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Era tardi, pioveva e una giovane camminava con il suo ombrello, sotto una pioggia battente. La strada per arrivare a casa era lunga, e lei dopo un'intensa giornata di scuola, si trascinava per il sentiero che la conduceva a casa. Lei ha dei lunghi capelli castani che ondeggiavano a ogni passo che faceva. I suoi occhi ugualmente castani fissavano lo schermo del telefono nella sua mano, con sguardo stanco, facendo fatica a rimanere aperti. Ad un certo punto le sue orecchie udirono un suono strano, come un ronzio, il suo telefono iniziò a fare lo statico; iniziò a sentirsi osservata, ma non badò molto a ciò e mise il telefono in tasca. Alzò lo sguardo e vide davanti a sé il cancello di casa sua. Entrata nel giardino, vide attaccata ad un albero una pagina con sopra scritto e ricalcato molte volte la frase:"always watches no eyes" c'era uno strano segno tra le ultime parole, "Che strano...", la ragazza non ci fece molto caso, prese la pagina, la mise nello zaino e andò a casa. Entrata dentro, notò che i suoi genitori erano tornati, lei spalancò gli occhi, "Ciao Alice", disse la donna, la ragazza di nome Alice, sorrise "Siete tornati!" Corse verso i suoi genitori e li abbracciò, la porta si aprì ed entrò una bambina accompagnata da una donna, "Siete tornati!" la bambina lasciò cadere lo zaino e saltò addosso alla sua famiglia.


Alice è figlia dei signori Jhonson, che sono a capo di una grande azienda economica, quindi spesso rimanevano in casa solo lei e la sua sorella minore, Emma. Abitavano in una villa in mezzo alla foresta, lontano dalla civiltà. Alice salì le scale, "Devo andare a studiare... ci vediamo più tardi!", suo padre rispose: "Si... Ah, ricorda Alice, noi dobbiamo ripartire domani mattina presto!". Alice si fermò a metà della scalinata, Emma si stupì: "Come domani?!", "Si ci dispiace", rispose sua madre. Alice si chiuse in camera sua sbattendo la porta. La serata si svolse velocemente e Alice rimase nella sua stanza a pensare alla pagina trovata in giardino, "come ci è finita lì?" "Chi ce l'ha messa?", molte domande le ronzavano per la testa, ma non riusciva ad ottenere nessuna risposta...  Ad un certo punto un rumore catturò la sua attenzione, Alice si affacciò alla finestra e vide un'ombra che correva nel suo giardino, spalancò gli occhi: "No, è solo la mia immaginazione", pensò. quando riguardò fuori dalla finestra, non vide nessuno, "Visto Alice... solo la tua immaginazione...". Alice tornò a sedersi alla sua scrivania, quando entrò sua sorella Emma, con un pupazzetto tra le mani, "Scusa se ti disturbo Alice, ma volevo darti questo" disse la piccolina con un sorriso timido, "Grazie Emma, sei molto gentile" rispose Alice con un dolce sorriso, la ragazza si mise in ginocchio e la bambina corse da lei e le porse un pupazzetto blu. Arrivò l'ora di andare a dormire, Alice diede la buona notte alla sorella minore e andò nella sua stanza, spense la luce e andò a letto, non curandosi di essere ancora vestita.

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Nel cuore della notte, un rumore svegliò Alice di soprassalto, accese la luce e vide che i muri della sua stanza erano tutti imbrattati con lo stesso segno, un cerchio contrassegnato da una X, e con la stessa frase"Can't run". Alice non credeva ai suoi occhi, si alzò dal letto e corse fuori dalla sua stanza, il corridoio era completamente ricoperto da scritte, simboli strani e una parola, "Operatore". "Mamma... papà... Emma..." Alice disse con un filo di voce, ma nessuna risposta, la ragazza fece un passo avanti e si sentì uno scricchiolio, una goccia di sudore scivolò sul volto della giovane, si sentì un tuono e cominciò a piovere. La porta della stanza di Emma si aprì lentamente, il cuore di Alice iniziò a battere forte per la paura, ma si calmò subito quando vide che la persona che uscì fuori, era la sua sorellina, "Alice... tutto a posto?", disse la piccola stropicciandosi un occhio, "Si tutto ok", Emma sorrise. Prima che qualsiasi parola uscì da una bocca delle due, un fulmine colpì un albero vicino casa loro, Emma si spaventò e corse dalla sorella, "Tranquilla Emma, va tutto bene", la rassicurò Alice, ma si sbagliava, l'albero, in fiamme, cadde sulla loro casa e in poco tempo tutto fu invaso dal fuoco. Iniziava a fare caldo e si sentiva odore di bruciato, Alice decise di dire ai suoi genitori dell'accaduto, ma appena entrò nella loro stanza, si sentì un odore nauseabondo, ma lo sguardo della ragazza era concentrato sulla sagoma che teneva in mano un pugnale insanguinato, Alice realizzò in poco tempo quello che vide, i suoi genitori erano morti. La sagoma che vedeva ora era la stessa ombra che aveva visto nel suo giardino, lei la guardava, seduta sul davanzale della finestra. Alice spaventata corse fuori e si scontrò con Emma, anch'essa terrorizzata: "Alice c'è il fuoco lì!", "Cosa?!", la ragazza vide che il piano di sotto era in fiamme, ma si incuriosì per una figura appoggiata alla porta di casa, che le indicava che quella era l'unica uscita. Alice non ci pensò due volte, prese Emma per mano e corse giù per le scale, ma il fuoco arrivò al soffitto e fece cadere un lampadario sulle scale, ma nessuna delle due sorelle venne colpita. Scese le scale, Alice alzò lo sguardo e vide che la figura era scomparsa e la porta era aperta, questo momento di distrazione, permise di far cadere un altro lampadario, ma quando Alice alzò la testa era troppo tardi e tutto divenne nero.

Quando Alice aprì gli occhi, non era nella casa in fiamme, non sapeva bene dove si trovasse, ma sentiva un rumore assordante, era in un'ambulanza e sua sorella Emma era lì priva di sensi, quando si guardò il corpo e vide che i suoi vestiti erano ricoperti di sangue, poi tornò l'oscurità. 


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Al suo risveglio, la sua vista era annebbiata e tutto si muoveva in modo strano. Quando la sua vista tornò normale, si accorse di trovarsi in una stanza d'ospedale. Di fronte a lei c'era un altro paziente, che sembrava stesse dormendo ed era ricoperto di bende. Il silenzio venne interrotto da una dottoressa, che entrò nella stanza, al minimo rumore della porta, un mal di testa lancinante irruppe nella mente di Alice. "Ciao, Alice... tutto bene?", la ragazza si portò una mano alla testa e sentì che era completamente avvolta nelle bende, "Che succede?", "Durante l'incendio, hai perso i sensi e tu e tua sorella siete le uniche sopravvissute, ma purtroppo lei è in condizioni gravi... mi spiace", "Chi è mia sorella?", "...Emma, solo che dubito che tu te ne possa ricordare, hai preso una bella botta alla testa." La dottoressa porse un giornale alla ragazza, che lo prese e iniziò a leggere, in prima pagina c'era l'articolo dell'incendio e del declino dell'attività economica dei suoi genitori. "Ah... giusto, se ti interessa puoi fare visita a tua sorella quando vuoi..." "Per esempio... adesso!", interruppe Alice, "No... mia cara, prima dobbiamo accertarci che tu stia bene". Il volto speranzoso della ragazza si spense e la dottoressa mise sul suo comodino due barattoli di pillole, "Cosa sono quelle?", chiese Alice, "Sono anti depressivi e calmanti, devi prenderli ogni ora.".

Col passare dei giorni Alice leggeva sempre più cose, sul suo passato dimenticato e sulla sua famiglia. Giunse poi la notizia che sua sorella stava migliorando e quindi Alice poteva andarla a trovare, la ragazza non vedeva l'ora di incontrarla. Quando entrò nella stanza, vide una piccola bambina distesa su un letto, aveva dei capelli castano scuro e la carnagione pallida, era ricoperta di bende, dormiva e respirava tramite un respiratore; Alice si avvicinò al suo letto e si sedette sul bordo, mise una mano su quella piccola e sospirò con un sorriso tranquillo, quella sensazione di piacere, era indescrivibile. Ma durò poco, quando la dottoressa entrò nella stanza, "Alice, ho una buona notizia: se tua sorella si risveglierà voi due verrete adottate!", una strana sensazione pervase il corpo di Alice, come se avesse una voglia di uccidere, non si sentiva più lei, sembrava un'altra, una voce nella sua testa le ripeteva, "Fallo... fallo, lei ti sta usando... coraggio...", Alice era in uno stato di trance, cominciò ad annebbiarsi la vista e iniziò a sentire un liquido caldo che le colava dal naso. "Alice... Alice!" la voce della dottoressa fece sobbalzare la ragazza facendola cadere dal letto, "Mi scusi..." mormorò la ragazza, "Nessun problema, stai bene?", "Si sto bene", "Ricorda che devi prendere le pillole", "Si ora vado", e così Alice tornò strisciando nella sua stanza. Dopo di che, la dottoressa si diresse nel suo ufficio per prendere un pacchetto di sigarette. Si diresse sul tetto e iniziò a fumare, godendo di una vista meravigliosa; il sole tramontava e dava al cielo una sfumatura che andava dall'arancione al viola, ma qualcosa non andava, sentiva come la strana sensazione di essere osservata, ma quando si voltò non vide nessuno, la donna si girò di nuovo verso il tramonto, si sentì spinta contro la ringhiera: "Ma cos-" venne tagliata fuori dal suo aggressore che la afferrò per le caviglie e in poco tempo stava precipitando nel vuoto, prima che la sua vista si annerisse, vide delle bende che svolazzavano nell'aria.

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Alice si svegliò, con il sudore sulla fronte; non era nella sua camera, anzi non sembrava neanche un ospedale. La stanza in cui si trovava era immersa nel buio, allora chiamò aiuto, urlando con tutta la voce che aveva in corpo; la sua voce rimbombò per tutta la stanza molte volte e in risposta si accese una luce. La stanza si illuminò; Alice si coprì gli occhi e quando li riaprì, vide che era in una stanza tappezzata di specchi. In un angolo della stanza c'erano delle pagine ingiallite, tutte rappresentavano un uomo alto, senza volto e vestito formalmente. Ad un certo punto, la sua stessa voce rimbombò nella stanza: "Non ti ha stufata?", la luce si spense, Alice cadde all'indietro. :"Finalmente ci siamo liberate di lei" Alice si guardò in torno, ma qualcosa le coprì gli occhi e tutto divenne buio. Alice riaprì gli occhi, "Era un sogno...", si alzò in piedi e colpì con la testa qualcosa di piccolo, "Uh?", si sentì un tonfo, Alice cercò alla ceca e trovò quella che sembrava essere una torcia, la accese e lanciò un urlo; era in una stanza piena di bambole, tutte pendevano dal soffitto e una corda era attorno al loro collo, "Ma com'è possibile?!", vagando un po' tra le bambole impiccate, una la spaventò particolarmente, aveva le sue stesse sembianze, sotto si lei c'erano un pupazzo blu con una maschera totalmente nera, con un ghigno di colore grigio. "Tu sei il mio burattino" ridacchiò una vocina, poi se ne aggiunsero altre, tutti ripetevano la stessa frase; Alice si voltò e vide quattro bambini, sulle loro facce era inciso un sorriso che arrivava agli occhi, che erano tagliati; i loro piccoli corpicini erano ricoperti di sangue e quel dannato segno, quel cerchio contrassegnato da una X era inciso più e più volte sui corpi dei bambini. "Ciao Alice!" disse la sua stessa voce, la ragazza si girò e incrociò il suo riflesso nello specchio e saltò in dietro per ciò che vide, "Cavolo! non sei abituata a vederti allo specchio?!" Una strana nebbia nera, coprì il pavimento della stanza, Alice iniziò a preoccuparsi, "Andiamo, non avrai paura di un po' di nebbia?!", "Io non ho paura! E per sapere... chi sei tu?!" Ci fu una lunga pausa tra le due, "Io... Io sono quella che l'ha uccisa" Alice spalancò gli occhi "Cosa?!", "Lo scoprirai molto presto...". Alice non fece in tempo a rispondere, che qualcosa le prese il collo, le gambe e le braccia, qualunque cosa fosse la stava tirando indietro, quando si voltò vide un uomo alto, senza nessun tratto somatico del volto, "Lasciami andare!". Riuscì a liberarsi le gambe e quando rialzò lo sguardo, vide dei tentacoli che stavano per attaccarla, lanciò un urlo e tutto divenne buio.

Alice si svegliò di soprassalto e cadde dal letto, "Ai! Eh? Il sogno!", il suo cuore batteva all'impazzata, iniziò a diventare difficile respirare, la vista si annebbiava e le palpebre si chiudevano e un ronzio iniziò a sentirsi nelle sue orecchie, insieme ad esso si sentirono le sue stesse risate, rimbombavano nella stanza.

Alice stava impazzendo.

Dopo un po' tutto cessò, la ragazza stava ansimando, si mise a sedere sul freddo pavimento, con la schiena appoggiata sul fianco del letto, in silenzio, notando che il "suo compagno di stanza" era stato dimesso. Quando un medico aprì la porta, la ragazza saltò sul letto, "Alice c'è una cosa che tu devi sapere, so che non è facile ma..." "Me lo dica!", il dottore sobbalzò per la sorpesa, "Alice, tua sorella, e la dottoressa che ti assisteva, sono mancate ieri sera... mi dispiace...", Alice non credette alle parole del medico, i suoi occhi si riempirono di lacrime "Voglio vederla!", il medico non si aspettava questa reazione dalla sua paziente, "C'è anche un'altra notizia, molto importante, oggi verrai dimessa, ma prima di vedere tua sorella ti verranno restituiti tutti i tuoi effetti personali". La giovane ragazza venne condotta a riprendere i suoi effetti personali: una felpa bianca, una canottiera sempre bianca, dei leggings neri, delle All stars sempre nere e un pupazzetto blu; poi la ragazza venne condotta nella stanza della piccola sorella deceduta.

Il corpo senza vita della piccola era sotto un lenzuolo, Alice non ci poteva credere, l'unica parte della sua famiglia era sparita. Da lì Alice, non capì più nulla, la sua vista si annebbiò, finchè tutto non divenne buio.

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Quando Alice riprese coscienza di sè, aveva un grande mal di testa, non riuscì a mettere a fuoco l'ambiente che la circondava e tutto ciò che riuscì a percepire fu un penetrante colore rosso sangue. Quando tutto tornò alla normalità, le pareti bianche dell'ospedale erano sporche di sangue e molte parole erano scritte con esso. "Bugie, solo bugie", ancora la sua voce rimbombava nella testa, "Cosa?", "Tutti... tutti ci hanno mentito, loro potevano salvarla, tu potevi salvarla, una brava sorella maggiore deve sempre proteggere la minore" questa frase uscì dalla sua bocca.

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"Aiuto... vi prego aiutatemi..."

Alice si fermò, quando una voce femminile interruppe il silenzio, la giovane ragazza si diresse da dove proveniva quella voce, facendo attenzione a non fare troppo rumore. La voce era di una donna rannicchiata dietro al letto dove giaceva il corpo della sorella ormai defunta; Alice adocchiò un bisturi e qualcosa nella sua testa le diceva di prenderlo; era in una specie di trance. La dottoressa vide un'ombra e quando si voltò, una ragazza dai capelli castani stringeva un bisturi nella mano destra, lei la guardava con gli occhi spalancati ed un sorrisetto inquietante. Il telefono cadde dalla mano della donna. La polizia sentendo l'urlo della donna e una risata si attivò subito per intervenire presso l'ospedale.

Il corpo della dottoressa cadde a terra, vivo ma per poco, grondando sangue dal collo, la giovane assassina mise fine alla vita della donna calciando ripetutamente il petto dove si trova il suo cuore. Le sirene della polizia si stavano avvicinando, bisognava agire in fretta, Alice corse per il corridoio ed uscì dall'ospedale, scorse una piccola casa, vicino ad un bosco. La ragazza in fuga, riuscì ad entrare da una finestra che dava su un piccolo studio. La porta era semichiusa e guardando nello spiraglio notò che la casa era vuota. Uscì dalla stanza, poggiando entrambe le mani sul muro, tracciò due scie di sangue mentre camminava, lasciando le sue impronte. Quando il corridoio finì, la ragazza si trovò in un salotto, in cui erano presenti molti tipi di maschere, tutte molto fantasiose e strane, una in particolare attirò l'attenzione di Alice, quella maschera aveva un'espressione felice, era di colore nero e grigio.

Alice prese quella maschera dalla parete, ma subito si udirono delle voci provenienti dall'esterno, la porta si sbloccò e la ragazza corse lontano da essa, ritrovandosi in cucina. Su uno dei ripiani della cucina c'era un coltello, molto affilato, la ragazza lo prese, non pensando alle conseguenze e alla sua sanità mentale. Uscita dalla porta della cucina, notò un'ascia conficcata nel ceppo di un albero ed affianco ad esso c'era una borsa. "Forse l'avranno dimenticata..." all'interno c'erano solo fogli e quaderni, "Niente d'interessante...", Alice svuotò la borsa da tutte quelle cartacce, "Serve più a me che a te", la ragazza ci mise dentro il bisturi e il coltello, prese l'ascia, mise la borsa a tracolla ed indossò la maschera.

La polizia chiese al proprietario se potevano perlustrare il giardino sul retro dalla cucina, Alice pensò che fosse un'ottima scelta quella di nascondersi nella foresta, così vi si addentrò. Non c'era molta luce, quindi era difficile vederla. La ragazza in fuga si era nascosta nei cespugli; la quiete della foresta e la luce soffusa, sarebbe stato un posto perfetto, se... qualcosa o qualcuno non la stesse osservando...

La ragazza si voltò per controllare l'area. Ma Alice non riusciva a credere ai suoi occhi: davanti a lei c'era Lui, la cosa che la portò alla pazzia, l'uomo alto, con vestiti eleganti ed una cravatta, senza volto. Il ronzio tornò nelle orecchie della ragazza, divenne sempre più forte, la giovane si tappò le orecchie, ma non riuscì a sentire di nuovo la quiete di prima; la sua vista iniziò ad annebbiarsi, cadde a terra ansimando per l'aumento del battito cardiaco, finchè...


Tutto divenne nero...


Il silenzio tornò a regnare nella foresta e nelle orecchie di Alice...

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"Mmmh? Vuoi sapere com'è andata a finire...?

...Lei ora è un proxy di Slenderman... perchè ti interessa tanto Emma?"


"Ummm... Sono solo un'appassionata... grazie."

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