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Mi facevo chiamare AkiraSakura69 praticamente da tutti... dai miei compagni di classe, dai miei amici di internet e di conseguenza, da quel giorno, decisi di rimanere Akira per sempre e oggi vi racconterò la mia storia.

Il mio vero nome è Adele Bianchini e vivevo insieme alla mia famiglia composta principalmente da mia madre Alessandra, mio padre Riccardo, mio fratello maggiore Giovanni e Asia, mia sorella, che scomparve molto tempo fa. La mia casa si trovava e si trova ancora oggi in una collina nella periferia di Messina, mi ci sono trovata sempre bene visto e che c'erano anche un paio di monti che circondavano questo luogo ed in aggiunta molti animali, in special modo cani randagi. Ora ho 18 anni, ma quando ne avevo 13 ricordo che riuscii a diventare una sorta di " capobranco " per un gruppo di cani. Ero una ragazzina come tutte le altre, più o meno, anche se per via del mio comportamento un po' da dark venivo respinta, e mi ripetevo le solite stronzate del tipo:

«NESSUNO MI CAPISCE, VOGLIO MORIRE, TUTTI MI ODIANO».

La solita storia, ma... è così che ero fatta. Non avevo mai avuto molti amici (sinceri). Ora che ci penso, gli unici amici che avevo avuto erano quei quattro cani, anche se ricordo che da piccolina -roba di 8 anni- incontrai una ragazza. Ero in cortile quando la vidi, non rimasi scioccata quando vidi come era conciata, anche perché leggevo molte storie horror, quindi non dissi nulla. Riesco ancora a ricordare com'era vestita: indossava dei guanti con degli artigli di ferro (come i miei), aveva una gonna corta e vaporosa, con sotto dei collant neri e bianchi. Sulle guance aveva inciso dei baffi, come quelli di un gatto, aveva i canini lunghi ed affilati e delle orecchie (da gatto) sulla testa; la ragazza era completamente sporca di sangue, inoltre la seguivano tre gatti. Mi disse che molto presto sarei diventata come lei e la giovane le rispose che allora si sarebbero riviste molto presto. Dopo queste parole fece una specie di soffio ai tre mici, si mise a quattro zampe e corse via.

Da quel giorno rimasi come colpita, affascinata, da quella ragazza che mi disse quelle parole. Pochi giorni dopo venni a sapere che mia madre era incinta, e tutti reagirono entusiasti... tranne me... io rimasi per giorni chiusa in camera mia, uscendo solo per andare dai cani...

Iniziai lentamente a scendere nella follia più estrema. Nei dintorni c'erano molti animali selvatici, in particolare piccoli uccelli e cinghiali, ma se eri abbastanza fortunato potevi vedere qualche volpe o addirittura una lepre. In particolare ricordo che un giorno, quando avevo 13 anni, mi ritrovai davanti ad un piccolo gregge di pecorelle e caprette. Una mi si avvicinò: era una capretta molto piccola; io mi avvicinai, quando la presi per le piccole corna le ruppi il collo e, trascinandola per la zampa posteriore destra, la portai ai cani. Appena videro la morta carne rossa iniziarono a mordersi a vicenda, perché tutti volevano affondare le zanne nella carne. La prima fui io, come se fossi il capo branco. I miei genitori mi trovarono sporca di sangue e abbastanza... "toccata". Mi portarono da uno psicologo, ma non mi fece calmare, così passai gli anni rifiutando ogni genere alimentare, a meno che non fosse fatto di carne. Passai anni a leggere creepypasta... quando lessi AkiraSakura69 sul mio account... e la pensai e pensai. Avevo 16 quando tutto incominciò. Mia madre aveva già partorito, quindi voleva un po' di aiuto con la piccola, ma ogni volta che mi chiamava per nome non rispondevo. Mi portarono nuovamente da uno psicologo:

«Allora, so che hai ancora problemi... non rispondi quando ti chiamano, non ricordi il tuo nome?» mi disse «Akira...» gli risposi.

Non ricordo altro oltre ciò, ma quella sera io diventai Akira e quella sera io iniziai ad essere chi avrei voluto essere. La notte stessa mi alzai, presi un coltello dalla cucina, il più grande che c'era, chiusi la porta di mio fratello a chiave, tolsi tutte le lampadine che c'erano in salone e in cucina e incominciai a chiamare mio padre. Usando il buio ed il mio passo felpato gli saltai addosso da dietro e lo pugnalai ad un polmone, ma, prima che potesse difendersi, ficcai il coltello sotto la sua pelle per poi toglierla. Cominciai a mangiare, masticando e staccando tutto ciò che c'era dentro mio padre. Mia madre fu chiaramente attirata dalle urla e dal bordello che avevo creato ed, entrando nel salone e vedendo tutto quello che avevo fatto, vomitò sul pavimento; ne approfittai per ficcarle il coltello nella gola, per poi farlo andare sempre più a fondo. Anche se era ormai morta, le strappai via gli occhi e me li mangiai. Mancavano solo mio fratello e mia sorella, che non smetteva di frignare. Siccome volevo lasciarla per ultima, decisi di ammazzare prima mio fratello, ma quando aprii la porta lui era già morto. Lo trovai completamente smembrato sul pavimento e davanti a me c'era una ragazza che mi lanciò dei guanti artigliati. Volevo guardarla nuovamente, ma lei era sparita. Mi misi i guanti, quando mi ricordai di mia sorella che continuava a piangere. A quel punto mi stancai, le feci un bagnetto e accesi l'asciugatrice, per poi buttarci dentro la mia piccola sorellina che continuava a piangere, fino a quando non smise. Decisi di usare la pelle di mio padre come sacco e lo riempii di cibo e di organi umani. Mi feci una doccia e mi tagliai i capelli lunghi da un lato e corti da l'altro, mi misi una t-shirt bianca, dei pantaloncini e degli stivali alla Pippi Calzelunghe, tutti neri, mi limai i denti e me ne andai. "Lavoravo" da sola, girovagando e uccidendo le persone per poi usufruire del loro bagno e del loro cibo (tutt'ora sto usando il computer della mia ultima vittima). Appunto, lavoravo da sola, ma un giorno -anzi, una notte- incontrai lui, lo Slenderman, che mi offrì di diventare Proxy. Io accettai.

Continuo però ad agire da sola, mi sposto con lui e poche volte mi è stato possibile conoscere altri Proxy, anche se con quei pochi Proxy che conosco vado molto d'accordo. Detto tutto ciò, questa è la mia storia spero vi sia piaciuta e spero anche che non mi troviate dentro casa vostra, perché io gioco con la mia vittima.

Ma adesso dimmi... questa notte, quando ti sveglierai

avrai il coraggio di vedere cosa c'è sopra di te?

Akira.jpg

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