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«Uff, che rottura!» esclamò Anna.

Era un noioso sabato sera (non che gli altri giorni fossero divertenti) di Maggio.

Aveva finito di preparare la cena per il compleanno di un suo amico, quando, esausta, andò in camera da letto.

Accese il suo computer nuovo fiammante, comprato una settimana prima, in occasione del suo 16° compleanno.

«Chissà se Yotobi avrà fatto un video nuovo!» pensò.

Aprì Internet e andò su Youtube e Facebook.

Siccome non c’era niente di nuovo, decise di leggere qualche Creepypasta.

Le adorava!

Era sempre stata una ragazzina stramba.

Aveva la pelle chiara, un sorriso smagliante e capelli e occhi neri.

Sin da 10 anni, cominciò a sviluppare questo amore per il paranormale, a differenza delle altre sue coetanee.

Un giorno scoprì l’esistenza di un sito dove gli utenti scrivevano storie paurose e, da allora, lo frequentava sempre, dando vita a orripilanti storie.

Le sue storie preferite erano Jeff the Killer e Slenderman.

Controllò, di nuovo, la sua pagina Facebook.

-Ma va al diavolo!- scrisse Anna ad un commento nella sua pagina.

Una ragazza l'aveva offesa malamente, dicendole cose che sarebbe meglio non riferire e postando immagini che, nonostante fossero state modificate malamente con Photoshop, avevano riscosso molte visite e insulti.

Insomma, Anna era odiata da tutti.

Ebbene, decise di farla finita.

Odiava la sua vita.

Decise di dare l’addio il giorno dopo: non voleva rovinare il compleanno del suo unico e migliore amico.

Il giorno dopo, la mattina presto, prese della candeggina e un accendino.

Voleva morire come Jeff the Killer, avvolta dal caloroso abbraccio delle fiamme.

Andò sulla strada, prese la candeggina, se la versò addosso e poi divenne tutto rosso.

Il fuoco le aveva deturpato la faccia e, come se non bastasse, un'auto la investì.

Mentre l’ultimo barlume di vita se ne stava andando per sempre, giurò che si sarebbe vendicata di quei bastardi, che l’avevano sempre maltrattata.

E così fu.

Si risvegliò che aveva la pelle bianchissima.

Girovagò in quella che sembrava una foresta, per ore.

Era affamata, così trovò un piccolo e tenero scoiattolo, lo prese e gli ruppe il collo.

Aveva appena ucciso una bestiolina innocente, eppure si sentiva bene e la fame le era passata, così riprese a camminare.

Trovò dei coltelli, due guanti di cuoio, del sale grosso e una lima.

Legò i coltelli ai guanti, poi ci mise sopra tutto il sale grosso trovato, in modo tale che, se fendeva i fianchi della vittima, questi le bruciavano e sanguinavano.

Poi, con la lima, si affilò i denti, in modo tale da sembrare un mostro orripilante.

E continuò il suo viaggio.

Girovagò per un altro po’ e trovò, su un albero, una pagina di un quaderno con sopra degli scarabocchi.

Ma non dei semplici scarabocchi di un bambino di 5 anni.

No, erano le pagine dello Slender Man!

“Come diavolo sono finita qui?”

Si guardò intorno, e vide un giocatore, con sopra il cartellino con scritto il nome.

Lo riconobbe.

Era il nome di una sua compagna di classe, che aveva dato vita a tutti i tormenti della sua vita.

Un lampo di furia omicida attraversò i suoi occhi.

Saltò addosso a lei e con i suo guanti alla Nightmare le tagliò prima una mano, poi le spellò il braccio con la mano tagliata; la vittima si mise a gridare, non solo perché le stava togliendo la pelle, ma anche perché il sale grosso bruciava tantissimo.

Allora fece un buco sul petto e le strappò il cuore.

Si collegò con la webcam della ragazza e la vide conciata come il suo avatar.

Akira, così, decise di chiamarsi. Era dannatamente contenta, aveva eliminato la sua nemica e si sentiva bene.

La lasciò lì, si pulì gli artigli e continuò a viaggiare.

"Bene, bene, bene! Abbiamo un altro serial killer!"

Sobbalzò, si voltò lentamente… e vide Lui.

Era Jeff che si stava lentamente avvicinando con il suo coltello da macellaio.

Mentre le parlava, un finto sorriso smielato (o così sarebbe dovuto essere, ma non aveva più le labbra e le guance, quindi, gli restava il sorriso da killer psicotico), gli decorava la faccia.

“Sai, ho visto quello che hai fatto alla ragazza di prima, e devo dire che hai fatto davvero un buon lavoro”

“G-Grazie, Jeff" balbettò indietreggiando.

"Pensavo, potresti unirti a me e uccidere Slender…"

“Penso proprio di no”

"Perfetto allora!" le rispose.

Lui non accettava i rifiuti.

Jeff fece un rapido movimento della mano e, improvvisamente, Akira non si sentì più la sua piccola mano sudata, ma al suo posto vi era il vuoto, colmato solo da sangue che colava.

La sua mano era a terra, in una pozza di sangue…

Gridò.

A Jeff, piaceva sentire le vittime urlare e gridare.

"Muori, maledetto!" Disse Akira rivolta a Jeff.

Si avventò contro di lui, provando a ferirlo con il suo guanto artigliato, ma aveva fatto fiasco.

Jeff le trafisse il fianco.

Si accasciò a terra, in un'altra pozza di sangue.

Jeff se ne andò.

Dopo un po’ di tempo, una figura alta e nera si avvicinò.

Era lo Slender Man, che le porgeva un tentacolo in segno di aiuto.

Al contrario di quanto si dice, Slendy è molto socievole e simpatico.

Lei lo strinse e la sua ferita al fianco si riaprì.

Le toccò la ferita al fianco.

Si rimarginò.

Le porse, quindi, una maschera da Proxy e gliela fece indossare.

Ora era anche lei un Proxy.

Il suo più grande sogno si era avverato, era diventata un'aiutante dello Slender Man!

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