito”

“Aiuto... vi prego aiutatemi...”

Eve si congelò sul posto, quando una voce femminile ruppe il silenzio, la giovane ragazza si diresse da dove proveniva quella voce, facendo attenzione a non fare rumore.

Qualcosa nella testa di Eve le diceva di scappare, era in una specie di trance.

La voce era di una donna rannicchiata dietro al letto dove giaceva il corpo della sorella ormai defunta. Una campanella d’allarme scattò nella testa di Eve. Polizia.

Seguì il suo istinto e corse fuori dall’ospedale, sentendo le sirene della polizia avvicinarsi. Bisognava agire in fretta, Eve vide in lontananza una piccola casa a due passi da un bosco abbastanza fitto.

La ragazza riuscì a raggiungerla e a entrare da una finestra aperta. La stanza in cui entrò era probabilmente di una ragazza, notando i vari vestiti femminili sparsi un po’ ovunque.

“Amante degli sport maschili…” pensò Eve amareggiata, prendendo una vecchia mazza da baseball e esaminarla, come se non ne avesse mai vista una “Tu vieni con me…”.

La sua attenzione venne catturata da un giubbotto appeso alla porta, notando la grande misura non sembrava un giubbotto da donna. Eve non ci pensò molto, decise di prenderlo e indossarlo.

La porta era semichiusa e guardando nello spiraglio, vide che non c’era nessuno. Camminò per il corridoio di quella piccola casa deserta, finendo in un salotto in cui erano presenti molti tipi di maschere tutte molto fantasiose e strane, “Che passione bizzarra…” pensò incuriosita da quella folle collezione. Una maschera in particolare attirò l'attenzione di Eve, una maschera semplice, con un'espressione felice intagliata sopra il materiale con cui era stata fabbricata. Quella maschera non era appesa alla parete era semplicemente appoggiata su un mobile, con tutti gli oggetti ordinati nei minimi dettagli. Delle voci provenienti dall'esterno iniziarono a farsi sempre più vicine, la porta d’entrata si sbloccò e la ragazza corse lontano da essa, ritrovandosi in cucina.

Uscì dalla porta sul retro e notò che alla base di un ceppo di un albero c'era una borsa. “Forse l'avranno dimenticata...”  all'interno c'erano solo cianfrusaglie “Niente d'interessante...”  pensò scocciata. Eve svuotò la borsa da tutti quegli oggetti inutili “Serve più a me che a te”  la ragazza ci mise dentro la maschera rubata e il peluche, ormai diventato la cosa più importante per lei e mise la borsa a tracolla.

Le voci si avvicinavano alla porta alle sue spalle e Eve pensò che nascondersi nella foresta fosse una buona idea, così vi si addentrò. Non c'era molta luce, quindi era difficile vederla.

La ragazza in fuga, si nascose in dei cespugli lontani il più possibile dall’abitazione in cui aveva preso “in prestito” alcune cose. La quiete della foresta e la luce soffusa, sarebbe stato un posto perfetto, se... qualcosa o qualcuno non la stesse osservando... “Allucinazioni…?”

La ragazza si voltò per controllare se era tutto frutto della sua fantasia, invece, Eve non riusciva a credere ai suoi occhi: davanti a lei c'era Lui. Una sua allucinazione? Una delle tante? No. Era reale. Lui era lì veramente. Nessun tratto somatico del volto. L’uomo che è apparso nei suoi sogni e nelle sue allucinazioni, forse anche lì era reale?

Il ronzio si fece sempre più forte nelle orecchie della ragazza. Più cercava di convincersi che tutto era un’allucinazione o soltanto un brutto sogno, più Lui entrava nella sua testa e lei perdeva il controllo di sé. La sua vista iniziò ad annebbiarsi e il sangue rincominciò a uscire dal suo naso, finché non cadde a terra ansimando e tossendo cercando disperatamente di riprendere fiato, finché...

Tutto non divenne nero...

Il silenzio tornò a regnare nella foresta e nelle orecchie di Eve...

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“ Mmmh? Vuoi sapere com'è andata a finire...?

...Beh...nessuno lo sa…perché ti interessa tanto Emma?”

“ Ummm...Sono solo un'appassionata...grazie”